mercoledì 23 ago
  • La “faccia buona” di Palermo: la musica indie

    Premesso che non sono un’esperta di musica, ammetto che mi piace imparare. Avere un fidanzato che non ascolta mai musica “normale” – cioè, come forse vorrebbe urlarmi lui ma non lo fa per troppo amore, banale – mi ha insegnato che esiste, nel vasto panorama musicale, anche un termine strano: indie. Indica – mi si dice – il panorama di musica indipendente, fuori dal circolo delle etichette musicali di prestigio, da Mtv e roba varia, che al massimo finisce sul programma Moby Dick di Radio2.

    Qual è la notizia? Che i siciliani (ed i palermitani in primis) la fanno da padroni. E non lo dico io, o il mio fidanzato: ma il prestigioso giornale inglese The Guardian (qui). Leggendolo scoprirete che, oltre ai big di sempre (da Vasco Rossi a Jovanotti), vengono citati due giovanissimi cantautori siculi indicati come promesse della musica italiana: si tratta di Colapesce e Dimartino. Il primo, al secolo Lorenzo Urciullo, è originario della provincia di Siracusa e ha vinto il prestigioso Premio Tenco con il suo album d’esordio Un meraviglioso declino. Il secondo, il cui nome completo è Antonio Di Martino, è nostro compaesano: palermitano doc, il suo ultimo disco, Sarebbe meglio non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile (Picicca Dischi), uscito a maggio del 2012, ha riscosso successo di pubblico e di critica. La canzone più bella, o forse che più mi rappresenta, è Non ho più voglia di imparare, manifesto triste della nostra generazione iper istruita e forse iper sfigata.

    Non citato dall’articolo, ma importante da citare qui è un altro artista emergente palermitano, Nicolò Carnesi, che con il suo Il colpo) ha davvero fatto centro. Il video, in cui è possibile riconoscere molti scorci della nostra città (ma che forse, per una cattolica come me, in alcuni frame è un po’ fuori luogo), è stato editato da due artisti palermitani molto bravi, Manuela Di Pisa e Igor Scalici Palmieri. Certamente, a parte Dimartino e Carnesi, altri nomi andrebbero inseriti in questa lista di realtà musicali produttive, emergenti e che – anche all’estero – fanno parlare bene della nostra Palermo e della nostra Sicilia. Invito dunque chiunque ne sa più di me (e non ci vuole molto!) a inserire tra i commenti i nomi e i link a musicisti e artisti made in Palermo che rappresentano la “faccia buona” della nostra terra.
    La frase dell’articolo apparso sul The Guardian avvicina i nomi degli artisti a una parola per noi pericolosa, “stereotipi”: «Among the most interesting names of recent times are two acts from Sicily, Colapesce and Dimartino – the perfect riposte to outdated southern Italian stereotypes». Finalmente l’hanno capito anche all’estero che non siamo mafia, pizza e schiacciapensieri. E noi, l’abbiamo capito?

    Ospiti
  • 6 commenti a “La “faccia buona” di Palermo: la musica indie”

    1. solo made in palermo? ci sono siciliani in tutta la sicilia che rappresentano la faccia buona della nostra terra. gli entourage per esempio. te li consiglio, sono una band messinese.

    2. ” Finalmente l’hanno capito anche all’estero che non siamo mafia, pizza e schiacciapensieri”. È Matteo Bordone, l’autore dell’articolo, che vorrebbe farglielo capire. Siccome, anch’io come l tuo fidanzato, preferisco ascoltare musica (e discorsi) non mainstream, ricordo il buon Matteo sodale di Luca Sofri a Condor, preziosa trasmissione di RadioDue che ovviamente fu soppressa.

    3. Iotatola e Akkura!

    4. e “il pan del diavolo”? in realtà è già da almeno 4-5 anni che a Palermo si respira un’aria diversa, dal punto di vista musicale. finalmente non siamo più secondi a nessun’altra zona siciliana, mancano solo le produzioni, le sale di registrazione e i locali dove suonare (seriamente)

    5. Viva Moby Dick e viva la buona musica Siciliana. Comunque sia, un articolo del genere non poteva che scriverlo il buon Matteo Bordone.

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