sabato 18 nov
  • Lavoro a Palermo sui siti di offerte e di ricerche: siamo ultimi

    A Palermo non è difficile tanto trovare un lavoro quanto cercarlo, soprattutto per chi non ha “santi in paradiso” (altrimenti noti come le “amicizie influenti”).

    E non si tratta del solito luogo comune panormita/siculo che racconta di una città ostile al futuro dei giovani ma di un dato di fatto. Perché c’è della carta che canta: il web.

    Infatti, mi sono dilettato (si fa per dire) a ricercare il numero esatto delle offerte di lavoro presenti su cinque siti che si occupano di pubblicare annunci e il risultato è stato sconfortante (ma non sorprendente).

    Lavoro a Palermo sui siti di offerte e ricerche: Palermo è ultima

    La nostra Palermo – come si nota dalla tabella – è settima su sette città prese a campione (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova e Firenze) per numero di offerte di lavoro pubblicate.

    Si tratta, pertanto, dell’ennesima scoperta dell’acqua calda: a Palermo il lavoro scarseggia, soprattutto quello offerto sul web.

    C’è chi potrebbe obiettare che nelle altre città si usano quei canali più che nella nostra. Ecco perché ho preparato anche la tabella del “cerco lavoro”, ovvero degli annunci pubblicati dagli utenti che sperano di essere contattati da una qualsivoglia azienda (al netto di Job Rapido e Cerco Lavoro, perché in questi due casi c’è solo l’elenco delle offerte).

    Lavoro a Palermo sui siti di offerte e ricerche: Palermo è ultima

    Si nota, quindi, che Palermo in due casi su tre non è più ultima (supera Genova) e – tranne nel caso di Bakeka.it – gli annunci di “cerco lavoro” sono superiori alle “offerte di lavoro”.

    Altra obiezione: conta più la qualità che la quantità. Beh, mi riservo un post per la prossima settimana per dimostrarvi il contrario…

    Ospiti
  • 61 commenti a “Lavoro a Palermo sui siti di offerte e di ricerche: siamo ultimi”

    1. Avresti dovuto fare anche un approfondimento sui tipi di figure professionali ricercate! A Roma e Milano trovi offerte di lavoro davvero per laureati di ogni genere, dall’ingegnere all’infermiere, ed anche lavoretti per studenti, come barista, cameriere, ecc… Quasi tutti richiedono comunque una buona conoscenza dell’inglese.
      Offerte di lavoro a Palermo: vendita porta a porta, agente plurimandatario (ma che cacchio è?), procacciatore d’affari (si procacciano vestiti da uomo primitivo?) call-center, call-center, l’ho già scritto? Ah, no? Call-center.

    2. Giulia, hai ragione. Infatti, della ‘qualità’ ne parlerò la prossima settimana 😉

    3. anche se il risultato certamente non cambierà, darei un’occhiata anche ad altri siti di un certo spessore che sono stati tralasciati, come infojobs e linkedin (nel quale si trovano anche offerte), in modo da dare ancora più affidabilità all’esito della ricerca.

    4. bravo walter, ti segnalo un articolo che ho scritto qualche tempo fa per la rivista della Fondazione Res.
      I dati non sono recentissimi, ormai, ma magari possono servirti da spunto per i tuoi approfondimenti.

      http://www.strumentires.com/index.php?option=com_content&view=article&id=290:limmagine-della-sicilia-nel-web-lavoro-a-social-network-&catid=32:sicilia-nel-web&Itemid=114

    5. E la gran maggioranza di quelle poche offerte sono di call center e lavori a provvigioni….

    6. Quoto Giulia totalmente. A Palermo le offerte di lavoro sono “finte”. In generale non è niente di concreto o è talmente inarrivabile e insulso che se lo accolla solo qualche disperato/a o ingenuotto/a.

      Dimenticavo, @Giulia… call-centerrrrrrr! :-/

    7. Perchè per potersi realizzare professionalmente ci costringono a dover valutare l’idea di dover andare via da qui? Perchè una volta finiti gli studi universitari invece di doverci accontentare di lavoretti poco retribuiti ma soprattutto per nulla gratificanti e lontani dalla nostra specializzazione? Perchè, mi chiedo, perchè se si ha un minimo di ambizione bisogna andare altrove e non ci si può realizzare qui?
      Scusate lo sfogo, sono solo una giovane laureata disoccupata “sull’orlo di una crisi di nervi”!

