martedì 12 dic
  • Il sarto di Picasso

    Nell’antichità, per mangiare, gli animali e gli esseri umani si appostavano dietro i cespugli e catturavano le loro prede; poi le sbranavano e le dividevano con il branco. Solo che dopo essersi saziati, gli animali si addormentavano, mentre gli esseri umani iniziavano a scolpire sulle pareti della grotta le scene della caccia.

    I loro cuccioli osservavano e imparavano. Quei graffiti non erano solo disegni, ma racconti, prima che l’uomo inventasse il linguaggio.

    Il racconto è probabilmente uno degli elementi che più ci distingue dagli altri esseri viventi. Le storie sono uno strumento importante, forse il più incisivo per trasmettere emozioni e saperi. Non è un caso che la narrazione sia alla base di tutte le culture e che i racconti, di qualunque tipo, piacciano tanto ai bambini.

    Le storie, a detta di molti scrittori, esistono a prescindere da chi le racconta, ed il narratore, il romanziere, diviene una sorta di mediatore, qualcuno che svolge il compito di intercettare e rendere quella storia fruibile ad altri.

    Se questo è vero in generale, lo è in particolare per la storia de Il sarto di Picasso, la vicenda incredibile di Michele Sapone, un sarto nato all’inizio del Novecento in un piccolo paese del casertano, sballottato dalla vita tra Torino, Spalato, Ginevra, Parigi e Nizza, dove nell’immediato dopoguerra è entrato in contatto con il mondo dell’arte. Da quel momento ha cominciato a frequentare gli artisti della Costa, scambiando con loro abiti e quadri. Quando poi ha conosciuto Picasso, tra il sarto italiano e il pittore spagnolo è nata un’amicizia intensa e fraterna, che non si è mai interrotta fino alla morte del maestro. Anche loro, Picasso e Sapone, si scambiavano vestiti con opere, senza lasciare che il denaro inquinasse il loro rapporto. Si pagavano a vicenda con il baratto, come facevano gli uomini prima di inventare il denaro.

    Luca Masia - “Il sarto di Picasso”

    Il libro (pubblicato da Silvana Ed. in Italia e in Francia) racchiude la storia di un’amicizia che ci restituisce un punto di vista diverso su uno dei personaggi più incredibili del ventesimo secolo.

    Ho conosciuto Luca Masia, l’autore, diversi anni fa. Siamo poi rimasti in contatto saltuariamente, ma è insieme a lui che quasi due lustri fa davanti ad una granita di limone ragionammo sul nome di un festival che sarebbe poi stato Kals’art; è lui che mi suggerì un modo per contattare Wim Wenders, con lui ho vissuto belle pagine del mio percorso professionale, ma sopratutto ricordo lunghe ed appassionate discussioni sui temi più disparati. Così quando quest’estate, di passaggio da Palermo, davanti ad un’altra granita, mi ha raccontato del suo romanzo e della storia che c’era dietro, di come quasi per caso avesse avuto modo di accedere all’archivio del sarto, le sue parole mi sono sembrate una storia nella storia.

    Come sempre siamo finiti a parlare d’altro; di quanto l’occasione di quella narrazione fosse stata per lui l’opportunità di esplorare nuovi ambiti della scrittura, in equilibrio tra romanzo, biografia, memoir e saggio.

    Luca ha scritto molto in passato di cose siciliane, sul Serpotta e Van Dyck ad esempio, ma certamente le fonti da cui ha potuto attingere per scrivere di Picasso, Giacometti, Hartung, Campigli, Severini, Mirò (tutti grandi amici del sarto napoletano) sono molto vicine nel tempo e nelle relazioni con il pittore. La figlia di Sapone, ad esempio, che tanto ha contribuito alla nascita del libro, è letteralmente cresciuta nell’atelier di Picasso e degli altri amici del padre, posando spesso per loro e giocando con i loro figli.

    Farsi portatore di una storia così particolare, gli ha offerto l’opportunità di raccontare e raccontarsi da una posizione di secondo piano. Il Luca autore sfuma nel racconto e si mescola a Picasso e al suo amico sarto. Penso che proprio questa sia la bravura del narratore: fare in modo che la storia segua il suo corso, lasciando che il flusso del racconto sia libero di scorrere.

    Ci vuole sempre molta abilità da parte degli uomini perché non si veda la mano dell’uomo…
    Il libro è in libreria da qualche giorno e l’autore sarà senz’altro a Palermo all’inizio del 2013 per presentarlo. Sarà l’occasione per riprendere questi temi e discuterli più in profondità. Spero che il libro vi piaccia; purtroppo non riceverò alcuna commissione dall’autore o dall’editore, però posso organizzarvi un incontro per farvelo autografare (o restituirglielo se non vi è piaciuto), con la soddisfazione di avervi segnalato un bel libro prima che diventi un best-seller.

    Michele Sapone e Pablo Picasso

    Michele Sapone e Pablo Picasso

    Michele Sapone e Pablo Picasso

    Palermo
  • 5 commenti a “Il sarto di Picasso”

    1. Mah, io avrei qualche dubbio se Picasso avesse consegnato “Guernica” in cambio di quattro gessati. A meno che non vogliamo considerare i vestiti di Sapone come opere d’arte.

    2. più che una recensione pare una raccomandazione.
      il libro oltre a essere *imperdibile*, è scritto da un suo amico e l’autore del post garantisce perfino la copia autografa dell’autore del libro.
      vien da ridere…..

    3. stalker, sei unica! se vai ad una presentazione l’autore ti autografa il libro, per noi che leggiamo è prassi. era una battuta, te lo firma comunque il libro; ma il mio humor non incontra il tuo (a proposito ne hai?). Dalla tua che sapresti trovare il marcio pure in mary poppins (che infatti non si faceva pagare alcun compenso quindi certamente trafugava l’artenteria). rilassati e buon natale.

    4. di humor ne ho da vendere, infatti mi sono fatta due risate.
      ps a me piace leggere, e dell’autografo degli autori me ne frega poco, mi basta che il libro sia un buon libro.

    5. Vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

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