giovedì 23 nov
  • Riflessioni sul teatro palermitano

    Crediamo sia utile ed opportuna una riflessione sugli ultimi accadimenti che riguardano il Teatro Palermitano.
    È ovvio che non può che accogliersi con entusiasmo l’apertura di un dialogo con lo Stabile cittadino; come crediamo debba essere altrettanto ovvio e necessario comprendere bene le basi su cui questo dialogo poggia, dal momento che non si può (e non si deve) dimenticare la storia recente di questa città, che ha visto il Teatro Biondo (e non solo) disattenzionare parte del Teatro cittadino per tanti di quegli anni che, alla fine, hanno portato ad una condizione di reciproca indifferenza e reciproco disconoscimento.
    Ma in questo lasso di tempo il Teatro Palermitano non è morto, anzi, ha vissuto una sua rinascita, pur stando al confino dai luoghi istituzionali del teatro cittadino. Ed ha trovato una sua (seppur parziale) collocazione all’interno del Nuovo Montevergini che, di fatto, è e si è posto, come un altro teatro Pubblico della città, con una propria identità ed un proprio ruolo, la cui progettualità artistica si è fondata proprio su quel Nuovo Teatro con cui, improvvisamente, lo Stabile vuole stringere patto di alleanza.
    Possiamo stare qui a discutere su mancanze, errori, metodi di assegnazione ma, anche in questo caso, la storia ci impone di rammentare come il Nuovo Montevergini abbia provato a colmare, in minima parte, quel vuoto che per più di un decennio è stato volutamente alimentato e ignorato, diventando spazio “aperto” e “fruibile” (cosa rara!), dove provare, incontrarsi, progettare, realizzare, senza dover prima esibire pedigree, tessere elettorali, conoscenze o favori.
    Che il Teatro Biondo riconosca adesso l’esistenza di un fermento teatrale palermitano, quindi, è cosa buona, giusta e, soprattutto, doverosa. Crediamo, però, che, questo annunciato Progetto Palermo porti a domandarsi se davvero debba esserci una rassegna o un Festival del Teatro Palermitano (intesa in quest’ottica di vetrina), che in vero già c’è nel Palermo Teatro Festival, che dovremmo difendere con le unghie e con i denti, piuttosto che festeggiarne il doppione. Qual’è la ragione di tenere improvvisamente chiuso una realtà/struttura che ha avuto il suo punto di forza nel Nuovo Teatro Palermitano? Vorremmo pensare che non per forza ogni nuovo vento politico debba azzerare anche quel pochissimo di buono che è sopravvissuto ai saccheggi e alle carestie passate. Forse il Progetto Palermo dovrebbe essere il punto di forza del Montevergini, a cui il comune potrebbe guardare con vera lungimiranza e obiettività, mentre il Teatro Biondo dovrebbe rivolgersi all’eccellenza di questo Nuovo Teatro, di cui Palermo può farsi legittimamente vanto, mettendolo nelle condizioni economiche e organizzative di potere andare avanti e crescere, in un’ottica che non sia più provinciale ed episodica ma rivolta ad un respiro ampio che, anche nel campo teatrale, faccia di Palermo una vera Capitale della cultura Europea.

    scritto con Daniela Cernigliaro e Sabrina Petyx

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  • 18 commenti a “Riflessioni sul teatro palermitano”

    1. Ma se il Comune semplicemente affidasse in uso a voi artisti uno spazio come il Montevergini, con l’intesa che non dovrebbe più costare un euro di costi di esercizio alla collettività e che voi (artisti) con i vostri spettacoli, gestione bar, eventi, merchandising, ecc. dovreste provvedere a tutto, sareste capaci di produrre spettacoli e di raccogliere pubblico pagante ad un prezzo economicamente sostenibile?
      Io non credo nell’economia assistita e neanche nella cultura assistita e, dati i tempi che corrono, non riesco ad immaginare altre soluzioni.

    2. Caro Donato, evidentemente non conosci il sistema del Teatro e non sai che i costi di produzione sono sempre più elevati (per quanto possano essere fatti in economia e con sana gestione dei fondi) rispetto ai possibili introiti. Il punto non è la non assistenza, perché se gli artisti pagassero le tasse e i fatidici oneri, per lo stato, il comune e/o l’ente locale sarebbe soltanto un investimento. Il punto è la trasparenza nella gestione e nella capacità di mettere a profitto da una parte gli utili ottenuti tramite i servizi e gli incassi, dall’altra i necessari sostegni che non dovrebbero certo essere superiori al 40% dei costi (ci sono fondi europei, progettualità altre, di certo il Comune in questo momento non naviga nell’oro). Ma si tratta di sbracciarsi e lavorare… Cmq la proposta del sig. Cutino potrebbe essere colta al balzo e lo spazio del Comune potrebbe essere assegnato seguendo un bando preciso, destinandolo ad un consorzio di compagnie, che ne garantiscano il funzionamento e la programmazione. Perché non mettere alla prova gli artisti che rivendicano spazi?