    8. Ester, il lavoro a provvigioni non è da buttare, ma bisogna vedere cosa devi vendere!! 😉

    9. Perchè qui non abbiamo industrie, ormai i commercianti pagano più tasse di quello che guadagnano e chiudono ogni anno in rosso, compresi i grandi centri commerciali che continuano a moltiplicarsi andando a distruggere le piuccole realtà familiari.
      Siamo ancora attaccati al vecchio concetto del lavoro retribuito, e dimentichiamo che ormai un cinese o un filippino viene pagato un terzo per fare il lavoro che faceva uil palermitano fino a qualche anno fa.
      Per quanto riguarda i professionisti laureati, ormai c’è molta più offerta che domanda (avvocati, medici, ingegneri), quindi se il tuo sogno è quello, hai poco da fare.
      Mancando le industrie e i grossi imprenditori, chi dovrebbe assumere? Il panellaro all’angolo ha il medico pagato dalla mutua, è nullatenente quindi non ha bisogno di commercialisti, ha un ape del ’63 che non necessita di ingegneri e se viene arrestato si fa pagare l’avvocato dallo Stato.

    10. Se non vuoi oltrepassare l’orlo,
      non perdere tempo,
      prepara le valige
      parti e dimentica questa terra ingrata.

    11. Certo che leggere il Giannò su Rosalio fa una certa sensazione…

    12. la mia opinione e` che in Sicilia, ma da un po` dappertutto, il lavoro e chi lo cerca, sono come due rette parallele che per quanto si cerchino non si incontrano mai! UN BENVENUTO allora a Walter, che cerca di annodare i fili, benvenuto e buon lavoro, benvenuto e in bocca al lupo, benvenuto perche` qualcuno magari apre le tue pagine, e lo incontra “sto benedetto lavoro”….e sopratutto BRAVO perche` un lavoro te lo sei inventato, ed e` un lavoro che ti piace…. e a proposito….. complimenti per il tuo “AMORE PRECARIO”……

    13. Mi sono laureata all’inizio di quest’anno. Con l’ingenuità di chi inizia a cercare lavoro, dopo tanti anni di studi, mi sono ritrovata difronte una muraglia cinese. Non solo si tratta di abbassare i propri standard qualitativi ( per dirlo in modo molto caro ad un certo ministro) ma di dover fare conti con offerte inesistenti, oppure truffe ben curate. Lavori dall’apparente guadagno facile, che poi si rivelano un modo solo per spillarti soldi e tu ti ritrovi con le tasche più vuote e con un guadagno in delusione.
      Call center, provvigioni, agenti per l’azienda x o y. Trovate solo questo a Palermo.

    14. Eeeee… ma come siete choosy!

    15. Fermi, prima di beccarmi le vostre “parulazze”.
      Stavo scherzando, ho ancora nelle orecchie l’eco delle parole della Fornero.

    16. Spesso e volentieri come tantissimi di voi ho cercato (e cerco) annunci su siti creati ad hoc. Sempre spesso purtroppo mi son imbattuto in finti annunci che offrono un posto ma in realtà ne cercano un altro e così via. Concordo appieno con Nica. Sono legatissimo alla mia città e alla mia regione con tutti suoi pregi (tanti) e difetti (tantissimi 🙁 ). Il problema comprende cattiva gestione degli affari e tasse troppo alte. Ma solo chi crede nella nostra terra saprà farla rifiorire.

    17. Perchè non fai vedere questo articolo a Tony Siino che dice sempre che a palermo il lavoro si trova, basta impegnarsi?

    18. Ragazzi scusate ma io non riesco a leggere queste lagne.

      E’ vero, è assolutamente vero: a Palermo c’è poco lavoro e mal retribuito, ma il lavoro non cresce da solo… Cioè intendo dire, non esiste un seme del lavoro che piantato e debitamente concimato dopo un po’ di tempo fa crescere il frutto lavoro in cima agli alberi in mezzo ai campi e il fatto che sia mal retribuito è una semplice conseguenza del fatto che c’è poco lavoro: valgono infatti le ciniche regole del mercato di domanda e offerta (tanta richiesta di un bene – il lavoro – ne diminuisce il valore).

      I posti di lavoro ci sono dove c’è impresa e l’impresa cresce e si sviluppa dove ci sono le condizioni perché un’impresa fiorisca. Mi spiegate per quale strano motivo un imprenditore qualsiasi, se non mosso da spirito “patriottico” o per amore puro della propria terra, dovrebbe investire a Palermo? In Sicilia? Nel sud Italia? Non so, ditemi un motivo, uno solo.

      Tasse quasi al 60%, costo del lavoro enorme (per ogni euro pagato ad un dipendente se ne devono dare 0,80 allo Stato), assenza di infrastrutture e poca, pochissima collaborazione e comprensione da parte dei proprio dipendenti. E potrei riempire dieci pagine di fattori negativi che non permettono ad una azienda siciliana di competere con un’altra azienda del nord o addirittura estera.

