giovedì 23 nov
  • Il prezzo del disinteresse verso la politica

    Il bello di un blog, così come di un qualunque diario, è che puoi rivivere nel tempo intuizioni e passioni che hai provato in passato per verificarne poi l’attualità. Sono pertanto molto contento di aver finalmente trovato quell’aggregazione che andavo cercando in risposta alla domanda che più mi inquietava: perché in un Paese dove si potrebbe vivere tutti bene, ci siamo ridotti in questo stato?

    Correva il 2004 quando, novello blogger, invocavo «una rete di uomini e donne capaci, con le loro competenze e il loro posizionamento sociale, di mettere in atto una strategia efficace per raggiungere un risultato politico ed economico concreto e misurabile. (…) persone libere, economicamente e intellettualmente, che sentano la responsabilità civile e morale, ma anche il legittimo interesse economico, a sbloccare dal condizionamento parassitario lo sviluppo dell’Isola. Persone che condividano una visione di modernità cui ispirare le regole che dovranno regolare la società siciliana: meritocrazia, par condicio, solidarietà, trasparenza. Persone capaci di indicare concretamente una prospettiva di sviluppo economico vero, non parassitario, premessa di quello democratico: se si hanno problemi a riempire la scodella, il voto è un bene di lusso da vendere al miglior offerente».

    Piccolo flashback. In questi anni ho seguito e più volte citato nei miei post due siti di commento e critica costruttiva alla politica economica italiana: laVoce.info e noisefromAmerika.org. I promotori di quest’ultimo, economisti esportati negli Usa come Luigi Zingales, Michele Boldrin, Sandro Brusco ed Andrea Moro, assieme a opinionisti italiani come Oscar Giannino, visto l’aggravarsi della crisi economica, civile e morale italiana, e consapevoli dell’inaffidabilità di una intera classe politica, di destra come di sinistra, hanno lanciato quest’estate un manifesto e un programma in 10 punti, concreti e misurabili, per Fermare il declino. Tanto per dare un’idea della qualità della materia grigia coinvolta, Luigi Zingales è stato recentemente annoverato tra i 100 pensatori più influenti del mondo mentre il suo recente libro Manifesto capitalista (Capitalism for the people), è un best seller che merita davvero di essere letto da tutti. Lo scorso 8 dicembre, in un’assemblea in videoconferenza tra Milano, gli Usa e Palermo, visto che ospitavo a casa mia Michele Boldrin (qui per la presentazione del suo libro sull’abolizione della proprietà intellettuale), si è deciso di trasformare il movimento in una forza politica ribattezzata Fare per Fermare il declino che gareggerà alle prossime politiche sotto la guida di Oscar Giannino. E così, da coordinatore di un movimento di opinione assieme a Carlo Amenta e Luciano Lavecchia, mi sono ritrovato a gestire i primi passi di un nuovo partito, ma nuovo per davvero!

    L’altra sera c’è stato il primo incontro tra gli aderenti che abbiamo invitato a candidarsi e man mano che si presentavano (noi coordinatori su mandato fiduciario dei fondatori abbiamo ritenuto opportuno non candidarci) mi è tornato in mente quanto scrivevo nel 2004: persone comuni che credono nel merito, nella libertà economica e nella corretta competizione, che hanno studiato, viaggiato, lavorato all’estero, che non hanno certo bisogno della politica per campare, che da imprenditori di questa terra hanno denunciato il racket oppure operato nel settore dell’arte e della cultura o delle professioni, senza conoscersi, se non attraverso la rete e la condivisione attraverso la rete delle stesse idee e valori, si sono ritrovate a tentare di fare la cosa giusta, oggi e ora, in questo passaggio storico cruciale perché nel 2013 o ci salviamo o affondiamo tutti. Fare per Fermare il declino: quale partito ha ricette e obiettivi più chiari?

