mercoledì 23 ago
  • Wim Wenders cittadino onorario

    Wim Wenders cittadino onorario

    Esiste una frattura tra Palermo e Wim Wenders. Chi se ne frega, potreste pensare, e sbagliereste. Wim Wenders è un protagonista della storia del cinema e della cultura del nostro tempo. Un intellettuale di primo piano ed una delle persone di maggior spessore che ho conosciuto. Potrebbe dare un contributo positivo alla città in questa fase così importante, nella quale dobbiamo fare di tutto per uscire dalle zona d’ombra nella quale ci troviamo. Penso che il nuovo assessore alla cultura ed il nuovo sindaco abbiano strumenti ed elementi per comprenderlo e quindi sarebbero maggiormente responsabili se non trovassero un modo per ricucire questa frattura, tanto più ora che sembra Palermo possa e voglia recuperare prestigio e visibilità nei contesti internazionali.

    La mia proposta è semplice, compiere un primo passo, conferire la cittadinanza onoraria a Wim Wenders, un gesto forse simbolico, ma che darebbe anche il segnale di una diversa percezione dei contesti e della prospettiva di visione della città. Penso che potrebbero seguire altri passi e si potrebbe provare ad avviare un percorso di scambio culturale; in un clima di riscrittura delle politiche culturali di Palermo il suo punto di vista potrebbe essere un bellissimo e stimolante contributo che sono certo non negherebbe. Palermo potrebbe andare oltre, come ha adottato i residenti che operano in città, potrebbe conferire la cittadinanza a tutti quegli artisti che decideranno di operare ed investire su Palermo.

    Andiamo ai fatti: nell’autunno 2007 Wim Wenders, che stava girando il film Palermo Shooting, chiese il supporto all’allora sindaco di Palermo per portare il numero di settimane di ripresa da 6 a 8. La storia prendeva una direzione inaspettata ed il regista, in questo film anche produttore, voleva dedicare più tempo alle riprese in città. Chi conosce la poetica di Wenders sa che il copione nasce durante le riprese influenzato da quanto accade nel ed attorno al regista. Il costo di una settimana di ripresa era circa 550.000 euro. Quindi Wim da produttore doveva recuperare più di un milione in poche settimane. Il Sindaco si offri di aiutarlo con 350.000 euro che poi furono ridotte a 250.000. Una cifra che fece prendere a Wim regista la decisione di aumentare le riprese a dispetto di quanto probabilmente e ragionevolmente avrebbe dovuto fare il Wim produttore. Tutto fu affidato ad una stretta di mano prima, ed a qualche scambio documentale poi, in attesa delle delibere di rito. Frattanto il film doveva andare avanti e la macchina non fu fermata, né poteva essere rallentata, in nome di quella stretta di mano e delle poche carte che seguirono.

    Qualche settimana dopo, in occasione delle riprese allo Spasimo, lo stesso Sindaco, indispettito dalla presenza sul set del suo predecessore minacciò di revocare il finanziamento che invece non sarebbe mai arrivato, a detta dell’amministrazione, per altre ragioni. Esistono ovviamente molte buone ragioni che hanno spinto Wim a chiedere aiuto al Comune di Palermo e contemporaneamente ad inserire una scena con l’ex sindaco. Così come è comprensibile la reazione dell’allora sindaco; non so se avrei reagito nello stesso modo, ma la cosa mi avrebbe certamente dato altrettanto fastidio.

    In realtà delle varie ragioni di una parte e dell’altra, poco a me importa in questa sede. So che non condivido nessuna delle due scelte. Esiste un procedimento giudiziario in corso. La legge dirà se ha fatto bene Wim a fidarsi o viceversa. Personalmente spero sia fatta e resa giustizia, tifo in qualche modo contro l’amministrazione, perché so che quell’impegno preso e non mantenuto per legittima stizza personale ha pesato enormemente sui budget di produzione e sull’equilibrio finanziario di un film che, non posso dimenticare, uno dei più importanti registi viventi stava dedicando alla mia città. Ma quello che spero e mi auguro rispetto alla giustizia poco ha a che fare con il mio essere cittadino.

    Da cittadino penso e spero che la città incoraggi artisti, uomini di cultura, visionari, ad avvicinarsi ed appassionarsi a Palermo contribuendo alla narrazione della città, e non li spaventi con un modo approssimativo di gestire relazioni ed impegni.

    Palermo
  • 18 commenti a “Wim Wenders cittadino onorario”

    1. la prima e l’ultima parte sono una valida proposta: dare cittadinanza onoraria a artisti che sono passati da Palermo per lavorare nell’arte per stimolare i rapporti culturali.
      Non si capisce la finalità di tutto il curtigghio o cronaca della parte centrale. Non si capisce come possa contribuire a raccogliere commenti costruttivi o condivisione, in una Palermo che non vede l’ora in ogni occasione di mettersi a curtigghiare sull’ex sindaco o sull’attuale. Anzi bisogna evitare i curtigghi e alimentare le proposte, conoscendo il dna palermitano.
      Tanto sulla parte centrale la magistratura, su quegli eventi specifici, deciderà.
      Su twitter come avresti sintetizzato questo post in 140 caratteri?
      Si può fare.