      Già, la mia esperienza di imprenditore, mi fa dire questo.

      In Sicilia, l’imprenditore (anzi il “titolare” come lo chiamiamo noi), è la mucca da mungere, sempre, è “du curnutu ca mi suca u sangu”. L’imprenditore è come l’arbitro nella partite di calcio: è per definizione “curnutu”.

      Nella mia esperienza di imprenditore a Palermo, avevo schiere di questuanti alla mia porta per “un postu ri travagghiu a quanti mi po dari mi runa”. Dopo che i dipendenti venivamo assunti e subito messi in regola, immediatamente pensavano di essere entrati alla Regione Sicilia o in una grande azienda dove ci si possono permettere dei lussi e degli sprechi che in una piccola azienda come la mia non possono essere tollerati.

      A Palermo, ho fatto centinai di colloqui con persone che volevano essere assunte, ma davvero ho trovato poca, pochissima qualità in confronto ad altre realtà del nord e soprattutto estere dove opero. E dove ho trovato qualità, ho avuto richieste fuori mercato (è ovvio che il mercato del lavoro è depresso, la vita è meno cara e non si può pretendere uno stipendio come quello che si percepisce a Milano). Preciso per evitare inutili polemiche che gli inquadramenti proposti sono sempre stati a norma di legge secondo i CCNL del mio settore.

      Dobbiamo sfatare un mito, l’imprenditore non è un benefattore. L’imprenditore è colui che avendo un capitale (i picciuli) anziché metterli in banca (o investirli in borsa) e campare di rendita inizia a produrre ricchezza, PRIMA per se stesso e POI per gli altri.

      Dopo una esperienza quinquennale a Palermo, ho ridimensionato le mie aspettative da questo mercato e ho spostato la produzione all’estero, dove un dipendente mi costa meno della metà di quanto mi costerebbe in Sicilia, dove pago soltanto il 35% di tasse IN UNICA SOLUZIONE e non in 120 adempimenti annui, dove non ho tutta questa burocrazia che frena le mie iniziative, dove internet a casa costa 5 euro al mese e arriva in fibra ottica, dove c’è meno corruzione di quanto ne ho vista in Italia, dove i collegamenti sono ottimi e non devo pagare 400 euro ad Alitalia per andare a Roma a fare un riunione e potrei continuare.

      Come avrei fatto a competere nel mercato sempre più globale con le altre aziende che non hanno tutti questi costi?

      Ecco perché in Sicilia non c’è lavoro. Ecco perché bisogna che noi siciliani facciamo qualcosa affinché questa porcata che dura da ormai troppo tempo finisca.

    19. Laydo forse non a caso anche tra chi cerca lavoro siamo ultimi…

    20. L’autore ha fatto un’opportuna premessa ( “il difficile non è trovare il lavoro ma cercarlo”) ma nel confrontare realtà territoriali diverse dimentica la forte componente del lavoro sommerso che tiene a galla almeno 1/5 della popolazione palermitana in età non scolare. Edilizia, ristorazione e commercio ambulante, per esempio, sono settori che a Palermo impiegano numerosi addetti ma che tradizionalmente sfuggono ai normali canali di recruiting, a fronte di un apparato di controllo notoriamente carente in termini di efficienza.
      Al fine di evitare squallide osservazioni al commento, preciso (laddove ce ne fosse bisogno) che ovviamente non mi riferisco all’economia illegale.

    21. @Massimo: giusto percuriosità personale e se vuoi rispondere. In che paese hai delocalizzato la tua attività?

    22. “…A Palermo, ho fatto centinai di colloqui con persone che volevano essere assunte, ma davvero ho trovato poca, pochissima qualità in confronto ad altre realtà del nord e soprattutto estere dove opero…
      .
      Mi pare ovvio.
      Non essendoci imprese produttive,
      ma prevalentemente attivita` di servizi,e commerciali(distribuzione di beni di consumo)
      e` praticamente impossibile
      trovare gente preparata per lavorare in una PMI.
      .
      Pero’ le forze giovanili ci sono.
      Sono forze che vanno adeguatamente addestrate.
      Ma addestrate a che?
      Fin’ora si sono foraggiati corsi di formazione
      in attivita` fantasiose e strampalate che non
      assicurano alcuno sbocco concreto al mondo produttivo,che per altro,localmente NON ESISTE.

