domenica 28 mag
  • Palermo è araba

    La nostra splendida città è il paradiso e l’inferno, terra di cose meravigliose e nefaste, terra di infinite contraddizioni.

    Terra di mafiosi, uomini d’onore e terra di martiri, di eroi.
    Non c’è da stupirsi è tutto scritto nella nostra storia, una storia araba.

    Quando tanti secoli addietro fummo invasi dai saraceni le due principali fazioni di occupanti erano i sunniti e gli sciiti.

    I sunniti seguivano la sunna, invero la tradizione.

    Alla morte del profeta Maometto l’erede designato fu Abu Bakr, ma non tutti furono d’accordo.

    Una fazione di musulmani riteneva che il discepolo, cugino e genero del profeta Alì dovesse essere la nuova guida spirituale dell’Islam; vi fu una scissione e nacquero i sunniti fedeli alla tradizione di Abu Bakr e gli sciiti cosidetti ribelli, che propendevano per Alì.

    Da quel giorno nel mondo arabo la parola “Scià” è intesa come ribellione all’ordine precostituito, famoso lo Scià (lo scrivo come si pronuncia) di Persia sostenitore della superiorità dei musulmani dell’area iraniana rispetto a quelli sauditi.

    La cosa ci riguarda molto da vicino poiché le due anime dell’Islam sono tanto dentro alla nostra città da essere distinguibili con un semplice ragionamento logico.

    Siamo la città capitale della mafia ma anche dell’antimafia; la città dei padrini e degli uomini d’onore ma anche dei martiri e degli eroi che hanno immolato le proprie vite come in nessun’altra parte del paese e forse della terra.

    Oggi è così perché nella storia araba, quella che più profondamente ci ha segnato, siamo stai una città musulmana sciita; infatti dopo lo sbarco gli arabi di origine medio-orientale si stanziarono a Palermo costruendo quella capitale del mediterraneo bella, sfarzosa ed opulenta come Baghdad e Teheran.

    La maggioranza dei sunniti si stanziò invece nelle province di Trapani ed Agrigento ed ancora oggi queste città conservano un aspetto a prima vista magrebino.

    Palermo città sciita, città dei ribelli, capitale musulmana indipendente dai califfati d’Africa e dagli emiri d’oriente; ecco la contraddizione se pensate che Islam in arabo vuol dire sottomissione.

    Sottomissione e ribellione, mafia ed antimafia, padrini ed eroi.

    Inferno e paradiso.

    Palermo città unica al mondo.

    Ospiti
  • 54 commenti a “Palermo è araba”

    1. Molto interessante. Grazie a Giuseppe Barcellona.

    2. Non penso che la cultura araba sia quella che abbia plasmato l’aspetto predominante nel carattere odierno degli abitanti della città. Le culture che si sono succedute a quella araba , e quelle che l’hanno preceduta, ne hanno anch’esse segnato profondamente l’aspetto antropologico. Non accosterei la mafia e l’antimafia alle due opposte correnti islamiche, ma ad una normale dinamica di azione-reazione che col tempo doveva per forza esserci; questa reazione in Sicilia si è accentuata dopo le stragi, ma era presente già al tempo delle lotte contadine e del sindacato agrario. Quindi secondo me il bianco e il nero che oggi ci sono in Sicilia sono il risultato della stratificazione di tutti i popoli che sono passati.

    3. E smettiamola di chiamarli uomini d’onore… ché d’onore non hanno niente!

    4. Come si possono scrivere tante fesserie tutte in una volta ?
      Dottor Rosalio un po’ di controllo dei contenuti, altrimenti questo sito si declassa a livello discorsi di taverna.
      Dovrei scrivere un lungo papello per sintetizzare gli avvenimenti storici… REALI… vale la pena ?
      Magari vado a prendere miei vecchi commenti scritti qui qualche mese fa

