venerdì 18 ago
  • Essere ciclista a Palermo, tra voglia di libertà e utopia

    Sì, perché andare in bici è anche questo. Pedalare è sinonimo di spensieratezza, armonia. Significa isolarsi dalla confusione, dal tram tram tran tran giornaliero, dal caos.

    La bicicletta è da qualche anno il mio unico mezzo di trasporto insieme agli autobus (di cui usufruisco solo nelle giornate di pioggia). Libertà e comodità rappresentano così un binomio che diventa inscindibile sul mezzo a due ruote.

    Slego la catena, salgo e parto. A volte con una meta, altre per il semplice piacere che regala.

    Battisti e Battiato nel mio immancabile lettore. «Certamente non volare ma viaggiare…».

    Pedalo e dimentico dove mi trovo, cosa ho intorno. Beh, almeno fino a quando non arrivo in centro città.

    E no, lì non c’è spazio per i ciclisti. Se hai deciso di non incrementare il traffico, di non impinguare le casse dello Stato, di mantenerti in forma, di vivere sereno lontano da ansie e stress quotidiano, Palermo non fa per te.

    Piste ciclabili che si interrompono improvvisamente, laddove esistono, o occupate da motorini e cassonetti della spazzatura. Piste per giunta abusive e non a norma.

    Le vie centrali della città, che dovrebbero essere adibite principalmente a chi vuole spostarsi a piedi o in bici, sono occupate da migliaia di auto, motorini, e, mi piacerebbe dire, autobus. E poi ci si stupisce se il capoluogo della Sicilia è tra le città più inquinate d’Italia. Come Milano. Con la differenza che lassù ci sono le fabbriche, a Palermo no.

    Se è vero che Palermo non è una città a misura di ciclista, quanto meno coloro che decidono di sfidare le “intemperie stradali” possono confidare sulla generosità del palermitano, pronto a soccorrere il ciclista di turno, ma non solo, in panne. Proprio qualche settimana fa mi è accaduto uno sgradevole incidente con la catena della mia bicicletta – incidente che nella mia assoluta ignoranza non riesco ancora a spiegare – e ben tre uomini si sono subito attrezzati di cacciavite e forbici per aiutarmi. In men che non si dica la mia bici è tornata come nuova.

    Ma non mancano, naturalmente, casi di arroganza, supponenza e maleducazione da parte del tizio di turno che, guidando la macchina o il camion, crede di avere ragione a prescindere, solo sulla base della grandezza del proprio mezzo.

    È vero che ho voluto la bicicletta e adesso devo pedalare, ma che mi sia almeno data la possibilità di farlo.

    Ospiti
  • 27 commenti a “Essere ciclista a Palermo, tra voglia di libertà e utopia”

    1. Mi congratulo con il coraggio di chi va in bici a Palermo. Meno mi congratulo con chi non garantisce ai ciclisti sicurezza e salvaguardia della propria salutare passione. Se non erro nella nostra città ci sono corsie per ciclisti che non sono larghe ‘a misura di legge’, sessanta centimetri invece che un metro e mezzo o qualcosa del genere. E poi c’è il poco rispetto dei palermitani per le piste ciclabili. Spesso i pedoni stazionano sulle poche che ci sono e se passa un ciclista non si spostano ma pretendono il contrario (e si lamentano pure). Il motivo? Manca la cultura…

