sabato 10 dic
  • L'apologia del barbuto alla Vucciria

    L’apologia del barbuto alla Vucciria

    Un uomo trascorre circa cinque mesi della propria vita a radersi. In totale sbarberà più di 25 metri quadrati di peluria dal viso – più o meno nove centimetri all’anno -. Nel mondo, il 55% degli uomini la porta e, in media, ci sono più peli nel volto maschile che nelle gambe di una donna. E in Vucciria? Che sia una moda, un fenomeno o un carattere distintivo, poco importa: la barba sta vivendo una nuova primavera tanto da consolidare l’opinione comune che “barbuto è meglio”. E non è tanto difficile immaginare che parte del coro sia costituito da un plotone tutto al femminile. Sarà per questo che nel centro storico i miei coetanei indossano la barba insieme ai pantaloni sbracati?

    Ma procediamo con ordine. Ai più avanguardisti di piazza Garraffello un semplice ragguaglio: più che mera tendenza, si tratta di una “riscoperta”. La barba, infatti, è tipica del maschio alpha, virile barra villoso dalla testa ai piedi, quello che, dopo anni di depilazioni che non hanno lasciato scampo neppure a un millimetro di pelle, rigenera una tendenza evergreen. Basta modelli e calciatori glabri, accuratamente disboscati, adesso dalle passerelle alle metropoli l’uomo si fa crescere l’onor del mento. Vuoi che non sia così alle pendici di Uwe?

    Consacrata nel filone western, la barba torna in auge grazie agli hipster. L’estetica del look finto povero e trasandato, selvatico ma mascolino, fa della barba un dettaglio fondamentale. Ed è così che i trentenni fanno la fila dai chirurghi estetici pur di vantare una certa peluria sul volto. Si tratta di uomini glabri che, pur di assecondare il vezzo, sono disposti a spendere fino a 8mila dollari per assomigliare ai vip. Vengono definiti “hipster wannabe”, della serie hipster a tutti i costi. Vi vedo voi uomini del sabato sera, ammiccare agli specchi e sperare di confermare l’amore che in piazza Garraffello un artista dichiara per voi. Perché “Uwe ti ama” è un messaggio d’amore per voi barbuti no?!

    Ma prima del barbuto vip e tra le balate che non s’asciugano mai, la lanugine era nei visi dell’umanità già da secoli. Nella preistoria, infatti, serviva a proteggere dal gelo, per gli assiri era simbolo di potere e per i greci di saggezza, per gli ebrei tagliarla un sacrilegio, da Alessandro Magno in poi, invece, in guerra niente barba! Con il passare del tempo divenne però una questione di stile. I nobili la accompagnarono ai capelli lunghi e nell’Illuminismo si diffuse la moda della parrucca.

    A lungo andare, tuttavia, cambiarono le esigenze. Ad esempio, nel Risorgimento ebbe una valenza politica: Mazzini e Garibaldi la imposero come ritratto del patriottico rivoluzionario. Abraham Lincoln, invece, la rese popolare oltreoceano. Il Novecento fu la volta di baffi, pizzetti e capelli rasati, fino alla barba incolta del “movimento dei barbudos” di Fidel Castro e Che Guevara. Da quel momento ribellione e libertà si fusero nell’estetica, fino alla nascita degli hippy, gli alternativi che la decorarono con simboli della pace.

    Ma oltre a essere passe-partout d’ingresso per la Vucciria, insieme a un look non affatto casuale, voi e la barba incolta: perché? Oltre a essere moda o fenomeno politico, a che serve? Molto semplicemente protegge il viso dai raggi solari, mantenendo così la pelle giovane, ripara dalle temperature più fredde e previene gli attacchi d’asma. Infine (dato da non sottovalutare)… Alle donne piace! Un sondaggio svolto da diverse riviste maschili ha posto, infatti, un risultato inequivocabile: piace sì, un po’ colta, ma curata. In fondo si sa, ogni volta che un uomo si depila, da qualche parte nel mondo la passione di una donna si spegne. Eccetto lì. Nel luogo dipinto da Guttuso s’intende.

