mercoledì 13 dic
  • Chi non lavora non fa l’amore

    Chi non lavora non fa l'amore

    L’assessore alla Salute della Regione Sicilia ha promosso lo stanziamento di nuovi fondi (raschiando il fondo della pentolaccia) per disporre un aumento del servizio di sportelli di sostegno psicologico per noi cittadini-comuni mortali.

    Motivazione: l’incombente problema della disoccupazione starebbe provocando un sensibile aumento nella regione di patologie depressive. (Ma va?)

    È questa, la “crepa” sempre più profonda nel nostro terreno sociale – terreno seminato a risorse incoltivate e reso arido dall’inosservanza dei nostri organi di rappresentanza (loro sì contadini “con la scarpa grossa e il cervello fino” che sanno solo “chiantari a gramigna”) – che starebbe a quanto pare (la nuova disposizione sanitaria in questione ne sarebbe una presa d’atto ufficiale) fendendo e offendendo ora mai anche l’equilibrio psichico delle persone, proprio qui…in Trinacria, terra ru suli e ri mannarini, del resto come disse Goethe «per capire l’Italia bisogna venire in Sicilia». Ci si sta ammalando di “male di vivere” e non certo per le stesse astratte ragioni di Spleen di cui profumano i famosi “Fiori” di un certo Baudelaire.

    Qualcuno che fa, sì c’è, ma una rondine sola si sa, non serve e come ha detto di recente Franco Battiato alla domanda di Fabio Fazio: «Cosa hai imparato dall’esperienza nell’assessorato alla Cultura» lui ha risposto: «Nulla, ho capito solo che non si può fare niente».

    Sempre più persone quindi pensano alla morte come soluzione ai loro problemi oppure riscontrano problemi d’ordine psico-fisico: asma, insonnia, apatia.

    Padri, madri, incapaci di guardare negli occhi i loro figli, di rispondere ai loro interrogativi: «Papà, perché non posso fare…? Mamma, perché non posso andare…? Uomini e donne che per i troppi pensieri non fanno più l’amore e, d’altra parte «Chi non lavora non fa l’amore», recitava il Celentano nazionale! Ricordate?

    Non serve spendere parole a ripensare a quelli che possono essere gli esiti estremi di questa depressione, quale la morte, avvenuta poche settimane fa, di un padre di famiglia di Ragusa.

    Come i conti che nei bilanci statali non tornano e segnano rosso, anche le nostre strade possono tingersi dello stesso colore: il sangue dei nuovi martiri del Dio Denaro (salito in cielo senza fare alcun miracolo!).

    Quest’uomo si è lasciato andare in fiamme di fronte alla luce del sole, agli occhi di una comunità impotente ma anche non volente, perché incapace di saldare il mutuo restante (10 mila euro) di casa, risparmio di una vita, che la Banca stava lui pignorando. Per sciacallaggio? No, quello a parte! Per turbativa d’asta!
    Questi fatti eclatanti, cronaca a cui siamo tristemente abituati, incutono paura e mobilitano la riflessione. L’incapacità di sognare, sperare, amare, è ciò che contraddistingue la vita, la nobilita e la allontana dalla morte.

    Il siciliano è proverbialmente “razza” orgogliosa, che non vuol confessare i suoi fatti, peggio le sue debolezze, che si accontenta e che sa inserirsi in mille contesti (sapete che un Siciliano in questi giorni è stato spedito nello spazio? ); qui c’è gente che “sapi arranciarisi” Ma non si sta tirando troppo la corda?

    Se si desidera morire, è segno che l’anima è già morta, e questa è la più grave perdita alla quale non possiamo rassegnarci: la vita, che ha dato e ci dà, da valore si è trasformata in costo.

    Accendiamo la Tv: c’è una pubblicità che incentiva il turismo, la voce in silloge invitante che dice: «E tu? Vieni a scoprire il sorriso della Sicilia!«.

    Che bella fregatura! Dobbiamo pure fare la figura dei fessi! Vuoi vedere che ci tocca pure sorridere per non contraddire i turisti? Mah sì. Proviamo a farci il solletico, chissà che non funzioni!

    Ospiti
  • 6 commenti a “Chi non lavora non fa l’amore”

    1. Bellissimo articolo e riflessione, quoto ogni parola!

    2. Concordo pienamente sulle “rovine” della nostra bella isola…ma mi sento di aggiungere che “il male di vivere” è ormai dilagato un pò in tutta la nostra bella penisola.

    3. parole sante, concordo pienamente

    4. Concordo pienamente, Ale, infatti come ho scritto, Goethe disse che per capire l’Italia occorre venire in Sicilia. Insomma… siamo come uno specchio!

    5. Qui di lavoro se ne vede poco,
      del resto non so
      Fate voi.

    6. Mi viene in mente Wagner – che a Palermo ha trascorso un inverno intero:
      […] nella media annuale a Palermo si contano tredici giorni in tutto senza sole: e pensare che da noi il sole splende solo per tredici giorni!
      E questo sole è lo stesso che là fa crescere tutto ciò che è bello. In questi luoghi nei quali sulle più basse necessità della vita si posa il raggio della bellezza, tutto, tutto quello che si costruisce appare nobilitato e finalmente raggiunge il sublime.
      Tra queste rovine divine oggi vive un popolo, il quale non ha alcuna consapevolezza della bellezza della propria esistenza e ha bisogno dei nostri lumi per comprendere quanto poco tutto questo gli appartenga. E’ un’idea che ci distrae fastidiosamente dalla contemplazione di tutti questi splendori, ma è stato importante per noi dirigerci in Sicilia per farci un’opinione migliore e diversa di questa gente del Sud. […]

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