sabato 21 gen
  • Piccoli esercizi di flessibilità per essere chiamati ai colloqui

    Ieri ho fatto un colloquio.
    Avevo mandato il curriculum due mesi e mezzo fa, credo. Mi ero pure dimenticata il nome dell’azienda alla quale avevo mandato l’application. A Milano, mi pare che fosse. Che a Milano non glieli mando mai i curriculum, ddionniscanza mi chiamano vero. E quindi, l’altroieri, alle 17:15, quando ho letto 02 sul display del telefono a momenti manco rispondevo. Che tanto sono quelli di Sky, o di Fastweb, o di Infostrada. Meno male invece che ho risposto, perché dall’altra parte c’era una signorina con la voce antipatica da segretaria milanese. Mamma mia quanto non le sopporto le vocali strette. Dalla voce era di sicuro bionda e con gli occhiali. E vegana. Era sicuro vegana.
    «Abbiamo ricevuto il suo curriculum e saremmo interessati a un colloquio».
    «Bene», dico io, mentre invece penso “merda” e con scatto felino salto dal divano e, cercando di tenere stretta la presa dell’iPhone nell’incastro spalla-orecchio, accendo il computer (che quando hai fretta, lo sappiamo tutti, lui lo fa apposta e ci mette due ore) per cercare un volo Palermo-Milano per l’indomani, tipo alle 6 del mattino, e che non sia 200 euro. Un’impresa. La vegana bionda intanto mi dà a parlare e mi fa domande sulla mia vita e sul mio curriculum, come per accertarsi che le informazioni sul foglio A4 con la mia foto sorridente a sessantatrè denti che ha sulla scrivania, siano concordanti con le risposte che le sto dando io al telefono.
    «Quindi lei è di Palermo?» cinguetta.
    «Eggià», faccio io. Sorriso stretto che tanto al telefono non si vede. Per fortuna.
    Silenzio. Come se si aspettasse che aggiungessi «Figa eh, ma mica siam tutti perfetti eh». Confessalo, sei invidiosa perché io c’ho l’abbronzatura originale nove mesi l’anno e tu invece ti fai le lampade. E comunque c’è scritto sul curriculum, cretina. E m’immagino che questa qui avrà massimo 23 anni, una triennale in Scienze della Formazione, ci avrà infilato un master in Human Resources e sarà diventata vegana così, giusto perché le hanno aperto quel bistrò biovegan tanto carino proprio sotto l’ufficio, in stile shabby chic. Che, attenzione, queste sono le vegane peggiori. Sono le vegane che non ti mangiano carne, pesce, uova e formaggi perché “ma stai scherzando, io non posso mangiare la sofferenza di quelle povere bestioline” però poi ti camminano con la borsa Luis Vuitton e le ballerine Prada in vero pitone dell’Africa sudoccidentale. Da boffiare. Me la immagino pure triste. Sarà magrissima, bionda, vegana, con le e e le o strette strette e magrissima. Le salirei pure tre quattro arancine e un paio di cannoli ma forse non sarebbe un ottimo biglietto di presentazione, ad un colloquio. No. Magari un’altra volta.
    «Però non abita a Palermo, giusto? Perché io qui vedo che sta a Milano».
    «Ebbe’ certo, sto a Milano da una vita, ovvio», dico, stravaccandomi sulla sedia e assumendo involontariamente quella posa scialla da aperitivo (pardon, happy hour) sui Navigli.
    Nel frattempo si apre finalmente la pagina di Ryanair: 146 euro solo andata. Ma babbiamo? I due giorni dopo hanno lo stesso prezzo o poco meno. Niente da fare, sono fottuta, non si scappa.
    «Quindi se per lei va bene le avrei fissato il colloquio con il responsabile R&D alle 09:20 di domattina». Novevventi? Ma che razza di orario è? Cioè fai novemmezza e ti levi ‘u pinsieru no? Vabbò. È che li al nord le sfruttano tutte le tacchette dell’orologio, mentre qui noi “arrotondiamo”, per così dire.
    «Sì, certo, va benissimo, tanto abito proprio li dietro, come si chiama, il coso, il Pirellone, già, perfetto, a domani allora². Paresi facciale da “chiudi gli occhi e fai il biglietto”. La vegana riattacca e mi lascia lì, sudata, con la pagina della Ryanair che mi sorride e mi invita a smollare i 146 euro e le pale del ventilatore che, mischine, per lo shock sembrano rallentare ed esasperare il loro cigolio. Che, tra l’altro, buttando un occhio nella parte destra della pagina della Ryan, vedo che sarei potuta andare a Tenerife con 69 euro. Dico, 69 euro, non 146. Sospiro. Ma in fondo Tenerife non è che sia tutto sto granchè, dai. E poi il mare ce l’ho qui davanti casa, chemmifrega a me. La modella in costume mi schiaccia l’occhio stringendo sotto il braccio un materassino gonfiabile, immortalata mentre da una spiaggia bianchissima si lancia verso un mare azzurrissimo. Stronza. Vallo a fare tu il colloquio a Milano. Vabbe’ va. Bisogna trovarlo sto lavoro o restiamo qui a lamentarci? E quindi non ci pensiamo troppo. Domani alle 8:30 sarò bella fresca e pettinata, con due centimetri di correttore sulle occhiaie, quattro caffè già alle spalle e il mio taglierino da colloquio, in anticipo, ebbè certo, il bello di atterrare alle 7:15 è che, a meno di imprevisti seri, sei quasi sempre in anticipo per tutto, anche a Milano.
