giovedì 30 mar
  • Il cibo del futuro non è mai stato così passato

    Ieri e domani. Tradizione e innovazione. Passato e futuro. Una dicotomia che oggi più che mai ha investito il mondo del cibo, della dieta mediterranea, del mangiar bene. Il 24 maggio a Milano, in un cluster Bio-Mediterraneo fin troppo chiacchierato, a raccontare di questa terra tra cultura, festa e identità ci ha pensato uno chef giovane, in gamba e del sud – che triplo orrido ossimoro -. Si chiama Elio Caramma, fa il personal chef, ha 27 anni ed è una mente pazza ché ha preferito, agli studi in medicina, l’arte culinaria del Cordon Bleu di Firenze e le cucine del Gambero Rosso.

    Al suo show cooking per Expo 2015 ha raccontato La tradizione che diventa innovazione. Ha presentato la sua parancina, un’arancina di pasta e patate, e poi un rocher di pesce, una mupa ripiena di tenerumi, panata nella granella di nocciole di Polizzi, servita con una salsa al fumetto di pesce e aromatizzata al mandarino tardivo di Ciaculli.

    Quest’ultima ricetta è il piatto pilota del progetto Healthy Gourmet, la piattaforma on line pensata per chi vuole mantenere un regime alimentare corretto senza rinunciare al gusto, ma non solo. L’obiettivo è infondere un’educazione alimentare che permetta di mangiare bene senza rinunciare alla salute. In questo progetto Elio è accompagnato da Laura Onorato, laureata in prima battuta in farmacia, in seconda in alimentazione e nutrizione umana (ha frequentato pure la struttura complessa di dietetica e nutrizione clinica dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano).

    Ma come riscoprire la ricchezza e gli aromi delle cucine locali? Questo video, abbastanza suggestivo, realizzato da Crocché.it – a cui ho partecipato per la realizzazione dei testi -, ha fatto da apripista milanese alle idee di Elio. La storia del cibo di questa terra rivive attraverso lo slow food. E come detto all’inizio, l’eccellenza della tavola si trasforma: dalla memoria del passato al futuro dell’innovazione.

    Ecco perché a Milano al cluster chiacchierato è stato raccontato e mostrato questo. Perché nonostante lo street food venga reinterpretato secondo i canoni della biodiversità e del biologico – come le panelle con pane di farro a lievitazione naturale, rosticceria con farina di grano duro e il cioccolato di Modica che si trasforma in gelato artigianale – la tradizione non viene mai dimenticata. Perché si sa, Palermo è la capitale del cibo da strada e il cibo del futuro non è mai stato così passato.

    Palermo
  • 5 commenti a “Il cibo del futuro non è mai stato così passato”

    1. Ci vuole ancora uno sforzo. Per riuscire a fare diventare “healty”, bio e slow, piatti tipici come caldume, milza, frittola.

    2. chi ha inventato l’accostamento cibo futuro- cibo passato, ignora l’ovvia e poco allettante associazione di idee che un consumatore fa alla frase “CIBO PASSATO” uguale cibo quasi scaduto. No, se vi riferivate alla tradizione passata no, non passa per la mente subito e a me poi sa proprio di marcio.

    3. non c’è nessuna invenzione geniale

    4. concordo, tutto fumo e niente arrosto

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