venerdì 9 dic
  • Perché la Sicilia non è la Catalogna o la Scozia

    Pasquale Hamel è innanzitutto un amico, ma anche uno studioso della storia siciliana, uno di quelli che parla per conoscenza diretta dei documenti e che ha ormai al suo attivo un buon numero di libri e di testi sulla materia. In questi tempi bui per la politica e la società siciliana con il governo Crocetta che sembra affondare nella piscina di un suo assessore, è quindi la persona ideale per cercare di capire come e perché si sia caduti così in basso e, soprattutto, se ci sono realistiche vie d’uscita.

    Quando la crisi internazionale si fa più dura non è strano che regioni che si sentano economicamente più forti e che considerino di subire un danno dall’appartenenza alla propria nazione reclamino l’indipendenza. È successo, vent’anni fa, con la nostra mitologica Padania e il fenomeno della Lega e, cronaca di questi giorni, con la Catalogna e la Scozia, prossima ad un referendum. Ma la Sicilia cosa ha in comune con queste regioni? Forse le annunciate trivellazioni nel canale le stanno facendo pregustare uno scenario economico da Mare del Nord? Perché si torna a parlare anche in Sicilia, di questi tempi, di indipendenza? Non avevamo lasciato l’indipendentismo ai tempi anche tragici dell’ultimo dopoguerra? Chi ha interesse a cavalcare il sogno di un’età dell’oro di una Sicilia nazione che non è mai esistita?

    La Sicilia, secondo Hamel, rispetto alla Catalogna e la Scozia ha innanzitutto un gap di modernità: altrove l’autonomia è stata spesa in funzione dello sviluppo, qui invece del privilegio, sia da parte della burocrazia che della classe dirigente. Quelle catalana e scozzese hanno sentito la responsabilità di trasformare spazi di autonomia in opportunità e non già in mero potere personale. È almeno dai Vespri (1282) che la separatezza fisica della Sicilia in quanto isola è divenuta il pretesto per una costante contrapposizione con il resto del Paese, per reclamare una specificità intesa come illusorio bagaglio identitario che è stata invece soprattutto funzionale ai baroni che in mille anni si sono avvicendati nello stesso palazzo che fu dei Normanni per giustificare la loro presenza e difendere i propri interessi. Operazione conclusasi in tempi moderni con l’adozione dell’autonomia siciliana (1946).

    C’è una definizione di Hamel che trovo particolarmente efficace:

    «Il sicilianismo da intreccio perverso tra arrogante senso di superiorità e inconcludente vittimismo rivendicazionista deve diventare lo sforzo umile e pieno di concretezza personale di un popolo che voglia accettare la sfida della modernità».

    Per diventare finalmente adulto, il popolo siciliano farà bene a liberarsi al più presto di questo statuto speciale che continua a contrapporre l’isola al resto del Paese per un’autonomia collaborativa in cui Stato e Regione Siciliana devono continuare a stare insieme condividendo responsabilmente un progetto comune di crescita economica e sociale. Paradossalmente, oggi più di ieri, la Sicilia ha bisogno dell’Italia.

    Sicilia
  • 50 commenti a “Perché la Sicilia non è la Catalogna o la Scozia”

    1. … secondo me dai greci fino ad oggi per non dire questo istante la sicilia è sempre stata una colonia di qualcuno. anche la politica lo dimostra, si va a roma per decidere cosa fare come agire, prendendo finti ordini di cambiamento per poi non fare nulla, come sta accadendo in questi giorni, perché è questo che si vuole a roma: immobilismo totale, funzionale alla governo di turno… fa comodo a tutti.Così ci dobbiamo piangere un governo fatto di INCOMPETENTI ED INCAPACI…. quindi da roma a dall’ITALIA non c’è da aspettarsi nulla, solo qualche visita di un premier che fa metter i banchi nuovi alla scuola dove andrà ad aprire l’anno scolastico … l’unica rivoluzione la potranno fare i siciliani ma con la pancia piena, cioè fino a quando non ci sarà un lavoro per tutti è inutile parlare di qualsiasi riforma… oggi la rivoluzione dei siciliani si chiama EMIGRAZIONE, negli ultimi 2 anni oltr 30 000 palermitani hanno lasciato la sicilia per l’europa.

    2. A mio parere, la Sicilia ha avuto nell’immediato dopoguerra la possibilita’ dell’indipendenza dall’Italia, e la strada migliore sarebbe stata la creazione di un Protettorato americano, sarebbe insomma potuta diventare una specie di Cuba europea, ovviamente prima della rivoluzione comunista.
      Sarebbe divenuta il piu’ grande avamposto a stelle e strisce in Europa, e cio’ avrebbe portato dei rischi, dato che sarebbe stata piena di basi e soldati americani.
      Ma al tempo stesso un flusso ininterrotto di denaro sarebbe arrivato nelle casse dell’isola e, conoscendo il loro sense of business, gli Americani avrebbero fatto della Sicilia anche una delle destinazioni piu’ gettonate del turismo d’oltre oceano e non solo.
      Sarebbe poi bastato adottare una politica permissiva a proposito, per esempio, dell’apertura di case da gioco e altre amenita’ del genere per far divenire l’isola il playground dei ricchi di mezzo mondo: bei paesaggi, bel clima, buon cibo e case da gioco..what else?
      Certo, la mafia ci avrebbe messo il naso, piu’ o meno apertamente, ma lo sviluppo sarebbe stato in ogni caso assicurato.
      Putroppo, per vari motivi troppo lunghi da elencare qui, questa possibilita’ svani’ presto. Pazienza.
      PS. Sono mortificato di andare ancora off-topic, Entita’ Moderatrice, ma son venuto a conoscenza di un’altra indiscrezione sul countdown: fra 6 giorni Rosalio sara’ il primo blog al mondo ad avere un rilevatore ed eliminatore automatico delle boiate che i commentatori scrivono! Infatti, grazie ad un algoritmo segretissimo fornito in prestito dall’NSA, tutte le stupidaggini sarrano cancellate immediatamente senza intervento umano!
      L’unico problema, a mio avviso, e’ che in tal modo la pressocche totalita’ dei commenti sara’ cancellata, a cominciare dai miei, ahime’.

    3. Contento che la Sicilia non sia diventata una Cuba pre castrista. È sufficiente andare a guardare a cosa fosse ridotta Cuba in quel periodo e questo lo scrivo trascurando ogni tipo di ideologia.

