venerdì 20 ott
  • La munnizza è nostra e guai a chi ce la tocca

    Guardate che meraviglia. Vista da lontano, la munnizza palermitana sembra un bouquet di fiori, ha i colori della Vucciria dipinta da Guttuso. E allora, visto che ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, perché non cominciamo ad apprezzarla? A valorizzarla? Perché non le diamo un posto stabile nel panorama ludico-culturale della vita cittadina? Ma pensate: si potrebbero organizzare cacce al tesoro tipo ago nel pagliaio, «Trova l’ago e vinci l’Aids», gare di cani di riporto da pannolone, battute di caccia al sorcio che si concluderebbero in allegre arrostite alle falde dei cumuli più alti…e se il Comune riuscisse a farsi prestare un cannone da neve da un sindaco del Nord, ecco che avremmo pure piste da sci sotto casa. Ma a pensarci bene potremmo farci pure i soldi con solide attività economiche. C’è la crisi o no? C’è. Ed è vero o no che in tempo di guerra si inventarono gli “orti di guerra” dove si coltivavano patate pure nelle aiuole spartitraffico? Verissimo. E noi allora trasformiamo i cumuli di munnizza in fungaie. Magari evitiamo di darle in appalto a qualche società controllata dal Comune, se no finisce che ogni fungo ci costa cento euro e per di più magari è una amanita, selezionata da qualche furbissimo funzionario “perché sono i funghi più belli”.
    Ma basta che uno si metta a pensare ed ecco che le idee fioccano. Sentite questa: ci facciamo una montagna di soldi con la ricerca scientifica. Come? Ve lo dico subito. Pensate quanto pagherebbe una multinazionale farmaceutica per mettere le mani oggi su batteri e virus ancora sconosciuti. Ho pronto lo slogan: «Venite a Palermo a studiare oggi quello che colpirà il mondo domani». Giocherebbero d’anticipo sulla concorrenza e noi diventeremmo tutti ricchi. Insomma, signori amministratori di Palermo Felicissima, non facciamo che un giorno ci svegliamo e ci ritroviamo che avete liberato le strade dalla munnizza? Non facciamo scherzi.

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  • 8 commenti a “La munnizza è nostra e guai a chi ce la tocca”

    1. Dovrebbe fare ridere?
      Scusate, ma io non ho capito.

    2. Io non mi abituerò mai alla “munnizza” e sono nato a Palermo,ma lo sono solo per l’anagrafe.
      Abituatevi voi a codesto schifo.
      Non c’è nulla da ridere.

    3. Il tono è volutamente e visibilmente ironico.

    4. Manuela, sono d’accordo. E’ una pesantissima critica volutamente ironica che secondo me colpisce più di un articolo “serio”. I latini dicevano “castigat ridendo mores”. E’ quello che fa, ad esempio, Crozza quando fa finta di lodare e giustificare certi politici. Ho fatto leggere l’articolo ad altre due persone senza influenzarle e la pensano tutti come te e me. Strano che Ivan e Billy l’abbiano preso per puro umorismo. Ciao.

    5. Ok, grazie Maria per la citazione. Mi dispiace per il mio commento risentito, è stata una reazione nervosa dettata dalla frustrazione e dalla umiliazione di vedere la mia città ridotta ad una discarica, che oltre al mio olfatto hanno intontito anche il mio senso dell’umorismo.
      Mi scuso con Carlo Barbieri, è ovvio che il suo tono voleva “castigare” gli amministratori.
      Detto questo, ripeto che non mi ha fatto ridere comunque, ma questo è secondario e credo non importi a molti.
      In ogni caso, viva l’ironia, viva il sarcasmo e la satira.

    6. Ivan sei una persona corretta. E’ un piacere incontrare persone con le quali si possono scambiare idee serenamente. Si può “ridere arrabbiati”? Ecco, io ho riso arrabbiata, molto arrabbiata. Noi siciliani temiamo più lo sfottò che l’attacco, e allora davvero penso che una cosa del genere sia più aggressiva ed efficace di un articolo di cronaca. Un caro saluto.

    7. Qua c’è davvero poco da ridere e da scherzare…

    8. Ottimo articolo, ne farò un punto di riferimento, chissà che quanto letto non possa aiutare anche me.

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