    Il punto è che io, da quando ho cominciato a cambiare il campo “città” nel cv, vengo chiamata per i colloqui. Una figata eh? Nie’, semplicemente, dopo un anno che mandavo curriculum nell’etere (che meno male che sono virtuali i cv perché se, invece, dentro i fili immaginari che collegano tutti i nostri computer, scorressero veramente mail di carta, curriculum di carta eccetera eccetera, saremmo veramente tutti sommersi di spazzatura cartacea fino al naso) insomma dopo un anno che mandavo tutti i miei bei cv, belli graziosi con fotina sorridente e rigorosamente sintetizzati al massimo, che sennò non li legge nessuno, mi sono accorta che c’era qualcosa che non funzionava. Sarà mica il campo città? Palermo. Che ispira vacanza, arancine, briosce con gelato, infradito, bellomare e bellaggente? Chè è troppo lontana e che per fare mezz’ora di colloquio ti devi prendere un aereo più una serie di pullman e treni vari? Scummissa? Vuoi vedere che tutti i miei cv belli sapuriti vengono buttati nell’etere più profondo giusto perché nel campo città c’è messo, appunto Palermo? La mia Palermo? E cambiamolo allora sto campo città. Anche perché io mica sono di quelli che «o Palermo o la morte». Io c’ho la valigia pronta sotto il letto e gli scatoloni già fatti sull’armadio. Mi serve solo un codice postale dove spedire il tutto. E allora ho cominciato a farlo. Un po’ timidamente all’inizio, come se stessi commettendo un reato abominevole, e più spudoratamente poi, con l’esperienza. Adesso sono proprio disinvolta. Dov’è l’annuncio di lavoro? A Torino? Bene, io vivo a Torino, ho una casa proprio in centro, a due passi dalla Mole. Firenze? E perché non c’ho un appartamentino proprio sul Lungarno, carino carino? Certo, un po’ umidiccio ed in estate è pieno di zanzare, ma ci s’accontenta. L’annuncio è a Reggio Emilia? Ebbè? Dove sta il problema. Magari proprio Reggio no, che sono quattro case e rischio che poi in sede di colloquio l’esaminatore mi fa «Oh ma dai, anche tu stai in viale dei Ciliegi 47? Ma che coincidenza, non ti ho mai vista! Ma lo sai che hanno aperto un nuovo bistrò vegano proprio all’angolo?». No, evitiamo. In quel caso mi scelgo una città vicina, ma proprio vicinissima. Tipo Parma va, che in mezz’oretta di treno mi sbrigo. Insomma, da quando adotto questa strategia, finalmente vengo chiamata per i colloqui. Essì perché sta cosa dell’essere su un’isola, in fondo ma proprio in fondo all’Italia, pare che gli metta ansia ai recruiter. Il fatto che io debba prendere un aereo per fare un colloquio sembra mettergli un’angoscia simile a un senso di colpa. Come se mi aspettassi dei punti in più per il fatto di essermi alzata alle 4 del mattino, aver speso i soldi per il biglietto, lo sbattimento del viaggio, e le occhiaie e i caffè, e poi di nuovo per tornare a casa, eccetra eccetera. E poi magari il responsabile risorse umane o chi per lui ha già fatto lo screening dei curriculum e ha già individuato il potenziale assunto. Ma a me mi vuole lo stesso per fare numero in sala d’attesa. O semplicemente perché è incuriosito dal mio percorso formativo e si vuole fare una chiaccherata.
    Insomma va, ieri ho fatto sto colloquio. E che m’hanno chiesto? Mi hanno chiesto se sono flessibile. Flessibile.
    Cioè dai, che io mica glielo posso raccontare che ieri pomeriggio ero sul divano di casa mia, a Palermo, quando alla chiamata della vegana sono balzata sull’attenti e in quattroequattrotto ho fatto 146 dico 146 euro di biglietto, più ritorno. Questo non vuol dire essere flessibile?
    Che poi, cosa intendano loro per essereflessibile, io non è che l’ho mai capito eh. E si che l’ho sempre rimproverata mia mamma per non avermi fatto fare danza classica. Lei diceva che io non c’entravo proprio niente con la danza. E in effetti i reperti di giochi sgangherati rimasti abbandonati in soffitta a prendere polvere lo testimoniano: macchine telecomandate, lego, costruzioni di legno varie, puzzle. E manco mezza Barbie spelacchiata. Di certo da piccola la femminilità non era proprio la mia prerogativa. Figuriamoci se mamma mi immaginava con un tutù rosa e le manine ad arco sulla testa. E si che di sport ne ho fatto abbondantemente in vita mia, ma mai nessuno che avesse a che vedere anche più lontanamente con la flessibilità. Infatti il risultato oggi è che non arrivo nemmeno a toccarmi le punte dei piedi con le mani. Altro che flessibilità.