    5. Gli arabi furono spietati assassini, distruttori, usurpatori… fecero strage di indigeni per oltre 70 anni di lotte (di resistenza), deportarono, fecero schiavi, alcuni indigeni abbienti riuscirono a scappare, rimasero vivi e nelle città una minoranza di indigeni (fonti arabe, abituali millantatori allora, dicevano che su 70.000 a Palermo ne rimasero vivi solo 3000). Opprimevano i sopravvissuti, li ghettizzarono, i cristiani pagavano la tassa sulla religione, si dovevano scansare al passaggio di un musulmano, cedere il posto, non avevano diritto di edificare chiese, erano chiamati dagli arabi “gli altri”. Le moschee non erano altro che edifici cristiani preesistenti. Distrussero anche il paesaggio e le coltivazioni esistenti (Sicilia bizantina: granaio del commercio internazionale dell’epoca); le modifiche nell’agricoltura erano a loro uso e consumo, ma contrariamente al luogo comune originari di altri paesi (i qanat persiani che si espansero fino in Cina, gli agrumi India e Cina, i numeri India, le spezie da vari paesi e continenti, quasi inesistenti quelle arabe… segue link in merito).
      Ripopolarono la Sicilia con berberi, turchi, persiani, schiavi, importati.
      Durante la loro dominazione (dopo i 70 anni di lotte e resistenza) furono rari i periodi di tregua; si scannavano anche tra di loro, tra arabi e berberi, tra califfati diversi, anche nelle stesse famiglie per il potere.

      All’arrivo dei NORMANNI metà degli arabi se ne tornarono nei loro paesi, gli altri rimasti – servi, contadini, pochi classi privilegiate – furono osteggiati finché non furono definitivamente deportati (in Puglia) e poi cacciati DEFINITIVAMENTE, nel 1246.
      I normanni ripopolarono la Sicilia con “lombardi” (in realtà si definivano come tali abitanti del Monferrato, liguri, emiliani, e abitanti dell’attuale lombardia, bretoni, normanni, provenzali francesi; i lombardi furono accaniti oppositori che combattevano gli arabi.
      Ora, 1246 tutti cacciati, vivevano isolati dai cristiani, matrimoni misti nessuna notizia in merito trasmessa, inverosimile che si unissero con gli “infedeli impuri” (secondo le loro tare) che schifavano.
      Insomma, parentesi nefasta, interruzione del corso storico, fortunatamente ristabilito dai normanni e successivamente dagli svevi, autori della definitiva cacciata. Allora dove sono queste eredità rivendicate ammuzzu contro la verità storica?

    6. Gli arabi non costruirono NIENTE, solo la cittadella Kalsa per isolarsi dai cristiani “impuri”. Per costruirla cancellarono giardini. Opportunamente demolita dai normanni, le porte attuali costruite nei secoli successivi (es. porta dei greci xiv sec.).
      Architettura monumentale arabo-normanna ?
      Si tratta di siculo-normanno, ovvero i normanni – COLORO CHE EDIFICARONO, sia chiaro ! – ottennero un risultato raro coniugando tre stili: romanico, gotico-normanno, bizantino.
      Per sbizzarrirsi, per capriccio, apposero su una decina di monumenti due-tre elementi decorativi che “somigliano” o “imitano” lo stile arabo.

      L’unico monumento, di ispirazione araba, commissionato dai normanni ad architetti arabi è il castello della Zisa.

      Per verifica: comparare foto di monumenti arabo-andalusi con quelli siculo-normanni; e poi il gotico francese che NELLO STESSO PERIODO si costruiva in Francia a Sens, Laon, Saint-Denis, e qualche anno dopo Notre-Dame de Paris.

      LE SPEZIE
      ( arabe? ah ah ah ah ah )
      http://www.cannamela.it/spezie-ed-erbe-aromatiche/spezie-ed-erbe-aromatiche/spezie-ed-erbe-aromatiche.aspx

    7. ovviamente comparare foto di monumenti arabo-andalusi per capire che non c’entrano niente col siculo-normanno