      Invece la questione mi sembra questa: in questa terra si è sempre favorito l’instaurarsi di una classe dirigente a dir bene mediocre che ha pensato sempre e solo in termini di grande miopia intellettuale.

    4. @Sandro, la classe dirigente democratricamente espressa in questi ultimi 70 anni rispecchia la società che rappresenta o crediamo davvero di trovarci di fronte ad una classe di politici cattivi/inaffidabili che vessa una base sociale di persone oneste e laboriose?

    5. È giusto ciò che Lei scrive. Ma una simile classe politico/dirigente è stata favorita in 153 anni perché funzionale ad un Meridione ignorante e sottosviluppato. La colpa comunque è in gran parte nostra perché non abbiamo la cultura ed il coraggio di pretendere ciò che ci spetta.

    6. Questa è un’autoassoluzione: la colpa è sempre degli altri…
      In realtà, la Sicilia ha prodotto statisti al livello di De Gasperi come Luigi Sturzo, ma al suo pensiero liberale i siciliani hanno preferito demagoghi e populisti di bassa lega per ignoranza civile. Quindi, se cerchiamo un responsabile, parlerei dell’ignoranza, dell’incultura, del familismo amorale, dell’istinto servile, della cultura parassitaria antimeritocratica, ecc.

    7. Banale, come tutto (o quasi) quello che scrive didonna, che stavolta elude due cose importanti
      1) il percorso storico che ha determinato l’arretratezza e il sistema economico che rende i siciliani gli utili-idioti per consumare la produzione IMPORTATA/IMPOSTA in mano a italiani e stranieri, non produzione siciliana quindi, circa il 95% di tutti i consumi (con l’aggiunta del braccio armato dei poteri forti, le banche, anch’esse forestiere). Sistema economico (e strutturale) che limita in alcuni casi, MA strozza generalmente lo sviluppo, si ricordino recenti voti a favore dell’importazione in Europa della produzione agricola magrebina, turca, greca, che pero’ è in mano spesso a poteri forti europei, provvedimenti che costringono gli agricoltori siciliani a distruggere la loro produzione, voto determinato anche da traditori italiani e siciliani; si ricordi che la gdo, e i meccanismi a suo favore resi possibili grazie a regole ad hoc, strozzano quel che resta (pochissimo) della produzione locale. Percorso storico dal quale risulta lo stato attuale: produzione infima, infrastrutture arretrate o assenti, export infimo (energia e petrolio non contano, sono in mani forestiere), ed è in malafede oltre che ignorante, didonna, se non lo conosce il percorso storico e le sue conseguenze che determinano il sistema economico e strutturale siciliano, e se non capisce che è continuativo ed anche aggravato oggi.
      Percorso storico messo in atto coi traditori locali (fin dall’inizio, 154 anni fa, e continuato, fino ad oggi), e grazie alla cecità, e certe volte vigliaccheria, di gran parte dei cittadini, alcuni fatalisti, altri beneficiari di prebende che hanno preferito il parassitismo piuttosto che lo sviluppo reale.
      2) Hamel non viene dalla luna… è stato uno degli attori del disastro (v. curriculum e incarichi nell’amministrazione pubblica ad “alti livelli”… citando De André “si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”.
      Hamel non è un genio, e secondo me, è un cattivo analista (studioso è troppo): ogni volta che parla della recente storia siciliana dall’ottica filo-similpaeseitalia, che è come dire ottica del beneficiario di prebende, giudica I RISULTATI, e le superficialità, ma MAI LE VERE CAUSE, che sono attuali, ripeto, perché il SISTEMA è esattamente quello messo in atto, ALLORA, dal similpaeseitalia, gli stessi meccanismi, come sola variante, allora RUBAVANO e IMPONEVANO (limitazioni) alla luce del sole ora lo fanno aggiungendoci la perfidia, subdoli. Banche in testa, braccio armato, come ho scritto sopra.
      Anche stavolta Hamel si concentra sugli ANEDDOTI e le conseguenze superficiali, ma elude le cause. E’ una sua COSTANTE: recentemente ha suggerito di mettere in pratica un ponte umanitario per andare a prendere in Africa 300/500 milioni di persone, ovvero spostare i problemi e moltiplicarli e aggravarli in Europa, al (SOLO) fine di escludere gli scafisti… non gli è passato per la mente a Hamel che tutti i cittadini onesti del mondo dovrebbero rivoltarsi contro i guerrafondai mercanti di guerra occidentali affinché non rompano più i cogl,ioni agli africani, e contro tutti i predatori occidentali che depredano le risorse africane. E magari stoppare tutta l’indegna business charity (specialmente in italia – coop, associazioni, ong, privati – ma anche in Africa) che fa affari “grazie” a questo fenomeno perverso, sulla miseria di tutti gli uomini che gli occidentali fanno scappare dai loro paesi. APPUNTO, Hamel è il cattivo medico che si concentra sulla febbre superficiale invece di curare le gravi cause delle malattie.

    8. correggo:
      Percorso storico messo in atto DAI COLINIZZATORI italiani, COL CONCORSO DEI traditori locali,
      allora, in seguito, fino ad ora

    9. Io mi odio. E odio i colinizzatori con la i.

    10. infatti solo un demente può attaccarsi a un refuso
      (se tu avessi un minimo di dignità ti sveleresti, che vuoi che sia una manciàta ri lignati? Anzi, correggo: le legnate le hai già prese dalla vita, il destino, dato che sei acefalo; perché aggiungerne?)

    11. Oh mamma, il sig. Gigi si è clonato e adesso litiga pure con se stesso!
      Chiamate la polizia, i pompieri e pure la forestale, non si sa mai.
      Comunque, sig. Gigi (n.1 e/o n.2) non se la prenda, si scherza.

    12. Signor David, è semplice: i buontemponi che tentano qui di reclutare “numeri” utili per fare audience, utili affinché loro legittimino ruoli ai quali aspirano (come se non bastassero tutti quelli pagati: finto sindaco, finti assessori, uffici preposti), hanno pubblicato un post dove delirano progetti, in un’altra pagina di Rosalio che forse lei ha letto, per reclutare numeri che consentirebbero loro di ottenere ruoli (da parte del comune), quindi sarebbero in sospettabile conflitto di interesse… MA non capiscono le semplicità che sono state svelate loro, anzi sono delusi e arrabbiati a causa dell’insuccesso del loro piano. Ebbene, per vendetta, con scarso senso della dignità e del coraggio sparigliano “corvi” come questo che duplica il mio nickname.