    23. A Palermo l’edilizia non esiste piu` da decenni,
      a meno che non si voglia intendere il rifacimento di qualche facciata.
      Di lavori pubblici,solo qualche cantiere che va a singhiozzi.
      Strade e marciapiedi da III mondo.
      Disastro totale.
      Le uniche realizzazioni sono state quelle dei Centri Commerciali.Queste si` che sono venute su` in fretta.
      Ma questo settore si puo` considerare saturo.

    24. @ale: le condizioni che ho descritto si riferiscono alla Slovenia.
      @antony: infatti.. come vedi è facile dire “non c’è lavoro” il problema è assolutamente politico. concordo che le forze giovani ci sono ma un’azienda se si sobbarca gli oneri di formare il personale deve avere delle garanzie minime che poi lo stesso finito il periodo di addestramento non vada da altre parti.

    25. le energie giovanili ci sono,
      ma,non essendo utilizzate,
      sottraggono risorse al sistema socio economico
      (vanno sfamate),senza produrre alcun beneficio.

    26. “… Ecco perché bisogna che noi siciliani facciamo qualcosa affinché questa porcata che dura da ormai troppo tempo finisca…”
      .
      Infatti,ma nessuno sa dire che CHE COSA !

    27. @antony: il “CHE COSA” sono delle azioni politiche ed economiche neanche tanto complesse, che molti di noi pur non essendo dei grandi economisti o dei professori hanno ben chiare in mente. A volte per la soluzione dei problemi non bisogna inventare chissà cosa, basta il buon senso oppure basta guardare cos’hanno fatto altre nazioni in contesti simili (ad esempio in Irlanda, ma potrei citare tanti altri casi).
      Il problema è che in un sistema politico autoreferenziale come quello italiano, dove imperano le caste e le classi politiche che sguazzano nell’indigenza e nella necessità dei lavoratori (precariato = ricattabilità = voti), è molto difficile attuare qualsiasi azione che tenda a scardinare lo status quo. L’unico modo democratico che conosco per tentare di cambiare questo disastroso decorso è quello politico, ma la politica non è per tutti.
      Purtroppo questi “signori” che ci governano da anni non hanno capito che tra poco governeranno su un cumulo di macerie disabitate.

    28. certo se la Merkel tornasse a guidare i trattori
      non sarebbe male.Il suo rigore sta schiacciando l’economia di tanti paesi.Troppi vincoli in troppo breve tempo.

    29. Eh, si, Tony, hai proprio ragione! Tutti quelli che avevano voglia di lavorare se ne sono andati da tempo, ormai sono rimasti solo i nullafacenti, i minus habens, i mafiosi, i collusi con la mafia e i mille cugini e nipoti di Totò Cuffaro.

    30. @Anthony, l’idea l’avrei su cosa fare per fare finire la porcata che dura da troppo tempo, ma non la posso dire perchè altrimenti mi accusano di essere violento e di fare istigazione al reato di omicidio. Se hai abbastanza palle e cervello ti consiglierei di cambiare nazione alla svelta.

    31. @ Laydo. Io ho delle curiosità, se ti va di rispondere, senza nessuno spirito polemico: che tipologia di lavoro fai, e dove? Sei uno dei classici siculi che fuoriescono dalla Trinacria e la rinnegano, parlando “tisky tosky” e maledicendo giorno dopo giorno il proprio G273 sul codice fiscale? A condizioni di reciprocità, ti dico che io faccio il broker marittimo a Venezia, vengo spesso a Palermo anche per lavoro e amo irrazionalmente (non potrebbe essere altrimenti) quest’ultima città, in cui sono nato e cresciuto, anche se “it gave me nothing at all”.
      Rosalio avrà la compiacenza di non considerare l’eventuale scambio di commenti come “chattante”: vorrei solo capire il motivo di certi interventi che a volte risultano offensivi e/o sgradevoli.
      Ripeto, Laydo, non c’è spirito polemico nella mia domanda.

    32. non riesco a capire questo volere sapere cosa fa,dove sta,tizio o caio,emigrato.
      Non capisco perche` uno deve venire qui a spiattellare a tutti
      i fatti propri.
      .
      Tornando ad argomenti di natura generale,
      basta aprire un canale TV e vedere che
      proprio oggi ci sono decine e decine di manifestazioni e contestazioni in tutta Italia.
      Cortei di persone che chiedono di
      PORRE FINE ALL` AUSTERITA` ARTIFICIOSA
      che sta ripercuotendosi
      nefastamente su tante categorie di persone.
      Ci sono state epoche sicuramente peggiori di questa che stiamo vivendo,ma sono state epoche
      nelle quali la speranza di un domani migliore non si e` negata a nessuno.
      Il famoso Boom economico degli anni 60 si baso` sulla vendita a rate, con, o addirittura senza, sottoscrizione di pacchi di cambiali.L’Italia era tutta un cantiere e la gente lavorava.