    8. Trovo molto interessante la lettura( meglio citare fonti serie frutto di documentazione piuttosto che chiacchiere da bar) di questo libro ” Il crepuscolo della Sicilia Islamica, indagine storica su una violenza etnica continuata ” di Carlo Ruta( https://amedit.wordpress.com/2014/10/14/carlo-ruta-il-crepuscolo-della-sicilia-islamica-cosi-scomparve-la-sicilia-araba/ ). L’autore mette in evidenza come in Sicilia- a differenza di quanto sia successo per esempio in Spagna- tutto ciò che è stato realizzato in epoca islamica non esista più: 2 secoli di storia sono stati cancellati. Infatti tutto ciò che ancora oggi resta del periodo arabo è quello che i Normanni hanno voluto che restasse, quello che hanno voluto rimuovere hanno rimosso.
      Il libro mette anche in luce-ma questo in realtà era già noto agli esperti -il carattere violento e repressivo( nei confronti dei convertiti musulmani e non solo) della latinizzazione attuata da Federico II, una violenza spesso volutamente celata per difendere il mito del sovrano buono e illuminato.

    9. Non so a chi allude l’utente che scrive “discorsi da bar”,
      ma so che quando si citano autori si deve essere cauti e sapere che Ruta è un giornalista, scrive diverse cose reali, ma, se il contenuto del libro è come la presentazione, da una visione filo-islamica ( perlomeno, non come gli invasori giustamente cacciati ), quindi non può essere definito uno storico ancor meno imparziale, anche se cita, ripeto, molti avvenimenti realmente avvenuti, ma la sua visione filo-islamica non è verità storica.
      I riferimenti sono Francesco Renda, Ferdinand Chalandon, Francesco Gabrieli, Salvatore Tramontana, Alessandro Vanoli… da evitare M. Amari.
      Senza andare troppo lontano nei millenni la Sicilia romana, cristiana, latina
      non aveva niente a che vedere con l’islam, nessun legame culturale, storico, etnico, genetico, con gli arabi.
      Gli arabi furono invasori intrusi che interruppero per un periodo il corso storico.
      Sicilia islamica è una menzogna, erano occupanti abusivi.
      Detto crudamente: ci vennero a rompere i cogl.oni… fecero strage della popolazione, ghettizzarono, oppressero con imposizioni da selvaggi tarati, distrussero (anche il paesaggio), e tante altre malvagità… non c’è nessun riferimento tramandato su costruzioni arabe (contrariamente all’affermazione del giornalista Ruta, a parte racconti senza documentazione visiva, di abituali millantatori, viaggiatori arabi, che vantavano con enfasi cose che nessuno ha mai visto né tramandato), tranne un bagno (Cefalà, ma che aveva origini romane, da loro manomesso), ma le moschee non erano altro che chiese ed edifici cristiani preesistenti e usurpati. e a parte la costruzione della cittadella Kalsa che costruirono per isolarsi dai cristiani e opportunamente distrutta dai normanni. E questo giornalista filo-arabo viene a dirci che se la Sicilia romana, cristiana, latina, che non c’entrava niente con gli arabi, ha rivendicato il diritto di cacciarli e ristabilire l’ordine, gli arabi sarebbero le vittime ?
      Li osteggiavano ? Era il minimo che meritavano coloro che avevano sterminato la popolazione, e operato (quasi) la sostituzione etnica in Sicilia; e furono cacciati definitivamente perché fecero diverse sommosse rivendicando in casa d’altri (come ora, peraltro).
      Tra l’altro i normanni furono tolleranti con la metà di arabi rimasti, tranne quando “rompevano”, al tempo degli svevi esagerarono e furono cacciati definitivamente, per fortuna nostra… immaginiamo in che mentalità e abitudini strambe saremmo, non solo a danno delle donne.
      P.S. L’isola fu il primo territorio conquistato dalla Repubblica romana ( 241 a.C. ) fuori dalla penisola italica.
      Famoso il detto di Catone il Censore ( 234-139 a.C. ), secondo cui la Sicilia era “il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito”

    10. I siciliani siamo arabi tanto quanto gli indiani sono inglesi e i camerunensi sono francesi.

      https://circoloaletheia.wordpress.com/2015/10/09/distruggiamo-il-mito-della-sicilia-araba/

    11. In questo periodo di grave crisi per l’identità del nostro continente la Sicilia ha davvero questo bisogno di allacciarsi ad un esotico, straniero e breve passato remoto per trovare la sua dimensione?

