giovedì 14 dic
  • “Liquid”: memorie dal sottosuolo techno in una notte di venerdì

    “Liquid”
    (foto di Alex Bazzano)

    Una notte liquida, quella di venerdì scorso, a Palermo. Dissolta nel magma sonoro di un dicembre nerissimo, carico di pioggia. Chi frequenta il milieu musicale cittadino più squisitamente techno ed electro, ha già capito: i cultori del genere erano là, a godersi la festa nel ground floor di una delle torri laterali di Palazzo De Seta. Liquid, così si chiama l’evento. Che poi è un collettivo, un party, un progetto, un esperimento. Un marchio nato la primavera scorsa, con una gestazione lenta e con tutta la fatica di crescere, di mantenere un’identità forte, di ricavarsi un posto d’eccellenza nel panorama locale e nazionale. Spezzando la monotonia del contesto artistico palermitano, in cui lo spazio per la ricerca resta assai limitato, relegato a circuiti di nicchia, poco sostenuto dai privati e dalle istituzioni. Catania avanti di una spanna e oltre, da sempre. E il gap non si riesce a colmare. Ci prova Liquid, adesso. Che se prima era poco più di una scommessa nata per caso, nell’afa di un’estate incredibilmente sotto tono, oggi spinge l’acceleratore e al terzo appuntamento ha già l’aria di un prodotto confezionato a dovere.
    Liquid è un concept di Fernandez Manetta, Aighiv e Lalla Lanza. Dj resident i primi due, all’organizzazione lei.

    “Liquid”

    E poi una collaborazione strettissima con Oblivious Artefacts, accreditata realtà italiana in ambito live media, visual e vjing, partner dell’ormai nota label berlinese Stroboscopic Artefacts.
    Dopo i primi due test – uno lo scorso maggio e uno a giugno – che hanno preparato il terreno, con un buon lavoro di marketing e una bella prova musicale affidata ai due resident, ecco una serata dedicata a uno special guest pregevolissimo. Claudio Fabrianesi, stella della techno made in Italy, ampiamente apprezzato dai guru dell’olimpo internazionale, è dj, producer e fondatore delle etichette Citymorb Music e Còclea, nonché presenza fissa del progetto Alchemy, ottima realtà capitolina, contenitore di suggestioni esoteriche, filosofiche, artistiche, il tutto nel segno della migliore avanguardia techno.
    Schivo, concentrato, dimesso, aria malinconica e riflessiva, con quel piglio da esistenzialista della consolle, il 35enne romano ha stile da vendere. Dopo l’apertura eclettica di Aighiv, più orientata verso l’elettronica, Fabrianesi scivola sui suoi vinili con una grazia da fuoriclasse. Techno ibrida ma rigorosa, e il gusto affinato di chi ne ha ascoltata a quintali, di musica: nei suoi set ci trovi le densità plumbee della scuola Detroit, suoni ricercati e notturni che arrivano dai laboratori di Londra e Chicago, ma ci trovi anche digressioni jazz, esplosioni electro, dilatazioni ambient, mix di cavalcate severe e atmosfere ipnotiche. Equidistanze tra cielo e terra, tra concettualismi spinti e fisicità potente. Impeccabile la tecnica, che scompare però dietro una cascata di passione e soprattutto di intelligenza musicale. Il piccolo spazio undergound del Liquid, nel buio spezzato solo dai monitor e dalle proiezioni di Ignazio Mortellaro per Oblivious, si è riempito per una buona ora e mezza di emozioni cerebrali.

    “Liquid”

    In chiusura Fernandez Manetta, fiore all’occhiello della techno sicula, quella più ardita e senza compromessi. Vulcanico, selvatico, viscerale, il set di Manetta ha accompagnato il pubblico fino alle prime luci del giorno, scavando tra l’oscurità e l’alba una voragine sonora progressiva. Bassi prepotenti, ritmica serrata, suoni cavernosi ed esprit saturnino, in perfetta sintonia con Fabrianesi, ma spingendo verso una radicalità ancora più nera. Hanno tremato le pareti di Palazzo De Seta. Letteralmente, tutta la notte. Techno da ballare ma anche da ascoltare. Musica per il cervello, innanzitutto. Da cui sgorgavano immagini senza tempo. Un po’ come i crossing di Obliviuos, a commento dei vari set, tra astrazioni geometrico-simboliche e memorie corporee. Il tutto, sempre, nella ferocia di un bianco e nero iper-grafico.
    Non una nota di colore, non una sbavatura, non una concessione facile. Liquid procede dritto verso un orizzonte estetico preciso, scegliendo sonorità, partner, atmosfere, concept, allestimenti e comunicazione sempre coerenti. Il prossimo rendez-vous? Ancora non è dato sapere quando, dove e con chi. Ma sappiamo che dietro le quinte il team sta già lavorando sodo.

    “Liquid”

    Intanto, per chi si trovasse a Roma il prossimo 22 dicembre, c’è il sabato del Vicious Club targato Alchemy. In consolle un trio da non bucare: Fernandez Manetta, Claudio Fabrianesi e Fabrizio Lapiana. Anche da quelle parti scorre qualche stilla di Liquid. Nuovi sodalizi crescono, all’ombra della techno più pura, dura e ispirata. Suoni traboccanti di desiderio: cibo doc per sinapsi esigenti.

    Ospiti
  • 4 commenti a ““Liquid”: memorie dal sottosuolo techno in una notte di venerdì”

    1. L’ho già fatto ma rinnovo il mio grazie ad Helga che con le sue parole ha reso visibile il frutto del nostro progetto. Il liquid è frutto di una idea, non solo legata alla musica ma a tutto ciò che sta intorno e che ha un valore culturale ed artistico. Più gente crederà in noi, più avremo spazi per promuovere, più vi sarà collaborazione e condivisione, qualità e contenuti e più ancora potremo crescere. Mi auguro che ne esistano altre di realtà come la nostra, che chi crede in ciò che fa si assuma dei rischi e vada avanti…palermo ne avrà sicuramente un risvolto positivo …concludo ricordando le parole di un amico che la notte del 14 ci ha fatto un enorme regalo musicale……siete un grande gruppo, dovete stringervi sempre più e creare, mai mollare…spero sempre che ci sia ancora chi investe nelle idee e da loro il giusto spazio…

    2. evento con un profilo internazionale, finalmente palermo esce dagli stereotipi e dai soliti canali. cultura club.

    3. Lalla massimo sostegno da parte di Rosalio. 🙂

    4. e già tanto…grazie…

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