giovedì 21 set
  • Aspettando Serafino

    Dicevamo a tutti che eravamo cugini ma non era vero. Ci piaceva dirlo in giro perché era un modo per rafforzare il nostro legame. Io e Serafino, infatti, eravamo i classici “amici d’infanzia”.

    Vivevamo – e continuiamo a vivere – in un quartiere difficile della città: la Zisa. E siamo stati bambini in quegli anni 80 in cui la mafia la toccavi con mano, la incontravi ogni giorno, ci parlavi come se fosse una cosa normale.

    Bambini che giocavano a “guardie e ladri” anzi a “sbirri e mafiosi”: si faceva parte dei primi solo perché si perdeva a pari e dispari.

    Bambini che chiamavano “Buscetta” chi faceva la spia o che si organizzavano in bande rivali perché questo ci faceva sentire “grandi”.

    Perché non vedevamo la mafia come un virus che poteva portarti perfino alla morte. Ma come un’associazione “romantica” che ti permetteva di essere bello, forte e ricco.

    Io e Serafino eravamo come questi bambini.

    Poi, così come succede a tutti gli amici d’infanzia, le nostre strade si sono separate. Io – che ho cominciato a conoscere, ad avere paura della mafia e ad odiarla all’età di 11 anni, ovvero da quel maledetto 1992 – ho studiato e tanto.

    Di Serafino, invece, persi gradualmente le tracce fino a che, imbattendomi per caso sul profilo facebook della sorella qualche mese fa, feci una scoperta “agghiacciante”:

    Serafino – grossista di frutta – è stato arrestato per racket nel luglio 2011, durante l’operazione “Hybris”, insieme ad altre 38 persone che taglieggiavano appalti e esercizi commerciali nella nostra città.

    In particolare, Serafino si trova adesso in carcere per aver chiesto il pizzo all’imprenditore palermitano Carlo Russo, socio del marchio delle pizzerie Fratelli La Bufala.

    Quando lessi la notizia, non potei esimermi dal “minchia”, con lo stesso tono utilizzato da Giorgio Faletti nella sua famosa canzone. Perché Serafino, il mio amico d’infanzia, è in prigione per mafia.

    Non entro nel merito del fatto in sé, delle decisioni dei giudici, delle “verità processuali” e via discorrendo. Qualsiasi persona condannata per mafia merita di starsene in una cella per tanto tempo, fosse perfino mio padre.

    Anche Serafino, quindi. Delle decisioni della giustizia – se definitive e provate – mi fido.

    Ma sapere che quel bambino con cui ho condiviso il pane con la nutella, il Super Santos e la Condor, una volta cresciuto, è stato morso dalla vipera mafiosa mi fa riflettere su quanto una strada percorsa anziché un’altra possa determinare il far parte del Bene o del Male, dove virtù e fortuna giocano un ruolo fondamentale.

    Fin qui io e Serafino.

    Ma ci sono anche gli altri: parenti, amici, conoscenti.

    Gente che attende con ansia il ritorno del 32enne e lo dimostra ogni giorno su Facebook, su un gruppo chiuso che, per l’appunto, si chiama “Aspettando Serafino”.

    Anch’io ne faccio parte, altrimenti non avrei potuto parlarvene. Sono stato aggiunto al gruppo perché ho conosciuto Serafino nella sua età d’innocenza, quando la colpa è un giudizio che non investe nessuna azione e nessun pensiero.

    Come se, proprio per questo, io possa rafforzare l’idea che Serafino non può aver chiesto il pizzo, non può essere (stato) uno di quelli lì.

    Cosa farei se, un giorno, dovessi incrociare Serafino nelle strade che ci hanno visto crescere? Lo saluterei. Glacialmente ma lo farei.

    Sarei un ipocrita se vi dicessi che lo eviterei perché la mafia è una montagna di merda e perché i mafiosi non sono uomini ma bestie.

    Magari, però, con la voglia di prendere un pallone e calciarglielo addosso con la “puntazza arraggiata”. Come si faceva quando si era ragazzini, quando qualcuno ci faceva arrabbiare perché aveva commesso un banale errore…

    Ma tra bambini tutto è concesso perché tutto è un gioco. La vita da adulti è tutt’altra cosa.

    Ospiti
  • 11 commenti a “Aspettando Serafino”

    1. Bel post. Fa riflettere sull’importanza delle scelte e sulla sfortuna di nascere a volte nel quartiere sbagliato.

    2. In Sicilia, molto più che altrove, il fattore “culo” alla nascita può determinare una parte importante della propria vita. Basta che la “cicogna” sbagli un numero civico e…zacchete… tutto può cambiare.

      Scrivo “può” perché in realtà tu dimostri come il libero arbitrio – rafforzato dalla frequenza scolastica – possa essere il migliore antidoto a ogni morso di vipera. Quando la Sicilia si sarà autoimmunizzata da questo morbo infame, scrivere articoli come questo diventerà molto più difficile. La conseguenza più immediata sarà che Walter scriverà necessariamente d’altro e l’Isola potrà essere davvero quel che è in potenza: un pezzo di Paradiso terrestre.

