lunedì 20 nov
  • La violenza sta anche nella distruzione della bellezza

    Camminando per Palermo (e avendo cura, mentre lo si fa, di non limitarsi a guardare dove si mettono i piedi, ma di volgere in alto lo sguardo), è possibile rendersi conto, attraverso piccoli ma significativi segnali, in che cosa consista il degrado subito dalla città nel corso degli anni.

    Invito i lettori palermitani di questo blog ad osservare, per esempio, lo stato dei balconi dei palazzi che si trovano nella zona situata a nord di via Empedocle Restivo, verso Sferracavallo (viale Strasburgo, via dei Nebrodi, via Monte San Calogero, via Monti Iblei ecc.).

    Questa zona è una specie di museo a cielo aperto, un museo molto particolare. Questo museo dà la possibilità di vedere con i propri occhi a cosa ha portato quello che è passato alla storia come il “sacco edilizio” di Palermo, fenomeno che ha sfregiato per sempre il volto della città.

    Volendo individuare un simbolo della violenza di quegli anni, questo è senza dubbio l’abbattimento della villa Deliella, che sorgeva in piazza Francesco Crispi (a proposito, i palermitani, per indicare lo spazio occupato da piazza Crispi e dalla piazza che le sta di fronte, vale a dire piazza Antonio Mordini, usano il termine “piazza Croci”, in realtà inesistente, ma tant’è, siamo o non siamo nella terra di Luigi Pirandello?).

    Quell’atto di inaudita violenza, che eliminò dalla città una delle opere superstiti di Ernesto Basile, ebbe luogo tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 1959 e sono proprio quegli anni a segnare la svolta, dalla quale Palermo non si è più ripresa.

    Il danno al quale mi riferisco, quello che considero il più grave, non è tanto quello quantitativo (l’abnorme numero di palazzi costruiti) quanto quello qualitativo (come sono stati costruiti). A partire da quegli anni, nei quali a prendere il sopravvento è la speculazione più becera, più violenta (quella che lucra sulla qualità dei materiali, quella che ricorre, sfruttandoli, ad esecutori improvvisati, quella alla quale non importa un bel nulla di costruire a regola d’arte, di guardare alla bellezza di ciò che si costruisce), la città perde infatti l’abitudine alla bellezza e comincia ad abituarsi al brutto.

    Molti, nelle cui tasche è improvvisamente entrata una montagna di danaro (quelli, per esempio, che possedevano terreni nella zona a nord di via Empedocle Restivo) si sono illusi, e continuano a illudersi, di avere fatto il salto, di essere “cresciuti”, anche socialmente.

    Quello di cui non ci si rende più conto è che crescere è una cosa ben diversa, che non ci si può improvvisare, in nessun settore (dall’edilizia alla ristorazione).

    Si cresce solo studiando, leggendo, approfondendo gli argomenti, confrontandosi con gli altri, viaggiando.

    «Natura non facit saltus», e invece molti, in pochissimi anni, sono passati dalla zappa al tablet.

    Ospiti
  • 27 commenti a “La violenza sta anche nella distruzione della bellezza”

    1. Bel post! Purtroppo mi vado convincendo sempre più che queste consapevolezze siano, in questa città, patrimonio esclusivo di una parte assolutamente minoritaria per sensibilità e cultura.

    2. Per la cronaca, Piazza Croci si chiamava così prima ancora che nascesse Mordini nonché diverse centinaia di anni fa, in quanto vi erano piantate delle croci. Questa si chiama memoria storica, meno male che c’é!

    3. Durante il sacco edilizio sono accadute delle cose assurde. Ad esempio ci sono dei casi in cui due palazzi identici si trovano in due punti diversi della città; questo è dato dal fatto che con un unico progetto presentato due volte, si è costruito in due o tre quartieri fregandosene del rapporto con il luogo in cui l’edificio sorgesse, dei suoi punti panoramici, degli edifici adiacenti, e pensando invece solo al modo più veloce per ottenere una licenza edilizia. Hanno risparmiato pure il tempo per fare dei progetti dignitosi, e si vede! Edifici di inaudita bruttezza che non hanno un minimo di dignità architettonica, neanche in confronto alle cosiddette “casupole” e “catapecchie” povere del centro storico.
      Questa città, che basava la sua essenza sulla bellezza, è stata deturpata per sempre; il fatto grave è che molti identificano Palermo con Viale Strasburgo, Via De Gasperi, Viale Lazio ecc., che non sono altro che tristi periferie che si possono trovare in una qualunque città del mondo.