    2. Ma basta con queste sonore cavolate da radical-chic! Non se ne può più!

    3. Io propongo come cittadino onorario “u zu’ Taninu ‘u immurutu”, nato a Valguarnera Caropepe (comune di 8.372 abitanti della provincia di Enna), residente nel suo paesello di nascita ma domiciliato a Palermo da oltre 50 anni, il quale, pur non avendo titoli universitari corrispondenti, insegna saggezza ed educazione civica in alcuni quartieri della zona dei colli dove ogni tanto si “allitria” per stimolare il suo spirito ed il suo intelletto. Insomma filosofo de’ noantri che tanto bene ha fatto a diverse generazioni di giovani e meno giovani palermitani della zona indicata; quelli della mia generazione ricordano spesso le massime ru zu’ tanuzzu imparate già da adolescenti, come ricordano gli insegnamenti – ru zu’ tanuzzu – che hanno contribuito alla formazione civica e intellettuale di ognuno.
      Propongo anche di sbarazzarsi di tutti gli incivili e tascioni paleimmitani, e sono tanti almeno il 50% del totale della popolazione, che devastano la città, per esempio andandoli a “sdivacare” su isole lontanissime attualmente disabitate.
      Poi, magari chiediamo a Wenders di occuparsi della valorizzazione di spiagge e altri luoghi turistici, ripulendole della devastazione causata dai tascioni paleimmitani, e al Signor Wenders si potrebbe conferire l’incarico di giardiniere-decoratore-architetto dei tempi moderni, un po’ come usavano nelle regie importanti nelle capitali importanti; per curare il decoro di questa città devastata. Insomma, non chiederemmo al Signor Wenders di brillare in mezzo all’immondizia e la devastazione. Nemmeno se, per citare un autore che Wenders ama molto, cioè Fabrizio De André, “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”. Esattamente l’opposto a Palermo.

    4. @massimo
      Non è curtigghio. Io credo faccia parte della ricostruzione da compiere, e credo di essere stato tutt’altro che aggressivo con l’ex sindaco del quale comprendo le ragioni.
      Ho raccontato i fatti perché sono a conoscenza di un problema e propongo una riflessione per una soluzione. Perchè la soluzione è vantaggio della città. Su twitter avrei scritto. Wenders per Palermo Palermo per Wenders: cittadini onorari quanti hanno investito ed investono su Palermo#ricostruirepalermo
      Se ho scritto un posto è perché ritenevo di argomentare.

    5. amo GIGI ” ç “…….quando il quote non basta.

    6. ” Wenders per Palermo Palermo per Wenders “. Ma per Wenders Palermo è la Morte, con un’anima però cinefila. Ed è quella che Wenders cerca di rivelare, difendere per tutto il film. Questo è “Palermo Shooting”: un’anima da difendere, in una città già morta, un fascino da vecchio cinema in pellicola, di fronte alle troppe possibilità oggi offerte dalle nuove tecnologie digitali.
      Non a caso il film è dedicato a Bergman ed Antonioni. E profetico al dunque il cammeo a Leoluca Orlando, sequenza poi sforbiciata nella versione definitiva.
      Parlai già del film, in occasione di una recensione “ellittica”, questa ( ho buona memoria..):
      http://www.rosalio.it/2008/12/03/recensione-ellittica/
      Allora tutto finì in caciara. Sarà così anche adesso.
      Questo è Rosalio. Ogni tanto torno, ma più o meno la situzione non cambia. E forse è giusto così.

    7. l’esiguo numero di post scritti per questo topic, a differenza delle decine che raccoglie un qualunque intervento su canzonette e prostitute, e la qualità degli stessi (su cui non faccio commenti per non infrangere la iù elementare regola della netiquette), parlano chiaro.
      a prescindere dai motivi che hanno portato wenders ad allontanarsi da palermo, motivi che non conoscevo e che mi ha fatto piacere leggere, trovo che l’idea messa in campo da giovanni callea sia validissima: chiamare o richiamare a palermo elementi di spicco del mondo dell’arte e della cultura non può che giovare a questa città, ormai ridotta a un cumulo di macerie intellettuali. non dimentichiamoci dei tanti palermitani che hanno deciso di andarsene per trovare spazi culturali che in città erano negati

    8. Callea per nulla concorde. Wenders fu pagato per fare un prodotto ad hoc su Palermo, che ha descritto in modo aominevole, o forse vedendone solamente una parte, da tedesco qual’é alla fine, la più folcloristica, e quasi meridionalistica. Mi spiace. Sono in totale disaccordo. Il filme era pessimo, l’artista davvero poco ispirato.

