domenica 22 gen
  • 30 anni sotto il sole

    Bella è bella. Nulla da dire. Il sole, il mare, la “broscia” tutto l’anno. La terza isola più bella del mondo. Che soddisfazione!
    Avete capito di cosa sto parlando su. Scusate, mi sono espressa male. Volevo dire di “chi” sto parlando. Della Sicilia. La “fimmina” più bella della Terra. Così sinuosa, morbida, eppure spigolosa. Tutta bella accoccolata tra le Madonie ed i Monti Peloritani. Sempre con i piedini nella sabbia. E quando si innervosisce mamma miaaaa come erutta quel vulcano.
    Io sono nata e cresciuta qui e spesso ho odiato questa terra. Ho compiuto 30 anni da poco e sono circondata da zombie come me. Troppo giovani per disperarsi veramente e troppo vecchi per far finta di nulla. Viviamo in un limbo e probabilmente ci moriremo senza neanche rendercene conto.
    Ci hanno accusato di essere dei bamboccioni, dei pigri, dei fannulloni. Un esercito di fannulloni. La verità è che la Sicilia è morta, anzi, moribonda. Aspettiamo solo di registrare l’ora esatta del decesso. Qualcuno forse è stato un po’ più coraggioso e non ha aspettato. È andato via.
    Qualche mese dopo la loro partenza ti raccontano di luoghi meravigliosi. Ti raccontano di posti di lavoro nei quali vige la meritocrazia (questa sconosciuta). Insomma ti raccontano che hanno trovato la loro dimensione e che si sentono appagati. Tu a queste storie un po’ ci vuoi credere ed un po’ no. Perché crederci significherebbe doverci provare. E noi siciliani, quando si tratta di fare qualcosa, ci mettiamo sempre un po’.
    Molti di questi ragazzi coraggiosi tornano in Sicilia dopo mesi o addirittura anni e si lamentano con te che le cose “lì” non erano poi così perfette. E tu dici «Ma come? E la meritocrazia? Ed i tram puntuali? E la fila dritta dritta alle poste?». Ed allora pensi che forse hai fatto bene a rimanere. Almeno hai una bella abbronzatura.
    Ma la categoria peggiore è quella che non torna. Loro forse ce l’hanno fatta veramente. E ti fanno sentire un inetto. Una nullità. Infatti il siciliano che rimane racconta sempre dei primi. A meno che ovviamente i secondi non siano figli o nipoti.
    Nella mia vita ho inviato più lettere di presentazione che messaggi di auguri. Che tristezza! Che poi nelle lettere di presentazione siamo tutti più simpatici. Abbiamo…aspetta com’era quell’espressione? Ah… “capacità di interazione”! Abbiamo tanta capacità di interazione.
    Io ho lavorato comunque. So che non ci crederete ma vi giuro che è vero. Ho lavorato. Senza contratto. Sottopagata. Con orari impossibili. Un po’ tutti i miei coetanei lavorano. Appartengono però ad una generazione che chiede i soldi a papà per la benzina. Altrimenti come ci vanno a lavorare?
    A questo punto c’è una sola soluzione. Mettersi in proprio. Mi servono solo 30 mila euro!
    Niente. Non c’è soluzione. Dobbiamo rassegnarci ed accettare questa nuova categoria alla quale apparteniamo. Quella del “benessere apparente”.
    Ma io personalmente non ce la faccio. Non voglio arrendermi. Io voglio lavorare. E se nessuno vuole offrirmi un lavoro ne inventerò uno tutto per me. Che mi calzi a pennello.
    So che non sapete di che cosa io stia parlando. Onestamente anch’io sono un po’ confusa ma di una cosa sono certa. Se noi siciliani abbiamo un pregio questo è l’arte di arrangiarsi. Ed io ho deciso che mi arrangerò!
    Ho deciso che farò della mia passione un lavoro. Sarà difficile. Forse non ci riuscirò. Ma almeno potrò dire «Ci ho provato». Non voglio trovarmi davanti ad uno specchio triste e con vent’anni in più.
    Forse solo mettendoci “intellettualmente in proprio” saremo più felici. Magari non ricchi. Ma felici!

