lunedì 11 dic
  • Lavoro a Palermo: la vendita dell'”aspirapolvere”

    Dopo i primi tre post a carattere generalista, oggi è la volta di una delle offerte lavorative (si fa per dire) più famose della città a tal punto che potremmo dire che non sei di Palermo se non hai mai ricevuto la proposta protagonista di oggi.

    Di che stiamo parlando? Beh, è necessaria una premessa. Per ovvie ragioni non vi dirò il nome esatto del prodotto né quello dell’azienda concessionaria. Potete immaginare da soli il motivo: non vorrei che il buon Tony Siino e il sottoscritto debbano dare la possibilità a quel qualcheduno di avere un’altra tipologia di introiti da inserire nel bilancio. Però, voi commentatori siete liberi di indovinare, come se fosse un quiz ma con un premio sociale del tipo: «Se lo conosci, lo eviti…».

    Allora, innanzitutto si tratta di un’offerta lavorativa che riguarda il settore della vendita diretta e l’oggetto è un specie di “robocop” domestico (così almeno viene presentato), capace di fare la qualunque: da pulire le bambole a togliervi i peli dalle orecchie. Sì, lo so, l’immagine fa un po’ schifo ma non è niente di equiparabile a ciò che sto per dirvi (o che sapete di già).

    Ebbene, c’è un’azienda concessionaria – la cui “madrepatria” si trova nell’altra parte dell’Oceano – che a Palermo sfornerebbe lavoro alla stessa velocità di un panino con la milza preparato da Nino Il Ballerino. E lo annunciano al mondo dei disoccupati in ogni dove: quotidiani, riviste, Internet…e ti chiamano per giunta: «Salve, sono Tizia e la chiamo per conto dell’azienda Caio. C’è un Sempronio che cerca un lavoro, perché noi ne proponiamo uno…».

    Ma c’è un però quanto l’Utveggio. Ve lo spiego con poche parole. Il giovane disoccupato, provato da tante capocciate sugli spigoli di casa per l’impossibilità di trovare un impiego decente, stimolato dall’annuncio o dalla telefonata (senza porsi la domanda: perché hanno cercato proprio me, mica sono il figlio di un deputato dell’Ars?), va al colloquio con il “boss” dell’azienda, che si trova nei pressi di un bel giardino.

    Prima, però, giunto a destinazione, viene fatto accomodare da una segretaria in una stanza per compilare una scheda coi dati personali ed è lì che scatta la prima forma di persuasione: sul muro il malcapitato non può non notare le tante foto del “boss” con personaggi illustri dello spettacolo e dello sport. È ritratto soprattutto accanto ai calciatori di una squadra con la maglia a strisce. Il motivo? Generare un siffatto pensiero: «Caspita, se questo qui conosce questa gente, allora sono nel posto giusto!».

    Terminato questo primo tentativo di adescamento, il ragazzo è convocato dal capo. Il momento conoscitivo dura sì e no una trentina secondi: «Parlami di te». «Allora, mi chiamo Rosario e sto cercando un lavoro». «Bene, sei dei nostri. Allora, lascia che ti spieghi…».

    Conclusa la fase di “assunzione”, il “datore di lavoro” illustra al neo “agente di vendita” il lavoro: proporre all’intero popolo panormita una macchina sensazionale che porterà notevoli benefici soprattutto alle casalinghe. Il suo nome è…BEEP.

    E i guadagni? Altrettanto sensazionali. Il capo prospetta al giovane delle cifre da capogiro, trascritte in tempo reale su un foglietto: «Allora, se ne vendi una fanno tot euro e te ne vai al ristorante di lusso con la tua tipa, se ne vendi dieci ti puoi permettere una moto nuova, se ne vendi cento, quella Porsche che vedi all’angolo può essere tua».

    Stiamo per arrivare all’inchiappo. «Ma devi sapere, caro amico, che non possiamo inserirti a pieno regime nel nostro organico, se non ti proviamo nella maniera più familiare per te. Invita un nostro agente a casa tua, fagli trovare un bel po’ di bella gente a chi mostrare il BEEP, e così tu imparerai sul campo e se qualcuno si compra il nostro fantasmagorico strumento, ti spetterà pure una bella percentuale».

    Giunti qui sono due le ipotesi: o il candidato si sveglia immediatamente dal sogno, capisce il raggiro, e lo manda a quel paese con tutti i sentimenti o cade nel tranello ma per quel poco tempo che gli serve per capire di essere stato trattato come un minchione (si può dire, vero?).

    Badate bene, non ho parlato di una truffa bensì di una precisa strategia commerciale che traveste con un’offerta di lavoro un’azione di vendita diretta. Un must di quest’azienda innominata. Il fine è evidente: entrare nelle case, utilizzando come esca il “candidato” che – per fare bella figura – potrebbe spingere uno dei suoi familiari o amici ad acquistare l’oggetto proposto.

