mercoledì 18 ott
  • 19 commenti a “Mafia island”

    1. Ovviamente quella locandina si riferisce all’isola di Mafia che si trova in Tanzania. Posto molto bello e sicuramente da visitare. http://it.wikipedia.org/wiki/Mafia_(isola)

    2. Che figuraccia!

    3. E gia’, egregio sig. Fascetto, troppo faticoso documentarsi prima, eh?
      Della serie: “E se attivassimo il cervello, prima di premere i tasti di un computer?”.
      Mitico.

    4. cioè, voi dite che non lo sapeva? Ma va, era ironico. O no?

    5. Certo che non lo sapeva… Se guardi anche i Tag che riporta “Cosa nostra, Mafia, Milano, Stereotipi”

    6. Ragazzi, non é mia abitudine fare polemiche. Ma ero certo che i lettori di rosalio avessero (e ne sono certo) uno spiccato senso ironico. Sapevo che la mafia island non è la sicilia, ma volevo giocare sul triste appellativo che ci appioppano. Il mio post voleva essere ironico. Ed inoltre le tag non le mette l’autore ma il web-master del sito.

    7. Albe’, a volte a essere troppo sottili e a dare le cose per scontate si passa per stupidi, te lo dico io che ne so qualcosa. Io l’avevo capito, comunque

    8. Complimenti per la sua piroetta, degna di un oro olimpico.
      E complimenti anche alla sua ironia: e’ cosi’ sottile che e’ praticamente inesistente. Continui cosi’, non ci deluda.

    9. paraparà, paraparà, paraparàpàpà! fiura….xxxx

    10. Al di là delle polemiche, e dei malintesi, io dico che si adatterebbe anche alla Sicilia.
      A parte l’orgoglio (che secondo me è una delle tante stro n zate, luogo comune, leggenda, siciliani), le suscettibilità…
      Io a Parigi dove vivo 9 mesi l’anno (il resto del tempo vengo a BUTTARE i miei soldi qui) conosco almeno 5 persone (o società) che potrebbero investire qui ma se ne stanno alla larga, come tantissimi altri; superfluo spiegare i motivi. Entra ovunque, il cancro mafia, in politica, in ogni attività commerciale, paralizza lo sviluppo, impedisce il lavoro, e di conseguenza per calmierare “i disperati” si produce stipendificio pubblico parassita che vuol dire ulteriore impoverimento. Ne arrestano decine ogni giorno, ne liberano altrettanti, meccanismo non stop. Il suddetto sottosviluppo va di pari passo con la (dis)amministrazione pubblica e i disservizi, munnizza e incuria come fiore all’occhiello, dissuadono i turisti, tranne quelli in cerca di curiosità antropologiche (comprese foto di munnizza a mo’ di installazioni artistiche, come arte concettuale; il concetto? Ognuno immagini il proprio. Io penso al grido di Munch). Tutti elementi legati tra loro, dove la mafia è conseguenza di molti di essi. E facciamo i suscettibili?
      P.S. anche un “malato” come me, di palermitudine (e ne conosco molti nello stesso stato), della luce, dei colori, e ovviamente costretto a venire spesso per legami affettivi, o altri interessi… appena arrivati a punta raisi al primo fotogramma si ha il quadro generale, si arriva carichi di energia, positività, progetti e buone intenzioni, dopo pochi giorni ci si chiede se è tutto vero o se si vive dentro un sogno, si riparte (o si scappa di nuovo, non essendo masochisti) “svuotati” e rassegnati… anche i malati di palermitudine.

    11. Alberto Fascetto è vero che i tag non sono inseriti dall’autore del post ma tu stesso usi «luoghi comuni» nel testo. Saluti.

