mercoledì 16 ago
  • Ma sei di paese?!?

    Settembre in città. Città che si ripopolano di famiglie, di lavoratori, e di studenti… Pendolari e non.
    La mia esperienza di studentessa è di quelle appartenenti al tipico studente fuori sede. Dover fare i conti con mezzi pubblici, ritardi, partenze all’alba prima ancora del canto del gallo, e così via. Inutile elencare qui i disagi e le disavventure…
    Quando sei una provinciale, o per dirla alla palermitana “di paese”, (la pronuncia della “e” deve necessariamente essere aperta) è inevitabile che tu faccia i conti non solo con i disagi, ma anche con i giudizi / pregiudizi del giovane palermitano collega all’università, il quale ti giudica un montanaro solo perchè il 13 gennaio arrivi a lezione con quattro maglioni, due sciarpe e un passamontagna; così tu devi stare li a spiegargli che hai preso l’autobus alle 6 del mattino e hai fatto colazione alle 5:30 per arrivare a lezione alle 8:00, mentre lui, che si è svegliato alle 7:50 è arrivato a lezione in ritardo, in pigiama, assonnato e lamentandosi.
    Il GPM (giovane palermitano medio) vede il RDP (ragazzo di paese) come una persona appartenente ad una subcultura dell’assenza: crede che nel tuo paese non ci sia: non ci siano mezzi di trasporto, la televisione o il telefono… Crede che le persone si incontrino e si riuniscano a ballare la tarantella nei cortili delle case di campagna, mentre le nonne preparano la pasta fresca e i baldi giovini si presentano dal padre a chidere la mano dell’ amata.
    Il palermitano pensa che tu debba necessariamente conoscere tutti i tuoi compaesani, (nel mio caso 31.999 persone), crede poi che ti stupisca quando vedi passare un amat o quando entri in un negozio in franchising.
    In realtà però, quando il palermitano viene a trovarti in paese qualcosa di positivo la trova. Se invitato a cena, la prima cosa che ti fa notare è: «Miii ma buono il pane che fate qua», «Mii ma nei paesi si mangia bene!», «Ah ma lo sfincione lo fate voi? Miii ma è troppo buono!», «Pure le arancine avete fatto?» e ancora «Ho trovato subito posteggio…ma non si paga?!».
    A questa prospettiva però bisogna aggiungere quella speculare, ovvero il modo di porsi dello studente RDP. Analizzando i comportamenti credo ne emergano principalemte 3 tipi.
    Il paesano integrato: solitamente proveniente dai piccoli centri, una volta arrivato in città instaura e mantiene costantemente i contatti con i GPM e con i GP della Palermo bene; torna raramente a casa in paese perchè si disabitua alla vecchia routine e non è disposto a tornare indietro e condividere le proprie giornate con i paesanelli suoi simili.
    Il paesano apocalittico: attaccatissimo alle proprie radici, aspetta il venerdì per fuggire dalla città e tornare dalla sua famiglia (spesso da zito o zita) in paese. Lo vedi girare in facoltà con la valigia per non perdere tempo e tornare a casa puntuale il fine settimana. Aspetta con ansia il giorno della laurea per chiudere i ponti con la città che tanto lo opprime.
    Il paesano ambientato: instaura rapporti di amicizia sia con GPM sia con RDP provenienti da altri paesi. Scambia informazioni e curiosità relative a usi, costumi e tradizioni dei vari paesi, nonchè ricette di cucina per sperimentare l’arte culinaria autoctona e non. Inutile dire che il palermitano medio in questo caso si auto invita a cena.
    Ma forse anche nei casi precedenti.

    Ospiti
  • 35 commenti a “Ma sei di paese?!?”