    Detto ciò, anche per questa settimana ho concluso. A voi i commenti e la risposta al quiz: «Di chi stiamo parlando?&#187.

    Ospiti
  • 10 commenti a “Lavoro a Palermo: la vendita dell'”aspirapolvere””

    1. Questi signori chiamarono agli albori del nuovo millennio a casa mia, chiedendo se qualcuno cercasse lavoro. Mia madre me li passò. Proponevano, parole loro, “un lavoro d’ufficio” e cercavano personale. Io, allora studente ai primi anni di università, mi recai per il primo colloquio della mia vita, immaginatevi quanto fossi nervoso (oltre che sorpreso che qualcuno a Palermo ti cercasse addirittura a casa per proporti un lavoro!!!). Arrivato negli uffici dell’azienda “che si trova nei pressi di un bel giardino” scoprii che c’erano altre persone che avevano un appuntamento e parlando con loro mi resi conto che non solo ero l’unico a frequentare l’università, ma addirittura l’unico diplomato. La cosa cominciò a puzzarmi, ma tant’è, ormai ero lì. Negli uffici c’era persino un tizio che in quegli anni andava in tv come spalla di un noto comico palermitano. Il comico è ancora in giro a fare spettacoli, lui non l’ho più rivisto, ma tant’è. Quel che è certo è che sembrava in confidenza con il “boss”. Quando finalmente ci fecero entrare nella stanza del boss (infatti il colloquio non è stato individuale ma insieme a un signore quarantenne che nella vita aveva fatto solo il manovale ed era disoccupato) scopro che dobbiamo vendere porta a porta un robot multifunzione sviluppato in collaborazione con la Nasa. Altro che lavoro d’ufficio! Ho salutato e sono andato via.

    2. Ke
      inutile
      raccapricciante
      bidone
      yogurtoso

    3. @Johnny Rotten: felice di leggere il tuo commento che conferma quanto scritto. Sono certo che ne arriveranno degli altri.

    4. mi ricorda un po’ il film “Tutta la vita davanti”… anche loro vendevano un aggeggio quanto costoso quanto inutile, e che pressing psicologico sui ragazzi del call center, ti ricordi?

    5. @Lucia: Sì, ricordo. Quello è un film che racconta per bene il precariato ed il call center out-bound (di cui ho scritto la scorsa settimana: http://www.rosalio.it/2012/11/28/lavoro-a-palermo-i-call-center/).

    6. Ricordo un colloquio fatto anni fa (mi stupisce che siano ancora attivi) in un ufficio vicino il tribunale . Ci presentarono un tizio che affermava di fare questo lavoro da tempo grazie al quale si stava praticamente arricchendo, che truffa ! e per di più dovevamo cominciare a vendere tra i parenti.
      Lo stesso meccanismo viene adottato da un noto istituto di credito che cerca consulenti “familiari”. Stessa tattica, solito tizio che ormai era ricco sfondato grazie a quel lavoro e quasi quasi si ritirava alle bahamas .

    7. Siii chiamarono anche me ero uno studente universitario disoccupato ho preso l’appuntamento mi pare in via duca della verdura all’incrocio con via roma. All’ingresso tante foto di Lui, insieme a calciatori e gente nota è stato il secondo colloquio di lavoro della mia vita, il primo l’ho fatto con la ditta erba life e ho detto tutto. Insomma non ero molto convinto prima parlo con la segretaria poi col capo vestito in giacca e cravatta che mi ripete che devo vendere questo prodotto e allora io chiedo se si può vedere?…Risposta non adesso! Ho mandato a quel paese.. anche perchè un attimo dopo ho visto il tizio da una porta semichiusa si era tolto la giacca era in canotta e aggiustava non so che sembrava un carrozziere.. ho lasciato perdere.

    8. Il mondo non va avanti,semplicemente perché ci sono persone come voi che disnegnano qualsiasi lavoro,vendere aspirapolvere e allora e un lavoro dignitoso magari l avrebbero offerto a me.

    9. Io sono stato al colloquio in via duca della verdura..appena diplomato (iscritto all università) decisi ugualmente di farlo.
      Appena entrato ho chiesto se c era retribuzione o se dovevo vendere a spese mie (auto o moto per gli spostamenti) il prodotto. Appena mi ha detto sto deficiente che dovevo andare porta a porta a vendere un prodotto ho detto che non mi interessava xke non era un lavoro. Non potete capire. .si è incavolato subito, doveva convincermi che stavo perdendo l occasione della mia vita, di guardare dove era arrivato lui ecc ecc. Che beota! Mi spiace solo per la gente che (o xke non capisce o xke disperata) da il proprio sangue a questi signori.

      Ricordo che con me c era una ragazza con la mamma…scriveva insieme a me il foglio da compilare e tremava per la tensione.
      Mi spiace per lei..certuni non si meritano il tempo perso dei giovani disoccupati

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