martedì 6 dic
  • “Chiediamo i danni a Cosa nostra”, il mio intervento “censurato” a “Sicilia 2.0”

    Nel marzo del 2005 scrissi per la prima volta sulle pagine regionali di Milano Finanza un’idea che portò in seguito, nel 2008, un gruppo molto trasversale di palermitani sostenuti attivamente da Rosalio a lanciare la petizione on-line, Chiediamo i danni a Cosa Nostra, raccogliendo, oltre a circa 20.000 firme da tutta Italia, due risultati importanti: la Regione si obbligò da allora (ne aveva solo la facoltà) a costituirsi parte civile nei processi di mafia e in quelli contro politici e burocrati collusi. E poiché la crisi finanziaria della Regione Siciliana è ben nota ed è così drammatica da legittimare il ricorso a soluzioni straordinarie, ho pensato di riproporla in vista dei lavori di Sicilia 2.0 voluta dal sottosegretario Davide Faraone.

    Un’idea a disposizione sua, degli esponenti del Governo presenti, di Crocetta, ma anche del M5S, di Forza Italia e di chiunque volesse farla propria senza alcun copyright: non interessa il colore del gatto, l’importante è che prenda il topo! Inspiegabilmente, pur essendomi registrato per tempo tra i relatori degli speech da cinque minuti, l’intervento è stato scartato dallo staff di Faraone. Eppure il PD ha all’esame un disegno di riforma dei beni confiscati di cui quasi la metà sono proprio qui in Sicilia. Affido pertanto nuovamente alla rete l’idea, consapevole che con i suoi social influencer abbia capacità di fare opinione non inferiore alle varie Leopolde, Ubalde ecc.

    Questo il testo della proposta:

    La Regione Siciliana dovrebbe chiedere al Governo nazionale di promuovere una legge che le consentisse di avviare un’autonoma causa CIVILE, non penale, per il risarcimento dei danni morali, di immagine ed economici contro appartenenti e favoreggiatori di Cosa nostra condannati in via definitiva. Mi riferisco al danno del ritardato sviluppo economico quantificato in miliardi da centri di ricerca come il Censis, al danno d’immagine per cui – persino nei cartoni animati – l’accento del malavitoso è immancabilmente siciliano e al danno morale di aver perso prematuramente e violentemente i figli migliori di questa terra.

    La legge dovrebbe consentire alla Regione di potersi rivalere sui patrimoni illeciti già confiscati oltre che su quelli leciti o meno, di costoro, dei loro prestanome e anche dei loro eredi che potrebbero sempre e comunque rinunciare all’eredità. Si dice giustamente che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli, ma neanche patrimoni sporchi di sangue o comunque di gravi colpe dovrebbero ricadere nelle loro mani.

    Se la finalità dell’attività criminale di Cosa Nostra è l’accumulazione illecita di ricchezza con l’influenza e il potere sociale che ne deriva e per le quali si mettono pure in conto la morte violenta o l’ergastolo purché i frutti vadano ai propri familiari, non certo a vantaggio della collettività, questa azione civile ne rappresenterebbe il più efficace disincentivo economico oltre che sancire il più completo fallimento di una vita criminale. Si potrebbe così non solo saldare il buco dei conti del bilancio regionale, ma anche regolare una volta per tutte i conti con un tragico passato, facendo passare un messaggio forte e positivo.

    La “finestra” legislativa da aprire dovrebbe consentire alla Regione di potersi rivalere innanzitutto sui beni già confiscati e detenuti presso l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati e Sequestrati. Per rendere più efficace l’azione risarcitoria, la Regione potrebbe chiedere la vendita di quei beni aziendali, immobiliari, ecc. di maggiore valore commerciale detenuti dall’Agenzia. L’ultima cosa che oggi ci serve è una nuova “manomorta” che, dietro il paravento della lotta alla mafia, alimenti nuove rendite parassitarie.

    La parte liquida dei beni confiscati confluisce invece nel Fondo di Giustizia: anche in questo caso somme di denaro e altri valori attribuiti ad affiliati e fiancheggiatori di Cosa Nostra, condannati in via definitiva, verrebbero accreditate alla tesoreria della Regione.

    La responsabilità dei potenziali convenuti nell’azione civile di risarcimento danni sarebbe caratterizzata dalla loro piena solidarietà passiva: la Regione non avrà bisogno di esperire l’azione verso tutti i potenziali soggetti, ma soltanto verso i più solvibili, lasciando ad essi l’onere di rivalersi eventualmente sugli altri.

    Per rendere più efficace il ritrovamento, soprattutto all’estero, di beni da aggredire, la Regione dovrebbe avvalersi delle stesse professionalità che il Commissario nominato dal Governo nazionale (Enrico Bondi) assoldò nella vicenda Parmalat e che potrebbero assisterla anche per definire la più efficace strategia di recupero. L’agenzia Kroll aiutò il Regno del Kuwait a recuperare i capitali trafugati da Saddam Hussein nei paradisi fiscali e a svelare gli investimenti di altri dittatori e grandi criminali.

    Va considerato che il solo patrimonio già confiscato a prestanome del latitante Matteo Messina Denaro nel settore delle energie alternative e della grande distribuzione viene valutato in oltre un miliardo di euro e che a questo potrebbe aggiungersi il “tesoro” di Vito Ciancimino, ancora da individuare, o quello amministrato dal “cassiere della mafia” Vito Roberto Palazzolo recentemente estradato in Italia. E poi quello di tutti gli altri boss, così come dei politici, imprenditori e burocrati collusi. All’obiezione di chi teme che possano ricadere nelle stesse mani, si può rispondere confiscandoli nuovamente e vediamo chi si stanca prima!

    Una volta stimato, anche prudentemente, l’ammontare del credito rivendicato per il risarcimento del danno e dedotto quanto direttamente ricavato dall’Agenzia e dal Fondo di Giustizia, la Regione potrebbe vedersi anticipata la parte restante cedendo al mercato tale credito residuo attraverso un’operazione di cartolarizzazione che comporta la cessione del credito scontato secondo la valutazione di mercato ad un veicolo societario che ne finanzierà l’acquisto collocando proprie obbligazioni sul mercato finanziario.

    La valutazione del mercato sulla “bontà” di tale credito sarà tanto maggiore quanto più credibile sarà il processo di aggressione dei patrimoni riconducibili ai convenuti, in Italia e all’estero. Per questo motivo l’assistenza di una società di investigazioni internazionali con adeguata reputazione ed esperienza sarà particolarmente opportuna.

    Politicamente, dovrebbe essere preferibile far pagare il risanamento finanziario ad una minoranza criminale che ai soliti contribuenti come si è fatto con l’inasprimento massimo della tassazione per finanziare il mutuo trentennale recentemente approvato.

    Palermo, Sicilia
  • Un commento a ““Chiediamo i danni a Cosa nostra”, il mio intervento “censurato” a “Sicilia 2.0””

    1. Quindi, se ho capito bene, la Regione potrebbe chiedere i danni anche a Cuffaro e Dell’Utri?

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