sabato 19 ago
  • Se non hanno pane mangino le brioche

    In Sicilia probabilmente lo ricorderemo come uno dei peggiori assessori al turismo di sempre, una battaglia dura da vincere a giudicare dalle drammatiche situazioni del comparto, in Italia è molto più famoso per la storia della mortadella mangiata in parlamento in occasione della caduta del governo Prodi.
    In questa vicenda è solo un protagonista passivo, Stranamente non c’entra, è solo il “consumatore finale”, una comparsa di una scena da fine impero. Ma il destinatario finale serve per dare cornice adeguata all’accaduto.
    Non si tratta di mortadella e, sebbene ci sia la politica di mezzo, non si tratta neanche di prostitute, come avrebbero potuto pensare i nostri piccoli lettori; questa è la storia di un vassoio, si proprio un vassoio, che noi tutti, anche tu che stai leggendo, abbiamo acquistato per onorare il fu assessore e senatore della mortadella, in occasione del matrimonio del suo rampollo, il vassoio è stato acquistato con nostri soldi dal gruppo PdL all’Ars in occasione delle celebrazioni dell’importante evento.
    Il gesto in se non va commentato. Dice tutto, racconta un’epoca ed i suoi protagonisti. Fa parte di un affresco dove in primo piano troviamo le teste di porco alle feste romane, i giochi PlayStation e le cartucce lombarde, i carrelli della spesa spinti da poliziotti, mentre sullo sfondo ormai sbiadito scavalcato da eventi impensabili a suo tempo, un quasi puritano vassoio di cannoli. Il dato alza solo di altri 1690 euro l’asticella di una gestione sconsiderata di decine, centinaia, milioni di euro tolti al nostro futuro.
    Il punto sul quale invece invito alla riflessione è la placida e pacifica spiegazione. Non so quale scusa azzardata potevano sforzarsi di inventare: «Il vassoio serviva per portare le lettere da un ufficio all’altro#187;; oppure, oppure «il vassoio era di criptonite e lo usavamo per indebolire Lombardo durante le sedute d’aula». Qualunque cavolata mi avrebbe irritato di meno.
    La risposta della capogruppo nella spontaneità ed assenza di imbarazzo con cui è prodotta sembra, nella percezione della sua realtà, potere mettere tutto a posto, e spiegare ai malpensanti investigatori, ed a noi popolo, la legittimità della spesa. Ecco a me la risposta ha dato più fastidio della spesa in se perché racconta una sostanza impressionante, ovvero che questa mediocre aristocrazia in decadenza ritiene ovvio fare un regalo ad un matrimonio del quale a ciascuno di noi frega assolutamente niente, usando i denari che sulla carta sono dati loro per attività politica, denari peraltro che noi abbiamo ben chiarito in un referendum che non avremmo assolutamente voluto dare neanche per le spese politiche.
    Capiamoci, ed è questa la sostanza del problema, per loro è questa l’attività politica: creare attorno a se ed ai propri accoliti un clima di compiacente approvazione da parte di loro stessi, un gioco di specchi, di rimandi ed auto-legittimazione. Con buona pace di quelli che pensavano che politica fosse farsi carico e trovare soluzioni ai problemi della collettività.
    A settembre ho incontrato il presidente della regione Maloposka, la regione di Cracovia. Prima dell’incontro ci hanno precisato di non portare regali di valore, solo doni istituzionali. Un trasferimento di dono superiore a venti euro ad un soggetto istituzionale in Polonia è considerata corruzione. In Polonia questo vassoio non avrebbe potuto essere regalato e tanto meno accettato, ma si sa quelli sono comunisti.
    Immagino la scena della capogruppo raggiunta dalle informazioni sulle indagini, infastidita, sul suo comodo trono (non ho idea su quale poltrona oggi sieda), dare le sue calme delucidazioni. E che altro avrebbero dovuto fare? Mettiamoci al loro posto. Tassarsi di 50 euro l’uno come avrebbe fatto ciascuno di noi invitato ad un matrimonio?
    La risposa è data con tale candida serenità che ha me ha fatto venire in mente l’aneddoto di Maria Antonietta che sazia al punto di non capire cosa possa esserci dietro una nazione affamata ed in rivolta, pensa di indurre a ragione chi protesta perché non ha pane invitandolo a saziarsi con le brioche. Il fatto che il vassoio non sia nella casa di nessuno dei parlamentari PdL ma a casa del figlio di un ex assessore in quota Fli dovrebbe dare una cornice di legittimità ad una spesa oggettivamente insulsa, nell’immaginario di questa gente questa spiegazione giustifica tutto, esattamente come quel popolo avrebbe dovuto tacere nutrendosi appunto di brioche in assenza di pane.
    In un altro momento di minore rabbia avrei concluso con una battuta sulle brioche e la mortadella, ma stavolta non ho voglia. Abbiate pazienza. Guardo mio figlio che ignaro di questo presente surreale gioca sul tappeto di casa, si gira e mi sorride, penso al suo futuro e mi viene solo voglia di gridare e piangere.
    Ringrazio di cuore i 5 stelle per avere restituito il loro stipendio, mantenendo fede alla parola, e mettendo in atto uno dei gesti simbolici più rivoluzionari che si sia mai visto nei palazzi del potere. Sono spicci rispetto ai miliardi di debito della Regione, ma è un gesto che ha il sapore di cambiamento, fatto da gente che è usa a mangiare pane e non brioche, conosce il valore del denaro e soprattutto quello della parola data.

    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “Se non hanno pane mangino le brioche”

    1. OTTIMA RIFLESSIONE.
      per chi volese approfondire il riferimento di cronaca è questo
      http://livesicilia.it/2013/01/10/quella-spesa-e-servita-per-un-regalo-al-figlio-di-strano_242470/

      …e mi sa che siamo solo all’inizio…

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