martedì 24 gen
  • Crocetta-Tutino-Borsellino, che cosa possiamo aspettarci

    Proviamo a fare un punto della situazione sul weekend incandescente della politica regionale e a ragionare su alcuni aspetti del caso Crocetta-Tutino-Borsellino.

    Le intercettazioni
    «Va fatta fuori come il padre», avrebbe detto Matteo Tutino. Il capo della Procura di Palermo Lo Voi nega che sia agli atti a Palermo e dopo la conferma de L’espresso torna a negare dicendo che «non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas». Il direttore de L’espresso Luigi Vicinanza a questo punto ha detto che già in passato la Procura smentì notizie poi rivelatesi autentiche (e si riferisce a Schifani indagato). Il legale di Tutino ha negato.
    Piero Messina, il giornalista che ha firmato insieme a Maurizio Zoppi l’articolo su L’espresso, è un giornalista esperto e molto preciso (lo conosco personalmente ed è uno dei pochi che stimo). Io credo che abbia davvero ascoltato e trascritto quell’intercettazione.
    Non ho motivo di pensare (e sarebbe grave a meno di motivazioni molto serie – di Stato? un blitz imminente? -) che la Procura di Palermo, dove ricordo c’è in atto un contrasto perché la leadership è contesa, dica il falso.
    L’intercettazione potrebbe essere non trascritta (considerata isolata a me non pare penalmente rilevante, seppur politicamente gravissima), quindi, o il procedimento potrebbe essere in un’altra procura.
    Non è semplice liquidare la cosa come una bufala per altri due motivi:

    • è immaginabile che anche se Messina fosse stato preso da un colpo di sole è improbabile che lo fosse anche il direttore de l’Espresso, quindi il giornale dovrebbe essere in condizione di difendersi da un’eventuale querela (che ancora non è comunque arrivata anche se l’avvocato di Crocetta terrà una conferenza su azioni legali – probabilmente la richiesta di un’inchiesta specifica – martedì), ad esempio indicando con precisione il procedimento;
    • le più alte cariche dello Stato, Mattarella in primis, hanno chiamato Lucia Borsellino (ok, prima della smentita, ma esporsi così dà da pensare che ci siano concreti motivi) e il ministro Alfano sabato ha chiesto alle altre procure di dire se sanno qualcosa.

    Nel frattempo sono arrivate altre intercettazioni, forse più gravi della prima perché sembrano evidenziare la persistenza di un “comitato d’affari” attorno alle nomine che segna una certa continuità con le due precedenti esperienze di governo. Qualcuno lo ha persino paragonato a “la mafia bianca” di cuffariana memoria. Semmai in questo caso si potrebbe dire sbiancata

    Le dimissioni
    Sono un aspetto chiave della vicenda. Sia quelle date che quelle non date.
    Con un minimo di senso di retrospettiva come possono essere lette le dimissioni dell’assessore Nino Caleca, un penalista importante, poche settimane fa? Forse si aspettava ciò che sarebbe accaduto subito dopo.
    E le voci su possibili dimissioni di Linda Vancheri al massimo dopo la fine di Expo?
    All’Ars due deputati hanno annunciato le dimissioni: Malafarina e Ferrandelli. Ma circola una voce insistente relativa alle dimissioni dell’intera compagine parlamentare del Movimento 5 Stelle.
    Crocetta invece non si dimette. «Un combattente muore sulle barricate». La posizione sembra chiara: senza la sfiducia non andrà via. Eppure si è a un passo dal terzo presidente che lascia travolto da vicende giudiziarie.