    1. E si.. purtroppo è cosi. E lo dico da palermitana…

    2. Un divertente punto di vista della giovane Gaia che con il suo delicato modo di scrivere dice verità in panni umili… dettati anche da veritiere esperienze maturate e sopportate durante le varie disavventure di viaggio da studentessa pendolare. – Auguri per le sue future aspettative …

    3. La definizione di “paese” che viene usata dagli universitari palermitani è relativa, e l’ho trovata sempre molto stupida, da gente ignorante che non vede oltre il proprio naso. E’ un’espressione senza significato che usano molti studenti universitari palermitani, soprattutto quelli che durante la loro frenetica vita da cittadini, in realtà non sono arrivati mai oltre la rotonda di Via Oreto e oltre Sferracavallo, insomma quelli che per loro nel mondo esiste solo Palermo. Lo studente “ragazzo di paese” (mi viene da ridere solo a pronunciare queste parole, nel 2013!), nella maggior parte dei casi è più cittadino dello studente di Palermo. E questo perchè è abituato sin dai suoi quattordici anni a frequentare le scuole superiori di un altro paese limitrofo più grande, o anche di Palermo, a prendere l’autobus o il treno per spostarsi, a conoscere colleghi di fuori, a fare insomma una vita da pendolare e quindi “da grande”.
      Vedo in questa espressione uno stupido senso di superiorità. Molti lo usano solo perchè a Palermo ci sono circa 650.000 abitanti, una città (in realtà un paesone!) che oggi sta perdendo quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di una grande città: trasporti pubblici efficienti, mobilità sociale e lavorativa, parchi pubblici accessibili, manifestazioni culturali diffuse, traffico regolamentato, vita notturna degna di una città turistica ecc. ecc. Pure in questo si vede il declino di una città, la autoreferenziazione dei suoi abitanti senza che questi guardino mai oltre, il chiudersi a guscio nel luogo dove si vive, il poco contatto con il “paesano” che viene da fuori, e che fa molta più vita sociale del palermitano medio. Questo perchè il “paesano” frequenta le serate universitarie, frequenta e conosce gli altri “paesani” di tutta la Sicilia sparsi per Palermo, frequenta gli studenti palermitani lungimiranti che si sono stufati di vedere solo i loro vecchi amici palermitani del liceo, frequenta gli studenti stranieri Erasmus con cui vive a Palermo (a volte, giuro che è successo, se li sposa pure!), frequenta pure (udite udite!) i suoi amici di paese che sono rimasti al paese, va spesso al cinema ecc. ecc.

    4. @Gaia: Sei laureata in Servizi “dociali”?
      Ma una volta chi veniva dai paesi non si chiamavano “peri incritati”?

    5. Hai dimenticato il clichè più comune, il più odioso. Quello che ho dovuto combattere per anni e anni: le ragazze di paese sono facili.

    6. Ho amato parecchio questo pezzo.
      Aggiungo ben volentieri un mio piccolo spunto personale, che ho maturato nei miei anni di residenza a Palermo.
      Premetto che sono un misto tra Paesano Integrato e Paesano Apocalittico.
      Una cosa che ho notato nel Palermitano medio è la chiusura mentale al viaggio e allo spostamento.
      Noto che la gente di paese è meno incline agli spostamenti, dato che ci siamo abituati fin da piccoli a viaggiare per necessità, per studi e per tanti altri motivi, invece ci sono certi palermitani che considerano una passeggiata in centro un viaggio oltre i confini dell’umana comprensione.
      Anche per questo sono felice di avere l’esperienza e l’umiltà tipica di un paesano, mescolata all’esperienza di uno che ha vissuto 6 anni in una grande città come Palermo, piena però di gente con la mentalità più paesanotta di un montanaro 😀

    7. Mi dispiace dirlo, ma la verità è che “i paesani” restano sempre al di fuori della città.
      Pretendono di farne parte quando gli conviene, ma la schifano per la maggior parte delle volte.
      Non ho mai sopportato chi sputa nel piatto in cui mangia: chi ritiene di essere ospite di questa città e ne “trae un qualche beneficio” ha il dovere di rispettarla.
      E finitela anche voi di dire che il palermitano è lagnuso, mangiataro e spendaccione!!! Se non vi piace, cambiate aria… c’è l’università in molte altre città ed il lavoro non dovete necessariamente trovarlo qua.
      Ciò che conta sono le persone: buone o cattive. Palermitani o paesani, non importa, fa lo stesso. In fondo è solo un problema di proporzioni….
      L’importante è che ognuno rispetti l’altro e non giudichi…
      PS sono palermitana e ho sposato felicemente un paesano…

    8. Ovviamente bisogna stare attenti ai luoghi comuni e alle generalizzazioni..

      I “cattivi paesani” sono fisiologici in una visione più ampia, così come ci sono i “cattivi palermitani”.