    13. Vi invito a rimanere in tema e a essere rispettosi nei confronti degli altri commentatori e vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

    14. L’autonomia siciliana, ma in che cosa siamo autonomi?Sarebbe meglio chiamarla autonomia della munnizza, autonomia della mafia, autonomia di quei 90 gran signori che stanno seduti al governo siciliano e che tengono una regione in incivilità, disoccupazione e degrado urbano.

    15. Sottoscrivo Gigi su: “Percorso storico messo in atto coi traditori locali (fin dall’inizio, 154 anni fa, e continuato, fino ad oggi), e grazie alla cecità, e certe volte vigliaccheria, di gran parte dei cittadini, alcuni fatalisti, altri beneficiari di prebende che hanno preferito il parassitismo piuttosto che lo sviluppo reale.”
      C’è poco altro da aggiungere.

    16. Chi sostiene che la Sicilia ha avuto sempre e solo dominazioni o che non è mai stata uno stato indipendente, semplicemente NON CONOSCE la storia della Sicilia, o è in malafede.
      Non perdo neanche tempo a spiegare perché. Sarebbe come spiegare che è esistito l’impero romano.

    17. Caro Costa, dove ha letto che la Sicilia ha avuto solo dominazioni ? Inoltre che significa non perdo neanche tempo a spiegare. Non le sembra che sia un lanciare un sasso e ritirare la mano ? Storicamente e culturalmente l’isola ha sempre fatto parte dell’Italia. Certo, con le sue specificità, ma sempre parte dell’Italia. Anche quando ha avuto dei governi autonomi è stata parte di sistemi più vasti che andavano al di là dello stretto, mi riferisco al periodo aragonese , il solo che vede un sovrano siciliano al governo l’idea che lo sosteneva era quella di ricreare il regno di Sicilia, quello normanno, quindi con un aggancio continentale. L’unica breve esperienza è quella del 1812, ma si trattava di un’indipendenza sostenuta da una potenza straniera, sotto tutela. Quando gli inglesi mollarono la presa la Sicilia tornò ad essere parte di un sistema più vasto. La sua idea di una Sicilia indipendente, che personalmente rispetto, a mio modo di vedere non ha senso alcuno soprattutto oggi alla luce del disastro che questi settant’anni di autonomia hanno determinato. Ma sono naturalmente idee mie, di uno che sconosce la storia siciliana e che è in malafede.

    18. Caro Hamel,
      mi meraviglio di lei. Lei ha scritto molto, e io lo apprezzo, sul Regno di Sicilia.
      Di questo parlo. La Sicilia è stata uno stato. O addirittura più stati, in alcune fasi della sua storia. E lei lo sa meglio di me. Non ho detto che non è stata mai inserita in formazioni politiche più ampie. Ma che c’entra? Queste formazioni, poi, non sono state quasi mai “italiane” nel senso odierno del termine: talvolta relative al solo Sud, tal altra alla Penisola iberica etc.
      Sul fatto che abbia fatto “sempre parte” dell’Italia non siamo d’accordo. Ma sono opinioni sulla nazionalità. Sa bene che lo stesso Amari, fervente risorgimentale, attribuisce la Sicilia all’Italia solo dopo la conquista normanna. Io non sono d’accordo, ma non è sulla “nazionalità” che discuto oggi. Su questa evidentemente sono possibili posizioni diverse, dettate in ultimo da motivazioni politiche ed ideologiche (cioè, a mio avviso, sostenere la perpetua “italianità” della Sicilia ha una motivazione politica attuale ben evidente).
      Non è questo che ho detto. Ho detto semplicemente che la Sicilia è stata assai spesso “stato”, e anche “stato indipendente”.
      La Sicilia greca non era colonia di nessuno, era un insieme di stati sovrani, ma progressivamente si trasformò in un unico stato nella sua parte orientale, anzi in un regno ellenistico nei suoi ultimi anni. Non esiste una “dominazione greca” se non nella mitologia delle dominazioni.
      Poi c’è stata certamente una lunga dominazione romana, e poi un’altrettanto lunga dominazione bizantina. Ma nell’uno e nell’altro caso la Sicilia era “Provincia” a sé, non integrata quindi nell’amministrazione italiana. Suvvia, lei lo sa meglio di me che la Sicilia non faceva parte dell’Italia augustea.
      Con la conquista araba è dura parlare di una vera e propria “dominazione araba”. Tranne brevi periodi, la Sicilia era un emirato semi-indipendente. E dopo il 947 divenne a tutti gli effetti ereditario e indipendente, se non assai nominalmente. Era cioè uno stato. E uno stato indipendente. Non prendeva ordini da Baghdad né dal Cairp. Lo sa benissimo.
      Vogliamo parlare della Gran Contea o del Regno di Sicilia? Lì il maestro è lei. Anche se, nella fase normanna e sveva, il regno si estendeva anche sul Continente, non si può affatto dire che la Sicilia fosse “sotto dominazione” normanna o sveva (altro mito, come dire che oggi gli inglesi sono sotto dominazione tedesca perché la regina è di famiglia tedesca). Anzi era il centro dello Stato (più coi Normanni che con gli Svevi, lo so bene, lei me lo insegna). Che gli Aragonesi volessero riconquistare il Sud che c’entra? Dal Vespro al 1412 la Sicilia fu un regno insulare e indipendente e questo è un fatto, difficilmente confutabile. E poi, dal 1372 (vado a memoria, anno più o meno) i due regni di Sicilia si riconobbero mutuamente e nessuno avrebbe mai dubitato della statualità dell’Isola.
      Con i vicerè la Sicilia non è più uno stato “Pienamente” indipendente, ma vuole negare che sia stato uno stato? Anzi, sulle prime, l’unione è solo “personale”, poi, dal 1460, si fa “perpetua”, cioè costituzionalizzata, ma l’autonomia della corona siciliana, così come delle sue finanze, delle sue leggi, della sua moneta, della sua flotta, etc. è fuori discussione.
      Poi io e lei ne potremo anche dare giudizi storici diversi, negativi, positivi, ma non c’è dubbio che le cose siano andate così.
      Poi ci fu il periodo che ricorda lei, sotto protezione britannica. Vuole negare che in quel periodo la Sicilia abbia avuto uno Stato, e che questo stato non fosse riconosciuto a livello internazionale come indipendente? Certo sotto egemonia UK, ma allora il Panama lo consideriamo non indipendente perché sotto egemonia USA? Suvvia, lei sa meglio di me che è solo con il 1816 che la Sicilia perde dignità di Stato, rimanendo però con un’amministrazione separata praticamente in tutto da quella napoletana sino a Garibaldi.
      Sa meglio di me che nel 1848 e persino durante il governo dittatoriale la Sicilia ebbe governo formalmente indipendente.
      E’ solo con il 4 dicembre del 1860 che la Sicilia sparisce dal radar dei soggetti di diritto pubblico internazionale.
      E’ stato un bene? Non so, certo per lei sì. Io lo credevo quand’ero piccolo, ora guardandomi intorno mi è venuto qualche dubbio. Ma non serve falsare la storia dicendo che la Sicilia non ha mai avuto dignità di stato, che è stata sempre italiana…etc.
      E certo il commento non era rivolto a lei. Continui a studiare il “Regno”. La seguo sempre con rispetto e attenzione. Ma non si faccia accecare dalla partigianeria antisiciliana. Lo fa per troppo amore per l’Italia, un amore mal riposto a mio avviso. Ma questo sentimento offusca la qualità e l’oggettività dello storico che è in lei.