    33. Rispondo con piacere: faccio il tecnico meccanico in un’officina nel nord dell’inghilterra, guadagno circa 30.000 pounds l’anno mentre in sicilia mi facevano fare il muratore in nero. Per il resto hai ragione, odio la sicilia per tutto il male che mi è stato fatto in quel posto e per il modo in cui non sono stato valorizzato, anzi hanno fatto di tutto per affossarmi solo perchè non sapevo rispondere alla domanda: “ma tu a ccù appatieni?”. Quando vieni maltrattato per anni senza motivo, odiare chi ti maltratta è la reazione più sana e naturale. Continuare ad amare chi ti maltratta è una reazione malata, simile a quella della mogliettina siciliana che continua a stare col marito che la picchia.

    34. Comunque ti sbagli, Jaimar, non sono molti i siculi che rinnegano la sicilia. Molti siculi emigrano ma continuano a comportarsi, a pensare e a vivere come se fossero in sicilia. Questi sono i tipi che vedi attingere alle casse dello stato sociale britannico e frequentare solo altri siculi.

    35. @ antony. Perfetto, la tua osservazione iniziale è condivisibile, solo che personalmente trovo sgradevole leggere certe cose, fermo restando il diritto di scriverle, da un lato, e la facoltà di non leggerle, dall’altro. Ma la curiosità non è solo donna…
      Sul resto del commento, mi permetto di osservare che negli anni ’60 il mondo era diverso, sul piano geopolitico come su quello economico-sociale. Non c’era inoltre la sensibilità alla tutela dell’ambiente dei giorni nostri, che a prima vista appare un vincolo allo sviluppo ma che in definitiva tende a far sì che il nostro pianeta abbia qualche millennio in più di vita.
      Ti dò piena ragione sul fatto, però, che prospettive ce ne sono ben poche: chi cerca lavoro non sa se lo troverà, chi ce l’ha non sa se lo manterrà e – in caso positivo – a quali condizioni, chi ha intenzione di investire avverte il senso di incertezza, etc.
      Sono comunque curioso di vedere il seguito del post di Giannò, anche se le mie perplessità sull’utilità assoluta della sua indagine le ho postate in precedenza.

    36. Scusate se sto vomitando commenti a nastro, oggi sono libero e con un telefonino è facile scrivere in un attimo. @ Laydo. Mi sei piaciuto. Concordo su molte cose che hai scritto in risposta. Era solo per capire, sei stato chiarissimo.
      Rosalio, forgive me 🙂

    37. A me fanno incazzare quelli che sputano su chi rimane. E mi fanno incazzare anche quelli che invece glorificano la Sukania dicendo che non lavora solo chi non vuole lavorare.

      Per prima cosa, dobbiamo intenderci sul significato di “lavoro”. Ai sensi della Costituzione, un lavoro dovrebbe essere retribuito in misura tale da garantire una certa dignità di vita. Quindi a Palermo, e in Sukania in genere, lavoro degno di questo nome ce n’è, oggettivamente, poco. Abbiamo la disoccupazione giovanile al 50% eccetera, e io fatico a credere che tutti quelli che non lavorano sono solo dei lazzaroni lagnusazzi. Molti di quelli che rientrano nella statistica di “disoccupato” sono lavoratori in nero. E molti di quelli che rientrano nella statistica di “occupato” sono a loro volta degli sfruttati, tipo gente che ha un pezzo di carta con scritto “part-time” che poi lavora 14 ore al giorno, eccetera.

      Chi emigra, poi, dobbiamo vedere perchè emigra. Se uno vuole fare il broker finanziario e pretende di rimanere in Sukania poi non deve lamentarsi nè se sta in Sukania e non riesce a realizzarsi nè se per realizzarsi è costretto ad andare via. E dico broker finanziario per dire anche altro. Pensate a un milanese che vuole fare il bagnino, per esempio: restando a Milano può aspirare al massimo a raccattare i ratti morti dai navigli.