    4. Beh, e’ certamente vero che la distruzione di ville di pregio e’ stato un danno notevole e irreparabile, ma molta parte della Palermo nuova e’ nata non distruggendo delle ville ma piuttosto costruendo sui terreni che ad esse appartenevano. Ora, quando tra il 1950 e il 1970 ci fu un boom demografico della citta’, con circa 150,000 abitanti in piu’, bisognava in qualche modo pur costruire degli alloggi, e chiaramente non si ando’ molto per il sottile: da una parte c’era l’interesse mafioso che aveva capito che poteva guadagnare tanto da questo boom edilizio, e dall’altra perche’ forse mancava ancora una vera cultura urbanistica.
      Comunque, e’ vero che certi palazzi della zona di viale Lazio e dintorni sono anonimi e senza personalita’, ma e’ altrettanto vero, mia opinione, che ve ne sono altri che non stonerebbero in altre citta’ piu’ glorificate: penso agli stabili di via delle Magnolie e dintorni o ad alcuni di via Sciuti o di via Leonardo Da Vinci, per esempio. Certo, in alcuni casi non vengono mantenuti e ristrutturati come dovrebbero, ma hanno comunque un carattere distintivo e piacevole degli anni in cui furono costruiti.

    5. Bella riflessione, che purtroppo corrisponde alla realtà dei fatti.
      C’è da dire, cosa hanno fatto e cosa fanno i governanti della regione, di qualsiasi parte politica provengano.
      Curano solo i loro interessi mentre tutto va a ramengo.
      Bisognerebbe mandarli in altre città d’Europa per fargli imparare come si governa un paese e come si tiene una città pulita ed in ordine.
      All’ingresso della città in più punti esiste un cartello dove c’è scritto “”Benvenuti a Palermo città della cultura e della pace”” bisognerebbe aggiungere la frase “” e della sporcizia “” Vanto dei politici di turno.

    6. “…quando tra il 1950 e il 1970 ci fu un boom demografico della citta’, con circa 150,000 abitanti in piu’, bisognava in qualche modo pur costruire degli alloggi, e chiaramente non si ando’ molto per il sottile: da una parte c’era l’interesse mafioso che aveva capito che poteva guadagnare tanto da questo boom edilizio”.
      Vero! Ma la ragione, il buonsenso, la cultura, la civiltà avrebbero voluto che si recuperasse velocemente la città antica piuttosto che causarne l’abbandono per i successivi quarant’anni.

    7. Secondo le previsioni effettuate dall’ ISTAT (scenario basso), la popolazione diminuirà drasticamente.

      Molti degli attuali condomini saranno praticamente vuoti.

      E’ probabile che i palermitani del futuro impareranno l’arte di abbattere per non ricostruire o forse per costruire meglio ed in maniera più gestibile per quel che riguarda la manutenzione.

      Chi fosse interessato potrebbe controllare l’andamento della popolazione regionale fino al 2065 tramite il seguente link.

