martedì 12 dic
  • Si presenta “Giallo d’Avola” a la Feltrinelli

    Alle 18:00 verrà presentato presso la Feltrinelli (via Cavour, 133) il romanzo Giallo d’Avola di Paolo Di Stefano. Interverrà con l’autore la giornalista Adriana Falsone.

    Paolo Di Stefano - “Giallo d'Avola”

    Avola, 6 ottobre 1954. In una masseria di montagna, ricca di non pochi terreni e armenti, convivono le famiglie di Salvatore e Paolo Gallo, fratelli. Si odiano quotidianamente e metodicamente. Liti ripetute che coinvolgono mogli e figli, sedate a fatica dai vicini, futili motivi di rancore e dispetto. È l’alba di un giorno di lavoro, quando Paolo sparisce: restano di lui un basco e qualche macchia di sangue sul terreno. L’incriminazione è facile: la galera pronta per Salvatore e suo figlio Sebastiano, analfabeti e in più confusi. Intervengono a loro difesa due abilissimi avvocati, i due principi del foro di Siracusa, i quali sanno dare gambe legali alla spontanea versione difensiva: che Paolo è scomparso volontariamente e la moglie ha inscenato un omicidio.
    Si apre così un legal thriller in terra contadina che trova il suo diapason nei processi e si articola nelle vite quasi ubriacate dalla vicenda (amori e inganni, emigrazioni e ritorni, ribellione e mansuetudine), in centinaia di indizi raccolti e falsificati da una parte e dall’altra, testimonianze e avvistamenti acclarati e smentiti di volta in volta. Un inestricabile labirinto di verità e menzogna. Silenzi, rivelazioni, colpi di scena, rovesciamenti dopo che la giustiziamonstre ha macinato più vite.
    Leggendo questo romanzo verità sul «morto-vivo di Avola» (così venne denominato), che restituisce il sapore di un’epoca e di un mondo a sé, non ci si accorge affatto che lo sfondo storico è il tempo del boom economico, della modernizzazione dell’Italia: che cominciava l’epoca della televisione, degli elettrodomestici e delle autostrade. Il caso Gallo scorre, infatti, giudiziariamente magmatico e narrativamente velocissimo, pieno di violenza, sofferenze e arcaica sopraffazione, ma anche di risvolti comico-grotteschi, tra il 1954 e il 1961. Ed è appunto questa inavvertenza che l’avventurosa storia giudiziaria racconta tra verità di cronaca e finzione: cioè a dire quanto poco le cose luccicanti del miracolo economico influirono allora nella civilizzazione italiana. E soprattutto racconta, con una secchezza realistica che si trasforma senza bisogno di aggiunte in acuta profondità analitica, quella specie di analfabetismo dell’anima, o della psiche, che vieta ogni coscienza di sé: vero lascito antropologico di secoli di depressa arretratezza, che ancora oggi può spiegare il tanto di barbarico, feroce e precivile, nei casi di cronaca nera familiare italiana.

    Palermo, Sicilia
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