lunedì 18 dic
  • 20 anni fa la strage di via D’Amelio

    Paolo Borsellino

    Venti anni fa il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cusina e Claudio Traina vennero uccisi con un’autobomba in via D’Amelio.

    Alle 8:00 inizierà il presidio in via D’Amelio con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini. Alle 10:00 il presidente della Camera Gianfranco Fini sosterà nel luogo della strage di Capaci e poi presenzierà a un convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati al Palazzo di Giustizia. Alle 16:58, ora della strage, si effettuerà un minuto di silenzio. Alle 17:00 Marilena Monti reciterà Giudice Paolo. Alle 17:15 i familiari delle vittime prenderanno la parola. Alle 19:30 suonerà l’Orchestra sinfonica infantile “Falcone e Borsellino” della Fondazione “la Città Invisibile”; dirigeranno Massimo Incarbone e Teresa Zammataro.

    Alle 20:30 partirà da piazza Vittorio Veneto la fiaccolata organizzata da Giovane Italia, Azione Universitaria e Forum XIX luglio che arriverà in via D’Amelio. Alle 21:00 interverrà Marco Travaglio e alle 22:30 suonerà Daniele Silvestri.

    Alle 21:30 al cortile Steri (piazza Marina, 61) il Laboratorio di poetica della Facoltà di Lettere e Filosofia rappresenterà La riconoscenza, visioni dal Re Lear di William Shakespeare nell’ambito di Univercittà inFestival – Venti di Legalità. Rosalio è media partner di UniverCittà inFestival.

    Sono previste manifestazioni in tutta Italia.

    Palermo
  • 3 commenti a “20 anni fa la strage di via D’Amelio”

    1. Quantomeno quest’anno il signor Presidente della Repubblica (nonché presidente del C.S.M) ha trovato un modo non rituale per ricordare quella strage di vent’anni fa: ha sollevato il conflitto d’attribuzione con la Procura della Repubblica di Palermo (che sta tentando, anche contro le “interferenze” di primari soggetti politico-istituzionali, di fare piena luce sul quel ferocissimo evento).

      Grazie presidente Napolitano, veramente grazie! Sono commosso!

    2. La lettera di un papà a RadioTRE a Fahreneit. La bambina e la mafia. Autore Salvo Scafiti. Ecco il link: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-fb1aa2db-ebbd-4f3a-a45c-e77f03f2eedb.html

      Gentile Redazione,
      vi scrivo ad un’ora lantana dalla vostra programmazione -diciamo fuori onda-, mentre la mia compagna e la mia bambina di neanche sei mesi dormono nella stanza sopra al mio studio. Queste precisazioni, di carattere apparentemente privato, rappresentano l’innesco di un ragionamento durato qualche giorno e che chiude il suo cerchio proprio con la ricorrenza del ventennale dell’assassinio di Borsellino. Partecipare alla crescita di una bambina, ti permette di ripercorrere a ritroso anche le tappe importanti della propria vita e del proprio sviluppo. Per questo si comincia a capire l’importanza dei vocalizzi del bimbo, i primi monosillabi, i tentativi di farli risuonare più a lungo possibile; fino all’affiorare della parola. La parola. Quanto pesa una parola, quanto riverbera, quanto si adagia e si deposita una parola!
      La mafia. Ecco la parola. Tutto questo preambolo in realtà serviva per portarvi a questa parola, oggi. Mi è capitato,attraverso una discussione nata su FaceBook, di percepire quanto questa parola crei ancora imbarazzo,quanto ancora incuta timore -che poi non è altro che una forma distorta di rispetto. Si, la parola mafia viene ancora rispettata, soprattutto,non solo, in Sicilia. Può benissimo capitare che qualcuno sfregi la statua di Falcone, ma ancora non capita che qualcuno sfregi la parola mafia, magari scrivendo “abbasso la mafia” su un muro qualsiasi di Palermo, o Catania , o Messina (giusto per citare alcuni luoghi, ancora peggio nei piccoli paesi). La si usa invece come i carbonari,in luoghi chiusi,tra persone fidate o fuori regione. Alle istituzioni nazionali e regionali tocca fare la loro parte, combattendo la mafia con tutti i mezzi passibili, così come hanno cercato di fare alcuni giudici barbaramente uccisi. Ma a noi, soprattutto a noi siciliani, tocca cominciare a vincere sulle parole. Cominciamo a mancare di rispetto alla parola mafia; come fanno i ragazzini nei confronti degli avversari della loro squadra del cuore. Abbasso la mafia. Così, con modi anche rozzi, popolari, quasi ingenui. Così, perché è in questi modi-luoghi che la mafia comincia a vincere, salendo fino a piani più raffinati della società. Sul mio profilo FaceBook ho scritto “abbasso la mafia, i mafiosi fanno schifo”. Ho invitato alcune persone a farlo,senza risultato. In compenso qualcuno, sicuramente per scherzo, dieci minuti dopo questo mio inserimento, ha fatto comparire una lapide con scritta la data e i motivi della mia morte, usando un software apparso di recente sul social network. E se almeno per un giorno tutti scrivessero abbasso la mafia? dove capita, su un marciapiede, sopra un cassettone della spazzatura, sul proprio profilo Face Book o su twitter, o sulla carrozza di un treno nella stazione di Palermo? Rozzamente,perché certe volte, in certi ambienti, fa più breccia la rozza ingenuità, la semplice popolarità dei termini. Mafia è una parola simbolicamente cruda, ma anche ben carica di orpelli. Cruda, terrosa e ombrosa, che tocca smuovere dal basso; perché in questi anni ha scelto il profilo basso per impregnare meglio la società civile.
      Spero che mia figlia impari a pronunciare la parola mafia molto presto, affinché possa usarla quando, quanto e dove vorrà. Che possa essere lei a creare il contesto d’uso, senza che nessuno glielo imponga come una leggera minaccia, come un timore sotterraneo perpetuo; leggero, continuo, sconfinante nella sua coscienza di ragazza.
      Scusate la lunghezza della mail, scusate eventuali imperfezioni dovuti alla fretta e alla stanchezza.
      un caro saluto
      Salvo Scafiti

    3. ABBASSO LA MAFIA!!! LA MAFIA FA SCHIFO!!!!

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