mercoledì 20 set
  • La mela avvelenata dei fondi europei

    È di questi giorni la notizia di fondi europei per 200 milioni di euro bloccati da Bruxelles.

    Il governo regionale ha poco tempo per agire, sei mesi per mettere in campo una capacità organizzativa ed una struttura di competenze che fino ad oggi sono mancate.

    In regioni come Irlanda, Spagna, paesi dell’est, sono stati creati ed organizzati uffici e strumenti per la gestione dei fondi, in questi contesti non si è cercato di adattare i fondi ed il loro flusso alle strutture esistenti forzando il sistema, quanto piuttosto ci si è adattati alle modalità di spesa dell’Unione Europea quando necessario ammodernando la propria burocrazia. Il confronto, che può sembrare un luogo comune, posso garantirvi avendo avuto modo di lavorare con questi paesi nell’abito di progetti comunitari, è sconfortante. Spendono, spendono bene e con una precisa idea di sviluppo e società alle spalle.

    In Sicilia i fondi hanno avuto un destino diverso, l’era Cuffaro ha visto raggiungere livelli di spesa più che soddisfacenti, con una ricaduta sul territorio inesistente, piuttosto direi controproducente se si considera che il flusso di denaro non è servito a definire le infrastrutture comuni, ma ha dato vantaggio ad alcuni a discapito di altri. Il risultato è stato la totale distruzione di un sistema di competizione, quello del libero mercato tanto osannato per intenderci, dal momento che le condizioni di parità tra tutti i competitor sono state annullate dal numero e dal valore delle amicizie in campo.

    Con Lombardo la situazione è radicalmente cambiata in pieno stile siciliano, ovvero per non cambiare niente. Siamo scesi a livelli di spesa imbarazzanti, la quantità di soldi restituiti è alta. La sensazione frequentando gli uffici è che l’interesse particolare sia talmente privilegiato che non si muove nulla se prima di tutto quello non viene soddisfatto. E probabilmente il desiderio di trasparenza da parte della presidenza, che si legge in alcune intenzioni ed interviste, nella misura in cui ha ridotto le sacche di interesse particolare ha inceppato il meccanismo.

    Io lavoro con i fondi europei da oltre 10 anni, dalla fine della prima programmazione. Attraverso questi ho visto realizzare progetti miei e di altri di cui sono orgoglioso e so che in una piccola parte hanno contribuito allo sviluppo dei territori di riferimento. Eppure da progettista vivo un profondo senso di sconfitta per quanto si sarebbe potuto fare, per quanto si dovrebbe fare. Avremmo dovuto usare le risorse per alimentare la gallina dalle uova d’oro, il nostro sviluppo, sopratutto turistico, ed invece abbiamo usato quelle risorse per altro, ci siamo persi la gallina.

    Il punto è che la situazione è al punto di non ritorno, le sacche di privilegio create in epoca Cuffaro, e l’incapacità di segnare marcatamente un cambio di direzione in questa epoca grigia rendono i fondi europei una mela avvelenata. Un mancato strumento che può ritorcersi contro la nostra capacità di essere creativi e liberi. La speranza di attingere ad un fondo o ad un contributo sposta il baricentro di attenzione dal creare valore ad intercettare favori e contributi.

    Ricordo che anni fa, quando mi occupavo di musica, provai a mettere assieme dei musicisti per dare vita ad un soggetto in grado di dialogare con le istituzioni per un progetto che riguardasse il futuro musicale della Sicilia. Ci credevo e ci credo ancora, perché l’arte è l’anima dello sviluppo turistico che è la nostra sola possibile industria. Di quella iniziativa coltivata con molti incontri con i principali musicisti del territorio non se ne fece nulla. Una delle idee di sottofondo che portò al fallimento fu: “ma perché non facciamo un POR invece di perdere tempo con queste riunioni?”. Questa è un po’ la storia dei fondi europei in Sicilia: il mezzo diventa fine, la concertazione progettuale un ostacolo verso la presentazione del progetto fine a se stesso.

    Si dice che sia una regola non scritta nelle organizzazioni che un capo scelga a sostituirlo ed affiancarlo uno un po’ più scemo di lui per non sfigurare, finché l’ultimo della catena è così scemo che non riesce neanche a fare questo, sceglie uno più intelligente e si ricomincia.