    (foto di Fare Ala)

    Palermo
  • 22 commenti a “L’apologia del barbuto alla Vucciria”

    1. piccole notazioni
      in vucciria nessuno di quelli che vive nel quartiere (ci è nato o ci abita..)ha la barba.
      a p.zza garraffello ,Uwe non ha la barba.
      di me posso solo dire che porto la barba da più di 30 anni e vivo in vucciria da due..niente di più.
      utlima cosa..dopo il periodo glabro di berlusconiana memoria posso solo essere contento di questo cambio di pensiero…stop!

    2. non mi pare sia scritto da alcuna parte che uwe abbia la barba….e comunque, come sempre, le parole di questa giornalista sono piene di acuta ironia . trovo bello ed assai piacevole leggerle, anche senza commentarle.

    3. Ma ci se ne frega della barba di Uwe ? è un incedibile.

    4. Ma leggete tutto l’articolo o commentate a vanvera? Dove lo evincete che Uwe abbia la barba?

    5. Io una volta Uwe lo vidi.Era senza.Non ho mai capito perché agli uomini cresce ed anche alle donne per quanto in altro sito,generalmente.

    6. Uffa!!! Che barba!!!!!

    7. non conosco uwe e quindi non so se sia dotato di barba o meno. rispondevo a perquod perchè mi sembrava che sul post della signorina virga non si facesse accenno al mento irsuto di uwe. ma qualcuno di voi uomini mi saprebbe dire perchè a fronte di crescita di pelo su guance e barba corrisponda una eguale eliminazione depilatroria di sopracciglia che trovo verammente ridicola oltre che impegnativa?

    8. La vucciria (intesa qui, forse impropriamente, come sistema piazza Caracciolo, piazza Garraffello, Via dei Cassari e diramazioni assortite) è attualmente uno dei peggiori luoghi di Palermo, e forse della Sicilia tutta.
      Si esprime quotidianamente con musica assordante di pessimo gusto, bibite da due lire vendute senza scontrino, e balate sempre bagnate (ma di forst e tennents).
      Una tempesta di locali più o meno abusivi che fanno dell’abuso la loro economia, e della bolgia rumorosa il punto di forza.
      Mi chiedo spesso che razza di gente possa voler partecipare con gusto, finesettimane e non, a quel brullicare maleodorante, divenendo attivamente complice di un misfatto.
      Inscenando la condizione italiana con incredibile arguzia: gente che balla fecile tracannando schiume infami ai piedi di palazzi pronti a divenire macerie.
      A questo punto deve per forza sussistere una relazione tra il pessimo gusto, l’inciviltà, e la barba “da hipster”.
      Saluti tristi
      giuseppe

    9. la vucciria oggi è l’unico posto VIVO di questa città ,ma giuseppe mi rendo conto che pur condividendo alcune delle sue riflessioni continuo a pensarla in maniera dimetralmente opposta alla sua( e come me le migliaia di persone che la notte la frequentano..) e non voglio avere la pretesa di convincerla del contrario..non è possibile,concezioni e visioni totalmente differenti.