    19. Che barba…!

    20. Post-Scriptum
      La Catalogna nasce come feudo francese, poi diventa di fatto indipendente, per molti secoli, poi va in unione personale con la Castiglia, che invia in un viceré, poi, ai primi del 1700, il suo parlamento (le Cortes) è sciolto e la corona fusa con quella di Spagna.
      La Scozia, nasce come regno unitario nel IX secolo, dopo varie vicende va definitivamente in unione personale con l’Inghilterra nella seconda metà del XVi secolo, che invia un viceré, ai primi del del 1700 il suo Parlamento è sciolto e la corona fusa con quella d’Inghilterra.
      La Sicilia, nasce come Regno nel 1130, indipendente. Ha diverse vicissitudini, dinastiche, costituzionali e territoriali. A un certo punto va in unione personale con l’Aragona (e poi con altre entità) che invia un viceré. Ai primi del 1800 il suo Parlamento è sciolto e la corona fusa con quella di Napoli.
      Concedetemi che qualche somiglianza forte c’è.
      La debolezza della borghesia locale, in tempi a noi più vicini, ha fatto la differenza. Questo lo concedo io, a buon diritto.

    21. “Storicamente e culturalmente l’isola ha sempre fatto parte dell’Italia”
      PERLA.
      STRAORDINARIA.
      “disastro che questi settant’anni di autonomia hanno determinato”
      Certo, disastro. Ma lo stato di arretratezza, e spoliazione, iniziato 80 anni prima, e pur sempre dipendente, la Sicilia, dai sistemi italiani subiti, e usata come utile-idiota consumatore di produzione italiana, raccolta capitali, raccolta voti… Aggravante: inciuci e tradimenti locali, che hanno determinato la concezione politica peggiore dell’occidente, e finti politici incapaci, mica si sono formati all’ENA, ma nella Sicilia voluta disastrata e arretrata dal similpaeseitalia, inevitabile il risultato – la peggiore politica dell’occidente – nel disastro economico, sociale, culturale, dove alla politica reale si sostituisce improvvisazione, istinto di sopravvivenza fatto da interessi di parte e distribuzione prebende in assenza di benessere reale .
      La frase riportata sopra, tra virgolette, è scritta da un signore – Hamel – che in questa “autonomia” ha avuto incarichi di alto livello all’ARS per circa 15 anni certe volte a “lenta e pigghia”, ha fatto pure una fugace apparizione al comune di Palermo, ha fatto parte per tre anni del partito margherita per il quale scriveva documenti programmatici dal 2004 al 2007, e ha fondato e diretto “Progetto Sicilia” il giornale di quel partito.
      Totalmente estraneo APPUNTO alla politica di questi 70 anni da lui citati.

    22. P.S. domani sera, se ne avrò il tempo, postero’ una breve sintesi (ma come commento in un forum forse è lungo, un papello), che dimostra come e quando la Sicilia ha sempre fatto parte dell’italia, storicamente e culturalmente.
      Inoltre, geneticamente, ammesso che esista l’italia (ma non esiste), niente a che vedere.

    23. Naturalmente il mio interlocutore non può essere che Costa che porta avanti la sua tesi indipendentista con passione e con apprezzabile impegno. Progetto indipendentista che, lo ripeto, personalmente non credo sia oggi produttiva per la nostra Sicilia. Vorre però prima, visto che si ingenera quest’equivoco, sottolineare che è accettabile la equazione indipendentismo=amare la Sicilia, unionismo=detestare la Sicilia…chi sostiene una tale equazione, ma non certo diretto a lei che non ha mai sostenuto tale enormità! o definisco un cretino. Torniamo al discorso iniziale dominazioni, ribadisco, io non ho parlato di dominazioni. Mi permetta di dirle che prima della dinastia aragonese sarebbe una forzatura parlare sia di identità siciliana sia di statualità siciliana. Ma anche sotto l’Aragona la Sicilia non era considerata un a sé ma una parte del regno di Sicilia che comprendeva il mezzogiorno del Paese. Il ’48, pur con l’affermazione di un restaurato regno, pose immediatamente il rapporto con l’Italia, riconobbe che la Sicilia faceva parte della grane famiglia italiana e Gioacchino Ventura, grande ideologo della ricco.uzione, si preoccupo di disegnare una Sicilia autonoma ma dentro un regno italiano. Cioè l’aggancio con l’Italia di cui la Sicilia doveva fare parte, veniva ampiamente riconosciuto. Su Amari, mi pare che lei conosce le mie perplessità. Il suo lavoro storico, prezioso, era viziato da un pregiudizio ideologico e da una chiara impostazione anticlericale che lo portarono ad esaltare oltremisura la dominazione, e qui la confermo come tale, musulmana e la dominazione sveva. Un’ultima nota. Critichiamo molto il modo in cui si è realizzato il progetto unitario, su molte vicende ho espresso le mie riserve a cominciare dal modo in cui é stato aggredito l’asse ecclesiastico, e tuttavia è innegabile il processo di liberazione che dopo secoli di chiusura e isolamento si è verificato in Sicilia. Si sono liberate energie nuove si è messo in atto un processo di modernizzazione che ha permesso alla Sicilia di manifestarsi, e lo possiamo dire con orgoglio, come il luogo della cultura nazionale, bastano sue nomi per tutti, e li faccio per orgoglio di famiglia , parlo di Luigi Piramdello, il più grande drammaturgo del novecento, e di Giovanni Gentile, il più grande filosofo italiano del novecento. Io la penso così, la pensano così la grandissima parte dei siciliani, nulla da dire se lei la pensa diversamente

    24. È saltato un “non accettabile” e ci sono refusi, scrivere rapidamente con l’ipad porta a fare qualche errore. Siccome si parla di incarichi, voglio precisare che quelli che ho ricevuto sono sempre stati a titolo gratuito e che quando è capitato che mi hanno attribuito un compenso l’ho personalmente rifiutato.