    Forse siamo arrivati a quel punto, l’auspicio potrebbe essere che entro i prossimi mesi la pantomima che dovrà essere recitata a Bruxelles vada male. E questo porti all’azzeramento della struttura burocratica della Regione, ricordiamolo: la burocrazia è la principale responsabile dell’attuale disastro.

    A quel punto andrà costruito un progetto ed una visione a prescindere dalla possibilità di attingere a fondi europei. Questi dovranno essere chiesti ed intercettati in una logica ed una prospettiva condivisa di progetto di futuro. E sopratutto dovranno essere gestiti in modo da garantire le condizioni di mercato e di parità tra tutti i competitor pubblici e privati.

    Se non riusciamo in questo, perdere questi fondi e tutti gli altri sarà comunque preferibile allo sconfortante uso della cosa pubblica cui assistiamo ormai da troppo tempo; restituire forza alla libera iniziativa ed alla creatività positiva è la sola strada possibile per risollevare la nostra terra, che questo passi o meno da fondi europei è secondario.

    Sicilia
  • 22 commenti a “La mela avvelenata dei fondi europei”

    1. L’ultimo treno doveva partire nel 2013, sembra che siano riusciti a prolungare fino al 2020 … meno male o purtroppo?

    2. consulente alla regione cercasi
      con competenze sui meccanismi dei fondi europei

    3. “Questa è un po’ la storia dei fondi europei in Sicilia: il mezzo diventa fine, la concertazione progettuale un ostacolo verso la presentazione del progetto fine a se stesso.”

      sante parole. Cambia “europei” con “pubblici” e vedrai che il ragionemento funziona ancora – siamo talmente abituati e assufatti dagli aiuti pubblici che la nostra creatività (bloccata anche da norme impossibili e da una burocrazia bizantina) è sempre meno, sempre più negata dal “non si può fare”

    4. Secondo un autorevole Direttore di un Quotidiano \
      di Sicilia,al sesto dei 7 anni del secondo settennato le somme spese ammontano al 6%
      (seipercento) della somma destinata alle Regioni del Sud che ,sempre secondo quanto dichiarato in TV,ammonterebbe a 18(diciotto) miliardi di euro.
      In questi 6 anni altre centinaia di migliaia di persone hanno fatto le valige.

    5. Conosco te e conosco altre persone molto competenti in tema di fondi europei. E come me li conoscono gli uomini dei partiti, ma non li mettono mai al posto che loro spetterebbe per merito e competenze perchè non cercano idee razionali, buone idee, buone pratiche: le idee i politici ce le hanno già chiarissime e inconfessabili, questo è il dramma!

    6. condivido, è avvenuta la distruzione di un sistema di competizione, quello del libero mercato, le condizioni di parità tra tutti i competitor sono state annullate.

      Alcuni hanno avuto accesso ai fondi della passata programmazione comunitaria, anche per produrre film su Palermo che hanno incrementato vertiginosamente il turismo culturale locale creando economia indotta lanciando la città in un circuito internazionale, come avvenuto con analoghi film a Lisbona e Berlino, mentre altri che potrebbero non avere avuto capacità di produrre eventi di grande richiamo per Palermo, fortunatamente non sono stati capaci di comprendere questo strumento chiamato POR, PORcodemonio.