    9. wenders é un cittadino della germania Ovest, forse non ha mai vissuto la Germania Est, che era sì pulita, magari ma di un silenzio di vita assoluto. Un luogo – non luogo, freddo, sterile, vuoto.
      Perché non ha mai raccontato la Germania Est, Wenders? Questa é la mia domanda.

    10. Il film di wenders era pessimo. Pessimo nella sceneggiatura, pessimo nella scelta dei luoghi in cui raccontare Palermo città quasi fra residui di pastorizia urbana, e totale degrado. Ha raccontato la parte di Palermo, che come tedesco, abituato alle cose perfettamente funzionanti, é per lui più folcloristica. Non so chi l’aia accaompagnato in giro per Palermo, gli aia raccontato la città. Credo nessuno. Ha solo visto documentato un’immagine di Palermo che é a metà fra il nordafrica e i non luoghi. Con queto non dico che questi non luoghi non esistano. Ma Palermo, non é solamente questo.

    11. E’ la città che fa (produce) la cultura oppure la cultura che fa la città? Quale e cos’è cultura?
      Certamente non i filippi che neppure rispettando la netiquette non riescono a non scrivere fesserie.
      Certamente la prima (la città), purtroppo, influisce sulla seconda, allo stato attuale… viceversa, le presenze simboliche, gli slogan, lasciano il tempo che trovano, ovvero decadenza e default, allo stato attuale, essendo marginali e ininfluenti i palermitani ricettivi.
      Ammesso, e non concesso, che la città produca altro che sottocultura, allo stato attuale… ed eventuali presenze importante non sono altro che effimere proiezioni estranee al tessuto socio-culturale come vedere un film che si svolge a 2000 Km. di distanza e non in loco… tranne che non si muti il tessuto socio-economico-culturale-strutturale, lavoro, sviluppo reale insomma, e non effimeri lampi simbolici… tranne che, come dicevo sopra, il signor Wenders non partecipi attivamente alla mutazione dei parametri che determinano il suddetto sviluppo. Anche facendo il giardiniere-decoratore-architetto, o imprenditore creatore di economia e ricchezza reali… praticità innanzitutto; prima dei sogni e dei simboli…

    12. gigi,
      mi riprendo le mie “fesserie” e mi ritiro in buon ordine

    13. Prima di ritirarti, con le fesserie (utili, come “faire valoir”), sarebbe stato meglio capire e correggersi…
      capire anche, a margine, che certe volte entrando a gamba tesa ci si spezza la propria gamba…
      * Dans une œuvre de fiction, un faire-valoir est un personnage secondaire qui a pour vocation de mettre en valeur le héros.

      Un faire-valoir, au sens plus général, est une personne mettant en valeur une autre personne. On dit alors que cette personne sert de faire-valoir pour l’autre personne.

    14. CORREGGO “ed eventuali presenze IMPORTATE”… (perciò assolutamente estranee alla sottocultura locale)…

    15. per i filippi, faire-valoir, non adusi alle metafore:
      si voleva dire che una società in default generalizzato, in degrado fisico e intellettuale produce sottocultura, a parte l’ininfluente minoranza a cui nessuno vieta di potere godere – comunque da passivi e non da creatori di cultura – dei piaceri intellettuali, ma che restano ininfluenti per il tessuto socio-culturale generale.
      Una società evoluta, in tutti i sensi, produce cultura “virtuosa”. E’ la mia ipotesi, ed è una domanda che pongo (anche se io sono convinto della mia ipotesi)…
      nonostante le gambe tese dei “faire-valoir”.

    16. ……UMA , buonasera , sono daccordissimo con Te , e così , molti nativi di Palermo e non , hai espresso chiaramente un opinione che ,ne sono profondamente convinto, è oggettiva , precisa.

    17. non per male, ma questo film non si può guardare..è il ricettacolo di una certa ignorante visione della città di palermo, con i suoi miti e misteri, ma per favore..anche con un milione in più sarebbe rimasta la stessa identica porcheria..
      e oltre all’ignorante visione sulla quale si può passare sopra se un film è fatto bene e si guarda per il piacere di guardarlo, il film fa profondamente schifo sotto tutti gli aspetti dalla sceneggiatura alla trama alla scorrevolezza..
      certo tutti dicono che il caro wim è bravo intelligente etc..ma perché bisogna chiedere “aiuto” a uno che è famoso per il semplice fatto che è famoso? gli si da quello che gli si deve dare e amen, che fa gli facciamo organizzare un festival del cinema?’ ahaha (profonda risata denigratoria)

    18. e mi dispiace avere usato certi termini tendenti al turpiloquio..però insomma è un’esperienza da dimenticare, è imbarazzante al solo guardarlo (via dei morti, ve la ricordate questa scena?)..imbarazzante da ricordare..e più che una visione da tedesco secondo me pone in esserela solita analisi della cultura palermitana con mezzi e strumenti di raffigurazione infantili e filtrati per categorie intellettuali inesistenti..
      ma ripeto, fosse solo questo, il film in quanto film a prescindere da quel che vuole proporre non è degno neanche di essere menzionato

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