    10. La vucciria è un quartiere morto. anzi, è uno zombie ridicolo come il defunto di “weekend con il morto”.
      Quella che voi e qualche altro migliaio definite “vita” si merita invece un lemma ancora più triste: movida.
      Un branco di pecoroni ubriachi che hanno, come unico effetto, quello di mandare via chi in vucciria ci vive sul serio.
      I mercato ormai sta in piedi a stento, ridotto all’osso, i palazzi crollano o si accingono a farlo, e gli edifici abitabili (fiscalmente parlando) si spopolano a causa di olezzi, schiamazzi e rumori che hanno qualcosa di bestiale; e nella forma e nelle intenzioni.
      La vucciria sta esalando il suo ultimo respiro innanzi al teatrino viscido del delirio disorganizzato, improvvisato, e per buona parte abusivo.
      In spagna in molte regioni bere per strada è proibito (a causa di tutti i danni che esso comporta), e per venire incontro alle “esigenze” della massa in adolescenza cronica i comuni organizzano aree ad hoc per i cosiddetti “bottellon”.
      Ci sono capitato parecchi anni fa a granada: un tappeto di gente che beveva e schiamazzava sul vasto vasto parcheggio di un centro commerciale appena fuori dalla città. Ma vi assicuro che granada è tutt’altro che morta.
      Diciamocelo pure chiaramente: i greggi di tracannatori vanno in vucciria non certo per la qualità degli spazi o dei beveraggi; si recano lì perché possono bera a poco e fare praticamente qualsiasi vaccata gli passi per la testa. In sostanza la vucciria può permettersi di essere come è adesso soltanto perché non è più un brano di città vissuta, bensì una specie di cadente parco a tema per chi si vuole ubricare a poco e fumare al sicuro da sanzioni.
      Sono certo che, una volta finita la vucciria, come la storia ci insegna, il nuvolo di palermitani complici della malavita si sposterà in un altro luogo fertile.
      Un po’ come fanno i virus.
      No, mio caro pequod, la vucciria è bella che morta, e il palcoscenico di bestialità, le migliaia di persone che la frequentano (in ore notturne) è indice della decomposizione della salma.
      Nei luoghi dove c’è vita di notte vi è silenzio; magari rotto di tanto in tanto da qualche occasionale avventore, da qualche ragazzo che ha bevuto troppo, da una coppia che litiga furiosamente.
      I seimila watt che diffondono musica da discoteca sino alle 5 del mattino si trovano in altri luoghi (chem, guardacaso, si chiamano proprio discoteche).
      Alla vucciria avvengno molte cose, e tutto concorrono all’annientamento della vita.
      Continuate ad andarci a tracannare le vostre birre prese dagli abusivi, a fumarvi i vostri cannoni comprati da gente che sarebbe meglio osteggiare, o semplicemente a ballare musica sino a tardi; e vi invito, tra una forst e una chiacchiera, ad alzare gli occhi e guardarvi intorno. Ciò che vi circonda è un brano città fantasma: edifici vuoti e svuotati, edifici risistemati e sfitti, e la in mezzo, tra un muro unbrattato e un balcone prossimo al collasso, vedreto una luce accessa: in quella casa potrei esserci addirittura io, che mi chiedo quanto ancora resistero in un luogo con cittadino talmente merdosi da non rendersi conto di cosa stanno facendo.
      Un saluto a tutti

    11. giuseppe è un uomo triste che soffre quando vede gente felice, bella e sorridente. giuseppe piange per più volte solo per un attimo con una bella e sorridente ragazza come federica.

    12. friggitoria di carlo offre panelle e crocchè a tignitè.
      Diffidate dalle imitazioni!
      Friggitoria di carlo!
      Un nome, una garanzia.

    13. a onor del vero giuseppe piange da quando non riesce più a dormire per le urla, gli schiamazzi e la musica, da quando le automobili sono accataste ordinatamente lungo corso vittorio in maniera da non far passare né ambulanze nè pedoni, da quando gli edifici hanno incominato a collassare, da quando le persone hanno deciso di andare via, da quando sotto il suo balcone la gente bella e felice pippa cocaina e le auto prendono fuoco, da quando la vucciria è diventata, sostanzialmente, invivibile.
      per questo piange giuseppe: perché la gente felice e sorridente, e a volte anche bella (?), si crogiola nella propria inciviltà convinta di essere nel giusto.
      Continuate a mangiarvi le crocché presso la friggitoria di carlo, che la vucciria è stupenda e piena di vita.
      Così è (se vi pare)
      Saluti oleosi
      giuseppe

    14. ti leggo e provo a capire le tue parole ma pur come ti ho detto ,condividendo alcune delle tue riflessioni resto dell’idea che l’intera citta di Palermo è morta,una città dove regna l’indifferenza , l’ipocrisia il silenzio,almeno in vucciria la gente tra una birra ed una canna riesce ancora a sentirsi libera, a sorridere..Il mercato non esiste più da tempo,l’hanno ucciso..adesso bisogna uccidere la movida ,non regolamentarla un pò ma distruggerla…per chi? forse per quelli che affacciati alla loro finestra sono tristi…tra un pò partiranno i lavori (necessari? mah!…)e ci riusciranno..forse.