    3. Post meraviglioso, che finalmente accende un faro su quell’età dell’innocenza che genera falsi ideali e falsi miti. Più che del futuro dei bambini, dovremmo occuparci della bellezza dei loro sogni, del loro presente. Un gioco non è mai solo un passatempo, ma è la strada che iniziamo a seguire. I sogni dei bambini devono essere tutelati. Siamo troppo impegnati a pensare al loro futuro, dimenticandoci che anche il presente è gia futuro, come le parole che sto per scrivere che passano in un attimo dal passato della mia mente che le pensa, al presente della mia mano che le scrive, al futuro di chi le leggerà.

    4. Anch’io sono stato bambino negli anni 80. Anch’io sentivo la puzza di mafia attorno a me ma l’ottusità della società in cui vivevamo ce la faceva sentire come un profumo.

    5. Bellissimo pezzo Walter, vibrante e reale al punto giusto.

      Se oggi dietro la tastiera di questo post ci se tu e non Serafino, beh è solo merito tuo…

    6. Mi hai commosso.
      Grazie del post.

    7. io ho figli dell’eta` di Serafino…..
      Io, come ha commentato John, credo che sia una questione di “culo”! Credo che, trovarsi “dentro o fuori questo inferno che e` la mafia”, dipenda da un errore della cicogna. Da piccoli non ce ne accorgiamo, non capiamo la differenzaf fra nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra, ma piu` grandi si! Io percio`, fermo restando che la mafia e` una montagna di merda, e siccome sostengo che la mafia e` una piovra con la testa a roma, e siccome, pesca manovalanza fra la gente disperata che non vede prospettive per il futuro, e siccome la vedo come un fenomeno di riscatto, falso, come la promessa del demonio che ti promette quello che vuoi in CAMBIO DELL’ANIMA, perche` e` questo quello che in sintesi fa la mafia, LA MAFIA TI RUBA L’ANIMA, E IL SONNO, E I SOGNI, E LA LIBERTA`, LA SERENITA`E LA PACE INTERIORE, e in cambio che ti promette? Mi verrebbe di scrivere: se un ragazzo, che per cosi dire, scavalca il Rubicone, e` disposto a privarsi di tutto questo, lo fa IN CAMBIO DI COSA? quando ti hanno strappato tutto questo, che ricevi in cambio? ( Ho scritto che E` DISPOSTO, ma non vero, perche`…. perche` ALTRO E` PARLARE DI MORTE ALTRO E` MORIRE…. e lui ne sente parlare…. ma non conosce, la contropartita…. non sa che cosa ricevera` per sicuro, in cambio? Cioe` COSA?
      Niente…. NIENTE, SE NON L’ILLUSIONE DI USCIRE DAL GHETTO DELLA FRUSTRAZIONE, E DELLA UMILIAZIONE, E DEL DISAGIO E DELLA EMARGINAZIONE …. SOLO CHE QUELLO CHE LA MAFIA TI TOGLIE E` LA VITA ED E` REALTA`, QUELLO CHE TI DA` IN CAMBIO, E` SOLO ILLUSIONE…PERCHE` TI APRE LA STRADA AD ALTRE E PIU` GRANDI UMILIAZIONI, CIOE` DISAGIO, PRIGIONE CON GLI ANNESSI E CONNESSI, MA, QUEL CHE E` PEGGIO, I TUOI FIGLI SARANNO ANCORA E ANCORA PIU` EMARGINATI….PIU` SOLI, PIU` VOGLIOSI DI RIVINCITA`…. ECCO PERCHE` IO NON SMETTERO` MAI DI BENEDIRE DON PINO PUGLISI ….PERCHE` ERA ANDATO AL PUNTO CHIAVE, AL NODO DELLA QUESTIONE!
      E, scusandomi per il lungo commento, concludo dicendo che io RITENGO ROMA LA TESTA DI QUESTA PIOVRA, E` ROMA CHE ALIMENTA QUESTA CONDIZIONE DI SOTTOSVILUPPO, MANCANZA DI LAVORO, MANCANZA DI STRUTTURE, CORRUZIONE….. E` ROMA CHE EMARGINA,E` ROMA CHE ALIMENTA QUESTE SACCHE, QUESTA MANOVALANZA …. DOVE PESCA LA MAFIA SE NON NEL DEGRADO …. W LA SICILIA …. W LA SICILIA SEMPRE!