      Per quali motivi in taluni Siciliani emerge questa esaltazione verso tale periodo?

      Cerchiamo di riassumere gli artefatti che hanno costruito questo falso mito.

      Innanzitutto il mito di una Sicilia islamica nasce nella seconda metà del 1700 quando il falsario maltese Giuseppe Vella si reinventò studioso ed esperto di lingua e cultura Araba falsificando e creando dal nulla una presunta “Intera storia dei musulmani di Sicilia”. 1

      Ma con Michele Amari si ebbe l’inizio degli studi sulla dominazione islamica in Sicilia.

      Amari fu uno storico, orientalista e successivamente senatore del Regno d’Italia che si dedicò allo studio sul periodo musulmano della Sicilia.

      Ma perché esaltare circa due secoli di occupazione straniera quando la Sicilia fu una delle principali culle della civiltà del mondo classico sin dai tempi degli Italici e delle grandi poleis Greche?

      Occorre raccontare che tra la fine del ‘700 e tutto il 1800 vi fu una passione, tra gli aristocratici e i nobili d’Europa, verso l’oriente e la loro civiltà la quale sfociò in studi di orientalistica piuttosto accurati e minuziosi.

      Enrico Amari, antiborbonico, fu il perfetto tramite di questo pensiero in Italia arrivando a sostenere tesi estreme quali l’eredità araba dei siciliani.

      Perché parlo di anti-borbonismo?

      Perché come ben sappiamo, durante il congresso di Vienna la dinastia Borbonica non si fece scrupoli ad unire Napoli e Palermo in una unica corona suscitando quindi un sentimento di reazione in molti Siciliani.

      Amari vedeva nel periodo islamico l’unico vero punto di rottura di contiguità storica tra noi isolani e gli abitanti del centro-sud Italia continentale con cui siamo affini da sempre seppur nella nostra insularità.

      Tanto è vero che la sua impressione illuminata e positiva della Sicilia islamica suscitò parecchio sgomento tra gli intellettuali dell’epoca, siano essi propriamente siciliani, napoletani, o di varie altre parti d’Italia e di Europa che sfociò nella famosa frase di Benedetto Croce: “La Sicilia Araba è un’invenzione di Michele Amari”.

      Infatti, della Sicilia islamica, prima del falsario Vella non vi erano ricordi né tra la popolazione siciliana né tra gli intellettuali dell’epoca.

      La storia della Sicilia e del popolo Siciliano è sempre stata unita alle sorti dell’Europa, sin dalle colonie greche, cui Siracusa primeggiava nel Mediterraneo e rivaleggiava con Cartagine, Atene e Roma e che fu anche capitale dell’Impero Romano d’Oriente, cui la stupenda Akragas (l’attuale Agrigento ovviamente) diede i natali a menti geniali come Empedocle e ci ha regalato dei patrimoni dell’umanità come la Valle dei Templi, e perché non citare Selinunte? Oppure della Catania e della Taormina Romana, i cui lasciti monumentali si notano chiaramente fino ad oggi con anfiteatri da capogiro.

      O delle meraviglie barocche del Val di Noto, o delle Cube Bizantine.

      O dell’autoctona ed affascinante Segesta, fondata dal popolo indigeno degli Elimi, che recenti studi linguistici non fanno altro che confermare la loro Italicità in barba di chi li vorrebbe come esuli arrivati chissà da dove. 2 3

      O dell’eccezionale Morgantina, la quale contrariamente a quanto si pensa, non fu una città Greca ma del popolo Italico dei Morgeti4, poi certamente ellenizzata culturalmente, poiché la cultura Greca e poi quella Romana (ed Italica) sono le basi del popolo siciliano.

      Potrei continuare all’infinito ma è giusto parlare dell’invasione islamica.

      Nonostante la scarsità di fonti certe (solo quattro)5, l’invasione dell’esercito saraceno ebbe inizio nell’anno 827, secondo la leggenda, a causa del tradimento di Eufemio.

