giovedì 23 nov
  • Chi ha il permesso di raccontare le storie a Palermo?

    Negli ultimi giorni si è parlato molto della multa che hanno fatto alla scrittrice Alessia Franco nelle catacombe dei cappuccini, mentre la donna raccontava le sue favole ai bambini. Si tratta di una multa di mille euro, come se la scrittrice avesse fatto la guida turistica senza patentino.
    Non credo proprio, che i vigili sono venuti controllare le catacombe così, per sapere, cosa sta succedendo là dentro. Sono più che sicura che è stata qualche guida locale a chiamarli. Vorremmo anche sapere, chi è stato – se ha coraggio di chiamare i vigili, fatti anche coraggio di farti conoscere e chiedere scusa alla scrittrice.
    Questa storia mi ha fatto pensare un po’ anche della mia situazione e delle cose, che riguardano il mestiere della guida turistica.
    Io sono di nazionalità estone e sono 10 anni che vivo a Palermo. Amo questa città, anche con i suoi difetti, perché le cose belle che offre Palermo sono sempre di più che le cose brutte. Ho girato molto la Sicilia, ho letto tanti libri su questa isola e ne ho scritto anche io uno in estone, per far conoscere questa favolosa isola ai miei connazionali.
    La mia madrelingua è estone e siamo un po’ più di un milione in tutto il mondo che parliamo questa lingua. Ovviamente non è possibile trovare una guida locale qua, che la parlasse. Sono onesta: non ho il patentino, ma qualche volta all’anno, quando sono venuti i miei connazionali a Palermo, li ho portato in giro, spiegando le storie della Sicilia e di Palermo, la vita, che si vive qua ecc. Non sono mai entrata nelle chiese o musei per dare delle spiegazioni o fare la guida. Ho fatto forse le cose contro la legge? Non ho mai portato in giro dei inglesi o italiani o russi, anche se parlo le loro lingue e penso che non ho mai tolto il lavoro a una guida locale.
    Le guide con patentino invece pensano in un altro modo. Una volta, quando ero davanti la Cattedrale di Palermo, viene una di quelle, con chi ho lavorato nel passato e mi dice:
    «Sai, che non puoi fare la guida?».
    «Sì lo so, ma mica sto spiegando, sto aspettando la gente».
    «Io non chiamo i vigili, ma ti dico, perché non prendi una “silent guide”? Non avrai dei problemi….».
    Sapete, che cosa è “silent guide” – in italiano vuoi dire “la guida silenziosa” – :io pago alla guida tipo 200 euro al giorno, lei mi segua ed io posso parlare e raccontare tutto quello, che voglio… Praticamente una “copertura” a pagamento. Mi sembra una cosa assurda, perché lei non capisce se racconto le storie vere o la favola di Cappuccetto rosso. Perché alla guida alla fine non interessa quello che sto raccontando io, a lei interessa il guadagno e tutto qua… E le guide in Italia vengono pagate molto bene. Non conosco forse nessun altro paese, dove le guide chiedono così tanti soldi, come qua.
    E perché i turisti delle lingue meno conosciute devono pagare di più, per fare un escursione – altro che la guida locale deve esserci allora un interprete o una, che parla, accompagnata da una “guida silenziosa”…
    Se spiegare le cose della città senza patentino è così grave, allora dovete fare le multe anche a tutti quelli che portano i turisti in giro con le motoape, con le carrozze e alla fine anche con dei taxi, perché anche loro spiegano qualcosa ai clienti.
    Ho partecipato molte volte alle riunioni di una associazione culturale palermitana “I luoghi della sorgente”, dove abbiamo girato la città senza guida locale, ma guidati da qualche storico, scrittore ecc., che ci spiegava le storie interessanti di Palermo. Dovevano essere multati anche loro?
    Posso capire la gravità di una dentista senza laurea, ma una guida senza patentino…non lo so…qualche volta potrebbe essere anche meglio di qualche guida con patentino e tutta in regola, no? Sono ora le guide turistiche a decidere, chi può parlare e dove e quando e con chi?

    Ospiti
  • Un commento a “Chi ha il permesso di raccontare le storie a Palermo?”

    1. Io so solamente che quando mi capita di ritornare a Palermo da “turista” assisto a scene sconfortanti riguardo la qualità delle guide (che siano con o senza “patentino”). Spiegazioni ripetute a memoria, tono da chi proprio “c’abbutta”, tono da guardia marziale. Ovviamente la conoscenza di una lingua straniera é un miraggio…e quando capita i risultati superano di gran lunga l’indecenza.

      Le generalizzazioni non vanno spesso bene, ma la statistica é un valido alleato, e nel mio caso i numeri dicono che ogni volta che ho visitato le bellezze della mia città ne sono uscito con un senso di desolazione.

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