martedì 24 gen
  • Palermitani tipi da spiaggia

    Quest’anno l’estate ha deciso d’anticipare il suo arrivo e il Palermitano, che è tipo da spiaggia, ha invaso in massa Mondello con ombrellone al seguito.

    Le sdraio disponibili sono tutte occupate e in acqua, sparsi dalla piazza fino al vecchio Charleston – mi piace chiamarlo ancora così – decine di pedalò noleggiati a prezzi eccezionali, almeno così dicono.

    È sabato, quasi ora di pranzo, ed è impossibile parcheggiare ma io, temerario, continuo a cercare un posto libero e finalmente, nei pressi di via Galatea, ne incontro uno. Anzi, addirittura due, ed in men che non si dica io ed un altro automobilista li facciamo nostri.

    Le manovre con le quali ci sistemiamo sono accompagnate dal suono vivace di un fischietto, squillante e ritmico come fossimo al sambodromo di Rio durante il carnevale. Ma, purtroppo, non siamo a Rio. Infatti, eccolo: il posteggiatore.

    Decido allora di mettere in atto la mia solita tattica: ignorare. Ripeto a me stesso a mo’ di mantra «Il posteggiatore non esiste…il posteggiatore non esiste…». Ma lui, quale risposta alla mia indifferenza, mette un pizzino verde tra il parabrezza e il tergicristallo dell’auto. Allora io, per darmi un tono, osservo chi ha occupato l’altro posto libero.

    È un’auto vecchia, ma molto pulita e ben tenuta. Ed infatti, dal lunotto posteriore s’intravede un piumino multicolore per spolverare. Il proprietario è una persona anziana che si muove con tempi testimoni di grandi fatiche. E mentre la moglie esce dall’auto nello stesso istante arriva il posteggiatore. «Al suo buon cuore, mister!» esclama l’uomo col marsupio. Il nonno non si lamenta, e senza fiatare mette la mano in tasca e sgancia una bella moneta. E qualunque considerazione sarebbe superflua.

    Decido allora di mangiar qualcosa, prima di recarmi in spiaggia. I tavolini dei bar della piazza sono semideserti, e mentre sto per addentare u pani ca meusa noto una donna che mi s’avvicina lentamente.

    Cammina con un ombrello per proteggere dal sole lei e il bambino che, stretto in una fascia, porta sulle spalle. In mano tiene un bicchiere di carta dentro il quale tintinnano poche monete. Se l’Africa potesse incarnarsi nel corpo di una donna, oggi l’Africa sarebbe in piazza a Mondello. Ha muscoli forti e occhi pieni di speranza, e la grazia della sua pelle nera le dona un fascino che incanta.

    Solitamente non amo fare l’elemosina, e ancor meno quando in un modo o nell’altro tentano di stimolare la pietà. Oggi però è diverso, metto la mano in tasca e sgancio anch’io una bella moneta. E dopo averla presa la donna si sposta verso altri tavoli. E mentre s’allontana di spalle osservo meglio il suo bambino: dondola al ritmo dei passi della madre tenendo una guancia poggiata sul suo corpo. Mi dà l’impressione che abbia sui quattro anni, ma con gli occhi esprime un senso di consapevolezza che non appartiene all’infanzia.

    Lei nel frattempo ha raggiunto un altro tavolo dove siede una coppia: la guardo meglio e riconosco il nonno di prima. Con entrambe le mani a pistola muove pollice ed indice, e con tono sostenuto esclama: «Ppi ccortesia, ‘un ‘cci nn’aiu picciuli». La donna allora prosegue per la sua strada, mentre l’anziano signore si rivolge alla moglie e, infastidito, le sussurra qualcosa.

    Mi alzo dal tavolo, e mentre cammino dalla piazza verso la spiaggia penso che il Palermitano è fatto così. È un tipo da spiaggia. E Il tipo da spiaggia non lo trovi a mare, sulla sabbia. Il tipo da spiaggia è l’elemento fuori contesto, la sconveniente eccezione alla regola, la nota stonata e sgradevole.

    «Amunì, sei sempre il solito. Stai facendo di tutta l’erba un fascio» dico a me stesso.

    I miei piedi adesso sono immersi nell’acqua turchese e ciò mi rende gioioso. Improvvisamente un clacson impazzito attira la mia attenzione: un’auto parte sgommando, dal finestrino un braccio teso indica un furgoncino mentre un grido attraversa tutta la spiaggia «Ma chi mminchia fai?». E mentre lo seguo con lo sguardo noto un’altra vettura dalla quale fuoriescono, come fossero popcorn, tante cartacce. Mi viene da ridere, e mi ripeto che sicuramente faccio di tutta l’erba un fascio.

