sabato 1 nov
  • A maggio voto per…

    I primi di maggio andrò a votare per le elezioni del sindaco e del consiglio comunale della città in cui abito da molti anni. È una città caotica, con un alto tasso di disoccupazione e sempre al centro di mille polemiche e in cui il posto di sindaco è conteso principalmente tra l’uscente di centrodestra, il quale in questi anni ha fatto molte pubbliche relazioni ma non ha concluso molto, e uno di centrosinistra, un po’ attempato, che ha fatto buone cose in passato e adesso vorrebbe tornare alla guida dopo essere stato sconfitto nell’ultima tornata. Ci sono anche altri contendenti, alcuni molto giovani, che fanno la voce grossa, ma non hanno molta credibilità.

    La città è Londra, naturalmente, dove il 3 maggio si andrà alle urne, in chiusura di una campagna elettorale civile, in apparenza, ma con alcuni colpi bassi, come le accuse di corruzione e di evasione fiscale che fioccano al momento giusto. I candidati si confrontano sul trasporto pubblico (uno ha ridotto l’area a pagamento del centro storico e lo ha aperto alle auto, l’altro vorrebbe abbassare il prezzo del biglietto della metropolitana); sull’economia della città, che entrambi dicono di volere migliorare ma non si capisce bene come (è tutto nella mani della city, anyway); sul problema edilizio (uno vorrebbe sregolare il piano regolatore per aprire al mercato e abbassare i prezzi, l’altro vorrebbe un contributo pubblico per raggiungere lo stesso scopo); uno è accusato di corteggiare il voto delle classi abbienti, l’altro di fare lo stesso con quello delle comunità musulmane. Entrambi i candidati sono su Facebook, Twitter e Google +, e ci scrivono per davvero. Tutte le informazioni per gli elettori sono accessibili su un sito molto carino, chiaro e completo: London Elects.

    A ben vedere non mi riesco ad emozionare per le elezioni di Londra. I confronti tra candidati, a distanza o di presenza, sono a mio avviso troppo garbati, si confrontano sui temi, sottolineano l’uno le contraddizioni dell’altro e i giornali, pur abbracciando un candidato o un altro, riportano le loro opinioni fedelmente. I miei amici mi raccontano che anche a Palermo ci sono le elezioni. Ecco, io vorrei essere lì; dove quello elettorale è uno dei periodi più eccitanti, pieno di “feste”, tavole rotonde, dibattiti, strette di mano e pacche sulle spalle. Vorrei essere in mezzo alla politica delle promesse iperboliche, dei candidati improponibili, dei manifesti grotteschi, dei favori personali, degli scontri fra ex-alleati e delle alleanze fra ex-avversari, della politica senza fair play, di quella che poi finisce “a tarallucci e vino”. Quella è la politica che mi esalta, che mi fa prendere posizione, che mi diverte.

    E non sono solo io a sentirmi così. Uso i social network come barometro: ho seguito i miei contatti palermitani su Facebook dibattere su Ferrandelli e Orlando con veemenza, mentre le loro bacheche sono piene di proposizioni di amici e conoscenti che si candidano al Consiglio. In tempo elettorale a Palermo ci sono amicizie che si spattano e altre che si rafforzano. Dei miei contatti londinesi nessuno che abbia citato le elezioni o preso posizione su Johnson o Livingstone, i due candidati in pole-position. Onestamente, cambierebbe molto poco. Londra continuerà ad esistere come organismo multiforme e cangiante in cui denaro privato e idee imprenditoriali muovono molto di più che decisioni politiche. A Palermo, molto di più è in gioco, ma mi intristisce che in così tanti pensino che il destino della città sia in mano a un uomo politico (non credo purtroppo una donna). Questo mi sembra l’ostacolo vero al cambiamento della città. Il giorno dopo le elezioni, a Londra, milioni di persone afflueranno nella city, come sempre. A Palermo ho paura che ci sarà calma piatta — fino alla prossima tornata.

    Palermo
  • 5 commenti a “A maggio voto per…”

    1. Non so Nicola, questo tuo mi pare un po’ l’approccio del piangersi addosso, la solita ricerca della disillusione che dobbiamo lasciare al passato. Io vedo tanta gente, molti giovani, che in questo processo di cambiamento della città ci credono e si stanno impegnando, e se tra le colpe hanno quella di ingolfare un po’ facebook ed internet sempre melgio che appestare la città con facce giganti e volantini.

    2. Io invece ho capito quello che vuole dire Nicola, soprattutto questa frase:”… mi intristisce che in così tanti pensino che il destino della città sia in mano a un uomo politico”.

      Noi Italiani siamo attaccati alla politica (e al politico) sia per risolvere problemi sia per dare la colpa per problemi non risolti…

    3. afflueranno…. AFFLUIRANNO!

    4. si, anche io sento quella frase come vera per noi palermitani, siciliani soprattutto. Releghiamo tutto al politico super eroe, confidiamo in lui, lo sopravvalutiamo quando parliamo di lui in campagna elettorale. Non pensiamo in termini di costruzione di un sistema a rete per monitorare quello che farà in 5 anni di mandato, se farà male ne riparleremo fra 5 anni, ma nel frattempo lui sarà senza nessuno che lo controlli. Noi contiamo poco, facciamo contare lui. Questo è il pensiero diffuso.

    5. ”uno di centrosinistra, un po’ attempato, che ha fatto buone cose in passato,, sììì?

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