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  • 19 commenti a “Piccoli esercizi di flessibilità per essere chiamati ai colloqui”

    1. sapurito

    2. Complimenti.

    3. intanto complimenti per l’articolo 🙂
      dopodichè una considerazione personale (e quindi probabilmente sbagliata): da quello che scrivi lasci intendere che il problema di non aver fatto colloqui fino a quel momento era di aver specificato di abitare in sicilia, facendo credere che ci sia sotto chissà quale forma di discriminazione nei confronti degli isolani…può essere invece che chi deve selezionare cv ti scartava perchè abitavi a 1000km di distanza dal possibile posto di lavoro!? lo so che suona strano ma anche quando io devo verificare dei cv considero il fattore spostamento. Se il candidato sta a 1000km di distanza dalla posizione che dovrebbe coprire lo scarto a priori perchè:
      – do per scontato che chi abita in una città vorrebbe anche trovarci lavoro (esiste la possibilità di specificare se si è disponibile al trasferimento e anche di quanto…)
      – e si! nella maggior parte dei casi chi si accolla lo spostamento poi si crede di poter pretendere di più (o poter fare meno) solo perchè abita da un’altra parte
      come puoi notare non c’è niente di discriminante nel metodo che uso io e che, quasi sicuramente, usano anche altri..in fondo quando si fa una selezione di cv si fa per cercare la persona migliore che può ricoprire il ruolo con il massimo vantaggio dell’azienda..

    4. Bello! L’autrice è brava e bella!

    5. Post molto bello e piacevole da leggere.
      Chissà quando, forse mai, la segretaria vegana di un’azienda palermitana telefonerà ad una ragazza laureata disoccupata milanese, chiedendole se è disponibile a fare un colloquio per trasferirsi in Sicilia. La ragazza milanese avrà di sicuro scritto sul suo CV, bluffando, di essere residente al massimo a Termini Imerese, per non essere scartata a priori. E farà di corsa un biglietto Ryanair per la Sicilia, pur pagandolo più del dovuto.
      Gli Aeroporti di Punta Raisi, Fontanarossa, Trapani e Comiso saranno ogni giorno intasati da laureati o lavoratori del Nord Italia arrivati per un colloquio di lavoro e che vogliono trasferirsi in Sicilia, visto il boom economico-sociale in atto.
      La mobilità di lavoratori, tanto invocata da tutti i nostri Governi dal dopoguerra ad oggi, ha avuto da sempre e solo una direzione. Chissà se un giorno, molto lontano, questa si inverta…

