giovedì 8 dic
  • Ceduto un pilone sulla A19 Palermo - Catania, l'autostrada è interrotta

    Ceduto un pilone sulla A19 Palermo – Catania, l’autostrada è interrotta

    Un pilone sull’autostrada A19 che collega Palermo a Catania ha ceduto ieri pomeriggio. Il viadotto è l’Himera, al Km 61 tra Scillato e Tremonzelli. In quel momento non transitavano automezzi.

    Il problema è nato da un fenomeno franoso che ha interessato un tratto ampio dell’autostrada e i danni potrebbero non essere terminati. Anche la strada provinciale 24 è chiusa al traffico.

    I mezzi leggeri devono uscire e percorrere la SS120 tra Buonfornello e Tremonzelli e viceversa; I mezzi pesanti dovranno percorrere la A20 passando da Messina.

    Palermo, Sicilia
  • 13 commenti a “Ceduto un pilone sulla A19 Palermo – Catania, l’autostrada è interrotta”

    1. Con la chiusura del viadotto Himera, la Sicilia è divisa in due, e temo che lo rimarrà per molto tempo. E’ giusto capire di chi sia la responsabilità di tutto ciò. A provocare il cedimento di un pilone è stata una frana sulla strada provinciale Scillato-Caltavuturo che costeggia l’autostrada. La frana è cominciata nel 2005. Il fenomeno è stato oggetto di un’indagine geologica ma , come sostiene Domenico Giannopolo, vice sindaco e assessore ai Lavori pubblici di Caltavuturo “la Provincia non ha mai compiuto alcun intervento…….Già dieci anni fa la situazione era chiara. Bisognava progettare opere di contenimento per evitare l’allargamento del fronte franoso” . Il presidente della provincia nel 2005 era Francesco Musotto a cui è succeduto Giovanni Avanti. La provincia aveva come principale compito la manutenzione delle strade provinciali e di gran parte di quelle statali. Il risultato è che circa 80% di tali strade sono oggi ridotte a trazzere.

    2. Chi conosce quelle zone sa che tutta l’oro grafia che circonda Caltavuturo e’ in perenne movimento verso valle.Anni fa tocco’ alla strada intercomunale e ci vollero anni a ripristinar la.Era la Scillato Caltavuturo.Adesso
      tocca ad un tratto autostradale.Autostrada che segue strategicamente il fondo valle ,finché possibile,proprio
      per restare indenne dai movimenti franosi.Difficille decidere in quali punti intervenire senza incorrere in spese eccessive,
      Tra un fondo valle ed il successivo bisogna risalire la collina.Quindi si scivola a valle.

    3. Questo è il risultato, a quarant’anni dall’ultimazione dell’autostrada, dovuto alle scellerate scelte di tracciato e progettuali fatte allora.
      Nel tratto che parte da Scillato, passando per Tremonzelli, Resuttano, Ponte Cinque Archi, Caltanissetta, fino ad Enna, l’autostrada è quasi tutta su viadotti che sono per molti tratti dentro a fiumi e torrenti, quando si sarebbe potuto scegliere un tracciato che per molti km lambisse le colline limitrofe, che in molte zone sono poco ripide e con terreni stabili. Ma naturalmente parliamo degli anni ’70, in cui il business era il calcestruzzo, le cave di inerti e le grasse parcelle per i progettisti, che naturalmente erano tutti ben foraggiati dalla soluzione su viadotti. Un movimento franoso, che pure può avvenire, sarebbe un problema minore se l’autostrada avesse limitati tratti su viadotti, con una possibilità di poter realizzare dei bypass in emergenza in tempi celeri e con relative risorse economiche. Il tratto che va da Scillato a Tremonzelli inoltre, è stato oggetto anche di “sperimentazioni progettuali”, con un tratto lungo 10 km che poggia su un solo pilone per due carreggiate, pilone che se avesse problemi, pregiudicherebbe la deviazione del traffico sulla carreggiata limitrofa. Per non parlare dell’orrendo impatto ambientale che molti viadotti hanno provocato su stupende vallate. Ma ormai l’autostrada c’è e ce la teniamo così, sperando che il disastro di ieri sia risolto anche con procedure di emergenza, anche coinvolgendo Protezione Civile e Genio Militare. Ne va dell’economia imprenditoriale, agricola e turistica dell’intera Regione e delle tasche dei consumatori che vedranno i prezzi delle merci alzarsi inevitabilmente.

    4. Opinione del tutto diversa,la mia.
      C ‘era abbastanza esperienza di strade intercomunali perennemente dissestate perché costruite su percorsi collinari franosi e
      caratterizzate da tornanti a volte impossibili da essere transitati dagli autoarticolati.
      Vedi la salita verso Enna.
      Per questo si scelsero i percorsi fondo valle con carreggiate su piloni nel letto delle fiumare e si preferi attraversare le colline in galleria.
      Dopo 50 anni cede un pilone,e che sarà mai?
      un paio d’anni di deviazioni e tutto poi tornerà in ordine.