    Fare per Fermare il declino

    Scriveva Platone ne la Repubblica che «la pena che i buoni sconteranno per il disinteresse alla cosa pubblica è quella di essere governati dagli individui peggiori». Profezia puntualmente realizzatasi in Italia, nella seconda forse ancor più che nella prima Repubblica. In questi ultimi venti anni i leader di quelli che oggi identifichiamo come Pdl e Pd, assieme ai lori soci, si sono alternati dividendo comunque gravi responsabilità come quella di non aver sfruttato i minori tassi dell’euro per abbattere il debito e la relativa spesa per interessi, riversando tali risparmi in nuova spesa parassitaria ancorché ammantata di welfare insostenibile. Seriamente, può chi è stato la causa di un male essere invocato come il medico? Il vero voto inutile è quello che si da’ a chi perpetua il declino proponendo la stessa visione politica: dov’è la novità del pensiero di Bersani o di Berlusconi o di Vendola? Con loro lo Stato ipertrofico è destinato solo a crescere e a disincentivare con una pressione fiscale parassitaria chi saprebbe creare davvero sviluppo e occupazione. Il prof. Monti ha invece la responsabilità non solo di non aver fatto ciò che avrebbe avuto il dovere di fare in tema di riforme, imponendosi a Pdl e PD per i quali ha svolto il lavoro sporco del risanamento dei conti con recupero dell’immagine internazionale, ma anche di prestarsi a coprire, sotto la rispettabilità del proprio nome, il più imbarazzante riciclaggio di vecchi arnesi della politica sopravvissuti a tutte le stagioni. Cosa resta allora, il M5S? Per una ventata di facce nuove e uno schiaffo ai partiti, senz’altro, ma se i pentastellati hanno avuto modo di elaborare proposte originali e condivisibili a livello di enti locali, la proposta politica nazionale è invece, per dirla con Carlo Stagnaro, altro fondatore di Fermare il declino, un «curioso mix di proposte assennate, discutibili e del tutto impossibili». Non basta “voler fare il bene del Paese”, bisogna anche avere le competenze culturali e una visione complessiva per saperlo fare.

    Gli uomini e le donne di Fare per Fermare il declino mi sembrano come quei contadini russi armati di armi improprie (come oggi lo sono la propria testa, braccia, gambe e social network) per contrastare nella steppa l’avanzata dell’esercito napoleonico, quello dei partiti resi imbattibili dal finanziamento pubblico e da media compiacenti: il loro unico alleato è il “generale inverno”, non quello durante il quale raccoglieranno le firme per strada, bensì quello della crisi finanziaria ed economica. Perché una cosa è certa: i partiti non hanno più nulla da promettere e scambiare mentre a questa crisi si rimedia solo con ricette sicure, già sperimentate altrove e qui ce ne sono ben 10.

    Palermo
  • 30 commenti a “Il prezzo del disinteresse verso la politica”

    1. A proposito di giovani e donne: chi ne parla?
      http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=vEY7PCH6pW0

    2. Quindi, al netto dei giri di parole, Grillo ha deluso persino te? 😛

    3. Fermare il declino è nato questa estate: ha un programma strutturato e coerente per uscire dal tunnel, grazie alle competenze di chi lo ha elaborato.
      Il M5S ha cambiato le regole del gioco in politica, ma il bello della competizione, in economia come in politica, è che migliora l’offerta nell’interesse dell’utente.
      La mia personale classifica prevede Fare per Fermare il declino al primo posto e il M5S al secondo e finisce qui…

    4. Mai visto tanta ingenuita’ in vita mia. Mi domando come si faccia ancora a credere a favole del genere dopo i 13 anni. La cosa buona e’ che il “fermare il declino” non prendera’ piu’ dello 0.923 % dei voti. La cosa cattiva e’ che grillo, con tutte le sue urla e le sue proposte assurde e senza senso ha serie probabilita’ di farcela!

    5. Caro Donato, come sai anch’io ho firmato il manifesto di fermare il declino non già per la stima nei confronti di Giannino e Zingales ma Xche ritenevo il movimento utile quale fucina di idee di un moderno liberalismo che potevano contribuire quale piattaforma per un rinnovato impegno politico della società civile. Insomma io, uomo del PD liberal di sinistra, credevo che un movimento come FD potesse dare alla politica in generale un contributo utile ed importante di idee e di persone. Ma la scelta di fare un partito mi ha lasciato del tutto basito non se ne sentiva proprio il bisogno, ormai molti anni fa in Italia abbiamo imboccato una via quella del bipolarismo che nel tempo avrebbe dovuto portare non ad un bipartitismo anglosassone, non è nelle NS corde, ma sicuramente alla semplificazione del sistema partitico italiano. Al contrario colpa una riforma elettorale mai fino in fondo compiuta , i partiti sono aumentati e diventati personali se non padronali. Io credo che l’Italia oggi abbia bisogno di persone e idee nuove ma non di altri partiti. Ed al contrario questo sta facendo fd . C’è bisogno di etica e moralità non solo nella politica ma in tutta la società, la brutta politica è figlia di una brutta aria che pervade la società tutta, diceva qualcuno …”ognuno ha i governanti che si merita…” I ladri, i corrotti, etc…li abbiamo eletti noi, ed anche se con il porcellum, alla fine la x sul simbolo del partito l’abbiamo fatta noi stessi, ergo siamo sempre stati noi, tu, io etc…a scegliere; potevano non farlo, potevamo scegliere altri partiti ma alla fine o non siamo andati oppure ci siamo turati il naso. Fd aveva deciso di confrontarsi con la politica, bene! ma era necessario un partito? Un partito caro Donato è cosa seria è fatto di uomini e donne che hanno degli ideali, hanno una visione del futuro, hanno una storia o sono traghettatori di storie e valori del passato. Vedi il PD, il mio partito, erede di storie e tradizioni diverse che vanno dal PCI, ai repubblicani, socialisti e fino ai democratici cristiani, ma che ancora oggi stenta a trovare una sua precisa strada. Quali sono gli ideali, i valori comuni di FD dove e quale confronto o manifesto politico per verificare se le proprie istanze siano riconosciute; non basta riconoscersi in 10 proposte tecniche, la politica è anche e sopratutto passione, ideali, visioni. C’era bisogno, c’è bisogno che la parte sana di questo paese decida di metterci la faccia, di impegnarsi non solo nei propri affari, di mettere il proprio patrimonio di idee e conoscenze al servizio della Comunità e non di un altro partito, con stima Maurizio Li Muli

