mercoledì 7 dic
  • “Io non rischio”

    Palermo e il Piano di Protezione civile: sai cosa fare in caso di calamità?

    Da circa due anni abbiamo ideato con l’associazione Next di Bagheria un progetto sul monitoraggio delle frane e stiamo cercando di concretizzarlo. Proprio per questo nostro interesse siamo stati invitati ad assistere alla presentazione del Piano di Protezione Civile della città di Enna, svoltasi giorno 10 aprile presso l’aula consiliare della città. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, io e Francesco Grigoli, che lavora come ricercatore presso l’Istituto di Geofisica dell’Università di Potsdam in Germania ed è l’ideatore del nostro progetto, siamo partiti per Enna, passando per l’autostrada A19, già famosa allora per il precario stato di salute dell’infrastruttura. Abbiamo attraversato il viadotto, circa un’ora prima del cedimento di un pilone a causa di una frana.

    Vi risparmio tutte le considerazioni sulle nostre infrastrutture e i disagi del ritorno sulla statale 120, dove, fra Caltavuturo e Cerda, abbiamo contato una decina di frane che occupavano un’intera corsia per metri e continui avvallamenti nel manto stradale.

    Voglio parlarvi invece del Piano di protezione civile, realizzato per la città di Enna da tecnici volontari dell’Anpas con la collaborazione di Unikore e dell’Università della Basilicata.

    Il Piano include tutte le criticità che insistono sul territorio, con particolare attenzione verso il rischio idrogeologico, quello più presente nella città di Enna. Ci sono voluti cinque anni per realizzarlo e il contributo di volontari è stato fondamentale. Realizzare questo piano ha richiesto la sinergia di differenti figure professionali ed è stato un lavoro complesso, partito dallo studio del territorio, passando per la pianificazione degli obbiettivi in caso di emergenze fino alla definizione del miglior modello di intervento in caso di crisi.

    Durante la presentazione è intervenuto il presidente dell’Anpas Sicilia, Lorenzo Colaleo: ha parlato di come la redazione del piano debba essere un processo partecipato da volontari e di quanto sia importante la fase di comunicazione per l’effettiva riuscita. È importante che ognuno di noi, sappia cosa fare in caso di emergenza, a casa come a scuola o al lavoro. Tutti dovremmo sapere quali sono le azioni da compiere in seguito a calamità, quando in momenti di forte stress, il buonsenso non sempre ci accompagna.

    Marco Mucciarelli, professore dell’università della Basilicata e direttore del centro ricerche sismologiche dell’OGS di Trieste, che ha collaborato alla redazione del piano ed è impegnato nella campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza in caso di calamità “Io non rischio”, ci ha ricordato, inoltre, come i disastri influiscano pesantemente anche sul PIL italiano. Una motivazione in più per cui è importante che i piani di protezione civile comunali siano aggiornati, partecipati, comunicati alla cittadinanza e provati tramite esercitazioni. Questo non succede, purtroppo, nella maggiorparte delle città Italiane, dove i piani sono spesso un facsimile abbandonato in qualche cassetto all’interno di un ufficio.

    E il Comune di Palermo ha un suo piano di protezione civile? Se c’è, è partecipato? Sono state fatte o sono programmate attività di comunicazione alla cittadinanza o esercitazioni di qualche sorta?

    Facendo una veloce ricerca sul web, non siamo riusciti a reperirne una copia, ci sono informazioni su un vecchio piano del 2001 e ci sembra di aver capito che si sta procedendo all’aggiornamento sulla base di segnalazioni arrivate negli ultimi anni. Non abbiamo trovato molto altro materiale, ci piacerebbe saperne di più.

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