    Continuo a camminare, sul bagnasciuga vi sono delle sdraio, ovviamente tutte occupate da concittadini della Palermo cool ai quali viene servito da bere. Un cameriere serve una birra ad una ragazza mentre se ne sta distesa, ma non fa in tempo ad andar via che lei lo richiama. «Scusa, avevo dimenticato a dirti che vorrai una cannuccia», naturalmente pronunciando tutte le vocali nel modo più aperto e volgare possibile. «La birra con la cannuccia?» mi domando. E mi rispondo: «Palermitani tipi da spiaggia».

    Ospiti
  • 17 commenti a “Palermitani tipi da spiaggia”

    1. “..E Il tipo da spiaggia non lo trovi a mare, sulla sabbia. Il tipo da spiaggia è l’elemento fuori contesto, la sconveniente eccezione alla regola, la nota stonata e sgradevole..”
      Bella definizione, sig. Gaspare: se e’ sua i miei complimenti.
      Ed in generale un bel post, scritto in modo attento e filante e con immagini molto vivide, come quella dell’anziano, classico esempio di chi e’ debole con i forti e forte con i deboli.
      Bravo.

    2. Che cos’è esattamente il bigliettino verde messo dal posteggiatore sotto il tergicristallo??

    3. Perspicace studio sociale, attenta e minuziosa descrizione dei caratteri e dei costumi, raccontati con una delicata sequenza di flash, che sembra di assistere alle scene, come al cinema.
      Non mi sembra azzardato accostare l’autore di questa “opera” a Honoré de Balzac ( la comédie humaine )

    4. Hellbound il pizzino verde è un pezzetto di carta quadrato. Ha presente i blocchetti di carta che si usano per le “riffe” ? Solitamente vengono usati dai posteggiatori per segnare e ricordarsi di chi ha pagato o di chi non ha pagato. È un modo che hanno per dirti che ti tengono d’occhio.
      Sig Gigi visti i nostri precedenti…non posso che leggere con ironia le sue parole e … aprire le braccia: mi arrendo.
      Sig David se i toni con cui ha scritto il suo commento non sono ironici come quelli del Sig Gigi grazie.

    5. Sig. Scimò, la prassi, evidentemente logica, dice che l’autore di un post o di un articolo interviene, nei commenti al suo post, con un suo commento, se viene chiamato in causa direttamente o se gli pone una precisa domanda sul contenuto del post.
      Se avviene il contrario ( impulso da tastiera, frenesia da commento ) vuol dire che ci si trova ad assistere a quello che definisco, genericamente, “scompenso”, che ha varie cause secondo l’autore. Spesso non si tratta di cause gravi… anche l’ingenuità, la disconoscenza, l’errata convinzione su propri meriti, possono concorrere allo stato di scompenso.
      Ma, se lo stesso autore, preso dall’impulso alle 5 di mattina, si scaglia con animosità ( celata o evidente ) contro i commentatori, necessita – in questo caso – di una serie di esercizi terapeutici… se intende continuare a fare l’autore di post o articoli.

    6. @ Gaspare Scimò: assurdo, non avevo idea che si fossero “evoluti” a tal punto…solita amarezza e tristezza.

    7. Scimp
      Si compensi,ca..o,
      e la notte
      dorma!

    8. Sig Gigi questa volta oltre ad emettere le sue solite noiose sentenze recita (malissimo) la parte dello psicologo specializzato in patologie della rete. Anche questa volta ha scritto diverse parole senza di fatto dire nulla ( in questo sa essere coerente). Vede, io l’abitudine di alzarmi molto presto al mattino, mentre a quanto pare, lei resta sveglio fino a tardi ( il suo commento è stato scritto alle 2.30). Ma davvero dobbiamo discutere degli orari in cui scriviamo i nostri commenti?

      Beppe sembra che sia inciampato sulla tastiera.Mi perdoni ma non ho capito nulla di quel che mi ha scritto. 🙂

    9. Sig. David, mi dispiace deluderla, ma i dialoghi fra il Sig. Gigi e il Sig. Scimò, penso sia daccordo con me, ormai hanno superato di gran lunga i suoi divertenti siparietti con la Sig.na Colorina, che tra l’altro è sparita chissà dove.
      Credo sia necessario ricercare la sua pepata interlocutrice per farla ritornare tra le pagine del blog. Certo, gli insuperati dialoghi tra lei e la Sig.na vertevano sui doppi sensi, sul desiderio mai sopito di Colorina verso abbronzati e muscolosi uomini, argomenti mai più trattati dalla sua scomparsa.
      Ritornando ai due novelli spadaccini del blog, e mettendo ora da parte l’ironia che non fa mai male, spero che possano continuare a dialogare su tutto e magari ad essere sempre in disaccordo, ma sempre con il rispetto che, penso, fino ad ora li abbia contraddistinti.