    7. “da garantire le condizioni di mercato e di parità tra tutti i competitor pubblici e privati”.
      Qualcosa mi sfugge: fondi pubblici-competizione mercato. Mercato.
      Premetto che ho visto un video sulla presentazione di un parco a Palermo, e dal “vivo” il Signor Callea mi sembra una persona “a modo”, perbene, lo sottolineo per sgombrare il campo da eventuali insinuazioni su polemiche e astio.
      Ma molte delle cose che afferma sono fuori dalla mia “orbita”. Non ho mai letto il Signor Callea parlare di impresa, di mercato (quello vero!), di investimenti (quelli veri!) di capitali propri o da restituire poi con gli interessi alle banche che finanziano. Chissà perché. Quasi tutti i suoi interventi sono incentrati sulla spartizione e gestione di denaro pubblico, con annesse polemiche, favoritismi, incapacità, sotterfugi.
      Ora sappiamo che solo il turismo vale, che un gruppo musicale incrementerebbe il turismo e che importa se le strutture non sono adeguate, e nemmeno il personale, né la società quasi tutta, per potere attrarre sul serio turisti, come avviene a Firenze Roma Venezia o in altre capitali turistiche del mondo con le quali Palermo e la Sicilia con i loro piccoli numeri non reggono il confronto. Per l’agricoltura, la pesca, le altre risorse del territorio, o magari usare le intelligenze per i nuovi mestieri, le nuove tecnologie, la ricerca, e perché no MAGARI divenire concorrenti di tutti coloro che per il momento sono i fornitori DELLE MERCI che consumano i siciliani, NO, solo spettacoli, per il resto… ai prossimi secoli…
      Ecco, il Signor Callea parla poco di infrastrutture e produzione, ma parla molto del divertimento effimero, di distribuzione di risorse pubbliche. Perlomeno nei suoi post su Rosalio. Fuori dalla mia orbita, dicevo, è difficile, per me, da concepire, poiché dove sto io, si impiegano i propri soldi o si completa (perché una percentuale dei propri soldi le banche lo pretendono che siano pure investiti nei progetti) l’investimento con prestiti bancari da rimborsare con soldi reali.
      Mi sembrano “giochi delle parti” e “conflitti di interessi” a non finire.
      E di tutte queste iniziative di interesse pseudo-culturale, cioè passatempo senza seguito sociale, non ne resta appunto niente per la città e l’economia della città. Solo F. Giambrone era riuscito a lasciare opere concrete – materiali e morali e intellettuali – che chi è venuto in seguito è riuscito a “demolire”.
      Non si venga a dire “il parco” perché un parco è il minimo, il minimo ripeto, che un’amministrazione, una cittadinanza, devono fare; se si vantano per questo… è roba da dilettanti un po’ tasci, nel migliore dei casi… non da città europea moderna…

    8. correggo : fondi pubblici-competizione-mercato.
      Il trattino è importante.

    9. il sig. lombardo non mi vuole spendere per dimostrare ai suoi sudditi che lui ha il potere di distruggere la sicilia? (si) la cosa incredibile è che appena viene tacciato di inerzia nella spesa subito scarica la responsabilità sui dirigenti regionali che lui varia a proprio piacimento ogni 6 mesi in funzione delle geometrie variabili del cazzo (scusate ma lo dovevo scrivere) frutto dei suoi continui ribaltoni.

    10. Ognuno di noi cerca di vendere la merce che ha.

    11. @gigi grazie per la persona “a modo e perbene”, ma non si lasci incantare dalla televisione.Circa la mia propensione all’investimento, alle infrastrutture, ed alla ricerca ed innovazione rischia di prendere ancora una volta una cantonata. COme avrà modo di scoprire nei prossimi mesi anche su questo blog.
      Per finire ma chi ha mai parlato di concerti. Ho parlato di progettazione concertata. Ma “concertata” non stava per concerto.
      Il senso del mio intervento era esattamente nella direzione da lei posta in evidenza, non capisco come ha potuto fraintendere.
      Circa il parco, è una iniziativa che mi vede coinvolto da cittadino insieme a tanti altri cittadini, se ognuno di noi si carica diun pezzetto dicose da fare vivremmo tutti in una città diversa.