    3. “disattenzionare”?

    4. “disattenzionare”?

    5. Caro Donato, mi permetto di dissentire. Il mio parlare di Teatro fa ovviamente riferimento al mio mestiere, ma il Teatro fa parte di un mondo più ampio che comprende diverse forme ed espressioni artistiche e di diffusione della cultura e dell’arte. Ora, che la Pubblica Amministrazione possa decidere che la Cultura non debba essere sovvenzionata è una scelta, opinabile ma assolutamente legittima. Va avanti solo quello che il mercato riesce a sostenere. Ma a questo punto il ragionamento dovrebbe comprendere tutto ciò che è sinonimo di Cultura, e ( per paradosso) inserirei anche, oltre ai Teatri tutti ( Stabili, fondazioni liriche, orchestre, di ricerca e quant’altro) ad esempio, la scuola ei musei. Quindi, seguendo il tuo ragionamento, andrebbe eliminata tutta la scuola pubblica e mantenuta solamente la scuola privata che si sovvenzionerebbe solamente con fondi privati. Lo Stato, magari, in alcune zone disagiate, potrebbe fornire gli istituti, ma per il resto tutti i pagamenti con fondi privati attraverso rette o quant’altro la scuola si può inventare per racimolare denaro. E lo stesso per i Musei: o il museo si sostiene economicamente con il costo dei biglietti ( per legge accessibile a tutti?), il merchandising e quant’altro o chiude. Il teatro andrebbe avanti grazie allo sbigliettamento ( che non potrà mai essere accessibile per un certo tipo di Teatro, che ha dei costi di produzione folli: pensa a quanta gente è coinvolta nell’allestimento di un’opera lirica tra orchestra, coro, solisti, scene, costumi) ed il risparmio complessivo sarebbe straordinario! Gli esempi da potere fare sarebbero mille, ma tutto ciò ( secondo me)porterebbe solamente a fare avanzare ciò che è commerciale. Vogliamo ricordare il disastro che la TV commerciale ha portato nelle abitudini culturali degli Italiani e quanto abbia fatto scadere il prodotto televisivo, anche all’interno della Televisione di Stato, oramai soggetta alle logiche di mercato? Quello che vedo è che nella stragrande maggioranza dei Paesi Europei la cultura ha avuto aumentati gli investimenti perché attraverso la Cultura che si forma un popolo. Il problema non credo sia la “cultura assistita” ma il metodo con cui la Pubblica Amministrazione gestisce i fondi per la cultura, attraverso una mancanza di progettualità ed una totale assenza di lungimiranza. Un Paese che privo di cultura è un Paese morto. E, purtroppo, la mia impressione è che ci vogliano spingere verso una sorta di coma farmacologico.

      Relativamente all’utilizzo del verbo “disattenzionare”, sappiamo bene essere una forzatura, come in realtà forzatura, in sé per sé, sarebbe lo stesso verbo attenzionare, anche se oramai di accezione comune. Ma quest’ultimo, ahimè, è particolarmente in uso quando si vuole usare una sorta di burocratese gentile ( “abbiamo attenzionato il vostro progetto, ma….”) non a caso viene molto usato in politica ed in economia. Spero non abbia reso troppo urticante la nostra riflessione e non vorrei che questo nostro “errore” possa avere sottratto attenzione al fulcro del problema. In questo caso chiediamo pubblicamente scusa.

    6. ma infatti la polemica sul verbo è pretestuosa. E la polemica di Didonna è assolutamente fuori luogo. Caro Giuseppe, pensa un po’ che in Italia nessuno batte ciglio finché si sovvenzionano industrie e fabbriche che inquinano, se si parla di teatro invece tutti contro. Il problema di fondo è che non c’è alcuna consapevolezza nella forza economica e culturale del teatro. Ben venga l’assegnazione del Montevergini ad un consorzio, ad una cooperativa di compagnie. No invece alla direzione artistica dell’attuale gestione, che di sicuro non si è segnalata per lungimiranza. Detto questo (e rispetto all’ultima mia affermazione ribadisco che si tratta di una posizione personale), ritengo opportuno compiere un capovolgimento concettuale: non concepire più il finanziamento al Teatro come contributo, ma come un investimento per il futuro!