    6. Grazie mille per i complimenti!
      Ho capito cosa intendi, zibibbo…no, non volevo far intendere alcuna forma di discriminazione. Quello che volevo dire è che spesso, nonostante nel cv sia specificato a caratteri cubitali la propria disponibilità a trasferirsi ovunque, anche nel più remoto paesello in pizzo alla montagna, nonostante ciò, se un annuncio è per esempio a Parma, molte volte (mi è successo) viene specificato che non saranno presi in considerazione cv provenienti da altre località. E questo, oltre che essere molto frustrante, nel momento in cui ti accorgi che il profilo professionale è proprio il tuo, a parer mio è anche una grave forma di discriminazione. Perché a me ad esempio abitare a Palermo, a Parma o a Carrapipi Veneto, ammettendo che esista, non mi sposta proprio nulla, perché sto aspettando di trovare un lavoro per spostarmi in base ad esso. Capisco anche che la mia situazione, rispetto a quella di molte altre persone, è privilegiata ,nella misura in cui sono liberissima di spostarmi. Però non condivido affatto la logica che molti selezionatori hanno nel considerare come elemento così importante la città (che può essere, come nel mio caso, una città di appoggio momentaneo). I selezionatori danno spesso troppe cose per scontate, quando invece bisognerebbe almeno dare un’opportunità di confronto (il colloquio, appunto).

    7. scusa Michela ma anche tu dai per scontato che l’unico elemento discriminante fino a quel momento fosse stata la città di residenza 🙂
      comunque mi piace pensare che se un selezionatore usa solo questo (o principalmente) come metodo di scrematura dei cv farà per poco tempo questo lavoro 🙂
      e partendo dal presupposto che hai perfettamente ragione riguardo al colloquio (è l’unico vero modo per capire chi ci sta dietro a un cv) è pure vero che quasi mai la selezione può prescindere da una iniziale e fredda scrematura in base a quello che il candidato ha deciso di scrivere sul proprio cv

    8. mii quanti discuissi piersi….sent’a mmia, puittroppo l’unica flessibilità giusta pi buscare travagghiu uoggi è mittirisi a 90 gradi

    9. Di quest’articolo ho apprezzato soprattutto lo stile narrativo. Mi sembra deciso, lineare, ricco di dettagli, rimandi e associazioni non scontati e calzanti. Cara signorina flessibilità (è così che mi sento di appellare l’autrice, le ragioni a breve) lei ha ed è una risorsa umana e certamente non ha bisogno di colloquiare con addetti alle HR, anche perché affronterebbe il colloquio (come immagino abbia fatto) col sorrisino da sfottò facendo trasparire una sua ricchezza di animo e di pensiero che loro valuterebbero in maniera negativa. A mio modestissimo e disinteressato parere, Lei, signorina flessibilità, più che affrontare i colloqui di lavoro dovrebbe intraprendere un lungo colloquio, questo si inflessibile, con se stessa. Sia intransigente con se stessa, non abbia timore di dirsi che la sua vera risorsa è la scrittura e non la scrivania di chissà quale ufficio con chissà quale software per gestire chissà quali dati. Si guardi dall’interno e dall’esterno, che tra l’altro non sono separabili, e scopra la sua flessibilità nell’adattarsi a ciò che ha ed a ciò che è. Usi tutto quello che possiede per poter essere ciò che è e ciò che vuole essere! Continui e non si fermi: flessibilità è principalmente movimento … anche di pensiero!

    10. sei brava. punto. e chi non ti assume è un cretino! 🙂

    11. Ahahahah! Grazie per gli incoraggiamenti!

    12. Essere flessibile vuol dire essersi fatti per una vita intera i cazzi propri perché tanto in politica sono tutti gli stessi ed è in fondo giusto che chi sta sopra sfrutti chi sta sotto, ed accorgersi, quando è finito il tempo del babbio, cioè a 35 anni se va bene, non solo che è ormai tardi, ma pure che si pensava di star sopra ed invece si è di molto sotto.

    13. Michela, quanti pregiudizi sulle milanesi! 😛
      Io, da consulente HR palermitana trasferitasi a Milano (dopo alcuni altri giretti), posso dirti che quelle rare volte che faccio recruiting considero il domicilio del candidato solo per valutare se l’offerta può coprire, almeno in parte, le spese connesse al trasferimento.
      In ogni caso non penso che si debba scartare un cv, ma semplicemente avvisare il candidato delle condizioni proposte, prima di fargli spendere 146€ di volo, se si ha rispetto degli altri.
      Comunque complimenti per l’articolo, ieri ero in giro mentre lo leggevo e non leggo mai mentre cammino 🙂
      brava e un grande in bocca al lupo!

