mercoledì 22 nov
  • Una città cinque stelle L

    Avere a libro paga 20 mila dipendenti comunali potrebbe anche rispondere ad una precisa e originale visione: offrire a cittadini, investitori e turisti in transito una città dove avverti immediatamente il fiato sul collo di un dipendente comunale che ti anticipa in ogni tua necessità o bisogno, proprio come in un lussuoso albergo a 5 stelle lusso, dove tutto è pulizia, decoro, competenza, efficienza e buon gusto.

    Ma se dei 20 mila dipendenti sopporti solo il costo degli stipendi senza avere adeguati servizi, delle due l’una: o pretendi adeguati servizi, o rinunci ai dipendenti in eccesso al fabbisogno.

    Non compete alla politica creare posti di lavoro: i politici che si interpongono come mediatori nella creazione di posti di lavoro – pagati con denaro pubblico – lo fanno solo per perpetuare il proprio posto di potere.

    Fatta eccezione per le categorie svantaggiate il cui pubblico impiego è una conquista di civiltà, ogni lavoratore, privato, ma anche pubblico, deve valere il suo stipendio, deve “convenire” al datore di lavoro, non essere un peso inutile.

    Per questo nel settore pubblico bisogna fare i concorsi e non le stabilizzazioni: per evitare di assumere chi non serve e lasciare a casa chi invece meriterebbe e sarebbe utile alla collettività.

    Quando si trasforma un servizio pubblico in uno stipendificio si distruggono in realtà posti di lavoro veri, soprattutto nel settore privato, per cattiva allocazione delle risorse.

    Come insegnava Margaret Thatcher, la verità difficile da accettare é che «non esiste il denaro pubblico: esistono solo i soldi dei contribuenti».

    Palermo
  • 5 commenti a “Una città cinque stelle L”

    1. Post fondamentalmente condivisibile, a parte il riferimento a Maggie Thatcher.
      Vivendo a Londra da un pezzo, posso assicurare che la sua visione dello Stato ha incontrato e incontra tuttora molte resistenze. Praticamente smantello’ gran parte del welfare coccolando i ceti piu’ abbienti e i fat cats della City e impegnando invece la polizia in scontri con i poveri durante le contestazioni per l’infame poll tax (che alla fine fu infatti ritirata).
      Cio’ indubbiamente porto’ uno sviluppo notevole dell’economia, almeno di quella legata al terziario, ma il costo che le classi meno abbienti pagarono grida ancora vendetta.
      Non a caso, quando e’ passata recentemente a miglior vita, l’aggettivo piu’ usato dai media per descriverla e’ stato “divisive”, una donna che ha diviso la nazione, che ha accentuato le differenze tra le classi sociali.
      Certo, le sue intenzioni potevano anch’esser buone, ma uso’ l’accetta per sfoltire il welfare, e cosi’ taglio’ anche cio’ che di buono era stato fatto in precedenza.
      Non e’ un caso, infatti, che dopo lei e il suo alunno Major, i laburisti di Blair abbiano preso il potere per una quindicina d’anni, e si apprestino a riprenderlo dopo l’incolore governo snob e conservatore di Cameron. That’s Britain.

    2. ….david ha pienamente ragione. una buona lettura per di donna consumo quindi sono di Bauman. in questo libro viene spiegato come la thatcher ha distruttolo stato sociale ed ha contribuito a costruire un mondo “liquido”.

    3. Trovo il riferimento alla frase della Tatcher molto azzeccato in questo contesto.
      La frase e’ valida in tutti i paesi del mondo.
      Qui non si parla della politica della Tatcher,che sarebbe un altro film.
      Trovo azzeccate le considerazioni dell’autore del Post.
      Lucide e pertinenti.
      Ventimila dipendenti,di cui non si può fare di tutta l’erba un fascio.
      Qualcuno fa il suo dovere.

    4. Quando finalmente la società tutta accetterà il principio che i soldi versati dai contribuenti vanno impiegati per offrire servizi agli stessi…sarà un’altra musica!

    5. Campa cavallo…
      La Società,cioè noi comuni Cittadini,non ha alcuno strumento
      per cambiare musica.
      Io pago la Tarsu,fra poco vado a pagare la Tares,faccio la RD,rispetto l’ambiente,
      e vedo una Città sporca,squallida,abbandonata,
      perche’così hanno deciso certi personaggi.

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