    I Borsellino
    Non facciamo l’errore di pensare che basti chiamarsi Borsellino per essere Borsellino. Sarebbe anche sbagliato non giudicare l’assessore a prescindere dal suo cognome e dalla sua persona che meritano enorme rispetto.
    Lucia ha governato male, poteva dimettersi all’emergere dei primi scandali. Sarà stata in buona fede ma anche ingenua a stare con questi per anni.
    Il fratello ha detto che Lucia ha portato una croce. Una frase probabilmente sopra le righe. Sono curioso di capire con quella scienza esatta che è il senno di poi se stia per venire fuori qualcosa che possa in qualche modo mettere ulteriormente in discussione la posizione dell’assessore Borsellino. Diversamente mi chiedo quale sia stata l’esigenza di precisare che sarebbe lei la più degna erede del padre.
    Per il resto il discorso di sabato è stato certamente alto e probabilmente sortirà l’effetto di richiamare a una decenza perduta da molto, seppure per poco, la politica siciliana.
    Personalmente ho vissuto male i Borsellino in politica, spero che sia una stagione chiusa.

    Il presidente Crocetta
    Pare evidente che Crocetta non ce la fa. Piange, si autosospende e passa la palla a un assessore che non è formalmente il suo vice (entrambe le cose sono discutibili da un punto di vista di fondamento giuridico). Comprensibile lo scoramento ma serve una guida per questa Regione. Ora.
    La reazione scomposta a evocare la mafia o i poteri forti contro di lui viene spazzata via dalle parole di Manfredi Borsellino che non possono certo essere pensate al servizio di certi poteri.
    Molte parole di Crocetta sono risultate stonate e fuori posto.
    Ha parlato di suicidio, golpe, rischi per la sua vita e ha detto che il suo sarebbe il primo governo che combatte Cosa nostra facendo una gran bella gaffe: chissà che cosa ne pensa Mattarella dell’ultima affermazione.

    Il Partito Democratico
    Pare evidente dalla tempesta di comunicati sdegnati seguiti alla prima intercettazione che il partito non voglia più Crocetta (persino il suo “dottor Frankenstein” Lumia!). Ma nella conferenza stampa di venerdì l’esigenza di galleggiare e stentati giri di parole (che facevano parlare di quei comunicati come «reazione prudente») hanno preso il sopravvento. A noi osservatori pare evidente che la strategia sia quella di addossare le colpe a Crocetta. Difficile che gli elettori abbocchino. Capaci di un tempismo strabiliante (si fa per dire), se non staccano la spina sono complici. Il problema è che lo sono anche se la staccano ormai. Bel cortocircuito.

    Il centrodestra
    A parte Musumeci e un cenno di Lagalla se c’è batta un colpo…

    Il bilancio della legislatura
    I numeri sono impietosi: da quelli degli assessori alle leggi esitate. Andate a casa, please.

    Che cosa possiamo aspettarci
    Gli scenari sono difficili da immaginare ma fondamentalmente le probabilità di un voto a ottobre o a primavera (forse in abbinamento con le elezioni nazionali) sono molto alte.
    Le dimissioni di Crocetta le darei al 50% in questa settimana. Non mi aspetto una sfiducia, piuttosto qualche novità eclatante che lo costringa a rassegnarle.

    Palermo, Sicilia
  • 8 commenti a “Crocetta-Tutino-Borsellino, che cosa possiamo aspettarci”

    1. Il centrodestra
      A parte Musumeci… non vedo altre figure valide.

    2. bella ricostruzione, ma la domanda più importante? chi ha imbeccato il giornalista con un’intercettazione venuta fuori nel momento politico peggiore di crocetta? il PD per toglierselo finalmente di mezzo? l’opposizione siciliana per tornare alle elezioni? perché comunque è palese che si tratta di mossa politica…

    3. … perchè il tutto è uscito fuori poco prima del 19 luglio? …..possibilità di cambiamento andando a nuove elezioni? ….solo una strada percorribile…quella non conosciuta…e credo che questa volta i siciliani potrebbero anche provarci.

    4. Ottima analisi, al di là della retorica corrente

    5. Complimenti Tony, una serissima analisi!

    6. ADESSO dopo la conferenza stampa degli avvocati di Crocetta vediamo se l’Espresso e i suoi “giornalisti” sono in grado di difendersi e di spiegare anche perchè il tutto sia uscito proprio il 18 luglio…

    7. ADESSO vediamo se l’Espresso e i suoi “giornalisti” sono in grado di difendersi e di spiegare anche perchè il tutto sia uscito proprio il 18 luglio…

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