      http://demo.istat.it/uniprev2011/index.html?lingua=ita

    8. Palermo è una città assurda , dove si è potuto fare di tutto e di più , costruendo palazzoni orrendi , come in viale Strasburgo ma dove si impedisce a chiunque di edificare proprio perchè in passato si è abusato di questo strumento .
      Mi spiego meglio , perché invece del proibizionismo assoluto dettato dai partiti del no leggasi Sel etc. non si danno delle linee guida cosi come avviene da tutte le parti del mondo ???
      Se fosse stato cosi anche in passato magari oggi avremmo delle accoglienti villette o dei residence con spazi verdi e con proporzioni adeguate alla nostra città ed alla nostra crescita demografica .
      Ma ancora oggi si continua a sbagliare e a proibire , ovvero si permette di costruire orribili palazzoni dove evidentemente gli interessi sono alti , si continua a smembrare la città edificando enormi centri commerciali come è avvenuto per ultimo con il centro conca d’oro ( anche il mome sembra quasi un dispetto ) .
      Ma guai e dico guai discutere seriamente di realizzare che ne so una villetta sul proprio terreno , lontano dalle coste naturalmente e senza saccheggiare nulla a quel poco rimasto . No a Palermo e solo a Palermo tutto questo è impossibile e allorà continuamo a tenerci i palazzoni fatti con la sabbia , la munizza , l’incuria ed le costruzioni che nascono in maniera abusiva .
      Si perchè l’abusivismo edilizio di una casetta familiare non è una speculazione come i verdi vogliono far credere ma è dettata dalla necessità di avere un alloggio senza buttare letteralmente 400 mila euro per avere un appartamento schifoso in uno dei palazzoni nati negli anni del boom edilizio .
      Perchè non si danno delle linee guida ? Perchè non esiste un dialogo reale e propositivo tra la cittadinanza e le istituzioni ?? Perchè bisogna necessariamente chiudere la porta in faccia alla gente che vuol fare le cose legalmente ??
      Magari per poter dire che a Palermo ci sono gli abusi edilizi e magari gli autori sono anche mafiosi …
      Ma vediamo di fare le persone serie che siamo ridicoli .
      Saluti .

    9. Nei paesi attorno a Palermo volendo è già possibile costruire o ristrutturare (rispettosamente) una casa singola già esistente. Molti condomini nel futuro sono convinto che li si dovrà abbattere perché vuoti e/o perché costerebbe di più la loro ristrutturazione che la loro costruzione ex novo. Vedrete che nel futuro la città sarà decisamente meno caotica e invivibile, prevalentemente popolata da anziani ed extracomunitari.

    10. L’autore fa riferimento alla espansione di Palermo nel periodo post bellico.La seconda guerra mondiale fece scempio di tanti quartieri e le macerie sopravvissero per almeno cinquant’anni.Si preferì edificare in direzione del mare,sacrificando gli agrumeti della
      famosa Conca d’Oro.Le nuove tecniche costruttive basate sulla tecnologia dei calcestruzzi permisero di adottare soluzioni innovative.Sono stati costruiti edifici splendidi ad elevato indice di gradimento in tema di abitabilità.Il ceto medio riuscì a
      vedere finalmente un bagno ed una doccia,e disporre di metrature che spesso superavano i duecento metri quadrati.lasciandosi alle spalle abitazioni fatiscenti
      con servizi pessimi.Bisognerebbe guardare a cosa si è edificato tra le 2 guerre mondiali e metterlo a confronto con le architetture post anni cinquanta.L’edilizia di massa di quegli anni e’ mediamente più’ scadente,come lo e’ ancora di più l’edilizia precedente la prima guerra mondiale.Salvo le residenze nobiliari o quelle delle nuove ricche classi borghesi.
      Detto questo,che cosa ha reso urbanisticamente ed in certi casi architettonicamente inaccettabili le nuove costruzioni post anni cinquanta?
      Gli inciuci tra costruttori improvvisati ed esponenti delle istituzioni del settore edilizio,e
      l’arroganza delle cosche (si pensi che in quegli anni si registrava una media di trecento
      Morti ammazzati l’anno),determinarono il superamento delle normative edilizie.
      Tradotto,in molti casi significa il non rispetto delle distanze tra gli edifici,l’assenza di parcheggi ed in molti casi l’assenza di una viabilità capace di smaltire i maggiori flussi di traffico conseguenti lo sviluppo degli edifici in verticale.
      L’assenza di vincoli a salvaguardia di edifici di valore storico e/o architettonico
      fecero sparire tantissime ville del periodo Liberty,che occupavano siti ritenuti di pregio.
      Se andate in giro nei quartieri a ridosso del Centro Storico,potete riscontrare migliaia di edificazioni che oggi non hanno senso di esistere,perché’ non rispettano la normativa antisismica e che di tanto in tanto vengono giù solo per collassamento degli stessi materiali con i quali furono tirati su’,provocando vittime.
      Si potevano demolire questi edifici,arretrarsi dagli assi stradali,dotali di parcheggio e giardino,ma,non si fece.Probabilmente non c’era mercato per queste soluzioni.
      La gente preferiva la casa nuova in aree nuove.La diffusione delle auto private lo consentiva.I prezzi allettanti pure.