    15. Ma i barbuti si mangiano fritti?

    16. Vi sono alcune questioni che non esito a definire buffe nell’ultimo intervento.
      In prima istanza sono d’accordo sul fatto che a palermo regni “l’indifferenza, l’ipocrisia ed il silenzio” (presumo non ti riferisca, per quest’ultimo, all’abbondante rumore di fondo”. Se se dovessi stilare una classifica direi che la vucciria stravince.
      L’indifferenza verso chi quel quartire lo vorrebbe vivere, e magari ci viveva da ben prima che il suddetto stormo di barbuti (giusto per restare in tema) decidesse di farne campo di battaglia dei fine settimana allungati, spalleggiando e favoreggiando, di fatto, la grande massa di abusivi, spacciatori e venditori da denuncia. E credo che in quest’ultimo fenomeno sia un importante indice di ipocrisia di chi credwe di portare vita ed in contra divente complice di gente che ha reso palermo la merda che è. D’altra parte per capire di che razza di gente stiamo parlando è sufficiente guardare come posteggiano.
      La “movida” non deve mica essere fatta fuori. Non sia mai! Credo che tra un silenzio cimiteriale e una festa continua, incontrollata e incivile oltre ogni dire esista una qualche via di mezzo.
      La cosa veramente brutta è che a nessuno di quei migliaia di menteccatti venga in mente che ciò che fanno, o ciò a cui prendono parte, lede la sacrosanta libertà altrui.
      In sostanza i migliaia di avventori si divertono, nascondendosi dietro la scusa idiota di non essere gli organizzatori, a discapito della salute dei pochi cristi rimasti.
      Sono ottimista, e voglio pensare che la maggior parte di chi parteciapa non sia ipocrita, ma semplicemente idiota da non rendersi conto che la palermo che cambia è la palermo sempre uguale a se stessa: con gli abusivi che vendono allegramente a compiacenti compratori, con posteggiatori abusivi che chiedeno il pizzo a posteggianti abusivi, alimentando un mercatto che sappiamo bene a chi interessa.
      No, evidentemente la maggior parte non è ipocrita, è cretina e basta. E lo conferma il fatto che , come ben scrivi, gli avventori, “tra una birra è una canna” si “sentano” liberi. Appunto. Si “sentono”, mica lo sono sul serio.
      Sono costretti nel più vecchio è fastidioso lato di palermo. Quello della zona grigia (molto più vicina a quella nera che a quella bianca).
      Mi chiedo, consapevoli di ciò, che ci sia tanto da esser felici.
      Vi era un tempo che frequentavo con gusto la taverna azzurra. Era una “epoca” in cui le taverne erano due e noi non più un centinaio. Credo sia ancora un buon luogo, se frequentato in orari altri.
      p.s.
      io non so se quelli affacciati alla finestra sono tristi o meno. Di sicuro sono incazzati.
      Personalmente non lo sono, anzi, capito in un periodo molto fortunato.
      La gente bella e sorridente, che si sente ed è libera, che incontro ogni giorno mi riempe la vita, assieme a tante altre cose piccole e grandi, importanti o meno, e mi basta questo (e qualche bicchiere di rosso).
      E la sera, se mi vien voglia, vorrei poter dormire.
      Non credo sia un concetto complicato.

    17. non è un concetto complicato,quello che sembra complicato capire è che non è solo con la repressione che si risolve il problema. nè tantomeno snaturando un posto che è di fatto diventato un luogo di aggregazione giovanile dove c’è un panorama molto svariegato che non è fatto solo di mentecatti…barbuti. quanto a parlare di zona grigia..beh in questa città è Ben piu’ampia ed alimenta le tasche di tanti che non frequentano questi luoghi fatti di brutti sporchi e cattivi ma ambienti ben diversi..quelli cosiddetti bene.comunque è inutile continuare ..magari si ci’incontrerà alla taverna azzurra in orari altri a berci qualcosa uno accanto all’altro senza sapere di esserlo …liberi? chissà…

    18. Snaturare i luoghi con gente svariegata.
      Augh!

    19. ….e poi non ne rimase nessuno
      ..è arrivato il momento di..
      farti crescere la barba.

    20. > 25 metri quadrati di peluria dal viso – più o meno nove centimetri all’anno

      La geometria (quella della quarta elementare) rotea vorticosamente nella tomba.
      Una vita intera non basta affinché, sommando centimetri, questi possano diventare centimetri quadrati.
      Supponendo si tratti di un refuso, comunque ci sono diecimila centimetri quadrati in un metro quadrato, e non cento.
      Poi è evidente che in un anno ci si rada molto più che 3 cm x 3 cm.

    21. Ci vorrebbe un densimetro da pelo per fare una verifica.Chi ci mette la faccia,e chi le gambe?

    22. Vi invito a essere rispettosi nei vostri commenti. Grazie.

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