martedì 20 feb
  • Cu niesci arriniesci

    Cu niesci arriniesci. Recita così un nostro proverbio che, di sicuro, sarà nato negli anni in cui l’emigrazione dalla Sicilia era vissuta come la certezza di un cambiamento totale della propria vita e spesso era vista come l’unica alternativa alla terra da zappare. Le aspettative erano altissime, chi era “nisciuto” scriveva di paesi pulitissimi e strade larghe, di ordine e di città in cui c’era posto per tutti. Certo ci voleva coraggio (forse più di adesso, in fondo basta solo un volo low cost), ma chi se ne andava lo faceva per sempre. Mio zio emigrò in Australia negli anni ’60. Con la nave. Si portò la famiglia e il corredo e pure, sistemati dentro un baule, i servizi di piatti e bicchieri, che arrivarono a destinazione ridotti in mille pezzi. Ma arriniscì, ancora là è. Anche perché sapeva che era per sempre.

    Oggi c’è la famosa fuga di cervelli. Tutti parlano dello scandaloso esodo di menti eccelse che l’Italia forma e che poi vanno ad applicare i frutti di questa formazione all’estero. Certo ce ne sono assai. Di cervelli in fuga dico. Ma non è che tutti quelli che partono e lasciano la Sicilia vanno a lavorare ad Oxford. C’è chi va per restare, c’è chi torna, c’è chi non lo sa che deve fare. Che in un’epoca (non è più un periodo, l’abbiamo capito tutti) di crisi, non solo di coscienze ci può anche stare.

    A proposito dei novelli migranti , si possono, secondo la mia esperienza, distinguere due grandi categorie. Con dei tratti comuni. Non è che oggi l’emigrante parte più con la valigia di cartone legata con lo spago. Per fortuna. Minimo un tozzo di smartphone te lo devi portare. Il pc pure. Perché devi restare collegato con il mondo, parlare con la nonna via skype. Mettere qualche foto su fb che attesti il successo dell’operazione “mi trasferisco all’estero”.

    I DECISI
    Di solito sono giovani, freschi di laurea (ma non per forza) e con un bel cassetto pieno di sogni che non intendono farsi fottere da nessuno. Giustamente. Fanno un solo biglietto. Di andata. Sono i più coerenti. Lasciano (come si lascia una zita che non ti merita e che te ne ha fatte di cotte e di crude) il posto dove sono nati perché non ce la fanno più a sopportare di essere sviliti, sottovalutati, sottopagati, assuppandosi pure le suvirchiarie di chi sente più scaltro di loro. Ogni giorno.

    Di norma tornano per le vacanze e storcono appena appena il naso vedendo le doppie file, la munnizza, i fruttivendoli sul marciapiede, fanno il pieno di caponata e arancine, di pane e panelle e cassate e spesso non perdono tempo a lamentarsi perché lo sanno da un pezzo che tanto non cambia niente. Che le vacanze finiranno e se ne torneranno nella civiltà, senza pane e panelle certo ma con l’autobus che passa in orario e un lavoro che consente loro di essere contenti (non parliamo di felicità) la sera o nel fine settimana. Un lavoro che, fortunati, si sono comunque sudati pure là fuori. Hanno stretto i denti, fatto colloqui, si sono accollati lavoretti per imparare la lingua, hanno ingoiato la nostalgia, dormito in stanze “divise” con coreani, pakistani, polacchi. Ma a tornarsene non ci hanno pensato mai. Manco se nevicava, manco se hanno spinnato un raggio di sole per mesi.

