Archivio del 23 maggio 2012

Giovanni Falcone

20 anni fa Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani vennero uccisi con l’esplosivo sull’autostrada per Palermo all’altezza dello svincolo di Capaci.

Alle 8:00 sbarcheranno al porto di Palermo studenti, insegnanti e giornalisti che si trovano a bordo delle due Navi della Legalità partite da Napoli e da Civitavecchia. Si svolgerà una cerimonia alla presenza di Maria Falcone.

Alle 9:15 a Ciaculli verrà inaugurato il Memorial per le vittime della mafia presso il Giardino della memoria nel terreno confiscato al boss Michele Greco.

Dalle 10:00 si terrà nell’aula bunker del carcere Ucciardone la cerimonia istituzionale solenne per il ventennale delle stragi di Capaci e Via d’Amelio alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del presidente del Consiglio Mario Monti e del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Continua »

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Parlare di Falcone nell’anno del ventennale della sua morte e non essere banali può risultare difficile. Il rischio di cadere nel già detto e nel retorico condiziona non poco. Non l’ho mai fatto prima, a parte qualche discorso tra amici o parenti. In questi anni, da quel 23 maggio 1992, la mia curiosità si è nutrita prevalentemente di documenti letti su internet e video su YouTube, di documentari in tv, racconti e opinioni.

Quel giorno me lo ricordo bene. Fu la prima volta che sentì ripetere la parola “mafia”.
Frequentavo la seconda elementare. Ricordo le frasi di circostanza che si è soliti rivolgere alla tv in occasione di un evento luttuoso. Ricordo le discussioni degli amici dei miei genitori. Non osavo chiedere, vedevo facce scure, mi ero fatto un’idea tutta mia. Credevo che la moglie dell’agente della scorta Schifani fosse, nella considerazione spesso distorta che hanno i bambini di fronte alla televisione, la moglie di Falcone. Me lo spiegò l’indomani la maestra che quella non era la moglie di Falcone, lei era morta nell’attentato. Continua »

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Mi sento di dire di avere avuto la fortuna di poter lavorare con un gruppo di persone a cui serbo molta gratitudine. In tempi come quelli in cui viviamo oggi sembra impossibile pensare che si lavorasse senza alcuna invidia, incomprensione, tutto in condivisione e, quando possibile, anche in allegria. Anche da questo punto di vista Giovanni Falcone era unico. La fiducia che riponeva in noi collaboratori era incondizionata e ce la faceva sentire ogni giorno. Ci faceva sentire parte di un’avventura, di una missione, non ci diceva mai bravi, né tesseva le nostre lodi in pubblico, ma ci dimostrava la sua stima, ci invitava a cena, ci coinvolgeva in tutto e questo ci spingeva a sacrificarci a qualsiasi costo per lui. Ricordo una cosa su tutte: in quegli anni scattava continuamente l’allarme bomba a Palazzo di Giustizia almeno una o due volte al mese. Continua »

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Marzo 1992
Hanno ucciso vicino casa mia un signore per strada. Erano le nove di sera, non abbiamo sentito nulla. Soltanto dal filo rosso che arginava la zona in cui è caduto il cadavere e le facce sconvolte dei vicini ho capito che era successo qualcosa di brutto. A mamma non l’ho detto, ma ho paura.

15 aprile 1992
Mamma è tornata da scuola a Brancaccio alle sette di sera. A volte mi chiedo se non voglia più bene ai suoi alunni che non a me. Quando mi lamento mi dice: «Non essere gelosa, Laura. Tu hai mamma e papà, una famiglia quasi normale e non vivi in mezzo alla mafia».

23 maggio 1992
Dicono che è successo qualcosa di grave. Parlano di strage e di morti ammazzati. Il nonno doveva tornare da San Vito nel pomeriggio. Era andato a pescare come un sabato qualunque e invece adesso è fermo in autostrada all’altezza di Capaci. Non fanno passare nessuno; ovunque detriti e tanta confusione. Dicono che è morto Giovanni Falcone, un giudice importante che lotta contro la mafia. Continua »

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20 anni

Cristina Cusimano
mag 12
23
00:21

Vent’anni. Una vita. Che scrivere? Cercare i termini per evitare la banalizzazione della tragedia. Palermo oggi sarà un teatro a cielo aperto. Le autorità (un sorriso!) arriveranno per testimoniare la loro vicinanza e testimoniare, sic, la loro integrità ed il loro impegno per giungere alla verità. Ci diranno che la lotta alla mafia rimane una priorità anche di questo governo. Applausi, seminari, tavole rotonde, flash, strette di mano e cortei. Intanto, il dolore è ancora lì: vivo a dispetto dei vent’anni. Rinvigorito, forse, dai vent’anni. Pentiti, tritolo, sirene, fumo, sguardi persi nel vuoto, funerali strazianti e lacrime, ecco cos’era Palermo in quei minuti, in quelle ore. Adesso il silenzio. Qualche brandello di verità che viene fuori a spizzichi e bocconi. Coltivare la memoria, e onorare gli eroi. Ma siamo davvero sicuri che volessero divenire eroi, ed in quel modo poi?! Continua »

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Stefania Petyx e il bassotto

Ieri sera è andato in onda a Striscia la notizia (Canale 5) un servizio di Stefania Petyx sulla ricerca di “camminatori” (impiegati addetti al trasporto pratiche) per la Regione Siciliana.

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Durante la recente campagna elettorale abbiamo scoperto che il Comune ha a libro paga, direttamente o indirettamente attraverso le sue partecipate, ben 22.000 dipendenti contro gli 11.000 di Torino. I relativi stipendi assorbono l’85% delle risorse comunali che sono peraltro destinate a calare per via dei tagli ai trasferimenti statali e per i debiti accumulati. Alcuni candidati in vena di onestà intellettuale non vedevano altra soluzione che ipotizzare dei sostanziosi tagli del personale. È quello che succede nelle aziende private quando cala il fatturato mentre aumenta l’indebitamento e soltanto in tempi di finanza pubblica allegra è stato possibile fare diversamente, ma questi tempi sembrano ormai definitivamente alle nostre spalle. Continua »

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