martedì 12 dic
  • Un mare da…salvare a Sferracavallo

    “In catena il mare”

    In catena il mare è lo slogan della manifestazione che domenica 3 marzo alle ore 10:00 a Sferracavallo, sul lungomare Barcarello, vedrà una catena umana che unirà tutti coloro che non vogliono lo scarico in mare delle acque reflue di un maxi depuratore e che vogliono la chiusura del pennello.
    Prima di andare avanti ricordiamo che il mare di Sferracavallo si trova nell’Area Marina Protetta Isola delle Femmine-Capo Gallo e la stessa zona è inserita in un S.I.C (sito di interesse comunitario).
    Sulla determina dirigenziale n° 57, del 19 dicembre 2012 dell’ATO 1 (Ambito Territoriale Ottimale), relativa all’affidamento delle indagini geognostiche, cui è stato dato parere favorevole, si legge: «l’ipotesi progettuale, alla quale si è pervenuti a seguito di numerosi tavoli tecnici svoltisi sull’argomento presso la Provincia Regionale di Palermo, presso gli uffici del Commissario Delegato per l’emergenza delle bonifiche e la tutela delle acque in Sicilia e presso l’Amministrazione Comunale, nonché a seguito dei successivi approfondimenti da parte dei progettisti incaricati, prevede lo scarico dei reflui depurati a mezzo di condotta sottomarina da ubicare nel Golfo di Sferracavallo».
    L’aver appreso dell’esistenza di tale determina, che è in pratica il concretizzarsi di studi che vanno avanti dal 2010, da oltre un mese, crea nella borgata dissenso e rabbia.
    La domanda comune è: perché la scelta è ricaduta proprio Sferracavallo, che è in Area Marina Protetta?
    Il controsenso è palese e ad esso si aggiunge un altro annoso problema: da oltre 25 anni le acque reflue della borgata scaricano, senza essere depurate, ad un chilometro e otto dalla costa, in direzione di Isola, se il pennello funziona, e sottocosta se è rotto o se piove, e qui nasce un altro controsenso perché ai diportisti è consentito l’ancoraggio solo sulle boe predisposte dall’ente gestore (a pagamento fino a qualche anno fa) e ciò proprio a rispetto dei fondali?
    Cosa si intende per rispetto per i fondali? E perché si è arrivati a valutare tale ipotesi?
    In buona sostanza è accaduto che nel 2009, la Corte di giustizia europea ha avviato una procedura sanzionatoria nei confronti dell’Italia che non era in regola nel trattamento, nella raccolta e nella depurazione delle acque reflue.
    L’Italia ha cominciato quindi ad avviare le procedure per mettersi in regola. Nel 2012 il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione economica), con delibera del 30 aprile, stanzia le risorse necessarie affinchè importanti zone del Mezzogiorno avviino i progetti di depurazione delle acque e della bonifica delle discariche. Alla Sicilia vengono stati assegnati oltre un miliardo di euro, a Palermo, tra le altre somme, 18.473.730,00 euro vanno all’adeguamento dell’impianto di Fondo Verde Giardini (che si trova nei pressi di via Castelforte) comprendendo le opere di scarico a mezzo di condotta sottomarina. Se il progetto dovesse materializzarsi, nel mare di Sferracavallo confluirebbero anche i reflui di Fondoverde che, attualmente, scaricano nei pressi del porto di Palermo.
    Giovanni Avanti, presidente della Provincia nonché presidente del Consorzio che, dal 24 aprile 2012, gestisce l’Area Marina, intervenendo all’assemblea cittadina promossa dal Comitato Il mare di Sferracavallo ha asserito che «salvaguarderà il territorio, che sull’area non possono scaricare reflui e che le indagini geognostiche servono per dare una valutazione ambientale che motivi il fatto che non si può scaricare».
    Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, incontrando una delegazione del comitato Il Mare di Sferracavallo e il comitato scientifico Oikos si è detto contrario a tale sversamento, così come lo era stato nel 1997. «una posizione che non ho mai cambiato, a maggior ragione dopo le inaccettabili decisioni della Regione, del CIPE e della Provincia che vorrebbero realizzare l’impianto» – si legge sul comunicato stampa – «evidente la contraddizione fra le norme dell’Unione Europea in materia di tutela ambientale e le posizioni del Ministero dell’Ambiente da un lato e le posizioni espresse dal CIPE dall’altro; una contraddizione ancora più evidente alla luce della possibile applicazione di sanzioni europee alla Regione e al Comune per la mancata soluzione del problema fognario della città. Una soluzione sostenibile per ambiente e cittadinanza – continua il comunicato – andrà individuata, in tempi brevissimi e col supporto scientifico-tecnico delle Università siciliane e dell’Amap, per essere presentata ai cittadini e quindi portata a Bruxelles con la richiesta di consentire da parte del Comune un percorso rispettoso di tutte le normative ambientali.Chiederemo alla Commissione Europea – ha concluso Orlando – di rispettare e agevolare una progettualità condivisa con i cittadini e la comunità locale».

    Rimane da capire perché se i tavoli tecnici si sono svolti alla presenza delle autorità territoriali, nella ipotesi di progettazione non si sia tenuto presente, da subito, il fatto che ci si trovasse in un Area Marina…

    Oggi la speranza è che tra 60 anni, come è accaduto per il mare di Acqua dei Corsari, un tempo fiore all’occhiello della città, chi ci seguirà non dovrà dire: «A Sferracavallo un tempo il mare era bellissimo!».

    Un mare da...salvare a Sferracavallo

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  • Un commento a “Un mare da…salvare a Sferracavallo”

    1. Casualmente mi sono trovato a leggere questo post interessantissimo di circa un anno e mezzo addietro
      su un tema che avrebbe meritato un ampio dibattito,quale e’ quello della protezione delle coste dall’inquinamento .Chissa che evoluzione ha avuto la questione!

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