      Ripulendo la rete da questi piagnoni e considerando le dovute necessità geografiche, si arriva serenamente a dire che in Sukania il lavoro manca per gran parte di quelli che lo cercano e gran parte di quelli che cercano un lavoro “comune” sono costretti a emigrare. Chi non emigra e si rassegna a rimanere disoccupato ha, probabilmente, altre necessità che lo costringono a rimanere qui, come per esempio il fatto che per partire picciuli ‘un ci nn’è, perchè se parti non è che trovi lavoro automaticamente: qualche settimana/mese/anno a pagare la casa o la stanza senza lavorare ti tocca sempre…

    38. Laydo hai avuto una “lievissima” dimenticanza: le persone oneste che hanno deciso di rimanere e lottare qui. Rispetto chi decide di andare ma non tollero queste dimenticanze. Se poi dobbiamo fare le tifoserie tra chi è rimasto e chi è andato e dobbiamo giustificare le nostre scelte a male parole verso l’altro cominciamo. 😉

    39. forse potrebbe essere piu` utile
      richiamare l`attenzione sulle ” categorie ”
      a partire dai manovali,ai generici,ai giornalieri.agli occasionali,ai precari,ai part time,ai disoccupati,agli impiegati pubblici e privati,agli operai,ai contadini,ai pescatori,ai rigattieri,ai lapinari,agli esercenti,agli artigiani,ai piccoli imprenditori,ai docenti,ai liberi professionisti,etc.
      Si scrive troppo poco sulle problematiche del lavoro,sui settori saturi e sui settori emergenti
      che possoni dare nuove possibilita`.
      Manca anche la voce qualificata di quegli emigrati che stanno lavorando al Nord italia o in Europa,Asia,Africa,Australia,Estremo Oriente,Usa,Canada,America Latina.
      Chi e` all’estero potrebbe dare notizie preziose sulle possibilita` di rifarsi una vita dove
      c’e’ esigenza di lavoro intellettuale e manovale.

    40. Tony, questo è un bel discorso e un non siciliano potrebbe anche crederci. Io, come molti altri, ho tentato di fare la mia strada in sicilia saudita, ma mi sono dovuto arrendere all’evidenza: non ci sono spazi di manovra per chi non ha i santi in paradiso. Se uno è riuscito a farcela in sicilia allora ha avuto agganci, senza se e senza ma. Non mi interessa sentirti dire che tu sei l’unico non raccomandato: dicono tutti così, specialmente i raccomandatissimi. Bastano cinque minuti di indagini per fare venire fuori tutti gli altarini. Palermo è un paesino, tutti sanno tutto di tutti.

      Se poi vuoi dirmi che non c’è l’ho fatta perchè ero io ad essere scarso, vorrei proprio sapere come mai la società britannica dice che valgo 30.000 pounds l’anno!

    41. Laydo sicuramente nella mia meravigliosa Sicilia che amo e amerò sempre il contesto non ti incentiva e non ti aiuta. Anche io periodicamente “scappo” sia per lavoro (Milano, Roma) sia per vacanza (Stati Uniti ecc.) e non ti nascondo che ciò avviene anche per “disintossicarmi” da certe dinamiche. Però non è vero che non ce la si può fare, anzi ti dico che per alcuni contesti hai molti concorrenti in meno e anche fare una cosa un pizzico sopra la media ti fa fare il boom. Raccomandazioni? Io sono un raccomandato: i miei clienti mi raccomandano spesso ad altri clienti. 😉 Non vedo niente di male nel meccanismo della raccomandazione se si raccomandano persone meritevoli. D’altronde per secoli non si è mica andati per concorso e per raccomandazione si sono selezionati i migliori. Non conosco il tuo caso personale né il tuo settore e non mi permetto di giudicare. Mi chiedo però perché tu non abbia aperto un’attività tua. Il mercato ti avrebbe premiato se sei bravo.

    42. […] Dateci un’occhiata. Leggi anche:Lavoro: la Sicilia chiede aiuto alla LombardiaLa Fornero: "Il lavoro non è un diritto": ha davvero torto?L'Italia non è un Paese per giovani? Allora stop ai concepimentiAltro giro, altra corsa Tag:annunci di lavoro, lavoro, rosalio […]

    43. “Non vedo niente di male nel meccanismo della raccomandazione se si raccomandano persone meritevoli”

      Questo è il tipico discorso del nipote di Cuffaro. Ricorda solo che per ogni raccomandato che occupa un posto solo grazie allo “zio totò”, c’è un’altra persona molto più capace e meritevole di lui che è costretta a fare il lavapiatti. Con la raccomandazione non si selezionano i migliori, solo quelli con i parenti giusti. Altrimenti in sicilia ci sarebbe la classe dirigente migliore del mondo, non credi?

      Aprire un’attività in sicilia senza agganci è la cosa più ingenua del mondo. Ne ho visti parecchi provarci, per poi finire affossati dato che disturbavano le attività dei raccomandati con la loro concorrenza. Vedi che non tutti hanno i parentucci e comparucci che vanno a sabotare i concorrenti. Chissà come mai a certe persone certificati e domande vengono evasi immediatamente, mentre tutti gli altri devono aspettare anni! Ma questo è “mercato” secondo te, vero?

