lunedì 23 ott
  • Altrove con la camicia, a Palermo si nasce con il camice

    Poveri stolti gli studenti in Medicina. Hanno passato sette anni più la condizionale a studiare tutte le malattie del globo terrestre, conosciute e misconosciute; hanno affrontato il test d’ingresso, che riuscire a smacchiare i ghepardi della savana sarebbe risultato più facile così come allevare un petauro dello zucchero in 50 metri quadri; e hanno narrato e ascoltato storie apocalittiche che, in confronto, i prodigi che avrebbe compiuto Zaccaria, tra profezie, la fine del mondo e il doppio giudizio divino, sono niente. Per cosa? Per un titolo che il più delle volte si può avere honoris causa.

    Professori sadici e notti insonni passate sui libri sono il nulla cosmico, perché la verità assoluta è un’altra e non conosce manuali di anatomia e cliniche mediche. A Palermo tutti sono nati medici. C’è chi nasce con la camicia, chi con il camice. I palermitani hanno preferito la seconda. Perché qua – e sfido tutti i cattedratici luminari con diciotto anni di medicina e chirurgia alle spalle più specializzazione a dire il contrario -, qua non esiste persona che, visitando un amico, un parente o anche semplicemente il banconista del bar sotto casa che ogni mattina gli prepara il caffè, non sia in grado di stabilire la cifra dell’altrui acciacco e non abbia da dire e ridire circa la sua presunta malattia e l’eventuale rimedio.

    Ma non solo. L’uomo affetto dalla sindrome da camice bianco e dr. House in corsia con laurea ad honorem, è in grado di criticare quella particolare terapia, cura, medicina che il medico plurilaureato-masterizzato-dottorato abbia osato prescrivere. Che poi, non prendiamoci in giro, spesso per curare i mali del mondo non servono i medici, basta l’erbaiolo che, con il suo decotto di malva e di orzo, latte di mandorla e fiori di Bach, rigorosamente a base naturale, riesce a curare tutto. Il medico invece, quello vero con certificato e firma del supremo rettore, è più o meno come un prete. Una sorta di confessore con il fonendoscopio al collo, quello strumento che non serve ad auscultare torace e addome, come ingenuamente abbiamo creduto finora, ma che misura i battiti del cuore e della coscienza: liti, problemi e numero di biscotti mangiati direttamente dal pacco, a lui bisogna dire tutto.

    Dunque a Palermo non serve una laurea in medicina per diagnosticare malanni, patologie e malattie. Sembra che da queste parti, oltre alla medicina da sciorinare tout court, un ruolo molto importante lo giochi l’aspetto anatomico. Se non esiste ‘u longu spertu (l’uomo alto e allo stesso tempo scaltro), ‘u curtu è malu cavato (le persone di bassa statura sono malformate dunque detentrici di cattive qualità). Chi ha i nei è bello, chi ha le voglie invece desideri. E vogliamo parlare dei cinque sensi? Il prurito all’occhio destro è amore violento, ma se senti il bisogno di grattare quello sinistro vivi un amore fiacco; il fischio all’orecchio destro se ci parlano alle spalle, se invece è a quello sinistro pioggia di lodi in arrivo per noi; mano piccola lunga vita, mano grande vita breve (non ditelo però a Gianni Morandi che tra un po’ compirà 673 anni); chi ha un naso grosso e importante infine è in grado di capire le persone (nasoni in ascolto, quanto costa una consulenza per capire il prossimo?). Occhio allo starnuto: test clinici della nonna hanno dimostrato che se starnutisci durante una malattia sei sulla via della guarigione, se sei in buona salute, attento, significa che stai per ammalarti.

    Ogni malattia inoltre ha la sua personalissima etichetta e nomenclatura, del tutto ignota alla classificazione internazionale delle malattie (ICD): qui nessuno muore per infarti fulminanti semmai perché ‘ntustò. Qua se ti becca il colpo della strega, con la sua progressiva paresi, si dice che ti culpìu e, ovviamente, se è meno grave e si tratta di emiparesi ti culpìu ‘i mienzu latu. Se durante una partita di calcetto ti sei acciuncato, ti sei fratturato un osso, se ti scucciarsti, hai una semplice escoriazione. Ma il bello viene con le patologie gastrointestinali. Il tuo medico da taschino ti dirà che lanzariti (vomitare) ti farà sentire meglio dopo un pranzo domenicale a base di parmigiana e cannoli, che l’intossico (cattiva digestione) passa presto con un po’ di bicarbonato e che se ti sei affucatu (hai la laringe ostruita da corpo estraneo) basta deglutire un po’ di mollica di pane. E non temete ‘u cuorpu di sali, lieve collasso ma non invalidante, perché passa presto con un po’ d’acqua e zucchero.

    Niente da fare per uorbu, urbignu, sgangulatu e tignusu, rispettivamente non vedente, ipovedente, senza denti e con l’alopecia: questi sono acciacchi senza cura, ergo… Tienitilli! Le malformazioni e le malattie genetiche d’altronde sono come vizi e virtù che si possono trasmettere di generazione in generazione. ‘U tignusu sicuramente è il figlio di padre tignusu, con nonno tignusu e così via. Per finire in questo breve prontuario di anatomia patologica una menzione merita la nascita. La donna panormita che accattò, dunque che “ha comprato un bambino”, in realtà non fa uso di eBay – incredibile, lo so – ma “sgrava” come tutte le altre: in sala parto.

    Fate attenzione ad ammalarvi quindi senza avere un amico nato con il camice. Che da queste parti dicono che la fissazione sia peggio della malattia e ancora per questa non hanno inventato alcuna pillolina.

    Palermo
  • 2 commenti a “Altrove con la camicia, a Palermo si nasce con il camice”

    1. a parte la nomenclatura in dialetto sono convinto che nel resto d’Italia è uguale

      anzi sono convinto che cercando bene si troveranno un sacco di studi riguardo il vizio di auto diagnosticarsi e auto prescriversi cure (scusa ma mi scoccia cercare!) riferite a qualsiasi nazione, soprattutto quelle meno progredite (non per fare un discorso discriminatorio ma dove non c’è progresso immagino sia più facile che siano ancora presenti e radicate forme tradizionali di medicina, in mancanza di alternative mi pare assai probabile che ancora ci si affidi a sciamani, stregoni e simili)

    2. Bravissima 🙂 mi hai fatto sorridere tantissimo!

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