    11. @Luca. Evidentemente lei deve realizzare “una villetta sul proprio terreno , lontano dalle coste”, e lo strumento urbanistico attuale che ESISTE (leggasi Piano Regolatore Generale) glielo impedisce, poichè o non ha abbastanza superficie sulla quale edificare, o perchè nelle vicinanze ci sono delle strade, o perchè nel suo terreno il Piano regolatore non prevede la costruzione di abitazioni perchè verde storico ecc.
      Le linee guida “che sono in tutte le parti del mondo”, come dice lei, noi ce le abbiamo ed è, come ripeto, il PRG, che norma il territorio per zone e ti dice cosa e come lo puoi realizzare. Lei inoltre dice che “l’abusivismo edilizio di una casetta familiare non è una speculazione”, e con questa affermazione si allinea perfettamente a tutti quelli che hanno devastato questa città fregandosene delle regole!
      Il terreno che uno possiede non è sempre edificabile per legge (sempre da PRG!) e infatti molti, fottendosene, hanno edificato abusivamente e poi “sanato” grazie alle sciagurate sanatorie. Se uno vuole costruire una villetta sul suo terreno può farlo:può comprare un terreno agricolo nel quale è permessa l’edificazione, e non costruire abusivamente (e il prezzo eccessivo di questi terreni purtroppo lo so, non è per tutti).
      Un discorso a parte meritano invece le varianti del Comune al vigente PRG, grazie alle quali si è consentita la proliferazione scellerata dei centri commerciali, compresi il Conca d’oro, ma quelle sono assurde scelte politiche del territorio che non sto qui a giudicare altrimenti ci vorrebbero giorni. E lo stesso discorso vale per gli orribili condomini che si continuano a costruire in aree verdi storiche anche private che, quelle si, dovrebbero essere tutelate e interdette alla costruzione.
      Il vero errore che è stato fatto nel passato, è non avere avuto un vero PRG che non consentisse di edificare quartieri orrendi e di far speculare pochi imprenditori collusi; inoltre come dice lei giustamente, se ci fossero state delle linee guida adeguate (che oggi seppur con varianti migliorative che si potrebbero fare ci sono, ripeto il PRG) “magari oggi avremmo delle accoglienti villette o dei residence con spazi verdi e con proporzioni adeguate alla nostra città ed alla nostra crescita demografica”.
      Ma con i se e con i ma non si risolve niente, ed è solo attraverso una nuova politica del territorio e nuovi strumenti urbanistici più adeguati che si può in parte rimediare agli errori del passato. E non si dovrebbe più guardare al proprio orticello…”IO mi voglio costruire la MIA villa assolutamente, e non me la fanno costruire perchè sono tutti contro di me!”. Questi ragionamenti sono figli della speculazione e della frenesia edificatoria che ci portiamo dai decenni passati…Forse la villetta che si vuole fare semplicemente NON si potrebbe costruire per legge…o no? E’ pur vero che c’è oggi un’altra speculazione, e cioè i prezzi degli alloggi…ma lasciamo stare, discorso lungo.

    12. La cosa che non riesco a capire e’ questo continuo attacco ai centri commerciali.
      Centinaia di migliaia di persone riescono ad approvvigionarsi di prodotti primari
      In tempi contenuti ed in condizioni di sicurezza e garanzia igienico- sanitaria,a prezzi competitivi.A Palermo questi centri sono stati realizzati in aree degradate in stato di abbandono.Sono nati su progetti razionali ed hanno consentito un riordino di intere zone,piantumazione di alberature ed aiuole comprese.
      La cosa più triste che mi può’ capitare e’ entrare in un supermercato del centro,spesso ricavato da qualche scantinato,con la merce accatastata ai lati di stretti corridoi.