    GLI INDECISI
    Sono “quasi” giovani, (ma ci sono pure i ventenni) nel senso che ci hanno provato a restare, hanno lavoricchiato, hanno fatto bile, si sono fatti sfruttare e finalmente un bel giorno hanno detto “basta me ne vado”. Ma non subito. Ci hanno pensato, dopo l’annuncio a parenti e amici, un paio di mesi. E soprattutto, prima hanno voluto avere la certezza di appuntiddarsi a qualcuno. Hanno scelto una città che avevano visitato da turisti (e che rivisitano appena arrivano, fa parte del cosiddetto periodo dell’ambientamento) in cui è fondamentale che ci sia il cugino di un’amica, ( uno della categoria 1) e hanno chiesto asilo. Un paio di giorni, massimo una settimana. Il tempo di ambientarsi e cercare casa e lavoro. Solo che la settimana diventa un mese e messi alle strette (dal cugino dell’amica che, guardando uno sconosciuto che fa colazione a casa sua ogni mattina e si lamenta del tempo e della freddezza degli indigeni, rispolverando la madre lingua pensa “ma chi fuvu pazzo?“) prendono, un po’ scocciati con il destino, la decisione di tornarsene a casa. Per un po’ però. Giusto il tempo di sistemare un po’ di cose, poi “salgono” (sempre a nord si emigra) di nuovo. Appena mettono piede nell’isola hanno l’aria (e alcuni anche l’accento) di chi ha vissuto all’estero per 20 anni, raccontano della grande civiltà che hanno trovato, di come è tutto perfettamente funzionante, ma si rammaricano della sfortuna che hanno avuto nella ricerca della casa e del lavoro. Certo una casa all’estero costa, manco il bidet c’è. Meglio il cugino della nanna. Il mangiare fa schifo il tempo non ne parliamo. Il lavoro non è così facile da trovare come sembra. A parte che loro preferiscono i posti in cui si parla italiano, ma non è che abbiano proprio rifiutato grandi offerte! Erano tutti al di sotto delle loro possibilità! Mischini! Ma, mi chiedo, che si aspettavano? Certo uno arriva, metti caso, a Parigi e gli offrono dopo tre giorni un posto da dirigente. A tempo indeterminato ovvio. Lo sanno tutti. E che c’entra che di francese lui sai solo e mersì. Che fa uno va a Parigi per fare il cameriere in un bistrot? Soffrire per soffrire statti qua gli suggerisce la coscienza. E lui qua sta. Ma soffre e si lamenta. Tanto tra sei mesi qualche amico di uno zio che abita a Berlino lo trova. E basta! Se ne va di nuovo. Per un poco…

    Palermo
  • 24 commenti a “Cu niesci arriniesci”

    1. Questo si che è un post scritto bene!!! Complimenti all’autrice!
      Descrizione totalmente veritiera

    2. 🙂

    3. Come sempre disamina corretta, tagli, carne ed ossa del palermitano . Un pellegrinaggio negli stati che spesso ci accolgono mal volentieri, ma conoscendoci: volenterosi, stacanovisti e simpatici ci si integra, ma sempre lamentusi, il cibo, il clima e l’ordine…..

    4. Quanto mi rivedo nei “decisi”. Un po’ dispiace ma è la verità.
      Ciao,
      Emanuele

    5. Favolosa…come sempre!

    6. Faccio parte della categoria dei decisi, partita 2 anni fa in Irlanda come ragazza alla pari in una famiglia splendida, adesso vivo a Londra dove lavoro come IT support per una compagnia.. Voglia di tornare in Sicilia 0, solo d’estate..

    7. Maria, ritorno in grande! Ti vogliamo bene e spero che tu possa trovare il tempo di scrivere per Rosalio, facendo ridere e, perché no, anche riflettere su temi importanti.

    8. Certo ce ne sono tanti di cervelli in fuga, forse troppi. Ma non è che tutti quelli che lasciano la nostra amata/odiata isola vanno a studiare a Oxford o vanno a lavorare alla Microsoft.
      Sappiamo tutti che questo non è periodo (per fare nulla credo), quindi ben venga chi va per restare, chi invece per tornare prima o poi, e chi, perché no, non sa nemmeno quello che vuole fare.

    9. certo nella tua grande cultura Microsoft e’ il massimo.Ma ormai Microsoft ha migliaia e migliaia di dipendenti,e,piuttosto che stare a competere
      con questi,nelle centinaia di migliaia di aziende di ogni tipo che operano in tutto il mondo c’e’ spazio per diventare rapidamente il numero 1.
      O comunque per posizionarsi in ruoli di tutto rispetto,e di grandi sodisfazioni economiche.

    10. per essere un “deciso” non devi amare visceralmente la sicilia..o palermo in questo caso.Viaggiare fa bene e fare esperienze all’ estero benissimo..ma poi vorrai tornare sempre là dove ti 6 innamorato..

    11. Io sono decisamente un deciso!!!

    12. Bel post.

      Peccato per lo stile artificiosamente vernacolare. La costruzione SOV non è affatto frequente, perfino in quelli che parlano in dialetto o in una simillingua italiana.

    13. cosa vuol dire artificiosamente vernacolare?
      E la costruzione SOV ?
      Ma di che stai parlando?
      A che razza appartieni?
      Da dove sei spuntato fuori,da un iceberg?
      Cosa sarebbe la simillingua?
      Quasi un record scrivere in 3 righe tante parole
      incomprensibili,roba da enigmistica …

    14. ci avessi messo dentro la superc.z.zola
      tutto sarebbe stato chiaro a tutti.