    25. Le vicende del passato sono appassionanti e istruttive, ma é nel futuro che tutte le generazioni siciliane e soprattutto le più giovani, sono destinate a vivere. Pensare che lo sviluppo futuro della Sicilia dipenda da un processo di autodeterminazione come suggerisce Costa e il minoritario fronte indipendentista mi sembra una sciocchezza ed una perdita di tempo prezioso per affrontare i veri problemi della Sicilia che sono innanzitutto culturali e di mentalità. Per me che sono pugliese di nascita e siciliano d’adozione é evidente che il meridione non é tutto uguale e una regione come la Puglia che non ha la storia e la ricchezza monumentale e paesaggistica della Sicilia, né il suo ricco DNA, frutto di rimescolamenti di razze e culture, ne é una prova evidente nella valorizzazione del territorio, dell’agricoltura, del turismo e dei cervelli. La cultura di un popolo é anche il senso del decoro, a meno che non si voglia imputare a Garibaldi & C. anche l’indegno spettacolo in cui amministratori e cittadini siciliani competono ad annegare la bellezza nella monnezza. Le letture storiche autoassolutorie non servono come a nulla serve stampare moneta propria, il grano, o parlare di lingua siciliana o di una nazione che, ci fosse anche stata, non c’é più perché ogni siciliano, ogni famiglia siciliana é una nazione a sé stante che antepone il proprio misero interesse ad ogni altro. Questo é il problema, non la soluzione.

    26. evidentemente hamel che si sceglie gli interlocutori quando scrive in un forum pubblico, dà la misura della persona. Ma finché scrive corbellerie troverà chi le contesta, è il colmo che un girovago, cucchiàra ri tutti i pignàti che ha ben mangiato nella mangiatoia pubblica, che ora contesta, non solo scrive corbellerie ma si permette pure di fare razzismo intellettuale.
      Ora torno al lavoro, perché io lavoro, in ambito internazionale e soprattutto PRIVATO, stasera se ne avrò voglia e tempo commenterò le corbellerie di hamel, fregandomene altamente del suo razzismo. Anch’io sono per l’indipendenza… tranne che 154 anni di arretratezza imposta hanno prodotto non solo arretratezza strutturale ma anche gravi ritardi e carenze circa le incapacità amministrative, e capacità di riflessione “al contrario”.
      Questi sono di intralcio all’indipendenza, che con loro vorrebbe dire naufragio, com’è dimostrato nei 70 anni dei vari hamel che hanno avuto incarichi di rilievo.

    27. e addirittura è coadiuvato da didonna che non solo non capisce che tutti gli intralci imposizioni arretratezze, regole e leggi paralizzanti, infrastrutture dipendenti dalle decisioni italiane quindi volutamente assenti, impediscono lo sviluppo della Sicilia, ma cita pure ad esempio la Puglia che ha anch’essa gravi problemi e non solo per la munnizza, malaffare, malapolitica, scandali, etc.

    28. non escludendo le colpe locali, che ho scritto sopra, in particolare i traditori e gli attori e comparse della politica clientelare e i mantenuti dall’assistenzialismo pubblico, che probabilmente in un vero paese serio con regole serie e serie politiche di sviluppo – per tutte le regioni – non sarebbero esistiti o non sarebbero arrivati a questi livelli

    29. Hamel
      Mi consenta di ricordare che questo e’ un blog e quindi ognuno di noi può trovare
      tanti interlocutori,sceglierne solo uno e’ un esercizio riduttivo.
      Personalmente ritengo inutili queste sciorinate di media cultura che guarda ad un passato raccontato sui libri,quando c’erano,o ricostruito con elementi di pura fantasia.
      Tempo perso.
      Il presente e’ fatto di tecnologia ed il futuro sempre di più’ andrà in tal senso.
      Chi perde il treno della Tecnologia ha davanti a se una vita abbastanza precaria e miserevole.
      In quanto all’indipendentismo,saremmo già stati alla fame,conoscendo il carattere di queste attuali generazioni di siciliani sempre pronti a bussare a cassa a denari dello stato o dell’Europa.Siciliani a grande vocazione terziaria,cioè’ il posto fisso,sicuro,a scarsa produttività’,o zero produttività’ visto che molti sono i lavori inutili e non al passo con i tempi.

    30. Nei periodi di crisi o di confusione post-bellica, si sono sempre fatte sentire le mire indipendentiste di alcune regioni d’Europa.
      Ma l’insularità della Sicilia, checchè ne dica Didonna, è stata, è e sarà sempre un aspetto fondamentale per non sentirsi completamente italiani. Possono costruire tutti i ponti che vogliono e cablare lo Stretto di Messina con tutte le fibre ottiche più avanzate, ma io mi sentirò sempre “da questa parte dello Stretto”. Lo stesso, d’altronde, è accaduto e dura ancora ai nostri giorni per la Gran Bretagna, i quali abitanti si sentono al centro del mondo, e tutti gli altri sono “al di là della Manica”, nonostante il tunnel; e non penso che sia per senso di superiorità, come afferma Hamel, ma dipenda da un dna culturale che tutti gli isolani acquisiscono nella storia. La forte identità di un isolano, non sarà mai totalmente assimilata a quella del continente. E se si nomina a sproposito Pirandello per assimilarlo alla cultura unitaria nazionale beh, allora non si è capito nulla del suo spirito e dei suoi scritti. Lo stesso dicasi di Sciascia, per citare i più famosi.
      Nessuna Regione d’Italia viene considerata un “continente” come la Sicilia, seppure non abbia la dimensione della maggiorparte delle Nazioni; la varietà del tessuto umano, urbanistico, culturale, del territorio, fanno si che l’isola abbia tutte le componenti per essere uno Stato a se, come lo è stata nel passato con varie forme di governo. Lascio stare il discorso del parassitismo della nostra penosa classe politica e dirigente, e della inutile e dannosa autonomia Siciliana che abbiamo dal dopoguerra, sarebbe troppo lungo analizzarli.
      Anche per le strade e nei discorsi della gente però, noto in quest’ultimo periodo una ripresa dei discorsi indipendentisti, sostenuti da argomentazioni e non da chiacchiere da bar.
      Andatelo a chiedere a un sardo se si sente italiano o ad un corso se si sente francese!
      Al sig. Didonna però do ragione sul fatto che, vista la situazione storica che non prepara nessun disegno indipendentista articolato, bisogna liberarsi dello statuto speciale, e cambiare rotta soprattutto partendo dai cittadini e dai nostri politici.