    13. Il problema non è il centro commerciale in se stesso, ma il numero che queste strutture stanno raggiungendo. Anche all’estero esistono i centri commerciali, ma questi non hanno ucciso il piccolo commercio all’interno delle città, cosa che le rende vitali e quindi appetibili anche perchi ci deve vivere. La crisi del piccolo commercio e il motivo (condivisibile) che spinge tanti a scegliere i centri commerciali, naturalmente sta pure nel fatto di non avere parcheggi a sufficienza e mezzi pubblici efficienti all’interno della città.
      Se torniamo al tema del post, allacciandolo a quello dei centri commerciali, possiamo notare come ci siano ai piani terra dei palazzoni delle periferie, grandi locali commerciali a volte completamente vuoti; questi, affiancati da parcheggi puntuali, potrebbero creare il cosiddetto commercio diffuso, che limiterebbe di gran lunga la costruzione di nuove strutture e l’uso di terreni agricoli. Se guardate la mappa di satellitare di Palermo, vi accorgerete che la campagna accanto la città è quasi scomparsa, e fra qualche anno avremo al posto della Conca d’Oro un’unica stupenda colata di cemento e asfalto, compreso il centro commerciale che ne porta il nome.

    14. Ciao Pablo , mi permetto di darti del tu .
      ti ringrazio per tutto quello che hai scritto è chiaro che hai compreso perfettamente il mio ragionamento .
      La conclusione è comunque sempre la stessa che io giovane padre di famiglia 37enne devo pagare gli errori e le collusioni nonché gli scempi commessi nel passato quando ero ancora un adolescente .
      Mi può anche stare bene ma detto questo io non mi arrendo perché il nostro prg è pieno di lacune e merita di essere completamente rivisto .
      È altresi vero che l’argomento mi tocca da vicino ma sai com’è avere 1500 mq di terreno all’interno di un residence completamente urbanizzato , lottizzato con criterio e nel rispetto delle normative urbanistiche dove c’erano anche le licenze edilizie , dove giustamente ognuno ha realizzato la propria casa nel rispetto dei progetti approvati e non poterci fare nulla perché chissà chi e chissà per quale motivo ha deciso di tagliare fuori il mio terreno rendendolo inedificabile non è una cosa che farebbe piacere a nessuno .
      Ribadisco queste cose insensate possono accadare solo a Palermo .
      Ma nonostante tutto mi appellerò anche alla corte europea per i diritti dell’uomo , presentando tutta la documentazione in mio possesso anche se mi dovesse costare il triplo rispetto ad un appartamento fatto di sabbia e materiali scadenti in uno dei quartieri “bene” di Palermo .
      Mi scuso se sono stato un po confuso nell’espressione dei fatti e delle mie idee , ma torno da un lungo viaggio 🙂
      Notte

    15. Luca, hai ragione, purtroppo oggi paghiamo tutti (io sono più o meno nella tua stessa condizione e ho la tua età) per gli scempi che sono stati fatti nei decenni passati. Buon rientro dal lungo viaggio 🙂

    16. Nei vostri interventi emerge uno spirito di contestazione di fondo,probabilmente originato dalla vostra condizione di appartenenza sociale.
      I palazzoni tirati su a sabbia e materiali scadenti (???)
      Intanto non vengono giù come e’ recentemente capitato all’edificio di via Bagolino
      letteralmente polverizzatosi.
      La Palermo danarosa,e non “bene”,comprava in via Libertà o Notarbartolo,
      che poi non è il massimo come scelta abitativa,dato che bisogna fare i conti
      con gli indici di inquinamento dell’aria,acustico e la difficoltà di parcheggio.
      Concordo con la necessità di rivisitare il PRG,vecchio di 50 anni.
      Concordo con la richiesta di rivedere le densità di particolari aree.
      Avere 1500 mq senza poterci fare una piccola abitazione individuale non va bene.
      Un edificio ben costruito e male inserito urbanisticamente fa scempio del Territorio.
      Il fatto che esistono a Palermo tali situazioni non puo’ però far rigettare in blocco
      le architetture delle zone di espansione urbana post anni 50.
      Ci sono palazzoni che sono il meglio che si poteva fare in quegli anni,e furono firmati da bravi professionisti.Chi li abita non ha nulla da dire.
      Ma pongo un quesito:e’prioritario salvaguardare un territorio,o la famiglia?
      Migliaia di persone vivono in situazioni inaccettabili,in case piccole e prive di servizi.
      Lo sapete quante sono le abitazioni a quinto piano prive di ascensore?
      Sulla chiusura di piccole botteghe commerciali,nessun rimpianto.
      E’ già successo con gli artigiani.Conoscete un sarto od un calzolaio?Conoscete un barbiere?