      La resistenza dei siciliani fu impervia soprattutto nei due valli orientali dove la guerra continuò fino a quasi l’anno 1000 (nel 965 cadde Rometta) e perché Catania e alcune cittadine del Val Demone non caddero mai sotto il dominio islamico. 6

      Giusto per fare un confronto: i musulmani impiegarono solo sei anni per sottomettere tutta l’Iberia eccetto le Asturie e al settimo avevano già conquistato il sud della Francia.

      Ma durante la guerra di invasione l’esercito islamico si macchiò di delitti che spesso vengono omessi, almeno contro le città che preferivano resistere anziché arrendersi, come ad esempio il massacro di Palermo, dove dei 70.000 abitanti della città ne rimasero in vita solo 3.000 7, di Enna, dei selinuntini fatti bollire in caldaie di rame 8 o dell’assedio di Siracusa dove circa 4.000 abitanti furono uccisi e la città rasa al suolo prima di essere ricostruita molti anni dopo. 9

      Si parla di arabi in grado di dare impulso alle arti, alle scienze, all’architettura, all’agricoltura e tolleranti con i cristiani (cioè la stragrande maggioranza della popolazione siciliana) in realtà molti di queste osservazioni devono essere rivalutate poiché abbiamo solo due testimonianze dirette dello stile di vita della Sicilia durante il periodo islamico con Teodosio e Ibn Hawqal.10

      Tra l’altro dalle cronache dell’epoca emerge che l’isola era una delle parti più periferiche e trascurate dell’intero califfato. 11

      Sappiamo però che durante la loro dominazione vengono introdotte nuove colture come gli agrumi, il dattero, il gelso e la canna da zucchero, tanto è vero che la maggioranza dei termini di derivazione araba (circa il 5% del lessico12) nel siciliano moderno riguardano principalmente l’agricoltura.

      Di costruzioni del periodo islamico in Sicilia, a differenza della penisola Iberica non vi è traccia, e tutto quel poco che di islamico si trova nei monumenti di Palermo, cioè alcuni mosaici e una cupola, è dovuto al periodo normanno.

      Nonostante i due secoli di occupazione islamica l’assimilazione e la completa islamizzazione non avvenne mai, (tanto è vero che sopravvissero addirittura culti di origine pagana in alcuni centri del versante orientale dell’isola13) una gran parte dei siciliani, soprattutto ad oriente, preferì vivere nella condizione di dhimmi con tutti i gravi problemi che ne derivavano (ghettizzazione, jizya, kharàg, cedere posti a sedere ai musulmani, portare segni distintivi, non utilizzare selle per cavalcature, non costruire edifici più alti di quelli dei musulmani, pratica del culto in privato) 14, piuttosto che accettare la conversione massiva alla nuova religione. 15

      Quindi di quale Sicilia araba si parla? Io parlerei piuttosto di dominio islamico su una terra straniera.

      L’altra domanda interessante sarebbe questa: Chi erano questi musulmani di Sicilia?

      Ci sono due correnti di pensiero piuttosto diverse, una di Michele Amari che vorrebbe la Sicilia (almeno la parte occidentale) ripopolata da cima a fondo da berberi, andalusi ed élites arabiche ed un’altra sostenuta principalmente da Jean-Marie Martin che invece ritiene che la maggioranza dei musulmani dell’isola era composta da indigeni convertiti con classe governante di origine berbera e araba. 16

      Comunque nell’anno 948 la parte della Sicilia posta sotto il dominio musulmano si costituì in un Emirato formalmente vincolato ai Fatimidi ma de facto indipendente con la dinastia Kalbita di ramo sciita al potere.

      Ma nei primi decenni dell’anno 1000 inizia la decadenza del potere islamico.

      Le numerose rivolte interne con conseguente frammentazione, i diversi tentativi di riconquista bizantina, il potere interno disgregato (l’emirato di Sicilia fu diviso in tre parti), la discesa dei cavalieri normanni nel sud Italia continentale, la richiesta di aiuto di Ibn Al-Thumna al Ducato di Calabria ormai normanno, fecero sì che, nel 1059 durante il concilio di Melfi, Papa Niccolò II affidasse l’investitura papale di Conte di Sicilia ai fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla.