    5. Per altro questa soluzione e’ stata scelta in molti tratti Dell Autostrada del Sole.

    6. È vero lo che la soluzione su viadotti è stata scelta in molti tratti dell’Autostrada del Sole, infatti oggi, capito l’errore, si sta realizzando la Variante di Valico tra Toscana ed Emilia, limitando i tortuosi viadotti tra le montagne dell’Appennino; anche il tracciato della nuova Salerno -Reggio Calabria è stato sposato all’interno rispetto alla costa, sviluppandosi ora su molti tratti “in rilevato” ed evitando il più possibile i viadotti che erano nelle profonde vallate della vecchia autostrada.
      Peraltro molti viadotti della Palermo -Catania hanno tutti i piloni su fiumi di acqua salata, come il Salso, che ne ha corroso i ferri; tralasciando il fatto che, e questo in quelle zone è risaputo da tutti, il calcestruzzo di questi tratti è stato molte volte miscelato proprio con quell’acqua salata, che corrode i ferri dei piloni dall’interno.
      Oggi, nella progettazione delle autostrade, c’è più consapevolezza e attenzione nella scelta dei tracciati, facendo attenzione a trovare la migliore soluzione in termini di costi-benefici.
      La scelta del tracciato della Palermo-Catania fu, come sempre in Sicilia, il compromesso politico di chi contava di più in quel momento a livello Regionale e Nazionale; infatti la soluzione più logica sarebbe stata seguire parallelamente il percorso della ferrovia che da Fiumetorto arriva a Caltanissetta, molto più pianeggiante delle Madonie.

    7. I punti cruciali della PA – CT
      per me
      sono le 2 gallerie
      Tremonzelli e quella sotto Enna.
      Ogni volta che ci transito non vedo l’ora di uscirne.
      In quanto a viadotti e ponti,non concordo con quanti ne vedono un guasto ambientale.
      Sono importanti opere di ingegneria che arricchiscono territori altrimenti poco visibili.

    8. La minore distanza tra 2 punti e’ la linea retta.
      Viadotti
      Ponti
      Gallerie
      accorciano le distanze

    9. Qui si trova una interessante descrizione della A19
      .
      http://it.m.wikipedia.org/wiki/Autostrada_A19_(Italia)

    10. L’anno scorso, in estate, mi trovavo in Sicilia e girando in auto per l’interno (tra l’altro, sono stato proprio a Caltavuturo) ho notato lo stato nel quale si trovano le strade (autostrade, statali e provinciali) siciliane. Anni fa, sempre girando per l’interno della Sicilia, ho visitato Sperlinga e da lì sono andato a Piazza Armerina. Anche in quell’occasione ho percorso strade in condizioni allucinanti. A parte la limitazione alla circolazione di chi si deve spostare in auto per lavoro che questa situazione comporta, come si fa a volere che arrivino turisti in Sicilia se poi questi non possono percorrerne tranquillamente le strade? Si ha un’idea di che cosa significhi percorrere le strade dell’interno della Sicilia dopo il tramonto? Come si fa a minimizzare simili situazioni di degrado?

    11. Concordando con chi (si veda sopra) ha messo in evidenza le carenze progettuali, esecutive e conservative dell’autostrada PA-CT e tenendo conto che – ammesso che fossero immediatamente disponibili le risorse necessarie – occorrerebbero almeno un paio d’anni per porre rimedio al cedimento fra Scillato e Tremonzelli, non sarebbe forse il caso di potenziare il servizio ferroviario fra Palermo e il capoluogo etneo?

      Ovviamente non faccio riferimento ad un “raddoppio della linea” o a cose del genere, ma ad un vecchio studio oramai di qualche anno fa – non ricordo se dell’università di Palermo o di Catania – il quale sosteneva che razionalizzando le corse e le fermate sull’attuale linea ferrata il percorso fra le due città potesse essere coperto in circa due ore e tre quarti.

    12. Di carenze progettuali ne vedo poche,dato che le colline dell ‘entroterra siciliane sono caratterizzate da movimenti franosi che si accentuano con le piogge.Ci vorrebbe una Commissione di Geologi per mettere in evidenza quali sono le colline che non sono soggette a frane.Pero’ non penso che ci siano i dati storici
      Di carenze esecutive non ne vedo.
      Concordo invece sulle carenze di manutenzione,e mi spiego meglio.A quanto pare la zona era nota per la tendenza a scendere a valle.A quanto pare nulla si è fatto per contenere la frana,sperando nella Provvidenza.
      Può anche darsi che pur investendo grosse somme per opere di contenimento,non si sarebbero avuti risultati positivi e definitivi.
      Troppe volte ho visto barriere di contenimento della frana , realizzate con massi ingabbiati ,scendere miserevolmente a valle.Una volta qua,una la’,la frana comporta territori in manutenzione perenne.Andate sul circuito della Targa Florio e ditemi quanti interventi sono stati fatti nel tratto Scillato Caltavuturo,Ricordo che pochi anni fa quella strada ,intercomunale,e’ rimasta chiusa per almeno un paio d’anni.

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