    17. La violenza sta nell’abbandono.
      I rami secchi dei palmizi,le aiuole incolte.
      Le buche,i tappetini di asfalto rappezzati alla meno peggio,
      e non parliamo dei rifiuti,
      sono queste le cose che abbruttiscono la città.

    18. E queste
      .it/cronaca/discarica-via-d-angio-pulizia-rap.html

    19. @Alberto d’accordo su alcune cose, meno su altre:
      tra le due guerre si è costruito un quartiere come il Littorio, ora Matteotti, nato come edilizia economica, che oggi è indubbiamente una zona di pregio essendo un brano di città-giardino all’interno diel centro, peraltro anche gli edifici popolari di via Perez hanno un loro valore;
      Sul dopoguerra, è vero che alcuni edifici, a buon diritto, sono entrati nei testi di Storia dell’Architettura, però non ho sentito mai uno di questi professionisti fare autocritica, magari in veste di docente, essendosi prestato, con buon lucro, a collaborare con gli speculatori che grazie alle oscene densità del PRG del 63 , hanno massacrato la Palermo liberty sugli assi Libertà e Notarbartolo; in ogni caso alcuni esempi “virtuosi” di architettura a firma dei vari Foderà, Di Stefano, Pirrone, non hanno la forza di sostenere l’immagine complessiva della morfologia urbana decisamente lontana dal bello per l’aspetto urbanistico-edilizio e non solo per quegli elementi che tu giustamente elenchi . La classe piccolo borghese ha conquistato il bagno e l’ascensore, ma a che prezzo? Parliamo della densità e della qualità del quartiere Noce-Malaspina, asse Aurispa-Parisio, in città europee capaci di rinnovamento urbano se ne proporrebbe il diradamento radicale!
      Sabbia di mare e (poco) cemento, non dimentichiamoci di via Pagano!
      Sui centri commerciali si è espresso bene Pablo: è assurdo dover ricorrere alla mobilità inquinante e nevrotizzante per acquistare un frullatore o un ferro da stiro!

    20. Pero dire che in viale lazio ci sono tutti palazzoni brutti o costruiti male mi sembra un po una falsita. Meglio milano 2 con palazzi tutti uguali bellissimi a vedere……ma per favore….cerchiamo di migliorare questa citta e di non guardare sempre indietro

    21. Humby
      Il tema e’ vasto e complesso e non si presta a generalizzazioni o giudizi affrettati.
      Posso disporre di un progetto ottimale,che meglio non si può,di un edificio,ad esempio una torre di dodici o quattordici piani,ed inserirlo in un contesto urbanistico tale da non rispettare le regole,rovinando il risultato finale.
      In quanto alla replicazione dei progetti,non ci vedo nulla di male .
      Prendiamo ad esempio le torri a pianta sostanzialmente circolare,replicate n volte,che
      si affacciano sulle splendide imbarcazioni ormeggiate a Marina del Rey,in Los Angeles,California.Opportunamente distanziate,queste costruzioni danno una immagine di grande raffinatezza urbanistica.
      Ora immaginiamo che tra una torre e l’altra,qualcuno avesse realizzato a colpi di lupara palazzoni di edilizia economica sfruttando fino all’ultimo ,ogni metro quadrato.
      Non saremmo più a LA,ma saremmo approdati a Palermo.La Palermo degli anni
      sessanta e settanta/ottanta.

