giovedì 19 ott
  • Campagna elettorale a Bagheria, storie di famiglie e di mafia

    Bagheria

    Venerdì 21 marzo, Bagheria, Consiglio Comunale. Si vota la mozione di sfiducia per il sindaco Enzo Lo Meo. La riunione-fiume – che si protrae fino a tarda sera – viene interrotta nel pomeriggio per permettere a sindaco, assessori e consiglieri di partecipare ai funerali di un imprenditore edile che ieri mattina hanno trovato impiccato. «C’è crisi e stiamo morendo tutti politici bastardi fate tutti schifo Lo Meo fai schifo Lo Meo sei un bastardo». La seduta viene interrotta pure – più volte durante la mattinata – per le intemperanze del pubblico. I consiglieri che provano a calmare i facinorosi del pubblico vengono seppelliti di parolacce. I membri del pubblico dotati di una certa dote di educazione, pure. Intanto, a Casteldaccia (un paese vicino Bagheria) hanno bruciato la macchina di uno che ha un Centro Scommesse a Bagheria. Non so se l’Avvenuto Bruciamento di Macchina e la Titolarità del Centro Scommesse siano due fatti collegati. Probabilmente no, i Centri Scommesse (come i Compro Oro) ormai spuntano come funghi e quindi – statisticamente – se bruciano la macchina a qualcuno è molto probabile che questo qualcuno sia il titolare di un Centro Scommesse (o di un Compro Oro). Boh, comunque al consiglio comunale non ne parlano, e nemmeno tra il pubblico, nè tra gli educati nè tra i facinorosi. La seduta si conclude. La mozione passa. 20 consiglieri su 30 la votano. Lo Meo cade. Bagheria non ha più sindaco e presto la Regione stabilirà la data delle prossime elezioni. Anche a Bagheria, dunque, è arrivata quella Grande Cosa che si chiama Campagna Elettorale. Ora, le campagne elettorali dei paesi sono sempre molto interessanti e divertenti. Cordate di parentado che si coalizzano e si spaccano; liti furibonde, la sera, contro i parenti tentennanti; strateghi del ricatto genealogico che giocano a sfasciare le famiglie, a candidare il cugino con uno schieramento mentre all’altra cugina propongono un assessorato nell’altro schieramento; di giorno loschi figuri che si aggirano per le piazze a dare pacche sulle spalle e manate sulle guance; di notte loschi figuri che si aggirano per i vicoli a lasciare bigliettini con frasi dal contenuto significativo, bigliettini dalla ancor più significativa forma di croce, bottiglie piene del supremamente significativo liquido infiammabile comunemente denominato benzina. Le campagne elettorali in paese fanno emergere per intero il complicatissimo reticolo sociale e parentale dentro cui tutti siamo inseriti, un reticolo che – per qualche mese – comincia a splendere di luce propria, immediatamente visibile di giorno e praticamente fosforescente la notte. Una campagna elettorale in paese ti mette strane idee antidemocratiche di stampo totalitario e ti induce a tristi considerazioni apocalittiche sulla natura dell’uomo e sull’impossibilità di un contratto sociale bello e buono, ti fa pensare che il voto libero e segreto è una gran bella cavolata e ti spinge a cominciare ad elaborare modelli alternativi a quello democratico, generalmente basati sulla purezza della razza propria e sullo sterminio definitivo delle razze altre, modelli da implementare preferibilmente in qualche pizzo di montagna, in una qualche baracca senza luce nè acqua, ovviamente totalmente da soli. Ora, Bagheria ha sessantamila abitanti. È il comune più popoloso della provincia dopo Palermo e viene definita – a seconda dei casi – “La Porta del Vento”, “La Città delle Ville” o “La Roccaforte di Bernardo Provenzano”. Però rimane un paese, o meglio un paesazzo, un’entità amorfa e approssimativa, una specie di mostro della natura, dalle logiche complicatissime e spesso sfuggenti e – soprattutto – con quarantamila obliquità polisemantiche, paludosi doppifondi, criptici sottintesi e inquietanti retroscena. Quanti miliardi di STORIE custodirà questa prossima campagna elettorale bagherese?

    PS – La foto del post ritrae Bagheria dall’alto. È quasi bella nella sua orribile bruttezza urbanistica di stampo cementizio e abusivamente soffocante e accavallatorio. È quasi bella, dall’alto.

    Ospiti
  • Un commento a “Campagna elettorale a Bagheria, storie di famiglie e di mafia”

    1. Mah, quasi bella…quasi brutta direi…

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Campagna elettorale a Bagheria, storie di famiglie e di mafia, 5.0 out of 5 based on 1 rating