    6. Giannino dice cose condivisibili.

    7. @didonna, se alle olimpiadi ci fosse la categoria “salto della quaglia” tu non avresti rivali…sei davvero un campione. 😀
      così la pensavi neanche due mesi fa….
      http://www.rosalio.it/2012/11/09/dalle-startup-allars-ecco-come-rivoluzionare-la-sicilia/#more-11970
      ora sei per il liberismo alla oscar giannino.
      LOL

    8. @Maurizio, se avessimo voluto affiancare gli esponenti della sinistra liberale nel PD ci saremmo magari potuti presentare alle recenti primarie per ritrovarci poi i candidati imposti dalla segreteria romana: questi partiti non si possono più cambiare dall’interno, non credi?
      @Stalker, oltre vedere che la mia idea a favore delle startup é stata fatta propria dai deputati M5S dell’ARS, sono stato sempre coerentemente pro mercato e mai votato comunista 🙂

    9. @didonna, lei è sempre startup, sempre al vento, e le sue idee sono sempre un passo avanti.

      le prova tutte, come un casini qualsiasi.
      le manca solo di sposare una caltagirone, poi ha fatto tutto il giro del reame…..
      didonna giuliano, lei è sempre meno credibile, un granchietto che si aggrappa ad ogni scoglio che le viene a tiro.
      questo spottone elettorale è patetico.

    10. e mi meraviglio che un economista come boldrin ( al di là di come la si pensi sul liberismo)si immischi con gente come giannino e soprattutto con gente come lei.
      ahhhh che brutta bestia la politica, che fa di libero pensiero pattume da immondizia in cerca di voti.

    11. Lo stalking di una stalker francamente annoia

    12. in effetti annoia anche il tuo spottone.
      mi annoio per prima ad averti commentato.
      ESC

    13. ps il “mio” stalker è quello di tarkovsky, è un omaggio al grande regista.
      lo stalking è un reato penale.
      se ne ravvisi gli estremi rivolgiti alla polizia postale, altrimenti non fare il cialtrone anche nei commenti.

    14. Senta Stalker, non abbiamo fatto la scuola assieme (sempre che lei ne abbia mai frequentata una) e il termine cialtrone lo riservi quindi a chi le ha insegnato l’educazione.

    15. eheh grande Donato!

    16. Vi invito a essere rispettosi nei commenti, a rimanere in tema e vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

    17. dottor giuliano didonna, le ho dato del cialtrone dopo che lei mia ha dato della stalker.
      comunque su una cosa ha ragione, non abbaimo frequentato le stesse scuole.
      io giocavo a pallacanestro, lei al salto della quaglia…. mi raccomando con gli allenamenti, non vorrei si azzoppasse tra una capriola e l’altra. 🙂

    18. DIco solo che né Zingales (bravo ma astratto e cinico, come fa a perorare come normale il default dell’Italia? Evidentemente non sa capisce voglia dire buttarsi da un ponte per una miseria di cui non si ha colpa) né Giannino (personaggio da operetta a partire dall’aspetto che volutamente da di sé) non mi sembrano persone che abbiano come scopo né il benessere degli italiani né il bene dell’Italia, fini nobili a cui che intende amministrare la cosa pubblica dovrebbe tendere. Mi sembrano prodotti del mono-pensiero mondiale auto proclamatosi come giustizia universale. Allora, meglio uno scarso, no?

