mercoledì 20 set
  • “L’Astensionista”


    Io non delego da ruben monterosso su vimeo.

    A fronte di risultati elettorali che hanno sorpreso e spiazzato fazioni politiche e cittadini, l’unico dato che sembra essere stato confermato è quello dell’astensionismo: secondo il Ministero dell’Interno l’affluenza alle urne è stata del 75,19 % per la Camera e 75,11% per il Senato, minimo storico dal 1946. Ma come sempre si tratterà di un dato che nel giro di una settimana verrà dimenticato fino alla prossima tornata elettorale. La scena attualmente, e forse comprensibilmente, è occupata da analisi, ipotesi, paure e accuse verso lo scenario politico che queste elezioni hanno configurato. C’è chi minaccia di fare le valigie, chi nasconde la testa sotto la sabbia, chi insulta il popolo italiano e il suo elettorato, chi demonizza coloro che non hanno votato o votato qualcosa di diverso dal proprio credo politico, gli “altri”. Insomma si fa la voce grossa e si cercano capri espiatori, qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno che, come sempre, ci permetta di dire “non sono stato io”.
    L’unica cosa che ancora non si è fatta è cercare di capire cosa ci ha portato a essere etichettato dalla stampa straniera “il Paese delle illusioni”: dietro i numeri ci sono persone che hanno fatto una scelta ben precisa. E l’unica cosa sensata da fare sarebbe cercare di capire chi e cosa c’è dietro queste scelte, comprendere le cause per superare i problemi. Cosa spinge il 30% dell’elettorato a votare ancora Berlusconi, cosa a credere in Grillo, cosa a votare contro l’altro e non per qualcuno e cosa, soprattutto, ad astenersi e lasciare ad altri la delega?
    È il tentativo di rispondere a quest’ultima domanda che ha spinto Ruben Monterosso, Bernardo Giannone, Daniele Fabrizi e Federico Savonitto, filmakers palermitani, a partecipare alla realizzazione del web doc L’astensionista. Ciò che ha dato vita al progetto, partito da Roma negli studi di Pinup Filmaking, è stata la curiosità di interpretare il fenomeno dell’astensionismo elettorale, osservando quelle statistiche che dimostrano come sempre più persone si rifiutano di recarsi alle urne. Indagare le loro ragioni per capire come recuperare uno dei rapporti più complessi e deteriorati della nostra democrazia, quello tra cittadini e politica. Sembra ci sia la convinzione che nel voto inizi e si esaurisca l’intera vita di un cittadino e la sua partecipazione alla democrazia e alla vita pubblica. È vero, Paolo Borsellino diceva che «il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale, con la matita in mano» ma diceva anche che l’importante non è il voto ma rispettare il proprio dovere e portarlo fino in fondo. Ne è un esempio Christian, trentenne palermitano, che preferisce la partecipazione attiva nella propria città alla delega e guarda con i propri occhi i risultati del lavoro che quotidianamente svolge in quartieri come Borgo Vecchio e lo ZEN, dove lavora come insegnante. Lui è solo uno dei tanti che alle elezioni ha rinunciato a esercitare un proprio diritto. L’astensionismo, infatti, è un fenomeno che in Italia, negli ultimi 30 anni, è aumentato così in fretta da renderlo uno dei protagonisti indiscussi seppur trascurati della scena politica. Un fenomeno che, tuttavia, sale agli onori della cronaca solo durante la campagna elettorale, conquista le prime il giorno dopo il voto e poi scompare fino alla tornata successiva. Eppure dati e analisi mostrano come l’astensionismo sia sempre meno contingente e sempre più strutturale. Si tratta di una quota dell’elettorato sempre più difficile da ignorare e che forse, prima ancora di essere demonizzato, dovrebbe spingere a chiedersi: chi è l’astensionista oggi? Cosa lo spinge a disertare le urne e cosa, soprattutto, potrebbe tornare a farlo votare?

    Ospiti
  • 2 commenti a ““L’Astensionista””

    1. Vede, molti studiosi pensano che l’astensionismo sia paradossalmente un fenomeno tipico delle societa’ piu’ evolute, in cui la democrazia e’ ben salda e I partiti, tranne alcune differenze ideali, perseguono o almeno provano a perseguire il bene comune. E a riprova di cio’ citano I casi di molte democrazie avanzate dove l’astensionismo raggiunge il 35/40% e piu’, come in Inghilterra, e dove cio’ non provoca alcuna preoccupazione e non e’ indice di qualche particolare problema. Quindi, un alto livello di astensionismo in presenza di uno stato efficiente e di una classe politica almeno discreta e’ qualcosa di normale.

      Diverso e’ il caso dell’astensionismo in paesi meno efficienti e con classi politiche spesso da dimenticare. In tal caso nausea e sfiducia sono le ragioni prevalenti per astenersi.

    2. Io propongo il partito degli astensionisti!!!

      …solo che non so se devo votarlo o no…

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