    2. Sig. Giannò, sono d’accordo fino a un certo punto: verissimo che le corsie ciclabili non sono a norma di legge e a mio parere è palese siano state realizzate più per autocompiacimento da parte dell’amministrazione comunale che per reale necessità. Lei afferma che a Palermo manca la “cultura” della bicicletta, e non si può affermare il contrario. Osservo però che l’utilizzo della bicicletta negli spostamenti cittadini è particolarmente diffuso in pianura padano-veneta, favorito dall’orografia, dai ritmi di vita e dal tessuto urbano regolare degli insediamenti medi e piccoli di tale area. Ecco che allora a Parma, Modena o Treviso a volte si fa prima a spostarsi da un punto ad un altro della città in bici piuttosto che in moto. Palermo è una città troppo grande e con un tessuto urbano disarticolato, per cui non attecchirà mai appieno tale “cultura” che è facile dimostrare sia più legata a esigenze di mobilità cittadina che a “sfizi salutisti”.
      Piuttosto, sarebbe da realizzare un vero e sicuro percorso ciclabile che dal centro città conduca a Mondello, prevedendo stazioni intermedie di bike-renting.
      Vero è però

    3. L’ultima frase(vero è però) è un refuso…

    4. l’articolo è carino ma…non era il tran tran?

    5. Rosalia, spero che tu non appartenga a quella categoria di ciclisti che in nome dell’ecologia pretendono di violare tutte le norme del codice della strada.

    6. <> perché a Palermo ci sono Piste ciclabili? Non me ne sono accorta.

    7. Rosalia, pu “tram tram” stannu sfasciannu na citta, 🙂
      Scherzi a parte, condivido gia’ dal testo il contenuto del post. Esperienza di vita vissuta: una decina d’anni fa uscii di casa con la mountain bike nuova nuova, risalii viale Michelangelo per cercare qualche bella “trazziera” su cui divertirmi ma durante il tragitto mi imbattei nel solito palermitanazzo per il quale la segnaletica orizzontale (leggasi, nello specifico, un chiarissimo STOP a suo carico) e’ un elemento decorativo dell’asfalto, il quale mi gira davanti quasi investendomi; al mio tarzaniano urlo di disappunto, il tizio si fa superare e mi dice “Ma chi bbuoi puru raggiune?? Ancuora no rumila ca biciclietta camini?? Va ma va arriffati, cuci, accattati u bellu muture!”. E sgommando riparti’… Questa citta’ e’ unica, altro che tessuto urbano irregolare… E’ quello cerebrale di molti suoi abitanti a essere danneggiato!

    8. federico II è stupendo, emblematico di una certa mentalità autocentrica.
      chiede – con non pochi sottintesi quindi essendosi già dato la sua risposta – ad una ciclista quanti limiti del codice della strada viola pedalando.
      sarebbe da chiederle quanto rischia ogni giorno pedalando in città, per i troppi automobilisti che non rispettano il codice della strada, piuttosto.
      o quante volte deve abbandonare le poche e ridicole ciclabili palermitane per macchine e motorini che ci parcheggiano su, come se tutto il mondo fosse il loro.
      in danimarca la pensano così….
      http://frontierenews.it/2012/11/danimarca-ecco-la-nuova-autostrada-green-per-ciclisti/?fb_action_ids=4034638781472&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

    9. Torno serio prendendo spunto dai commenti di Jaimar e Stalker. Sono d’accordo con il primo che Palermo presente notevoli differenze orografiche, demografiche e urbane con piccole e medie citta’ della pianura padana (come anche della Danimarca, citata da stalker, e dell’Olanda) ma secondo me, come il mio aneddoto evidenzia, da noi la bicicletta ha poca “ruota libera” proprio per una cultura “autocentrica” (nella quale e’ insita la cafonaggine e la prepotenza dei guidatori di ogni sesso ed eta’) dura da smantellare. Forse un servizio di trasporto pubblico efficiente, paradossalmente, sarebbe comunque meno utopistico di vedere molti palermitani al manubrio in sicurezza.

    10. In una “Città Normale” parafrasando un termine abusato, esistono le piste ciclabili, puntualmente disattese, perchè ci si è resi conto che la “normalità” è una utopia.
      Ma l’utopia regola il pensiero impossibile, che diventa possibile, se solo si cambia ottica e punto di osservazione delle cose.
      Una Città diventa normale, quando non ci sarà piu nessuno che farà cose normali, convinto di essere un marziano.

