sabato 18 nov
  • Borsellino e Ingroia sulla verità sulle stragi del 1992

    Si è svolta ieri alla Biblioteca Comunale (piazza Casa Professa, 1) la serata evento Vent’anni dopo: non è solo mafia con numerosi ospiti.

    Particolarmente intenso l’intervento di Rita Borsellino, sorella di Paolo, ucciso il 19 luglio 1992: «Se una cosa abbiamo capito in questi 20 anni è che sulle stragi ci hanno raccontato un mucchio di fandonie. C’è stata una rete fatta da chi ha diffuso ad arte le bugie per oscurare la verità. Chi e perché ha voluto tutto questo? […] Lo stesso Paolo disse qui: “Ricordate che quando mi ammazzeranno non sarà stata soltanto la mafia”. Com’è possibile che si sia arrivati a sentenze passate in giudicato e che tutto quel castello di bugie sia passato al vaglio anche di magistrati senza che venisse fuori prima la verità? […] Oggi resta l’amarezza più grande di sapere che anche una persona soltanto non ha voluto o saputo vedere la verità, per questo ringrazio i tanti che con fatica, in mezzo alle delegittimazioni, stanno continuando un lavoro di verità e giustizia».

    Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha dichiarato: «Siamo qui dopo 20 anni per affermare l’importanza di cercare la verità su quella stagione delle stragi e sulla trattativa tra la mafia e lo Stato. […] C’e un’Italia che la verità non la voleva 20 anni fa e c’è un’Italia che non la vuole neanche oggi. Speriamo che prevalga l’altra Italia che si ostina a fare luce su una stagione di sangue e di forte condizionamento della democrazia».

    Palermo
  • 2 commenti a “Borsellino e Ingroia sulla verità sulle stragi del 1992”

    1. Egregio Direttore,

      chi Le scrive è un cittadino che, pur avendo idee granitiche e consolidate di destra, non si è mai scandalizzato né impaurito nel sentire pronunciare al magistrato, il dottor Antonio Ingroia la famosa frase “Sono un partigiano della Costituzione”. Semmai mi scandalizza e mi mette paura l’intervento a “gamba tesa” del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che, a mio avviso, tende ad “alleggerire” il peso e l’importanza dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, inchiesta delicata e “labirintica” che il magistrato Ingroia sta conducendo. A questo punto mi sorge forte il sospetto che, ancora una volta, si stia disegnando una sorta di alone d’isolamento attorno al “partigiano di verità” scomode che qualcuno vuole a tutti costi mettere nel dimenticatoio. Non mi resta che esprimere solidarietà al dottor Ingroia, sperando che sia lui che i propri colleghi lacerino quel telo che nasconde il “pozzo nero” delle connivenze e delle contiguità. Grazie.

      Cordialmente.

      Davide Martinez

    2. IO non sono particolarmente incline all’idea che la magistratura debba sostituitirsi agli storici. Nel caso di Giuliano, l’atenzione del dott. Ingroia mi semnrò inutile e patetica, sono onesta.
      Non questa volta. E’ veramente esistita, e l’hanno dichiarato Martelli, Scotti, Amato, in modo forse pacato, mai facendone una dichiarazione clamorosa, che loro aiano assistito ad una loro sostituzione de facto, perché davano fastidio. Scotti soprattutto é stato molto diretto e molto chiaro.
      Nella lotta al terrorismo, lo stato é stato granitico, hanno sacrificato la vita di Moro.
      Nella trattativa con la mafia? Hanno consegnato le armi, lo stato si é rimesso alle condizioni di certa gente, vuoi per collusioni, vuoi perché cominciavano ad uccidere esponenti collusi con essa come Lima. Ho viva nella mia memoria la scena dei funerali di Falcone dove i poliziotti stavano linciando Parisi. Lì é diventato evidente tutto.
      In questa vicenda, seppure non condivido l’idea che la magistratura deve sostituirsi alla storia, i reponsaili della morte di borsellino, perché questo sono stati, devono prendersi le loro responsabilità. Due sono morti, uno é in galera, l’altro telefona a mezzo mondo.

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