    12. Gigi certo è triste questa tua condizione di finto emigrato, dove nonostante tu stia nove mesi l’anno fuori Palermo ti accolli di leggere le continue lagne palermitane, perché del resto chi cerca di contenersi ti appare buonista, e vieni qui a chianciri nei restanti tre mesi.
      Se io me fossi andata me la sarei scordata Palermo. Gli affetti, gli amici e i ricordi sono un’altra cosa come anche il paesaggio. Infatti si sente dire spesso mi manca il mare, il sole ,il clima, i cibi, o la semplicità della gente in alcune località. Ma venire a chianciri e a deprimerti a Palermo perché. Forse una forma di masochismo?

    13. Lulu’, anche stavolta non hai capito un tubo 😀 di cio’ che leggi, e hai scritto un’interpretazione errata. Ma è questo il tuo fascino: dadaista quando scrivi, divaghi quando interpreti.
      Io non ho scritto che vengo per i LUOGHI COMUNI, ho scritto luce e colori, è diverso.
      Chi ti ha detto che piango e mi deprimo a Palermo? Io no.
      Io ho parlato di energia, progetti, positività; appena si esaurisce l’energia, lo stesso giorno me ne vado. Parto per avere voglia di tornare, torno per sentire il bisogno di ripartire. E’ un’energia eccitante e in continuo movimento.
      Le vostre lagne sono in termometro (un’altra volta te ne spiego il senso). Comunque le curiosità antropologiche che si trovano qui non le vedo in nesun posto altrove; come la concezione surreale (anche in diversi cervelli montati al contrario) di intendere l’esistenza, teatro dell’assurdo “live” in molti casi, di che non annoiarsi, a osservarlo.
      Evidentemente gli affetti hanno un ruolo rilevante nei ritorni.
      Se ti trovi di passaggio a Parigi te lo spiego meglio passeggiango sul lungo Senna (non mordo!) 😀

    14. correggo: Le vostre lagne sono UN termometro

    15. Rosalio però tu l’hai pubblicata prendendola per buona…

    16. Ad ogni modo prendo spunto per dire che secondo me dovremmo cominiciare noi stessi a sfruttare la mafia per fare soldi (onesti). Un americano pagherebbe un sacco di soldi per andare in un ristorante a Palermo tutto fatto “mafia style”, oppure se ci fosse un museo della lotta alla mafia fatto in maniera holliwoodiana (con finte sparatorie, o una simulazione dell’arresto del pericoloso Provenzanoooo)!. Anche un tour della mafia che porta i turisti nella “famigerata terra mafiosa”, in pratica in un bell’agriturismo vicino Corleone dove ti servono camerieri con la coppola e una lupara finta a tracolla. Invece bisogna fare gli ipocriti…

    17. Beh, sig. Kersal, la sua idea, in teoria non sarebbe niente male, ma all’atto pratico lo diverrebbe, e non si tratta di essere ipocriti o meno. Il punto e’ che la mafia ha ucciso e uccide ancora migliaia di individui, fisicamente e moralmente. Ora, a lei come magari a tanti altri, che hanno avuto la fortuna di non essere mai toccati a fondo negli affetti o nel patrimonio dalla longa manus mafiosa, lo spendere del tempo in un ristorante o in un parco a tema farebbe solo divertire, perche’ vedrebbero solo l’aspetto piu’ folkloristico del fenomeno. Ma immagini come reagirebbero tutte quelle persone (e sono migliaia e migliaia) che sono state toccate duramente, in maniera diretta o indiretta, dalla mafia: pensa che sarebbero felici di vedere gente che ride e si diverte con qualcosa che rappresenta cio’ che ha distrutto o mutilato la loro vita? Ci rifletta.

    18. Andrea gli ospiti rispondono di ciò che scrivono e ritengo che l’autore intendesse dire che a un pubblico italiano quel tipo di messaggio può richiamare la Sicilia. Non entrando nel merito delle opinioni espresse l’ho pubblicato. Saluti.

    19. Strana forma di etnocentrismo, se mai un giorno si riuscisse a riconoscere che la mafia ha spostato la sua sede o la sua patria altrove si correrebbe il rischio di una crisi d’identità siciliana.

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