    8. Brava Giuseppina! Ben detto!

    9. […] Per continuare a leggerlo cliccate qui. […]

    10. Ciao Walter anche io come te penso che la mafia sia un virus tremendo che ognuno di noi dovrebbe tenersi lontani anche solo col pensiero perche’ questo male vincola tutti noi dall’operare e far crescere la nostra bella terra.Difficile ma nn impossibile da farsi dovremmo cominciare dal risolvere qualsiasi dei problemi piu’ comuni col nn chiedere hai Santi di andare in paradiso(che sia un medico,x un lavoro ecc)cosa che e’ comune specialmente nelle nostre mentalita’perche’ anche questo per la giustizia puo’ essere atteggiamento mafioso..quindi nn facciamo i falsi moralisti ma cerchiamo di cambiare radicalmente questo sistema e cerchiamo di educare i nostri figli con un pensiero pulito.Non voglio che si pensi che sia di parte perche’ sono la sorella,ma essendo molto religiosa e amando Dio cerco di essere equa nel mio pensare.Da tutto questo calvario che stiamo attraversando io con la mia famiglia posso dirvi che abbiamo scoperto una realta’ che prima sconoscevamo,quello della giustizia,quello delle carceri e perche’ no anche quello dei giornalisti e nn vi nascondo che mi nasce una profonda amarezza nel vedere come facilmente si giudica e condanna un essere umano.Anche io giudicavo oggi nn lo faccio piu’anzi mi chiedo sempre “Mi auguro abbiano fatto bene il loro lavoro prima di sentenziare”.Lascio ad ognuno di voi la facolta’ di interpretare come volete le mie righe ma nn potevo esimermi dallo scrivere e caro Walteruccio e cosi’ di te che mi ricordo quando ti chiamavo visto che nn sei voluto entrare nel merito del fatto in se’ lo faccio io col dirti che delle decisioni processuali se provate e definitive mi fido anche io bada bene xo’ se PROVATE..e nn te lo dico io ma gli atti (apro premessa ho imparato e confermato che se oggi mi sveglio col pensiero di voler rovinare qualkuno ho tutte le facolta’ x farlo xche’ tanto discolparsi nn e’ facile xche’ la giustizia e’ piena di pregiudizi) Secondo ammesso e nn concesso che sia provate nn e’ umano aspettare due anni senza sapere se un essere umano e’ colpevole o innocente.Veramente vergognosi i tempi della giustizia ..vabbe’ ci sono le vacanze natalizie ,,quelle estive,ecc..mentre chi e’ dentro aspetta a volte anche innocente nn dimentichiamo il caso Tortora e altri….Per nn parlare del sistema assurdo che abbiam delle carceri e dei sorprusi che la gente subisce in silenzio quotidianalmente quando si va ha trovare i propri carcerati che veniamo trattati come le bestie.Sono daccordissimo che chi sbaglia debba pagare nella vita xche’ tutti nella vita possiamo sbagliare ma la dignita’ di un uomo nn va tolta a nessuno.Purtroppo siamo dentrro questa realta’ terribile ma nn x questo si fanno scelte sbagliate a volte ci si puo’ trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato.Fortunatamente abbiamo una schiera di amici che ci sostengono e ci danno conforto anche solo con un semplice Ciao scritto sulla pagina che hanno aperto per lui dove lo aspettano e dove ci dimostrano chi gli conosce il cuore che lui nn e’ Mafioso ma ben altro.Pensa che mi sono commossa tanto quando il direttore di una banca ci ha detto che voleva testimoniare in suo favore xche’ conosceva benissimo quanto sacrifici ha fatto x pagarsi le sue cose.Siamo famiglia che viviamo di sudore di lavoro se Serafino avesse scelto questa strada di sicuro nn avremmo problemi economici e nemmeno permesso al suo papa’ di alzarsi alle 3 di notte x lavorare ed io di cercare lavoro al nord xche’ come ben sai queste strade portano tanti soldi…Concludo dicendo che e’ lecito ogni pensiero ma stiamo attenti nel giudicare qualunque esso sia xche’ un giudizio errato potrebbe far morire l’anima

    11. Ciao, Linda. Grazie, innanzitutto, per aver risposto. Il tuo punto di vista è naturalmente comprensibile. Ed è vero – come ho scritto e come tu hai sottolineato – che le decisioni dei giudici vanno rispettate se definitive e provate. Inoltre, è senza dubbio fastidioso dovere stare dietro ai tempi della giustizia italiana, di cui si conoscono – purtroppo – le proverbiali lungaggini.

      Nel mio post, comunque, non c’è stata alcuna voglia di esprimere un ulteriore giudizio, se non il racconto dello sgomento e la definizione letterale della tristezza. Nonché una condanna aperte alle tragedie – anche familiari – che provoca la mafia.

      Con Serafino, come ben sai, ho giocato insieme per un’infanzia intera. Alleati in gioco e nelle aule scolastiche.

      La notizia del suo arresto per un’accusa così infamante non poteva non sorprendermi e spingere a scrivere quel che ho scritto, perché sia io che lui siamo “figli” dello stesso quartiere e delle stesse strade.

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