      Tony Siino, sei l’esempio di tutto ciò che c’è di sbagliato nella sicilia e nella mentalità siciliana. Quando leggo il tuo blog mi passa ogni voglia di tornare anche solo per una vacanza. Non capisco solo perchè hai voglia di disintossicarti da certe dinamiche, se sei il primo a seguirle? Forse danno fastidio solo se sono gli altri a farle?

    44. Laydo mi devo spiegare veramente male. 🙂 Nel settore pubblico non devono esistere raccomandazioni ma concorsi. Nel privato nel civilissimo paese in cui ti trovi ci sono le recommendation letter…magari quando cambierai lavoro ti farai raccomandare anche tu. 😉 Con me cadi veramente male perché mio nonno non era Cuffaro ma un maresciallo dei Carabinieri e io ho partita iva e due società che funzionano senza bisogno di aiutini. Io credo che il riscatto della Sicilia passi anche dal rientro dei cervelli e delle mani all’estero, forse tu è meglio che ti stai là finché non ti passerà la rabbia che porta a rinnegare tipica dei rinnegati. Senza ostilità, s’intende, ma se passi certi limiti aspettati meno delicatezza.

    45. Ovviamente se ti risultano raccomandazioni nell’accezione negativa a mio favore segnalale (non ci riuscirai).

    46. Oddio, questa è bella. Allora, le “good character reference” (non “reccomendation letter”), sono semplici pareri dati dall’ex datore di lavoro che dice “questo dipendente ha lavorato bene”. Ne ho già un paio.

      Le raccomandazioni, cosa che sanno anche i bambini, sono le minacce tipo: “caro imprenditore, assumi mio nipote nella tua ditta anche se non sa fare nulla, altrimenti ti togliamo l’abitabilità al locale” oppure “caro impiegato comunale, la pratica di mio cugino deve passare davanti a tutti ed essere approvata subito, mentre le altre devono aspettare minimo 6 mesi, altrimenti ti trasferiamo a Salemi”. Mi domando come si possano confondere le due cose, se non dopo una bottiglia di vinaccio della Vucciria!

    47. Riguardo alla rabbia, tu non sai cosa significa vedersi passare davanti incapaci raccomandati solo perchè hanno i parenti giusti e doverli salutare con rispetto perchè altrimenti ti fanno passare i guai. Nel frattempo devi pure sentirli vantarsi di quanto sono bravi imprenditori e grandi organizzatori, quando non sanno nemmeno aprire l’excel. E’ una cosa orribile, che ti avvelena corpo e anima. Credici o no, tra i non raccomandati sono molti quelli a provare un odio feroce verso i raccomandati, facendo le bella faccia davanti a persone che vorrebbero vedere morte. Prova ad andare fuori italia e a spiegare la situazione a un ex-pat meridionale, sarà lietissimo di spiegarti il suo punto di vista!

    48. @laydo: nelle mie aziende non esistono raccomandati, esiste chi lavora bene e va avanti altrimenti sei fuori. non ho mai subito pressioni di assunzione da parte di politici in cambio di qualche favore, ho invece ricevuto e continuo a ricevere raccomandazione da parte di amici e parenti che vogliono un occhio di riguardo. Quest’ultima pratica si verifica in tutti e quattro i paesi dove ho una impresa, dunque non mi sembra una cosa esclusivamente siciliana.
      Il fatto che nelle mie aziende non si verifica questo “malcostume” non vuol dire che il fenomeno non esiste ma semplicemente che se si vuole combattere evitando le facili scorciatoie ci si riesce, o per lo meno il “fare qualcosa” è sempre meglio del “non fare niente e lagnarsi”. Capisco e condivido invece la tua “rabbia” (mi sembra un eufemismo e per questo virgoletto) perché lasciare la propria terra, la propria casa e i propri affetti per le motivazioni che adduci è assolutamente terribile. BISOGNA però fare qualcosa affinché tutto questo finisca, non serve lagnarsi, non serve “inveire” contro la malasorte ma è NECESSARIO veicolare la rabbia che abbiamo nel corpo in azioni costruttive che possano cambiare tutto ciò.
      Amen a pririca finiu e putemu arricuegghere.

    49. anche per l’imprenditore vale la regola di 1/3
      di fortuna.
      Fortuna nel trovare un dipendente serio,onesto,
      preparato,con voglia di lavorare.
      Un altro 1/3 lo assegnerei alla capacita` selettiva dell’imprenditore.
      Il resto a diversi altri fattori,tra cui la capacita` di individuare prodotti e mercati e di sapersi innovare,nonche` la capacita` di capire quando il loro tempo e` finito.
      Molti chiudono attivita` in situazione fallimentare per non avere saputo cogliere i segnali per ritirarsi in tempo da certi busines`s ormai obsoleti.
      I dipendenti seri dovrebbero capire le mille difficolta` dell`imprenditore.