      Penso comunque che l’espressione “di paese” al di la della poca apertura che a volte denota, stia ad indicare alcuni tipici comportamenti dettati da alcune tradizioni oppure dal vivere in un piccolo centro. Comportamenti che uno di città non potrebbe sopportare, perchè troppo opprimenti.

      Lo so bene avendo sposato una paesana orgogliosa, però di mare, che è cosa ben diversa..

      Infatti ho scoperto che i paesani di mare sono meno paesani di quelli di montagna!!!!!!

    9. Ci tengo a precisare che non voglio in alcun modo generalizzare e farmi trascinare nell’errore dei luoghi comuni… Critico i pregiudizi, non potrei dunque incappare io stessa nelle classificazioni. Ogni realtà va considerata nella sua unicità.
      Il mio obiettivo è portare alla luce le cose che osservo ed elevarle al quadrato, facendole diventare delle caricature della realtà stessa… e perchè no strappare un sorriso a chi legge.

    10. Brava!
      da ex studentessa paesana ambientata condivido!
      Aggiungo che se eri carina e vestivi bene era più facile integrarsi, mio collega di caltanissetta (considerato anch’egli di paeeese!) seduto sempre accanto a me non veniva mai invitato,io ed altra collega molto carina si,lui regolarmente snobbato…però se organizzavamo cene a casa riscoprivano il piacere di parlare anche con lui!

    11. …evito commenti, sarei molto sgradevole nei confronti di certi palermitanotti di quart’ordine.

    12. E statevene al paese, chissà quanti penzatorii, ahahahaah

    13. …eccolo: forse volevi scrivere pensatori?

    14. @ El buitre, devi penSare con la “S”, mi raccomando…

    15. Neanche arrivi a penzare che sia solo ironia. Ahahahahahh

    16. …per me è “tracotante asineria”…ma dato il luogo ci stà. salutiamo caro sbutrio (come dicono quelli dei quartieri alti).

    17. Giuseppe, mi sa che sei di paese, o della zona di via oreto. AhHahanHh

    18. A proposito, sta si scrive senza accento. Sapientone. Ahaaha

    19. E aspetterò tanto

    20. Sta si scrive senza accento. Giuseppe

    21. ..hai ragione, in effetti nella fretta ho messo l’accento e non l’apostrofo..ma a te: che te lo dico a fare?…ti saluto e mi raccomando penSa prima di scrivere B-)

    22. Non ci va neanche l’apostrofo, Giuseppe Giuseppe.

    23. Vi invito a rimanere in tema e vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

    24. Gaia,

      ovviamente anche tu pensi che generalizzare è sempre una leggerezza.

      Sono un palermitano ipercritico nei confronti dei miei concittadini, ma quando ero studente io, e mi sono laureato nel 1995, vedevo paesani egregi e degni di nota, ed altri no.

      E devo dirti che all’epoca io i paesani, con qualche eccezione, non li sopportavo; il loro attaccamento ai primi posti in aula magna, il loro mutuo soccorso, la loro avidità nel chiedere in prestito libri da fotocopiare e non ricambiare, la loro arroganza quando erano in gruppo, la loro totale mancanza di eleganza. All’epoca li vedevo, anzi li vedevamo, visto che era pensiero comune di tutti i palermitani della mia facoltà (economia), come barbari scesi dai monti, li guardavamo con una certa commiserazione, ma anche con un altezzoso, benché appena accennato, disprezzo.