    31. Sull’indipendenza della Sicilia sono stati spesi fiumi d’inchiostro, tuttavia insufficienti rispetto a quanto meriti l’argomento (al quale troppo spesso non è stata data la rilevanza storica e sociale che meriterebbe).
      Ho letto tra i commenti un po’ di “fanta-storia” fatta (per definizione) da tanti “se” e tanti “ma” (“e se la Sicilia del dopoguerra fosse diventata un protettorato a stelle e strisce?”). Interessante e divertente gioco intellettuale, che non può ovviamente tenere conto di tutte le variabili politiche, diplomatiche, sociali, antropologiche, economiche, e che darebbe il via a un dibattito infinito e senza soluzioni.
      Io credo che la peculiarità della nostra isola, rispetto a tante regioni europee che aspirano all’indipendenza politica da un’entità statale che non riconoscono come “propria” , risieda in un complesso meccanismo di appartenenza/estraneità nei confronti della matrice nazionale “l’Italianità” a cui la storia e la geografia ci hanno assimilati, utilizzato in modo opportunistico a secondo delle necessità o aspirazioni momentanee.
      Analizzando rapidamente le motivazioni per cui la Sicilia dovrebbe o potrebbe aspirare a uno status di indipendenza politica, e farsi nazione, non emergono elementi che possano giocare in favore di questa aspirazione indipendentista:
      1) dal punto di vista etnico-linguistico, pur avendo un dialetto (in realtà una pluralità dialettale riconducibile al “siciliano”) che alcuni studiosi hanno innalzato a status di lingua, la Sicilia non ha caratteristiche di nazione come succede nei Paesi Baschi (dove parlano un idioma completamente diverso dallo spagnolo), nei Paesi Bassi (dove le Fiandre di ceppo germanico convivono con una Vallonia francofona) o in Corsica (dove si esprimono in un dialetto fondamentalmente italiano, ben diverso letterariamente e culturalmente dal francese). Il Siciliano piuttosto è alla base della lingua Italiana (la Scuola Poetica siciliana) costituendone il primo esempio di lingua letteraria. Per cui linguisticamente si puo’ affermare di come il siciliano sia allo stesso tempo diverso ma strettamente “intrecciato” all’italiano (pur derivando direttamente dal latino);
      2) dal punto di vista storico, la Sicilia non ha quasi mai rappresentato un “unicuum” politico presentandosi al “mondo” come entità nazionale, ma per motivazioni geografiche ha sempre rappresentato un approdo, una terra di conquista, per tante diverse culture e civilizzazioni che nei secoli si sono succedute andando a stratificare e rendere sempre più complesso il concetto di “appartenenza” della sua popolazione. Stratificazioni che hanno lasciato il segno non solo dal punto di vista artistico/architettonico ma anche biologico, nel dna della sua popolazione.
      Storicamente e politicamente si può affermare che la Sicilia costruisce la sua peculiarità sulla stratificazione e sulla comunanza con tante culture eterogenee (mediterranee e non), condividendo semmai un destino comune con parte del Sud Italia, ma senza mai rappresentare un’entità a sè (pur essendolo geograficamente);
      3) dal punto di vista economico, pur disponendo di risorse notevoli (persino energetiche), di una popolazione numerosa e di un territorio ampio e variegato, la Sicilia per ragioni clientelari e politiche, non ha sviluppato una vera “autonomia” dallo stato centrale che possa fungere da motore e finalità per un’eventuale indipendenza. Piuttosto il PIL pro capite dell’isola risulta essere uno dei più bassi tra le regioni italiane, a dimostrazione di come la “ricchezza economica” dell’isola non si traduce in prodotto interno lordo.
      In sintesi, la caratteristica dell’insularità della nostra regione, non può giustificare una pretesa indipendentista che non ha ragione di esistere culturalmente, linguisticamente, storicamente ed economicamente.
      (Essendo in fin dei conti l’aspetto economico quello principale per una richiesta di separazione).

    32. Voglio avvertire il sig. Gigi che ho chiesto al direttore del blog di farmi avere i suoi riferimenti per potere procedere alla denuncia per diffamazione visto le gravi insinuazioni che si permette. Chiederò un risarcimento danni da elargire a Biagio Vonte che ne ha proprio bisogno

    33. Signor Hamel, che le succede? Ha voglia imprevista di parlare anche col resto dell’umanità che frequenta questo forum pubblico?
      Innanzitutto, è lei ad avere offeso gli altri commentatori, avendo usato propositi qualificabili come “razzismo intellettuale”, o esclusione intellettuale, quando qui, in un forum pubblico, ha dichiarato di scegliersi come UNICO interlocutore Massimo Costa.
      Cosa ritiene diffamatorio nei miei commenti? Corbellerie? Non penso… corbellerie; sin. Sproposito: Affermazione o atto inopportuno, poco ponderato.
      A proposito: non ho scritto che lei oltre ad affermare inesattezze, e fare confusione su dati storici e culturali, usa anche non pochi sofismi per difendere la sua convinzione filo-italiana, anti-indipendentista, lo faccio ora.
      E aggiungo che ci vuole un bel coraggio per scrivere che un genio della letteratura, del pensiero, Luigi Pirandello, che ha scritto un’immensa opera sulle problematiche esistenziali dell’essere umano, introspettiva, assolutamente individuale, che se aveva, talvolta, impronte culturali di un luogo erano siciliane, ebbene lei è capace di dire che quell’opera, è stata consentita da non meglio identificate energie svelate ( liberate ! ) grazie all’arrivo dell’italia… Perla.
      Allora, cos’è diffamatorio? Mangiatoia? E’ un’allegoria per indicare lo stipendificio pubblico siciliano. Chiunque riceve uno stipendio grazie a quello mangia, è un’immagine, “mangiare”, reale peraltro. Lei ha criticato, contestato, l’autonomia siciliana, secondo lei ha “determinato il disastro” della Sicilia, perciò io ho notato un’apparente incoerenza nel suo averne fatto parte, avendo accettato, per tanti anni, incarichi di rilievo in quel contesto che lei critica. In seguito lei ha precisato di non avere ricevuto denaro per i suoi incarichi, quindi di non avere “mangiato” grazie a uno stipendio pubblico dell’ARS (agli incarichi all’ARS mi riferivo)… a parte il fatto che la mia osservazione riguarda più la coerenza, o eventuali benefici di immagine che conferiscono certi incarichi di lato livello, e soprattutto il fatto che accettare certi incarichi vuol dire condividere un sistema (perché contestarlo, allora?), io non vado a controllare se lei è stato pagato o meno, il mio è un discorso teorico e intellettuale. Ora, se lei vuole perdere tempo a fare cause perché stravolge le mie intenzioni, faccia pure, io ho i mezzi legali per contrattaccare, anche se vorrei usare il mio tempo per cose utili.