    14. ciao Michela,

      premetto che sono un “recruiter”, (in gergo , volgarmente detti “cacciatore di teste”) , sono palermitano e mi sono trasferito anche io a Milano, dove abito da poco più di 10 anni, dopo essere stato un pò in giro..

      intanto complimenti per l’articolo, ho letto e mi sono divertito: traspare la tua voglia di lavorare, di metterti in discussione, ma anche una vena ironica non indifferente..

      diciamo che la tua idea di scrivere nel CV l’indirizzo della città cui si riferisce l’annuncio non è poi così male, una piccola “furbata”, a fin di bene.. in quanto induce il selezionatore a prenderti in considerazione con più probabilità;

      probabilmente, se tu non facessi così, avresti meno “chances” di essere chiamata, ma non tanto per una questione discriminatoria o quanto meno “campanilistica”, quanto piuttosto per un semplice motivo: se un’azienda mi chiede di trovargli un profilo nel più breve tempo possibile ed io ricevo mettiamo 150 CV, di cui 15 perfettamente “allineati” con quanto mi chiede ed anche residenti in territori limitrofi e 2 CV invece magari altrettanto allineati ma residenti a 1000 km di distanza (o anche 300), perchè dovrei prendere in considerazione questi ultimi 2?

      se lo facessi, il cliente mi direbbe “caro recruiter, io ti ho chiesto , pagandoti per il servizio, di mandarmi una rosa di candidati adatta e tu, con tutti i milioni di abitanti di questa città me li vai a pescare da così lontano? ma che servizio mi fai? me è mai possibile che non esistono dei profili idonei in questa città? sono mica morti tutti? e poi, se valutiamo quelli lontani, devono arrivare qui, poi giustamente chiedono più soldi per lo spostamento poi alla fine ci ripensano e bla bla bla..”

      (vi giuro che è così: credetemi, lo faccio da 10 anni…giusto o sbagliato che sia, l’azienda vuole il candidato migliore e subito, ed anche vicino..stop..)

      Ecco perchè fai bene a scrivere che “abiti già” nella zona in cui si cerca: un conto è infatti leggere “sono disponibile a trasferirmi”, un conto è invece leggere “che sei già lì”: nel primo caso, se hai i requisiti giusti io, come recruiter, ti chiamo immediatamente, nel secondo invece aspetto un pò, perchè do’ la priorità ai cosiddetti “indigeni”..

      detto questo, spero che il tuo colloquio sia andato bene e ti faccio l’in bocca al lupo..

      quanto a Milano, tranquilla: è una città molto bella (una bellezza diversa da quella cui siamo abituati), con gente di tutti i tipi, e soprattutto (ahimè contrariamente alla nostra amata Palermo) meritocratica: se vali hai qualche chance, altrimenti via dalle palle e avanti il prossimo..nessuno ti regala nulla..

      è piena di palermitani (a volte mi sento più a Palermo che non al nord, e la cosa è strana e piacevole al tempo stesso)..

      e soprattutto…ci sono pochissimi vegani,a parte qualche ristorantino sfigato quà e là dove non ci entra un accidenti di nessuno..

      auguri e complimenti ancora per l’articolo!

    15. Davvero brava sia per il contenuto che per lo stile narrativo. Concordo con chi ti consiglia di coltivare la tua dote! In bocca al lupo!

    16. Bel post davvero. Non capita tutti i giorni di leggerne di così ben scritti. Non condivido la scelta di allegare al CV la foto (a meno di che questa non fosse un requisito dell’inserzione – cosa credo illegale tranne alcuni casi). Personalmente nel mio CV non ho messo neanche l’indirizzo né la data di nascita, ma solo il numero di cellulare e l’indirizzo email, ho fatto spazio per una breve descrizione del mio profilo e delle mie abilità, e soprattutto ho abbandonato definitivamente l’odiato è inutile formato europeo…e devo dire che finora mi è andata bene!
      Ad ogni modo, hai glissato su un punto fondamentale…com’é andato il colloquio?
      Saluti

    17. Insomma, come finì? Assunta? 😀

    18. Credo che hai una grandissima dote alla quale probabilmente dai poco credito.
      Ho letto con grande soddisfazione il tuo splendido articolo, che nella deprimente ricerca di un futuro più sorridente dona al viso di chi ti legge un sorriso a 64 denti e un atteggiamento propositivo! Sei un genio! Perché non provi a fare dei tuoi articoli il tuo lavoro? Ti auguro di trovare un futuro scintillante nella tua/nostra amata Palermo 😉

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