      Non so se adesso le cose sono cambiate rispetto agli anni 90, ma penso di si, visto il numero di studenti paesani che vedo in giro la notte a Palermo e la oramai oggettiva difficoltà a riconoscerli come tale. Vedo anche che nella vita universitaria, rispetto a quegli anni c’è oggettivamente una certa fusione, o perlomeno una separazione meno netta. O forse semplicemente, Palermo non è cresciuta mentre i piccoli centri meno.

    25. @Pablo

      Dimenticavo….
      ” in realtà non sono arrivati mai oltre la rotonda di Via Oreto e oltre Sferracavallo”

      Verissimo…ma come al solito…non generalizziamo.

      Io ho sempre viaggiato (la prima volta che sono stato ad Amsterdam, in treno, avevo 18 anni e non ero neanche il primo palermitano che lo faceva) e sono sempre stato circondato da viaggiatori. Un vizio che mi è rimasto ancora oggi 😉

      Sarebbe sempre meglio dire “certi” palermitani e “certi” paesani…

      Suona meglio, no? 😉

    26. @ Franz, certo che bisogna dire “certi” palermitani e “certi” paesani, se ha un minimo di intelligenza è normale che non si deve mai generalizzare.
      Ti posso però dire pure che, ad esempio nelle zone di balneazione fuori Palermo, è pensiero comune di molti (paesani e cittadini), notare l’arroganza di molti gruppi di palermitani quando sono in gruppo, la loro totale mancanza di eleganza, vederli come barbari scesi dai monti, e guardarli con una certa commiserazione, ma anche con un altezzoso, benché appena accennato, disprezzo. Di questo sei consapevole, penso. Quindi tutto, comprese le classificazioni che si fanno all’università, è relativo. Ti posso assicurare che certi palermitani, all’università, venivano classificati malissimo da studenti fuorisede (preferisco questo appellativo) e anche dai locali, ma solo perché considerati come singoli studenti e non come categoria di provenienza geografica. Non facciamo dello stupido razzismo tra noi siciliani, altrimenti è finita.

    27. @Pablo

      Sono pienamente d’accordo con te. Ho solamente riportato la mia esperienza e la mia posizione di allora, mia e di tutte le mie conoscenze, solamente per dimostrare che i pregiudizi esistevano ed esistono da entrambe le parti, all’università e non solo.

      Forse non hai letto l’inizio della mia riposta: “Sono un palermitano ipercritico nei confronti dei miei concittadini”

      E mi sembra che sia stato tu a non lasciare spazio ad altre interpretazioni

    28. Per quanto mi riguarda in università uso il termine con accezione assolutamente scherzosa e solo tra me e me, l’unica cosa che mi dà un terribile fastidio sono gli accenti “incarcati” che spesso sento da molti RDP (come li definisce l’autrice dell’articolo), ma è una mia personale idiosincrasia. 😛

    29. …sto penzzzzzando a quello della esse (S)..il caro sbutrio…che avrà passato circa quattro ore della sua vita (se non di più) a leggere (ovviamente su internet) se un accento stava o meno su un imperativo categorico o conclusiva che fosse….come dicono a paleimmo..ccè i muariri!…fortunatamente abbiamo il conforto di quasi tutta la sicilia (palermo esclusa infatti) su come la si pensa in merito a questi che si sentono di Montecarlo ed invece sono solo patetici palermitani, dove la munnizza li sovrasta o pagano il pizzo anche per parcheggiare (dignità zzziero) o ancora si spacciano per grandi amici e poi si inchiappettano fra di loro o si presentano ospiti a cena panza e presenza…ne vuoi a ancora? forse è meglio se ci fermiamo qui, rischio di diventare veramente moooolto sgradevole e non mi pare il caso dato che in rarissimissimissime quindi lodevoli eccezzzzzzzioni a palermo qualche galantuomo c’è. Byebye

    30. @giuseppe

      Ma se Palermo e i Palermitani ti fanno così schifo, perché non torni al tuo paese natio? Non capisco come tu possa restare in un posto che disprezzi così tanto. Ti assicuro che nessuno sentirà la tua mancanza dato che, in fin dei conti nessuno ti ha chiesto di venire 😉