    34. Ragazzi,non scherziamo.I Tribunali sono intasati da controversie.
      Partendo dalla considerazione che chi scrive qui ha una sua visione del bene comune
      vi invito a desistere da certi propositi .
      Una stretta di mano e,
      palla al centro!

    35. CORREGGO: alto livello.
      Signor Hamel certamente lei sa che fare causa a me vuol dire fare causa internazionale, dato che sono residente a Parigi.

    36. Vi invito nuovamente a rimanere in tema, a essere rispettosi nei confronti degli altri commentatori e vi ricordo che questa non è una chat né tantomeno un luogo dove discutere di questioni “processuali”. Non costringetemi a essere più convincente. Grazie.

    37. Infine, poiché è inutile continuare a contestare le opinioni, quindi non posto la sintesi che contesta l’opinione di Hamel quando afferma che la Sicilia è sempre stata in italia storicamente e culturalmente.
      Riflettere comunque sugli aspetti genetici, passati remoti e più recenti, e poi culturali (spesso conseguenti). Oltre che sulle date storiche che dicono il contrario di quanto afferma Hamel. Ma non posto il documento previsto.
      Allora, dopo la spiegazione sopra, faccio un’altra spiegazione di testo, quella frase che, suppongo, Hamel interpreta erroneamente… affinché dia le giuste informazioni al suo avvocato, che magari non gli farà buttare tanti soldi perché la mia difesa legale non sarebbe tenera.
      Ho usato due allegorie, “cucchiàra ri tutti i pignàti” (evidentemente intesa in modo ironico nel linguaggio locale) e “mangiatoia pubblica” intesa come stipendificio pubblico (quindi stipendi nelle regole, legali), per dire che “una persona che ha girato per molti incarichi pubblici, e per questo pagato con stipendi che gli hanno consentito di vivere, mangiare (ma lui in seguito ci informa di avere rifiutato gli stipendi, cosa che ora notiamo), ora, non solo contesta il suddetto sistema al quale ha partecipato da attore con importanti ruoli, ma addirittura fa “razzismo intellettuale”, “esclusione intellettuale”, in un forum pubblico, contraddicendo ai valori dei ruoli che ha avuto assegnati, per il bene collettivo, ruoli per il bene collettivo contrari ai “razzismi intellettuali o sociali”. Chiaro ?

    38. @GIGI: il fatto che lei risieda a Parigi non la mette nelle condizioni di non essere perseguito per eventuali reati di diffamazione nei confronti di un cittadino italiano. Anzi questo potrebbe essere un vantaggio per la parte richiedente il danno, in quanto proprio in questi casi l’eventuale pagamento dello stesso seguirebbe tempi “europei” e non italiani.

    39. Egregio Mcarta
      I lettori di Rosalio ormai sono assuefatti allo stile GIGI,
      che si esprime in modo tanto tumultuoso e colorito
      da rendere persino difficile,a volte,
      interpretarne il pensiero.
      Però spesso sono tanti i lettori che condividono i contenuti espressi
      da questo blogger.
      Blogger che vitalizza i post,con le sue confutazioni ,enumerazioni,precisazioni,riferimenti,citazioni.
      Io ritengo che in questo spazio si possa anche fare un passo indietro e trovare
      Il modo di chiarire la vera verità relativamente a certe affermazioni.

    40. Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema.

    41. Allora, didonna si definisce siciliano di adozione, lo scrive sopra in un suo commento, forse per fare passare meglio la pillola? Quale pillola? Per didonna ogni occasione è buona per fare passare la Puglia come una sorta di paradiso su terra, COME RIBADISCE NEL SUO COMMENTO SOPRA, e in contrapposizione la Sicilia come l’inferno, popolato da uomini mediocri pieno di munnizza e malaffare.
      INVECE LA Puglia è QUELLA CHE MOSTRO NEI SEGUENTI DOCUMENTI.
      Lo faccio per onestà intellettuale, non per ridimensionare i mali della Sicilia che sono tanti, né per cercare chi sta peggio e attenuare i nostri (siciliani). Ammetto che, contrariamente a quelllo che pensano alcuni amici e conoscenti io non sono arrabbiato con la Sicilia, altrimenti non verrei tre mesi l’anno, ma con chi la distrugge e ci costringe a esiliarci. Sono per l’indipendenza, dal peggiore colonizzatore della storia, il similpaeseitalia, ma sono consapevole che le mentalità, anti-regole evolute, incapacità, scaturite (conseguenza diretta) dal ritardo sociale, economico, culturale, imposto dal similpaeseitalia dalle sue privazioni e impedimenti, sono seri intralci all’attuazione dell’indipendenza. Le nuove generazioni lascerebbero ben sperare, ma sono costrette ad emigrare dai piani ben studiati dagli attori principali del similpaeseitalia. D’altronde un esponente locale (calabrese) del partito neo DC, ex gauche caviar, ha detto recentemente “no problem, i “cervelli” che espatriano li rimpiazzeremo con milioni di immigrati clandestini e non”.
      http://www.barilive.it/news/Attualit%C3%A0/294241/news.aspx

    42. http://www.quotidianodipuglia.it/pensierieparole/sanit_agrave_pugliese_un_sistema_malato_produttore_di_scandali_in_serie/notizie/358408.shtml
      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-19/mafia-pugliese-155032.shtml?uuid=Ab1UOEfF
      A QUESTI FATTI aggiungo il racket, praticato in Puglia anche a danno dei contadini, ai quali per punizione viene rubato il materiale, addirittura vengono segati e bruciati gli alberi.
      E la delinquenza comune, non “inferiore” a quella siciliana.