    Ospiti
  • 21 commenti a “30 anni sotto il sole”

    1. Conosco la categoria di coloro che una volta tornati ti dicono che, in fondo, fuori non era così fantastico. Sai, il più delle volte lo dicono per auto-convinzione, per meglio sostenere il peso del rientro, del ritrovarsi in questa dimensione immobile, statica, romantica nell’accezione più germanica del termine.
      Poi ci sono quelli che hanno invece sperimentato la loro incapacità di reggere certi ritmi, di affrontare certe sfide ed allora si riducono ad una vana critica del mondo che sta al di là del nostro mare. Poi però ci sono anche quelli che non tornano più.
      Loro sono forse i peggiori, sì perché in un certo senso cominciano a covare un odio indiscriminato verso ogni forma di vita umana che risiede nella loro terra natia.
      Si sentono delusi, abbandonati e traditi, ma col tempo maturano la verità; non è l’Isola che ci ha traditi, non è la tua cultura che ti ha scaricato, bensì quel mucchio insignificante di persone che giorno dopo giorno portano avanti le loro vite disabilitate nella piena coscienza che accontentarsi è un’obbligo. “L’erba tinta accummogna chidda bona” ed allora perdi fiducia su tutto e tutti e magari finisci pure per snobbare chi in questa valle di “brioscie pistacchio e setteveli” e disperazione, tenta giornalmente di dare una svolta alla propria esistenza.
      Ne ho incontrati parecchi Siciliani ed italiani a New York. Hanno pressoché tutti lo stesso sentimento verso di noi e credetemi quando vi dico che se potessero ci liquiderebbero come neve al sole per citare un nostro poeta contemporaneo.

      Una terra può esser piena di ricchezze, ma queste rimarranno per sempre avvolte dalla foschia dell’indifferenza se nessuno le saprà mai rivalutare.

    2. Io sono uno di quelli che è andato via…..
      Io ormai sono andato via da 13 anni, torno a casa non tanto spesso, ma ci torno, e tutte le volte che torno purtroppo non trovo cose di cui vantarmi, perché voi dite bene, quelli che non ci tornano sono i peggiori, ma non perché vorrebbero tornare e non possono, ma perché, secondo me, notano tutto quello che di più brutto c’è nella loro Palermo, e non sopportano nemmeno un minuto l’idea di dover convivere con questo.
      Voglio fare i complimenti all’autrice del post, perché capisco che lei non ci sta a farsi portare giù nell’agonia ormai terminale di una città, maledettamente bella, ma anche disperatamente irrecuperabile. Spero che i trentenni inizino a capire che la propria città non è fatta di Teatro massimo e via Libertà, di arancine e pani ca meusa, ma che la bellezza, la civiltà, la grandezza di una città è nel cuore e nelle menti di chi la città la vive, di chi la ama ogni giorno, di chi alimenta questo amore con i gesti di tutti i giorni, non di chi si aspetta una amore a senso unico, non di chi va a votare senza un briciolo di senso civico, non di chi amministra le risorse in maniera clientelare.
      Bisogna cambiare la cultura , ma non di quelli che hanno trent’anni, si deve creare una cultura positiva con quelli che di anni ne hanno sei. e forse fra ventiquattro anni qualcosa sarà cambiato, quindi forza signora Romina iniziamo a cambiare i bambini.

    3. Vedo che le mie sensazioni sono perfettamente arrivate al lettore. Posso ritenermi più che soddisfatta. E ringrazio lei signor D’Agostino per i complimenti. Grazie mille

    4. Mai mollare., certo però questa terra siciliana non merita persone che sanno e vogliono lavorare ma che non vengono quasi retribuiti. È’ doveroso andare a raggiungere il proprio equilibrio lì dove il proprio contributo ha un qualche valore, perché la vita non è fatta solo di lavoro ma anche di altro, e in Sicila non c’è ne l’uno ne l’altro.

    5. Ben detto.Mo permetto di aggiungere che senza un lavoro che ti da un reddito,l’altro rimane sogno nel cassetto!Non so se mi spiego!

    6. Per una bella abbronzatura è necessario seguire delle regole precise.
      La preparazione è molto importante. Le creme solari con una protezione adeguata alla propria pelle. E perchè siano efficaci è necessario metterle almeno trenta minuti prima dell’esposizione al sole. E su tutta la superficie del corpo. Poi riapplicate dopo ogni due ore, dopo il bagno o dopo aver sudato. Ad esempio dopo aver giocato con i racchettoni.