    11. comunque io tutta questa “orografia” palermitana non la vedo!
      palermo è stretta e lunga, mediamente pianeggiante.
      quanti siete ad abitare fuori da quella striscia “orograficamente” piatta? 🙂
      le colline stanno dietro, e la maggior parte di densità abitativa è in pianura. e dai sù, che magari se amdate in danimarca vi inventate che è troppo freddo per andare in bici, mentre qui è troppo caldo e poi…devo portare la nonna in ospedale e devo traslocare.
      ma che ogni giorno traslochi e porti la nonna in ospedale?
      sarebbe più onesto dire: a me stare in macchina mi piace, mi monta l’adrenalina, mi incazzo come un bufalo e mi sento vivo.

    12. Vorrei rispondere a federicoII dicendogli che io sono uno di quelli che usa la bicicletta giornalmente e giornalmente viola una buona parte delle norme del codice stradale, certi giorni anche affiancato dalla polizia municipale, che invece di riprendermi per i miei comportamenti “fuori norma”, mi saluta cordialmente.

      Bene, detto ciò, quando ci saranno le piste ciclabili e, ancor prima, quando gli automobilisti di palermo avranno imparato le regole del codice della strada, per primi loro, allora anche io sarò contento di rispettare quelle norme.

      Cordiali Saluti.

    13. @ Bobo: parlando di “orografia” mi riferivo a uno dei motivi storici per i quali l’uso della bici è diffuso in alcune aree piuttosto che in altre. Riferendomi a Palermo, avevo detto che è troppo grande (lunga sì, ma anche abbastanza larga, stalker, prova a percorrere da mezzomonreale alla Cala a piedi 🙂 ) per pensare di spostarsi agevolmente da una parte all’altra pedalando, nonchè con un tessuto urbano non regolarissimo a fronte anche della presenza della circonvallazione che di fatto divide in due la città.
      Concordo con te che è più facile, per assurdo, rendere efficiente e puntuale il trasporto pubblico (il tram tram citato dell’autrice potrebbe forse essere utile 🙂 ) piuttosto che ciclabilizzare Palermo.
      @ Pierpiero: io leggo il tuo commento così “sono sano, sono cool, sono alternativo perchè ho deciso di andare in bici e me ne straf0tto se passo sopra i marciapiedi o con il semaforo rosso”. Se non è così, me la kianto

    14. Sempre @ Pier piero. Ma se ho ragione, sappi che in Danimarca, Olanda o anche solo qui in Veneto, dove per adesso abito, i vigili altro che salutarti… Ti farebbero un c.lo a tarallo 😉

    15. che du palle però. mai nessuno che vede in positvo quando si parla di bici, di diversa mobilità, magari ssolo del piacere di andare in bici, tranne forse donato didonna che sponsorizza l’uso della bici se deve sponsorizzare qualche marchio di bici elettrica, parlare dei massimi siestemi micro/maxi economici, e che quindi non si abbasserà mai a intervenire tra pulciosi che parlano di bici senza nessun secondo fine e senza niente da sponsorizzare.
      qui se c’è uno/una che parla di bici, arrivano quelli che…a palermo non si può fare e poi rispettate il codice della strada.
      che noia, che piattume.

    16. Però, cara stalker, cercate di tenere la destra e di non ondeggiare.
      Ma cosa volete, provocarci, con i movimenti del bacino ?
      Insopportabili poi quelle con la bicicletta d’epoca però perfetta e lucida.
      Gonna a pieghe, camicia di seta poco aderente, o di lino, d’estate. E nel cestino in tinta, la busta, piccola, del pane ed un giornale con i titoli rossi.
      Ma fateci passare, piuttosto, ed in fretta.
      Vi guardaremo le gambe, passando.
      Come sempre, indifferenti al vostro disprezzo ed alla vostra fierezza.
      E che du palle davvero , quando sollevate, con mossa studiata, un braccio per indicare un cambio di direzione, come se fosse una freccia.
      Vi precedo sempre, suonando il clacson, due volte.