    43. La Sicilia, per me, non è mai stata Italia. Forse dimentichiamo i fatti della storia. Bene, io ne cito uno che forse molti ignorano, ma che rende bene l’idea dei danni che ha fatto, nella storia recente per la Sicilia, il fare parte della Nazione Italia.
      L’Italia, alla fine della II Guerra Mondiale, aveva un grande bisogno di materie prime quali il carbone per far ripartire l’industria,e nello stesso tempo
      aveva il problema di gestire una grande massa di disoccupati che venivano visti come un peso e un motivo di disagio sociale.
      “Imparate le lingue e andate all’estero!”(Alcide De Gasperi).”Fateli entrare nell’ordine di idee di emigrare ..Vadano a far carbone in Belgio!”, (Amintore Fanfani). Bene, questa era la soluzione del nostro Governo per la Sicilia ed il Sud Italia, anzichè cercare di creare qui lo sviluppo necessario a una massa così grande di disoccupati, “Emigrate!”
      Per questi motivi, il 20 giugno 1946, l’Italia e il Belgio siglarono il cosiddetto “Patto Italo- Belga” (o “Protocollo Italo Belga”), che prevedeva l’invio di 50.000 minatori italiani presso i bacini carboniferi belgi, in cambio di 200 kg di carbone al giorno per ogni minatore. L’accordo era molto vincolante, e prevedeva una serie di misure per il trasferimento dei minatori. Queste misure avevano inizio sin dal reclutamento dei minatori,effettuato soprattutto attraverso i famosi manifesti affissi nei Comuni in cui già vi era una tradizione e una manovalanza mineraria, come nelle province di Enna, Caltanissetta ed Agrigento, dove si esplicitavano le condizioni e la paga per il lavoro nelle miniere belghe.
      I minatori venivano schedati e iniziavano il viaggio in treno verso il Belgio, effettuavano le visite mediche alla Stazione Centrale di Milano e, se queste erano positive, erano autorizzati a proseguire.I minatori venivano sistemati in anguste baracche,ex alloggi dei lager di guerra, e iniziavano a scendere subito nelle viscere della terra. Le condizioni lavorative erano disumane e
      provocarono centinaia di morti a causa dei frequenti incidenti.
      L’epilogo più tragico fu l’8 agosto 1956, con il
      “Disastro di Marcinelle”; nella Miniera del “Bois du Cazier” infatti, in seguito ad un grave incidente,morirono 262 minatori, per la maggiorparte italiani.
      La storia dal dopoguerra in poi di queste zone interne della Sicilia, che oggi sono le più povere ,la loro condizione attuale e il loro futuro sviluppo, si intrecciano indissolubilmente con questa vicenda che ha segnato per sempre questo arco temporale, e che condizionerà per i decenni a venire l’assetto antropologico, sociale e culturale del territorio.
      Se andate a vedere le stime sul calo della popolazione nei Comuni interessati a questa vicenda, noterete come dal 1950 in poi questa si sia dimezzata. Sono andate via intere generazioni, giovani, uomini forti che hanno arricchito un Paese a noi estraneo; ora, nei mesi estivi, si vedono questi giovani che sono diventati anziani con auto targata belga, che tornano ai paesi di origine per poche settimane, ma che hanno fatto radici in Belgio; molti di questi, dagli anni ’60 in poi, sono andati autonomamente a lavorare lì, ma la prima e più massiccia ondata è stata quasi costretta a partire, e ingannata anche dallo Stato italiano sulle condizioni favorevoli che avrebbero trovato. Venivano infatti taciute le reali condizioni lavorative, abitative e di salario, con contratti poco chiari e fatti firmare ad analfabeti. Si è perso così una generazione intera di uomini e donne, solo per la facilità con cui il Governo si voleva disfare del “problema” e alleggerire il dissenso: “Emigrate!”, in sostanza “Levatevi dai c……i!”. Non dico che non ci sarebbe stata emigrazione, ma quella è stata una vera “deportazione”. Ecco, per me che sono di quelle zone e vivo la realtà di spopolamento e desolazione di intere città e paesi una volta fiorenti grazie alle locali miniere di zolfo, l’Italia è questa; una Nazione alla quale, dallo Stretto di Messina in poi, non sento e non sentirò mai di appartenere, tranne che per la carta di identità.

    44. COME PUÒ MISTIFICARE IN QUEL MODO ?
      E’ convinto che i siciliani, in particolare i lettori di Rosalio, sono scemi?
      QUANTO SEGUE E GRAVISSIMO:
      http://www.spaziosociale.it/articolo.asp?id_art=1982
      http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=84329

    45. A PROPOSITO DI quel che scrive Didonna sul meridione, “che non é tutto uguale e una regione come la Puglia che non ha la storia e la ricchezza monumentale e paesaggistica della Sicilia, né il suo ricco DNA, frutto di rimescolamenti di razze e culture, ne é una prova evidente nella valorizzazione del territorio, dell’agricoltura, del turismo e dei cervelli”…
      ho letto recentemente questa inchiesta, mi limito a copiare il link, non commento
      http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/09/25/news/foggia_la_mafia_dimenticata-94825851/?ref=fbpr< (a>

    46. La vicenda del Foggiano ha dell’incredibile.
      L’appello del Questore in un territorio dove lo Stato non c’e !

    47. Prima dell.unità cerano stati preunitari italiani?quale stemma antico comprova la siepe italiana?dove sono le prove inconfutabili ?gli Etruschi erano un popolo avevano i loro simboli ecc ecc è noi?

    48. Volevo dire stirpe…

    49. Informo tutti gli indipendentisti, commentatori o lettori di questo post, che ci siamo raccolti in un partito che è stato denominato, per l’appunto: Siciliani Liberi.
      Ci trovate qua: sicilianiliberi.org ,
      oppure su facebook http://www.facebook.com/Siciliani-Liberi-1745676668977516
      Vi aspettiamo!

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Perché la Sicilia non è la Catalogna o la Scozia, 5.0 out of 5 based on 2 ratings