martedì 6 dic
  • Ei fu Flaccovio

    Ei fu Flaccovio

    «Flaccovio fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette il corpo immemore orbo di tanto spiro».

    Tutto avrei immaginato, tranne vivere con un magone un amarcord. Ho iniziato a sfogliare Sciascia proprio lì. Il mio amore per Calvino poi mi ha costretto a trascorrerci interi pomeriggi. Ad annusare la carta che, mista al profumo degli scaffali in legno, si restituiva a me come una droga. Più lo sentivo, quell’odore, più volevo sentirlo. E così, lì dentro, ho macinato migliaia di parole, centinaia di biografie, una mezza dozzina di appunti e qualche idea. Perché un libro tra le mani mi ha sempre permesso di viaggiare. E abbasso la crisi! Viaggiavo gratis.

    Gli spazi aziendali che prima ospitavano una delle più importanti librerie palermitane, volàno dell’editoria della cultura, adesso accolgono un nuovo negozio. Negozio sì. Con una Z e due O. Non con due R e quella lettera B bilabiale occlusiva di timbro sonoro propria di libreria.

    Adesso che mi ritrovo a passeggiare lì, in via Ruggero Settimo, si fa forte l’immagine di me ragazzina. Quella scritta al neon mi colpisce. Mi paralizzo per un attimo volando indietro. Siamo alla fine degli anni ’90, o giù di lì. La libraia, dopo un intero pomeriggio trascorso a dimenticare tutti i compiti per l’indomani, si avvicinò donandomi un libretto. Si trattava di una raccolta di poesie. Bisbigliò «Non dirlo a nessuno. Compri sempre romanzi o saggi, dedicati ai versi ogni tanto. Rendono il cuore più cuore». Un gesto semplice, forse semplicissimo, che tuttavia mi colpì molto.

    In quegli scaffali, un tempo alcova di libri, adesso ritrovo collant, autoreggenti e calzettoni. A volte anche ciabatte. E così quella scritta “Calzedonia”, mi riporta alla mente quel regalo. Simbolo del cuore che si fa più cuore, di quei pomeriggi impressi di carta e inchiostro, di Calvino il mio primo amore, di scarabocchi e appunti, idee e viaggi. Quelli là gratuiti. Mi ricorda quel vuoto tangibile che avverto con amarezza e che resta metafora del tempo che è. Ogni giorno più poveri, sempre più pavoni. Sempre più tecnologici, ogni giorno più decaduti.

    «Così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all’ultima ora del luog fatale».

    Palermo
  • 2 commenti a “Ei fu Flaccovio”

    1. Bellissima e amara riflessione, complimenti

    2. Oggi si preferiscono gli ebook ai libri di carta. Pensiero amaro.

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