    12. Signor Callea, in genere mi fido di quello che vedo e “sento” in rapporto ai tratti somatici e ai modi espressivi (deformazione); resto criptico ( 😀 per non farne un post sulle persone ). Era un video su you tube, non so se veniva da una tv.
      – l’ho precisato: mi riferisco solo ai suoi post letti finora qui; evidentemente sarei felice di leggere quello che Lei ci anticipa.
      – lo sappiamo che vuol dire “concertazione” non c’era bisogno di sottolinearlo. Ma io mi riferivo al suo progetto sulla musica, con musicisti, che Lei considera, l’arte (farei delle distinzioni tra l’arte e le sue strutture, e l’intrattenimento effimero) “l’anima dello sviluppo turistico” (parzialmente d’accordo, perché da sola, nella povertà di servizi e infrastrutture, non basta) e “la nostra sola possibile industria” (totalmente in disaccordo, sarebbe una società destinata al fallimento, se fosse l’unica industria, o risorsa). Io mi riferivo a quel suo progetto che riguardava il futuro musicale della Sicilia, fino a prova contraria si tratterebbe di musicisti e spettacoli, che non sono la componente che cambia il rating di una società alla deriva, ma dovrebbero essere “il decoro” la conseguenza di una società che funziona, ma non potrebbero mai essere gli elementi fondamentali né propulsori dell’economia di una città. Gli spettacoli del maggio fiorentino, per esempio (destinati agli happy few) nemmeno “coprono”‘ le spese senza finanziamenti pubblici e non determinano il turismo a Firenze. Preciso: io amo l’arte, ci ho vissuto a stretto contatto, ma la valuto per quello che vale, innanzitutto a livello intellettuale e, certe volte, spirituale, e distinguo tra ARTE e spettacolo passatempo effimero che lascia il tempo che trova (quando non è spreco di denaro).
      – non vedo affinità tra i finanziamenti con fondi pubblici e l’impresa privata della quale parlo io, e che per ovvie ragioni preferisco. Perciò non penso di fraintendere.
      – è lodevole l’iniziativa dei cittadini per il parco. Cosa, pero’ che non succede, per esempio a Londra o Parigi, dove le amministrazioni fanno il loro lavoro. In quel video nel quale Lei è intervistato le figure grottesche sono quelle dei “professionisti del recupero”, cioè la pseudo-politica locale; cose viste, riviste, conosciute per averle vissute… per quel che mi riguarda Palermo da turista mi piace, offre “con regolarità” (in questo è regolare) spunti interessanti anche se accostabili al teatro dell’assurdo… proprio perché sono da teatro dell’assurdo.

    13. ah! ho la presunzione di riconoscere i miei tanti difetti ma pure di affermare di prendere pochissime – se non zero – cantonate. Non vedo a quali Lei si potrebbe riferire.

    14. oggi la Grecia e` al fallimento perche`,cosa ormai ricobosciuta da tutti,ha sostenuto i consumi
      con una enorme dilatazione del pubblico impiego,con annessi e connessi,senza che nessuno pensi a produrre qualcosa che apporti ricchezza.
      L’unica fonte economica che ha la Grecia,che e` il Turismo,non riesce a sostenere i bisogni di quel popolo.Dopo avere decurtato gli stipendi,adesso pensano di ridurre anche le pensioni minime.
      I famosi FAS sono stati impiegati in clientelismo
      e consumismo.Bruciati gia` 100 miliardi di euro,
      la realta` che si ritrovano sono le sommosse di piazza.
      Gli errori altrui possono portare consiglio.

    15. riconosciuta

    16. XYZ, non li chiamerei errori altrui, perché è difficile scegliere chi sta peggio.
      Nel maggio 2010 la Sicilia è entrata nel top ten mondiale dei paesi a rischio (inaffidabili) per il credit default swap, pur essendo solo una regione.
      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/11/sicilia-nella-top-ten-del-rischio-affidabilita.html
      NEL GENNAIO 2012 la situazione non sembrava migliore:
      http://finanzasemplice.altervista.org/mercoledi-04-gennaio-2012-%E2%80%93-credit-default-swap/
      COMUNQUE LA GRECIA ha sostenuto oltre ai consumi pure il MAGNA MAGNA generalizzato di soldi pubblici; quella della pensione alle ragazze nubili è da manicomio, tra tutte le altre “invenzioni” per fottere a tutti i livelli, e ora piangono e bruciano…

    17. c’e` la piccola differenza che la Grecia e` Nazione
      e la Sicilia Regione.La Sicilia sta sotto 2 ombrelli,la Grecia no.

    18. differenza=aggravante 😀

    19. a parte questo… ma non è il tema (apparentemente) e non mi dilungherei: l’economia greca è sotto molti ombrelli…

    20. C’e` una cosa da chiarire subito.
      Quando la Grecia fu ammessa all’UE,non ne aveva i requisiti,ma,considerato che si trattava di una nazione piccola,ad economia piccola,si chiuse un occhio,sperando di tirarla fuori dai guai con i FAS.Soldi persi.Interventi clientelari bruciati sui consumi e nessuna spinta allo sviluppo.
      Sarebbe oggi interessante vedere uscire la Grecia dalla UE,solo per avere un precedente su cosa succede in una circostanza simile.
      Non credo che l’uscita della Grecia possa compromettere le sorti della UE.
      Pero` la situazione in Grecia sta creando turbolenze nei mercati,protraendo la crisi.

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