    10. Ha ragione.Sono inciampato sulla p.
      Ricorda De Falco?
      Si compensi,dato che viene dato per scompensato!

    11. Pablo, se la cosa ti diverte sono contento per te. Condivido molte parti del tuo commento, ma su un punto – fondamentale – sono in totale disaccordo: io non dialogo con Scimò.
      Anche se a volte è inevitabile scrivere il suo nome, o rivolgersi a lui, è solo funzionale all’idea. Non è possibile dialogare con chi è in quelle condizioni, si prova semplicemente ad aiutarlo.
      P.S. devo spiegare anche il concetto scontato: non ho voluto scrivere che è vietato commentare alle 5 di mattina, nemmeno che è un fatto anormale, semplicemente potrebbe essere l’ora della riflessione, calma, serenità, invece si nota come Scimò anche a quell’ora è preso dalla frenesia e dagli scompensi sopra accennati. Io Ho scritto alle 2 ? È l’ora in cui vado a dormire, di solito, ma appena ho letto il post di Scimò ho dovuto accostarlo inevitabilmente, immediatamente, a Honoré de Balzac.

    12. … comunque, se ho sottolineato l’ora – 5 di mattina – e ANCHE per immaginare la scena… di un uomo che mentre quasi tutta la città dorme, lui nella penombra è tutto sudato, preso dalla frenesia da tastiera, suda freddo, deve assolutamente commentare tutti i commentatori al suo post, per placarsi.
      Sconvolto, non può accettare che i commentatori, secondo i principi democratici, devono giudicare i suoi post, esprimere il disaccordo, se lo ritengono opportuno.

    13. Eh, sig. Pablo, manca anche a me mrs. Colorina, che era un aiuto indispensabile per affinare la mia dialettica.
      Spero per lei che non commenti piu’ solo perche’ finalmente e’ in compagnia del suo bel fusto, abbronzato, palestrato e, ovviamente, anche ben dotato.
      Ole’.

    14. Giudice Gigi io mi rivolgo direttamente a lei. E con lei dialogo.
      Lo faccio perché mi diverte e perché a quanto pare diverte anche altri.
      In lei oltre uno spiccato senso di altruismo – che la vede obbligato a voler aiutare perfino gli scompensati come me – ammiro la sua coerenza.
      In effetti, affermando che lei non dialoga con me, rimane coerente con la sua figura di giudice spara sentenze. Lei è coerente e immobile su un gradino che la pone sopra le logiche della civile comunicazione.
      Dal suo banco viaggia come un treno tirando conclusioni, fantasticando e prendendo spunti pretestuosi, come l’orario di pubblicazione di un commento. Altezzoso e presuntuoso non si pone neanche il problema di entrare nel merito di quanto ho scritto e con la coerenza della sua natura, polemica e sterile, muove le solite accuse .
      Non ho mai espresso insofferenza o intolleranza ai commenti negativi ricevuti ma a quanto pare lei, sig. Gigi, sa con esattezza e meglio di me chi sono, cosa penso e come vivo.
      Lei stabilisce l’orario in cui dovrei essere calmo, e i momenti in cui sudo, stabilendo perfino il tipo di sudore (freddo). Lei fantastica scenari proiettando in me qualcosa che posso assicurarla non mi appartiene affatto. Ed è in questo suo fantasticare che lei mi rende triste per la sua condizione e tal volta mi fa addirittura preoccupare.
      Il problema Giudice Gigi è che io non saprei davvero cosa suggerirle.
      Tra l’insofferenza delle sue righe, nei suoi noiosi commenti, mi sembra che l’unica persona bisognosa di aiuto sia lei.
      Lei mi sembra una persona frustrata di solitudine.
      A differenza sua però la mia è solo un’impressione che, tra l’altro, circoscrivo al microcosmo del blog.
      E poi non mi sognerei neppure di rubare un ruolo esclusivamente suo: Giudice Gigi. Tantomeno non mi sognerei di offendere come più volte – non io ma lei – ha fatto con me.

    15. Compiacersi delle proprie debolezze, restando sospesi tra indifferenza e disprezzo. La gioia (di non vivere) mi sembra che non stia nel riflessi turchesi dell’acqua ma nel respingere ogni tentativo di resistenza, di azione. Ancor più deboli, in cerca di un rifugio, per stare in basso, ancora più in basso.

    16. Sig. Arciboldo mi piace tantissimo quello che ha scritto e ancor di più come lo ha scritto. Chissà magari è esattamente come ha scritto lei. Arrendersi e cadere talmente in basso da non trovare altro compiacimento che nelle proprie debolezze e confonderle nei riflessi turchesi dell’acqua. Grazie davvero trovo il suo commento profondo e stimolante.

    17. Vi invito a essere rispettosi nei vostri commenti, a rimanere in tema e vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

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