    7. Ciao a tutti, quanto leggo e, purtroppo, sento spesso, penso che ci sia una visione anacronistica della realta’ nazionale (solo qualche paese, oltre confine, forse, ancora può’ considerarsi “isola felice”). Dico questo perche’ purtroppo, alla luce di 15 anni trascorsi fuori dalla mia, nostra, meravigliosa Sicilia (Palermo), in una amena località’ lombarda, ho, mio malgrado, dovuto constatare che e’ l’Italia (tutta) marcia! In tal senso, sono decisamente esplicativi i recenti episodi in seno agli appalti delle grandi opere (expo, mose, bre-be-mi,…), oltre le ingerenze del sistema sanitario, i disservizi cronici delle ferrovie Nord e tanto altro ancora legato al carente senso civico, tutto italiano, quotidianamente riscontrabile a Palermo, come a Brescia, Milano, Bergamo, Verona,….. Purtroppo, tutto questo è riscontrabile solo dopo essersi confrontato con entrambe le realtà’ ( meridionale e settentrionale) per diversi anni. Anch’io, a 28 anni, pur avendo un lavoro stabile e molto sicuro che mi consentiva di vivere a Palermo, ho deciso di lasciarla, ammaliato da Milano e sdegnato del malcostume locale. Oggi, dopo 15 anni, nonostante il lavoro e le realizzazioni professionali, quel malcostume, causa dei più’ cruenti attacchi nei confronti della mia citta’, lo riscontro quotidianamente sia dove vivo che nelle altre “virtuose” regioni del nord. Oggi, più che mai, l’ Italia tutta, manifesta le medesime criticità’, figlie dell’ incompetenza, della disonestà, dell'”ignoranza” di tanta gente (non solo politici), di tutte le latitudini. Critichiamo pure la nostra splendida isola e le nostre meravigliose città, per tutto ciò che purtroppo, da troppo tempo, non và o potrebbe andare meglio, ma, per favore, non denigriamola raffrontandola con realtà che non hanno nulla da insegnarci e nulla, oramai, offrono in termini di opportunita’, servizi, senso civico,….( è finito già da un po’ il sogno del nord fattivo e dispensatore di lavoro).

    8. Ovvio,considerato il numero di meridionali esportati al nord!

    9. Sig. Claudio lei ha ragione, su tutto, ma almeno personalmente non ho fatto confronti con le terre del nord o le genti del nord.
      Credo di interpretare anche il pensiero dell’autrice, quando dico che non ci sono confronti da fare fra Palermo e Milano, è come voler confrontare la marmellata di arance e la cotoletta alla milanese, no il post vuole essere un canto a tutti quelli che pur non avendo prospettive future, continuano a credere che si possa migliorare la nostra città, senza confronti con nessuno, ma solo con se stessi.
      mentre la battuta del sig Beppe è carina…..se rimane una battuta

    10. Emozionante..

    11. Grazie tante Luca.

    12. Cara Romina,
      il tuo e’ un messaggio encomiabile.
      Il lavoro, d’altronde, nobilita l’uomo e lo rende libero in qualsiasi forma e tipo venga praticato, dal piu’ o meno rurale, intellettuale, manuale, remunerativo.
      Tuttavia, e’ un messaggio che, scritto cosi’, non puo’ che ottenere sempre un consenso.
      Nelle radici piu’ profonde della vita, invece, non credo sia cosi’ facile scegliere di “rendersi intellettualmente indipendenti” rimanendo a chiedere a trent’anni i soldi per la benzina a papa’.
      Devo dirti la vertita’, questa immagine, da te proposta, fa tanta tristezza.
      Scusandomi del tono diretto, ti dico che, secondo me, tu e gli zombie attorno a te siete solo tanti giovani PIGRI che si sono cullati sullo slogan “in Sicilia non c’e’ lavoro”, “ai tempi dei nostri genitori era diverso”, “non verrei valorizzato/a per quello che sono”.
      Credo che oggi avere un obiettivo molto ambizioso, portarlo avanti al meglio delle proprie forze, fuori o ancora meglio in Sicilia, scontrarsi con teste dure, lottare, cadere e rialzarsi, sono tutti ingredienti che portano all’ottenimento di un LAVORO, nel senso lato del termine.
      A tal proposito ti riporto la definizione riportata dalla Treccani, “applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un BENE, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di UTILITA’ individuale o generale”.
      Spero che queste poche parole possano essere almeno il ronzio di una zanzara su tanti giovani trentenni che come te dormono cullati dalle bellezze del loro bel paese, che intanto, però, li piange.

    13. Ciao Claudio. Grazie per avere letto il mio articolo ed avere trovato del tempo per commentarlo. Non capisco però perché dici “…trentenni che come te dormono cullati…”! Io dico esattamente il contrario. Non sto per niente dormendo ne, tantomeno, mi sento cullata. Per “mettersi intellettualmente in proprio” intendo proprio inventarsi un lavoro o battersi per ottenerne uno. Ed è quello che sto facendo io. Sono laureata, specializzata, “MASTERIZZATA”, ecc… Lavoro da quando avevo 19 anni e non ho mai avuto un lavoro pagato onestamente o comunque soddisfacente! È ovvio che ci saranno tanti pigri ma questo non vale né per me né per le persone che conosco! La Sicilia sta morendo. È un dato di fatto. Per noi giovani non c’è nulla e gli unici che riescono ad essere felici, almeno dal punto di vista lavorativo, sono quelli che si sono inventati un mestiere o quelli che sono andati via. E te lo dice una che ha lasciato due settimane fa un lavoro in un centro medico dove la “signora” voleva pagarmi 300€ al mese in nero! E ci tengo a precisare che ho lavorato presso questo centro solo tre mesi perché la “signora” continuava a dirmi che a maggio mi avrebbe fatto un contratto e mi avrebbe dato uno stipendio consono alle mie mansioni! Ciao e perdonami se sono stata un po’ prolissa.