    50. Capisco quello che intendi dire, Massimo, anche se credo che l’unica cosa possibile da fare sia andarsene. Molti palermitani invece passano anni a lamentarsi, salvo poi restare piantati a Palermo come macigni! Quello di cui parli tu è il classico passaparola, pratica virtuosa e onestissima. Anzi, il dipendente che è stato chiamato grazie a un parente di solito cercherà di comportarsi meglio per non far fare la figuraccia ai parenti.
      Per il resto, mi domando ancora come si possa confondere la “good character reference” anglosassone con la raccomandazione mafiosa. E’come se uno facesse confusione tra lo spazzolino da denti e lo spazzolone del cesso!

    51. Suvvia, basta parlare di raccomandazioni: commessi all’ARS, impiegati regio-provi-comunali, ricercatori unipa… Tutti impieghi che su Bakeka.it nessuno potra’ mai offrire. Qualcun altro, dietro concorsi semi-farsa, si. Gianno’, aspettiamo con ansia i tuoi studi sulla qualita’ del lavoro sui siti web. Chissa’ se n’arrinisciemu a impustare tutti.

    52. Laydo io alla Vucciria? Ovvove! Solo Chiuba! 😛

    53. Un mio amico psicologo mi diceva che rispondere con una battuta cretina a un discorso serissimo è un comportamento tipico dei minorati psichici. Ben lungi da me l’idea di definire qualcuno un minorato psichico, è solo a scopo informativo che dico che tale comportamento è tipico di quella categoria di persone. Davvero.

    54. boh,non c’entra nulla col post ,mi imbatto per caso , scusate ma sono di passaggio, ma scrivere minorato psichico e’ scadere nella volgarita’razzista e nell’ignoranza.
      Io penso che i cosiddetti minorati siano ,a conti fatti, dei MAGGIORATI in umanita’ e bellezza interiore.
      Forse quello psicologo ha bisogno a sua volta di un po’ di cure ed umilta’,scendendo dalla sua laurea ormai squalificata dalla d efinizione, s e veramente fu cosi’ proferita.
      In fondo il mondo e’ bello perche’ e’ diverso, e qualcuno vorrebbe fosse grigio e triste ,unica tinta come il proprio.

    55. Folklorista per favore vattene, non c’entri niente col discorso e non ne hai capito niente. Torna nel post dei “fascisti, oggi” che sentono la tua mancanza.

    56. @ Laydo è un uomo di buone letture e scrive ( bene ) argomentando.
      Legittimo il risentimento di fronte, più che a battute cretine, alle faccine sorridenti.
      Partita iva, due società e tante emoticons.
      Forse è questa la chiave del successo.

    57. Che succede, niente più battutine cretine?

    58. […] Lavoro a Palermo: sui siti di offerte e ricerche siamo ultimi (58 commenti). […]

    59. io credo fermamente nella scuola,proprio quella dell’obbligo….è lì che si impara il buonsenso,la consapevolezza che la solidarietà è da preferire alla competitività(far copiare il compagno e poi “costringerlo” a studiare perchè così ci resta tempo per giocare)a scuola s’impara a rispettare l’insegnante(imprenditore/autorità)a scuola s’impara a conoscere le proprie abilità e quelle degli altri,a scuola s’impara a vivere in una società buona che nn è reale perchè c’è gente che alla scuola non crede…..dopo la scuola la società può offrire tutte le soluzioni che vuole per migliorarsi,la rabbia,la vanità,la convenienza,il”regionalismo”,il pregiudizio non sono soluzioni…l’informazione e la formazione sì…

    60. ho vissuto circa 3 anni a bologna tra il 2005 e il 2007…non trovato molte differenze con palermo,il lavoro nero nero esiste anche l’,quello sottopagato anche e i “falsi ” lavori pure(part-time di 6,40 ore al giorno che poi diventano 7 o 9 anche non pagate)e parlo di lavori normali(magazziniere/cameriere)il tutto con un certo odio”razziale” per i meridionali(che nn ho mai compreso);in più il costo della vita è piuttosto altino rispetto a palermo…francamente preferisco starmene a casa laoro stagionale e poi d’inverno si vede…certo non posso farmi una famiglia(è difficile non impossibile) ma non credo che al nord sia meglio,c’è da valutare l’estero ad ogni modo la sicilia non è che una delle mille pedine dello scacchiere dell’economia nazionale…e ovviamente non è LA REGINA!

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