    7. Vediamo se, facendo degli esempi, riesco a chiarire meglio il mio punto di vista che non é certo di addetto ai lavori (teatrali), bensì di contribuente. Non mi sembra che all’estero sgomitino al botteghino per assistere a produzioni del cinema italiano cosiddetto impegnato e assistito con fondi pubblici. Avviene invece il contrario: film stranieri impegnati e non pubblicamente assistiti riempiono le nostre sale. Il Cirque du soleil che non é paragoabile ai nostri circhi assistiti é quotato in borsa e persino da noi in Sicilia riempie le sale pur con biglietti salatissimi. Cosa voglio dire con questo? Che quando i test Pisa e Invalsi dei ragazzi siciliani non superano la media nazionale e neanche quella meridionale, bisogna dare priorità all’istruzione di base per poter sperare in una effettiva crescita culturale perché non vorrei che gli operatori di una certa “cultura” non fossero diversi dagli operatori della “formazione professionale” nel creare vantaggi utili solo alle cricche di appartenenza. Non é il caso dei firmatari del post in questione che conosco bene, ma di altri sedicenti operatori culturali che rientrano tra le braccia rubate all’agricoltura.

    8. Sostenete il teatro,ma non parlate di disastri provocati dalla tv commerciale.
      Prendiamo SKY.
      Cinema,Documentari,Intrattenimento,News,Musica di ogni genere,programmi per i piccoli,Sport,etc.etc.
      In che modo ed a chi provocherebbero disastri?
      La gente che paga un canone SKY ha una fonte culturale inesauribile a disposizione.
      Nella sezione Documentari,solo x fare un esempio,ci sono le più’
      Prestigiose Testate Divulgative.

    9. gentile 1a2b3c, io mi riferivo ai danni che mediaset ha provocato…

    10. La scorsa settimana era in edicola a 9,99 euro il DVD Allegria,
      Versione girata in Giappone del Cirque du Soleil.
      A Las Vegas l’ingresso vale 160 dollari,e la sala e’ sempre piena,
      ma,stiamo citando il top di questo genere di spettacolo ,con repliche
      che vanno oltre i cinque anni.

    11. Gentile Cutino
      allora è bene precisare.
      Li’ siamo in sintonia.
      Le aziende pagano la pubblicità’,
      e si rifanno sul prezzo di vendita dei prodotti,per cui
      alla fine contribuiamo tutti a tenere in piedi quel genere di Tv .

    12. Le Cirque du Soleil in Sicilia ci è’ venuto in versione itinerante.
      Dunque toccata e fuga.
      Sono già’ andati via.
      Questa e’ l’informazione corretta.
      Se no chi legge pensa di potere vedere lo spettacolo in Sicilia.

    13. Cos’è’ un prezzo economicamente sostenibile?
      Allestire uno spettacolo di qualità’ non è’ compatibile con questa limitazione.

    14. in francia, in germania e in tutti i paesi degni di questo nome, la cultura (e il teatro in particolare) è assolutamente sostenuta dai finanziamenti pubblici e da norme che tutelano i diritti dei lavoratori dello spettacolo. chi racconta il contrario o lo fa per ignoranza o per faziosità di bassa lega.

    15. punto 1: «timeo danaos et dona ferentes».
      punto 2: il finanziamento pubblico della cultura è una conquista di civiltà. Stop. I sedicenti operatori culturali non sono operatori culturali. Stop. Chi fa cultura facendosi un culo quanto una casa scappa da Palermo e fa -dolorosamente, semplicemente – bene.

    16. non mi è mai piaciuto scappare. e non voglio arrendermi. certo che è davvero dura. la cosa più triste è che pochissimi prendono davvero una posizione pibblica.

    17. caro giuseppe, perché pochissimi?
      A me pare che la posizione pubblica qualcuno l’abbia presa. Da anni.
      Ed erano sicuramente artisti più che meritevoli di un dialogo che sistematicamente è stato negato, e che sono stati ripagati con l’ignoranza di fronte ai loro meriti, premi, numeri.
      Nulla di nuovo sotto il sole, se non la medesima spocchia, la stessa mancanza di aderenza alla realtà, l’identica ignoranza di chi gestisce -da sempre- la Cosa Pubblica.

    18. Mio caro Davide, infatti non ho detto nessuno, ma pochissimi…

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