    15. Complimenti per questo post-verità.
      Quando ero studente, pensavo che non avrei mai scelto di partire e invece….
      Il mio è stato un percorso un pò al contrario, che è la sintesi di questo post. Già, perchè io il lavoro l’avevo, una carriera ….a Palermo avevo cominciato a costruirla, eppure ho scelto di partire. Partire con il desiderio (la voglia, il pensiero e l’anima) di tornare, questa è stata la mia scelta: credo di fare parte dei “decisi”, quanto degli “indecisi” – amavo e amo troppo palermo per cancellarla da Me!
      Perchè sono partito? Perchè CU’ NIESCI ARRINIESCI. (PS. con un pò di orgoglio e arroganza: IO CI ARRINISCIVU).

    16. Meno male, per noi lettori, che la brava Maria non sia “nisciuta”.
      Spero per lei che sia comunque “arrinisciuta”, cioè che sia riuscita a fare, nella vita, ciò che voleva.
      A leggerla, sembrerebbe proprio di sì: complimenti!

    17. @Antony credo di avere capito cosa intende ice. Però devo smentirli, non è artificiosità. L’artificio richiede un tempo che io non ho (ma che cercherò di trovare, Colorina. La costruzione SOV (soggetto-oggetto-verbo vuol dire?)mi viene spontanea (ice se non ti secca leggi gli altri post precedenti) se no sai che lavoro per scrivere un post!
      @Fabrix non lo so se arriniscivu, ma ultimamente mi sono “maledetta” per non essere “nisciuta” prima di giungere ai 42 anni! Grazie a tutti, decisi e indecisi.

    18. certo che se per capire cosa viene scritto in 3 righe 3,c’e’ bisogno di un tutor,
      stiamo messi bene!
      Giuro che e’ la I volta nella mia vita che mi inca.zo per avere letto appena 3 righe 3.
      .
      Invece la cosa mi da’ lo spunto per fare i complimenti all’autrice del post che trova sempre
      le parole giuste per sviluppare un tema e descrivere le situazioni in modo non solo appropriato,minuzioso,
      ma anche chiaro, arguto,espressivo,comunicativo,piacevole.
      E’ come se si trovasse a raccontarci i fotogrammi di un film,passo dopo passo,trasferendoci la sua visione chiara,precisa.
      Brava,anzi bravissima…

    19. ah,dimenticavo
      anche se mi trovo a Singapore posso scrivere su Rosalio,e dovunque sulla rete.
      Qui sono zavorra ed in altri paesi posso produrre,
      a beneficio anche di Palermo.

    20. Antony che dirti? Bontà tua e grazie!;-)

    21. Maria, è un piacere leggerti. Nelle tue riga rappresenti lo spaccato delle vicissitudini che oggi vivono buona parte dei giovani meridionali. Mi piace il titolo che hai dato xchè è un richiamo alle nostre radici che non bisogna mai dimenticare. Non sono più un giovanotto Sono uscito dalla mia terra appena diciassettenne e di cose belle e brutte ne ho viste tante. Pur amando il mio paese natale, non ho mai avuto rimpianti nè ripensamenti. Sono rientrato quasi cinquantenne e di migliorie positive ne ho viste ben poche. Dico sempre ai giovani ed ai miei figli che bisogna alzare lo sguardo e guardare l’orizzonte e non aver paura dell’incognito. In fondo dentro lo zaino portano seco unaa immensa ricchezza: la GIOVINEZZA. Non dispserdetela. Brava Maria mi sei piaciuta.

    22. Anche tu mi sei piaciuto! 😊

    23. Maria ho apprezzato il post, ma non sono d’accordo sul “basta solo un volo low cost”.
      Ti posso garantire che se ti vuoi trasferire in una nuova città, cosa che ho fatto, dove non hai il parente o l’amico che ti ospita è molto più complicato di così e ci vuole una somma iniziale per poter sopravvivere.
      Cmq per la cronaca io non rientro in nessuna delle due categorie, e ho ancora un nokia 3510… believe it or not!!!
      Fortunatamente non siamo tutti uguali in questo mondo.

    24. Giorgis io facevo solo il paragone con la nave per andare in Australia. Il viaggio durava un mese! Per il resto lo so bene, ma uno smartphone può sevire, non voleva essere un giudizio. 😉 In bocca al lupo a te e a tutti i “nisciuti”.

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