    17. Aggiungo:forse non ci sono piste ciclabili perchè non esiste a Palermo una fabbrica di biciclette, mentre a Buseto Palizzolo c’è ne sta una.
      Infatti a Trapani ci sono più piste ciclabili che strade carrabili!
      Quello che muove ogni cosa è la sensibilità di una Cultura Rinnovata, che esca dagli schemi e guardi avanti oltre l’orizzonte.

      Saluti

    18. ma dove le hai viste a trapani tutte ste piste ciclabili? ce n’ è una incompleta pi gghiunta..

    19. vado a lavoro tutti i giorni in bici, circa 6 km di tragitto, e mi rendo conto che c’è una intolleranza diffusa da parte degli automobilisti palermitani per chi va in bici che è insopportabile, se potrebbero di schiaccerebbero, basta che ti trovi per qualche istante una auto dietro, il tempo minimo per metterti di lato senza essere falciato da altre auto, che incominciano a suonarti e a mandarti a quel paese.in questa cittò invece di essere incentivati nel non inquinare e nel non creare ulteriore traffico rischi pure di rimanerci secco. che schifo!

    20. “Slego la catena, salgo e parto. A volte con una meta, altre per il semplice piacere che regala.”

      alcune volte capita di trovarla già slegata 🙂

      dopo di che sono passato alla pieghevole…

    21. @Jaymar: hai perfettemante ragione. Io sono quello, perchè a Palermo posso permettermi di “fare lo sborone” in mezzo al traffico o sul marciapiede e nessuno mi dirà mai niente. Almeno finchè funziona così.
      Certo, non metto nessuno sotto, sui marciapiedi, ma spesso mi capita di lanciare delle male occhiate alle macchine che invadono le corsie degli autobus o posteggiano sui marciapiedi. Potrei mancare di coerenza, visto che io lo faccio, in bici, ma al momento non mi importa.
      E’ chiaro che in Veneto o in Olanda o in Danimarca, mi guarderei bene dal fare ciò, ma perchè avrei a disposizione delle SIGNORE piste ciclabili e il rispetto per il ciclista in quei posti è quello giusto.
      Saluti!

    22. @stalker:nelle tue parole leggo il tipico ragionamento panormosiculoitaliano. siccome gli automotociclisti sono indisciplinati allora anch’io con la bici mi adeguo. se avessi tempo mi metterei comodamente seduto in via libertà vicino al semaforo pedonale nei pressi della statua e comincerei a contare gli utenti che non si fermano con il semaforo rosso. le mie rilevazioni statistiche, per ovvi motivi, fino ad ora non hanno mai superato i 30 secondi, ma ti posso dire che un ciclista che si ferma non l’ho visto. al massimo sale sul marciapiede supera il semaforo e si immette in strada.

    23. @Pierpiero: poi se qualcuno ti inchiumma perchè passi con il rosso al 118 che cosa gli conti ? Permettimi ma non mi sembra un ragionamento sensato quello tuo.

    24. @manuelo, quando le vedi ondeggiare, spero tu non abbia la bocca aperta come il figurante a sinistra, altrimenti sai la mosche che ti entrano in bocca. 😀
      https://plus.google.com/116650270835845726633/posts/7ZUEkGWkvQF
      federico II, leggi quello che ti pare, non perdo tempo a risponderti.

    25. vitocipolla: era la mia semplice ironia , infatti pur essendocci la fabbrica di biciclette non c’è nemmno li la Cultura dell’uso delal bicicletta.

      saluti

    26. scusa..non avevo colto 😉

    27. Stalker: con la tua risposta ( hai perso tempo eccome ) confermi la mia opinione. Buona pedalata !

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Essere ciclista a Palermo, tra voglia di libertà e utopia, 5.0 out of 5 based on 1 rating