    14. Ps: per quanto riguarda la tristezza scaturita in te di fronte all’immagine del trentenne che chiede a papà i soldi della benzina per andare a lavorare non posso che darti ragione. Sono contenta perché era proprio questo il sentimento che volevo trasmettere. Intendevo che, in quanto sottopagati, lavoriamo ma abbiamo comunque bisogno di mamma e papà purtroppo. Anche a me mette tristezza questa immagine ed è contro questa immagine che sto combattendo!

    15. Non per sapere i fatti tuoi,che sarebbe pure segno di stupidità e maleducazione,ma per capire il mercato del lavoro locale e le sue possibilità,puoi dire che tipo di Laurea hai conseguito e quale Master?Inoltre quale sarebbe per te una remunerazione soddisfacente ?
      Attenzione ad intraprendere attività allo sbaraglio .
      E ‘ facile bruciare pure gli ultimi risparmi della famiglia.

    16. Volevo fare una domanda al sig. Beppe e al sig. Claudio, voi quanti anni avete, e che lavoro fate. Senza polemica naturalmente

    17. Tutti gli studi che ho intrapreso hanno a che fare con la psicologia ( ma le persone che conosco e che sono nella mia stessa situazione hanno altri tipi di lauree ).
      Una remunerazione soddisfacente è un compenso consono alle attività svolte. Non voglio più essere sottopagata. Per quanto riguarda il mio progetto apprezzo il tuo consiglio Beppe ma per realizzare il mio sogno sto utilizzando dei soldini che ho messo da parte durante questi anni di schiavitù. È un progetto che ha a che fare con il web quindi avviarlo non sarà per niente un salasso. Dovrò fare un po’ di sacrificio e spero, fra più o meno un anno, di raccorgliene i frutti!

    18. D’Agostino
      rispondo volentieri anche se per quel poco che ho scritto non vedo perché mi poni queste domande.
      Ho cinquant’anni,una laurea in ingegneria industriale (quinquennio)e lavoro nel settore Informatico.
      Grandi Progetti.Mai avuto problemi nel trovare lavoro.Mi hanno cercato a casa per offrirmelo.
      Ma non credo di far testo.Su 100 laureati,quanti ingegneri ci sono?
      Ma torniamo al post.
      Siamo al settimo anno di crisi,per una politica di Austerity.Il che vuol dire che per non lasciare un debito alle future generazioni,si sta rovinando la vita ad almeno un paio di generazioni.Da una parte i giovani senza lavoro,dall’altra un esercito di anziani esodati,cioè senza pensione e senza stipendio.
      Chi è stato più sveglio se ne è andato.Non solo i giovani che offrono le loro energie a paesi meglio organizzati,ma anche i pensionati da mille euro al mese emigrati in paesi esotici a godersi mare,sole e servizi a basso costo.

    19. Romina
      Psicologia in teoria potrebbe portanti lontano,farti fare molta strada!

    20. Sig. Beppe le ho fatto questa domanda perché volevo capire chi scriveva, da quale punto di vista guardava una ragazza trentenne che denuncia una cultura del lavoro che tende ad appiattire le potenzialità e tende a annullare le aspettative delle persone, in generale, che siano giovani o anziani, disoccupati o esodati, e che nonostante questa cultura cerca motivi per lottare ed affermarsi.
      Ma con piacere leggo quello che ha scritto e devo dirle che mi ha chiarito la sua posizione, e ho capito anche che riesce a capire la situazione senza sputare sentenze, anche trovandosi in una realtà personale diciamo tranquilla sotto l’aspetto del lavoro.
      Quindi, e non mi sto rivolgendo a lei, ma in generale, andare via è la soluzione all’apparenza più facile, ma mi creda, è la cosa più difficile che si possa fare, proprio perché non si riesce a mettere le proprie capacità a frutto dove siamo cresciuti, dove abbiamo studiato, e si va a “vendere” la propria professionalità altrove,come si dice la fuga di cervelli, che lasciando Palermo, non contribuiscono a migliorarla, o ad arricchirla in termini professionali, culturali e personali.
      Ammiro sinceramente tutti quelli che rimangono e che, sottopagati e sfruttati, hanno la voglia e trovano la forza per cercare di realizzare i propri sogni, in un mondo perfetto la società tenderebbe a incentivare le persone così, a Palermo invece il detto “cu niasci, arriniasci”, sembra l’unico consiglio che si deve dare ad un giovane che ha delle capacità.

    21. Secondo una analisi riportata dal Tg1 di ieri sera,la crisi in Italia sarebbe nata
      dalla incapacità delle micro imprese di fare Ricerca e Sviluppo.
      Certo,se i neolaureati emigrano!

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