venerdì 24 nov
  • Palermo si sta sgretolando, a quando una mobilitazione delle coscienze?

    Leggendo il resoconto di quello che è accaduto in via Argenteria sono stato assalito da una montagna di sensazioni, di sentimenti.
    Mi si sono passate davanti agli occhi, come in un flashback, le immagini della Vucciria della mia infanzia (fine anni cinquanta), quando nelle sue stradine, sfavillanti di luci, di colori, inondate di profumi, risuonavano le famose abbanniate e quando aveva ancora un senso dire quannu s’asciucanu ‘i balati r’a Vucciria.
    Oggi, per rivedere quel “mondo” ormai scomparso, faccio ricorso ad una copia del quadro di Guttuso del 1974.
    La cosa triste è che la notizia di quello che è accaduto in via Argenteria segue di poco quella della fine di un altro luogo della mia infanzia, villa Orleans.
    Nei mesi scorsi ho cominciato a scrivere un libro su Palermo. Parlo di temi di carattere generale, con l’obiettivo di far conoscere, a chi ne avesse voglia, a chi ne fosse interessato, alcuni lati caratteristici dei palermitani, al di là dei soliti, logori, stereotipi, ai quali si ricorre sempre, tanto da parte dei palermitani quanto da parte di chi palermitano non è.
    Rileggendo quello che ho scritto mi sto però rendendo conto che la città della quale parlo, quella della quale descrivo alcuni luoghi-simbolo, non esiste più; la mia Palermo, quella della mia infanzia, della mia gioventù, è ormai soltanto un ricordo lontano.
    Quello che provo però non ha nulla a che fare con la classica nostalgia dei tempi andati.
    All’inizio è rabbia, indignazione, sentimenti che però poi si trasformano, per lasciare posto dapprima ad un enorme desiderio (quello che si prova per qualcosa che non si può avere e che proprio per questo aumenta indefinitamente) per poi finire in un misto di tristezza e di malinconia.
    Si potrebbe dire (in parte a ragione) che non è che la Palermo della fine degli anni cinquanta fosse proprio una città dove tutto andava bene, un luogo nel quale si viveva come nel migliore dei mondi possibili.
    Certamente è vero, però, a proposito di quegli anni, va detto che hanno segnato un punto di svolta, un vero spartiacque. Da allora in poi Palermo è cambiata, e certamente non in meglio.
    Quella di oggi (almeno secondo me) è di gran lunga più povera, anche se quasi tutti dispongono di iPad, iPhone e altri simboli della tecnologia.
    Spero (ma non ne sono affatto sicuro) che queste mie parole non vengano considerate come segno del rimpianto dell’infanzia, di qualcosa irrimediabilmente perduto, anche se non posso non pensare a Francesco Guccini, quando, nella sua struggente canzone Il pensionato, dice di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso (verso modificato, nel mio caso, in di quando lui e Palermo eran più giovani di adesso).

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  • 5 commenti a “Palermo si sta sgretolando, a quando una mobilitazione delle coscienze?”

    1. Dobbiamo renderci conto che la nostra città è in decadenza.
      L’economia è fragile e sommersa spesso, risorse non ne abbiamo, eccetto quella culturale che non sfruttiamo.
      Il turismo è marginale: Palermo è poco accogliente, quasi ostile per un turista di condizione economica media.
      L’ignoranza, l’arroganza ed il malaffare imperano sovrani.
      Le regole non vengono mai rispettate e l’anarchia la fa da padrona.
      La città è sovrappopolata.
      Auguro di tutto cuore ai ragazzi di studiare, specializzarsi ed andare via. Non si facciano fermare dal sentimentalismo dei genitori.

    2. Palermo si sta sgretolando, a quando una mobilitazione delle coscienze?
      Risposta, conoscendo la maggior parte dei Palermitani: “Il giorno 30 febbraio, alle Mai in punto”.

    3. E invece la città’ e’ migliorata,anche se si poteva fare molto di più’.
      Nelle parte nuova ci sono guasti dovuti alla prepotenza mafiosa,
      ma a tantissime famiglie e’ stata data la possibilità’ di vivere in una casa decente,
      cosa impossibile da realizzare nel vecchio centro..
      Adesso il degrado galoppa anche nelle zone di espansione.Intonaci sgretolati e strade rabberciate.Ma le strutture in c.a. resistono.
      Mentre al centro le case crollano.
      Nessuna nostalgia per i tempi andati,tempi di disagi e miseria tipici del dopoguerra.

    4. Alberto ma che discorsi fai? Per caso hai notato che nelle altre città d’Italia, Roma, Firenze, Bologna, i centri storici sono bomboniere, il valore degli immobili è altissimo e il degrado è inesistente?
      Il centro storico di Palermo sarebbe nelle stesse condizioni se, dopo la guerra, la mafia assieme alla politica non avessero deciso di investire sulla speculazione, sui quartieri-ghetto periferici e sul calcestruzzo e il movimento terra.
      Gli abitanti del centro storico che, ti ricordo, erano 130.000 contro i 30.000 di oggi, sono stati con la forza “deportati” come le scimmie e contro la loro volontà al Cep, a Borgo Nuovo, allo Sperone; questo con la scusa di problemi “igienico-sanitari” e di immobili cadenti.
      Bene, la scusa degli immobili cadenti era falsa, questo non era vero, se si escludono le zone bombardate, e i problemi igienico-sanitari si sarebbero superati come lo si è fatto in tutti i centri storici d’Italia con lo sviluppo della rete fognaria e dei servizi igienici nelle abitazioni.
      Naturalmente, con lo spopolamento del centro storico, è venuta a mancare la manutenzione, i tetti e gli infissi danneggiati non sono mai stati riparati, di conseguenza muri e solai si sono inzuppati d’acqua, e le case sono cominciate a venire giù.
      Con l’ultima frase che hai detto dimostri di non conoscere nulla della storia della tua città, tranne la squallida “parte nuova”, uguale in qualsiasi città brutta del mondo, e di ignorare il perchè il centro storico si sia ridotto così; ma sembra che non te ne freghi niente, tanto da ridurre tutte le tue argomentazioni alla “nostalgia” per i tempi andati (nessuno qui ha nostalgia della miseria, ma solo di uno dei centri storici che era tra i più belli al mondo).
      P.s. Le strutture in c.a. della squallida periferia hanno solo 50 anni o poco più, le case che sono cadute (solo per incuria), sono anche del 1300; spero solo che i palazzoni di c.a. misto a sabbia di mare durino almeno per i prossimi 50 anni, almeno la gente che ha fatto il mutuo non li vedrà crollare mentre è in vita.

    5. Se avessi posto le tue argomentazioni in replica alle mie ti potrei rispondere,
      ma visto che scegli la contestazione ad personam
      In tono bar dello sport,
      mi rifiuto di continuare.

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