    31. @giuseppe

      E concludo dicendo che con il tuo ultimo intervento, hai fatto precipitare il livello della conversazione.
      Ma vi confrontate così al tuo paesello natio? Mammamia 🙁

    32. che dire!
      un giorno un mio collega all’università seduto accanto a me continuava a raccontarmi di quanto fossero ridicoli quelli di paese…precisando di montagna…pensando io fossi palermitana…ci è rimasto malino quando ha capito che anch’io lo ero…cmq a parte questo simpatico aneddoto…vivo da 15 anni a palermo e la cosa che più mi intristisce di questa città è la suddivisione in caste…si, quasi come in india….basta andare al politeama, terra di confine tra la palermo bene e la palermo povera e malfamata…e noi, poveri paesanotti di montagna, che ci laureiamo con il massimo dei voti in molto meno tempo dei palermitani, nonostante dobbiamo viaggiare, fare il turno delle pulizie, andare a lezione…a quale casta apperteniamo? a quella che rimane fuori sede per tutta la vita…universitario e poi lavoratore… che non può contare sull’aiuto di nessuno quando avrà figli, che non può passare a trovare la nonna se ha voglia di vederla, che non esce per strada a salutare gli amici di sempre…non so se mi sentirò mai a casa mia in questa città…non è certo pessima ma non è certo accogliente!

    33. Ho lavorato, e quindi vissuto intensamente, a Londra, Roma e Madrid; ti assicuro che nessuna di questa era accogliente (neanche Madrid che pure amo).

      Le grandi città (e mi dispiace ma Palermo con tutti i suoi difetti è una grande città) tendono a respingere e a schiacciare le persone; ciò non significa che non siano accoglienti

    34. @franz
      Evidentemente non hai letto bene fino all’ultimo rigo dove ho fatto delle distinzioni a suffragio delle quali ti confesso che (con enorme difficoltà data la penuria) provo a circondarmi della tipologia di palermitano di cui ho scritto nelle ultime due righe del mio precedente “passaggio”.
      …per rispondere al tuo ultimo “passaggio” essendo praticamente assenti le problematiche che hai letto ti confermo che “noi di paese” (pur volendo) non avremmo modo di confrontarci in tale maniera …mi spiace per te se sei una persona sensibile tuttavia se hai girato in sicilia devi ammettere che non avrai avuto difficoltà ad intercettare concetti del tipo palermitani “preferisco non averci a che fare” (ovviamente non possiamo fare di tutta l’erba un fascio…peròoo: che fasci ragazzi miei!)…quando poi tale affermazione viene pure fatta da alcuni (rari) indigeni della stessa città allora..beh..se fossi palermitano potrei solo dire “touchet”.
      Fatta questa ulteriore (e credo finale) precisazione ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato…e…se qualche punteggiatura o termine non fosse corretto scusami, sai, da “craparo” di montagna quale sono (io) ho i miei limiti e li ammetto (io). Saluti..Giuseppe (che è il mio nome vero) 😉

    35. LOL Palermo VS. Paese, il bue che dice cornuto all’asino!

      Ma di che stiamo parlando? Esattamente quale sarebbe la differenza fra Palermo e un paese?
      Sono di Palermo e vivo a Londra, ogni volta che torno per le ferie ed esco con gli amici la sera, non si fa altro che fare la stessa identica processione Vucciria-Chiavettieri e luoghi ameni limitrofi, fermandosi a ogni pie’ sospinto a baciare i 1000 conoscenti che si incontrano (perche’ a Palermo ci si conosce TUTTI). Uguale uguale alla passeggiata nel corso che si fa nei paesi.

      Non ci sono ristoranti/locali/bar degni di questo nome a parte alcune rarissime eccezioni. Uffici e negozi chiudono a pranzo tipo eta’ della pietra. La domenica chiuso. Ad Agosto chiuso. Se c’e’ “ponte” chiuso. Non entro nemmeno nel discorso trasporti/strutture.

      Quindi alla fine, questa differenza tra Palermo e il paese, DOV’E’?
      Ah, c’e’ l’universita’! A posto!

      Saluti da Londra!

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