venerdì 2 dic
  • Peppino Impastato

    I cento passi

    Peppino Impastato è diventato un’icona della lotta alla mafia, il suo coraggio in quel di Cinisi nel contrastare il boss Gaetano Badalamenti gli è valso post mortem l’intestazione di numerosi plessi scolastici e vie in ogni parte d’Italia.

    Ma a Palermo la sua storia non deve aver commosso gli addetti alla toponomastica che gli hanno intitolato una via nascosta dalle parti del mercato ortofrutticolo, come per celare alla vista dei cittadini la storia di questo eroe dell’antimafia e consegnare ai posteri nella città scudocrociata, l’idea dei comunisti mangia bambini e nemici della democrazia.

    Il celeberrimo film di Andrea Marco Tullio Giordana ha reso giustizia, ma rimane lo smacco, il dispiacere, nella città in cui più di ogni altra i martiri si sono immolati per un ideale, di vedere intitolata ad un così illustre uomo una via che non è una via.

    Già, proprio così. Percorrendo via Don Orione provenendo da via Ammiraglio Rizzo vai sempre dritto in direzione via dei cantieri, l’ultima traversa a destra devi girare e la devi percorrere tutta.
    Ci sono una infinità di tabelle che ti indicano in che via ti trovi, via Sebastiano Bagolino, ne ho contato almeno una decina, vai ancora dritto e prima di ritrovarti in via Montepellegrino, praticamente al mercato ortofrutticolo, lo sguardo ti cade su altre tabelle segnaletiche: via Alaimo da Lentini.

    E via Impastato dov’è? «Senta scusi ma via Giuseppe Impastato dov’è?».

    «Qua in questa strada, da dove sei venuto. Ma a cu cierca?» risponde una signora. Curiosità panormita.

    Allora faccio il giro, torno in via Don Orione e mi immetto nuovamente in via Bagolino, percorro un centinaio di metri e finalmente la vedo: sotto una cappa di smog, nascosta dietro l’ombrellone di un fruttivendolo tunisino la vedo.

    Via Giuseppe Impastato.

    «Chi banana chi aiu, e chi zucchina». Le simpatiche gesta del fruttivendolo nordafricano perfettamente integrato mi distolgono dalle profonde riflessioni che si alternano nella mia mente.

    Ma come, manco una via intera gli hanno intestato a Peppino? Un pezzettino di via nascosta alla vista, nel mezzo di due altre strade in una zona popolare di Palermo dove non puoi nemmeno mettere che ne so, una lapide, un mazzo di fiori.

    Anche il destino ha posto la propria firma; Sebastiano Bagolino, poeta non molto apprezzato in vita e rivalutato dopo la morte, da il nome ad una via che è ricordata per il disgraziato crollo di due palazzine in cui persero la vita quattro persone, in un significativo intreccio fatto di omertà ed abusi; Alaimo da Lentini, uno dei principali protagonisti dei vespri siciliani, fu ingiustamente accusato da Giacomo II d’Aragona e giustiziato su un veliero appena fuori le coste siciliane. Lo infilarono dentro un sacco colmo di pietre e lo buttarono vivo in alto mare; la stessa tragica sorte di Peppino legato come un salame ai binari ed imbottito di esplosivi.

    Dieci cartelli per indicare via Bagolino, due-tre con su scritto via Giuseppe Impastato. È soltanto un caso?

    Una cosa è certa, queste vie gridano vendetta, morti sotto le macerie, fatti saltare in aria e ricoperti di infamie, giustiziati ignobilmente, quanto sangue gronda sui muri di questi palazzi, sangue invisibile, dimenticato, celato agli occhi di chi non ne conosce le storie.

    Ho percorso via Impastato con le lacrime agli occhi, da dove finisce via Bagolino a dove comincia via Alaimo da Lentini; li ho contati.

    Esattamente cento passi.

    Ospiti
  • 5 commenti a “I cento passi”

    1. Gran bel post.

    2. Invidio chi ha tanto tempo da perdere.

    3. Percorro questa via due volte al giorno, credo che il tempo dedicato a questi temi non sia perso, ma che abbia una funzione sociale. Ad ogni modo lui ci “ha perso” la vita e non è un piccolo particolare.

    4. Intanto emerge il fatto incontestabile che i sindaci che si sono succeduti a Palermo negli ultimi 50 anni
      non si sono curati della toponomastica e della segnaletica.
      Capita sempre più spesso di imboccarsi in una strada e cercare disperatamente il nome,
      nome di cui non c’è traccia.
      Vadano in Germania a vedere la segnaletica delle strade.
      Cartelli ampi,chiari,ben posizionati.

    5. Marco Tullio Giordana, non Andrea Giordana.

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