    22. Alberto, a Los Angeles le torri sono state pensate come progetto unitario, e quindi condivisibile e di grande impatto architettonico. Un pò come lo sono a Palermo le due torri in zona Tommaso Natale che si vedono dall’autostrada (parabole a parte!).Sono edifici realizzati uno accanto all’altro, figli di un’unica idea progettuale. Gli edifici che invece sono stati realizzati a Palermo con uno stesso progetto e a km di distanza, sono figli della speculazione e non tengono assolutamente conto del luogo in cui si sono realizzati. L’unica logica della realizzazione di questi edifici gemelli è stata quella di accorciare al massimo i tempi di progettazione, calcolo strutturale e pratiche catastali, con l’obiettivo di venderli nel più breve tempo possibile e realizzare il maggior profitto. In questi casi l’Architettura, nobile arte presente a Palermo da millenni fino agli anni della speculazione (tranne pochi casi lungimiranti), è stata tradita e svenduta; un edificio non può essere lo stesso se in due luoghi diversi, poiché cambia l’intorno, gli edifici adiacenti anche storici , il panorama che si gode dagli alloggi. Non ultimo, essendo questi edifici con lo stesso progetto realizzati in tempi diversi, a volte anni, anche i materiali non dovrebbero essere uguali, poiché cambia e si migliora nel tempo la tecnologia strutturale e delle finiture esterne, e si evolve la tecnica e la filosofia progettuale. È stata così tradita Palermo e la sua nobile storia.

    23. … Caso diverso è quello dell’uniformità morfologica derivata dall’adozione di un tipo su larga scala, vedi il caso dell’isolato haussmaniano a cui è sicuramente legata l’immagine consolidata della Parigi che (credo) tutti amiamo!

    24. Non esageriamo.
      Se prendiamo un’automobile,accettiamo il concetto che venga prodotta in serie
      per poi andare in giro per ogni territorio.
      Se devo realizzare un edificio abitativo,destinato ad ospitare gente comune,senza tante pretese di esclusivita’ nel Design,ed ho disponibile territori aperti,non trovo inaccettabile replicare la identica soluzione.
      Per altro stai facendo teoria.Quando mai le costruzioni a Palermo hanno tenuto in conto l’ambiente circostante?
      Palazzoni e tuguri convivono allegramente in ogni angolo della città’.Perfino sulla piazza di Ballaro’,accanto monumenti di grande importanza storica ,ha trovato posto un edificio di una decina di piani in pieno stile anni 50.
      Idem nel bel mezzo del chiostro di un convento in pieno centro storico.
      Palermo,città’ massacrata urbanisticamente parlando.

    25. Un edificio non è un’automobile, non diciamo fesserie. Non sarà di certo una bella Mercedes prodotta in serie parcheggiata in un degradato quartiere di Palermo ad aumentarne la vivibilità. Un edificio è un manufatto fissato al suolo che deve vivere per decenni, alcune volte per secoli e, se possibile, deve avere una dignità architettonica e contribuire a rendere quantomeno gradevole un quartiere. Come dicevo prima, ci sono delle semplici abitazioni cosiddette “minori” nel centro storico che, dopo secoli, se restaurate hanno molta più dignità di molti scatoloni presenti a Palermo e che puoi trovare in qualsiasi brutta periferia d’Italia. Questo perché erano costruite rispettando la scala dimensionale del quartiere (evitando gli scempi di Ballarò che citi). Non si chiede per il futuro l’edificio “di design” da mostrare nelle riviste, ma dei progetti non in serie, con un serio studio architettonico e che possano anche per la “gente comune” (come se questi non se lo meritassero) rappresentare un posto gradevole in cui vivere.

    26. Vedo che non hai colto il senso della citazione.
      Preferisco vedere replicato mille volte,anche centomila,la casa ideale da abitare,progettata dai migliori ingegneri ed architetti,
      piuttosto che lasciare proliferare l’estro di tecnici di serie B che si sbizzarriscono nella ideazione di abitazioni scadenti sotto ogni punto di vista.
      Alla fine,il lasciar fare,genera gli obbrobri oramai presenti dalle città più’ grandi ai più piccoli paesi.Spero che adesso ti sia chiaro il richiamo all’automobile.

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