    19. non capisce cosa voglia dire

    20. Orazio
      Tentare di leggerti e’ un’impresa da esploratori di una foresta vergine…

    21. e comunque rimane il fatto che didonna è una banderuola che si mette sempre al vento.
      innalzassi mai una bandiera, non lo vorrei mai a soffiare per me.

    22. [vabbè lucido, orazio è quello che ha recensito/stroncato “così in terra” di enia dopo averne letto mezza pagina, per sua ammissione, e tu vuoi tentare di leggere e decifrare lui?]
      fine OT

    23. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/banchieri-sbeffeggiati-a-bankitalia/364889/
      Quale economista può permettersi di cantarle così al governatore e ai vertici di Intesa e Unicredit?
      Zingales é uno dei maggiori critici delle degenerazioni del capitalismo relazionale, l’unico che conosciamo in Italia. L’esatto contrario di quanto un certo provincialismo culturale ci porta a ripetere attraverso luoghi comuni infondati.

    24. Stalker temo che tu non voglia leggere i miei commenti. Rimuoverò ulteriori tuoi commenti offensivi e fuori tema. Saluti.

    25. @didonna non sei i formato noi PD con le primarie stiamo cambiando il 90% dei parlamentari, in Sicilia solo in 6 saranno “calati” come dici tu, ma saranno figure di rilievo gli altri sono tutti “nuovi” e scelti dai partecipanti dalle primarie. Con simpatia. Maurizio

    26. Primarie e candidature calate dall’alto mi sembrano concetti incompatibili: così come non si può essere incinta solo un po’ non si può nemmeno essere democratici al 90%.

    27. In PNL insegna che se vuoi cambiare le cose devi cambiare il tuo modo di comportarti rispetto alle cose stesse. Il disastro attuale è figlio di comportamenti errati nei quali ha avuto ruolo l’intera classe dirigente, sarebbe sbagliato prendersela solo con Berlusconi. Sostituire persone e metodi significa dare spazio ed ascoltare proposte nuove di soggetti nuovi per la politica.
      Grillo può non piacere ma ha riscritto l’agenda politica in Italia. L’impegno pertanto di intellettuali che sono rimasti estranei alla Politica penso sia un atto dovuto da parte loro.
      Guardare le cosa da un altro punto di vista può aiutarci tutti a capire meglio in che posizione siamo. In questo minuto credo che più voci diverse e competenti si alzino più avremo modo ci farci un’idea di quanto sta accadendo.

    28. Siamo dove siamo per ragioni che oramai sono chiare agli italiani.
      La politica e’ una cosa sporca,pensavano gli italiani,e la lasciarono in mano ai partiti.
      I partiti occuparono tutte le posizioni chiave,cioè’ quelle in cui si decidono a chi vanno gli appalti pubblici e chi deve occupare posizioni di rilievo.La magistratura si è’ dimostrata impotente ad impedire gli inciuci.I professionisti della politica si sono date retribuzioni elevatissime,col beneplacito di chi stava al governo e di chi stava,si fa per dire,all’opposizione.Intanto fior di aziende,vedi l’ultimo caso della Richard Ginori,chiudono e mettono sulla strada maestranze qualificate.Per decenni si è’ consentito di assumere per clientela o nepotismo e di concorsi se ne vedono pochi o niente.La classe politica si è’ blindata col sistema delle nomine dall’alto.Spese incontrollate,sprechi,aumento della tassazione,riduzione dei consumi,recessione ed aumento dei disoccupati.Proliferazione dei partiti,anche piccoli,equivale alla corsa all’oro.Si è’ raschiato il barile per sostenere il sistema bancario,senza il quale sostegno molte banche sarebbero fallite.Banche che prendono soldi all’1 per cento ed acquistano titoli di stato con remunerazioni al 4 o 5.
      Conseguenza debito pubblico in crescita.
      Insomma c’è’ una spirale negativa e nessuno sembra avere la minima idea di come uscirne.Intanto all’orizzonte si profilano nuovi Messia.

    29. Lucido hai ragione, avevo scritto davvero male e chiedo scusa.

      Volevo solo dire che non mi fido di Zingales, uno che va sostenendo che sia normale che l’Italia debba fallire, anzi in qualche modo sarebbe auspicabile.

      E che non mi fido di Giannino, come non mi fido degli uomini che adottano un look da personaggio da avanspettacolo.

    30. Anche io tifo per il default.

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Il prezzo del disinteresse verso la politica, 5.0 out of 5 based on 1 rating