      Qui inizia la riconquista normanna della Sicilia.

      Nel 1061 quella che talvolta viene erroneamente definita come la guerra di un piccolo gruppo di avventurieri del nord Europa si trasforma invece in un avvenimento di importanza mondiale.

      Un avvenimento così importante che, in concomitanza con la conquista di Toledo e di Madrid (avvenute nel 1085), viene considerato come l’inizio delle crociate.

      In ogni caso il cosiddetto piccolo gruppo di normanni non avrebbe conquistato nulla se non avesse potuto contare sui cristiani di Sicilia (la grande maggioranza della popolazione nei due valli orientali e una significativa quota nel vallo di Mazara), soldati dal regno di Lombardia (da non confondere solo con l’attuale regione italiana), fanti dalla Langobardia Minore e sulla marina pisana.

      L’esercito capitanato dai normanni Ruggero d’Altavilla e Roberto il Guiscardo sbarca a Messina che occupano facilmente aiutati dai siciliani del Val Demone.

      Nel giro di soli tre anni tutto il vallo nord orientale fu pienamente conquistato e allora come obiettivo si virò su Palermo, la capitale dell’emirato islamico che cadde il 10 Gennaio 1072.

      Per gli islamici fu un colpo terribile e ben presto caddero anche Trapani, Jato, Taormina e Cinisi.

      Ormai mancavano solo Noto, Butera, Agrigento e Siracusa che verranno conquistate tra il 1086 e il 1091. 17

      Ancora oggi in memoria di quella impresa, in numerose città siciliane si celebra la vittoria in guerra, come ad esempio la Madonna delle Milizie di Scicli e il Battimento di Aidone.

      Alla fine della guerra di riconquista i sovrani latini si trovano una Sicilia da riorganizzare economicamente, culturalmente, politicamente e religiosamente.

      Il papato chiedeva un’immediata e totale ri-cristianizzazione della Sicilia ma Ruggero I tollerò (per quanto si possa parlare di tolleranza in pieno medioevo) i cristiani di rito greco e gli islamici senza forzarli alla conversione.

      Tuttavia dopo aver perso il dominio sull’isola, la grande maggioranza dei musulmani preferì lasciare la Sicilia ed emigrare in terre islamiche come il Maghreb e l’Iberia musulmana 18 19.

      Una preziosa testimonianza di questo grande esodo ci viene tramandata dal poeta Ibn-Hamdis che scelse la via dell’esilio così come anche al-Ballanubi ed al-Mazari.

      Quest’ultimo, nato a Mazara del Vallo ma che scelse la via dell’esilio in Ifriqiya, fu interpellato dai musulmani rimasti in Sicilia ad una fatwa (parere consultivo) per legittimare la loro permanenza nel dar al-harb (territorio non musulmano) siciliano.

      Ecco perché a compensare il calo demografico i nuovi sovrani favoriscono la ripopolazione di ampi territori dell’isola, fatto storico ingiustamente trascurato ma che invece avrà un effetto decisivo sulla formazione etnica del popolo siciliano. 20

      Ci furono notevoli immigrazioni di coloni provenienti dalla Langobardia Minore, soprattutto dalla Campania e dalla Puglia e di greci della Calabria che si insediarono soprattutto nella parte occidentale dell’isola. 21

      Seguirono coloni provenienti dalla Lombardia storica favoriti dal matrimonio tra Adelasia del Vasto e il gran conte Ruggero I, che ripopolarono interi territori della Sicilia centro-orientale. 22

      Oggigiorno esistono quattordici aree linguistiche alloglotte di origine gallo-italica in Sicilia, ma numerose tracce fonetiche e lessicali le troviamo in quasi quaranta centri abitati. 23

      Arrivarono anche coloni genovesi, pisani, veneti, fiorentini, alessandrini, lucchesi ed aliquote di provenzali, bretoni e normanni, questi ultimi principalmente ecclesiastici, nobili e soldati, venuti con i nuovi sovrani che ripopolarono diversi quartieri delle maggiori città 24 e che si integrarono con la popolazione cristiana già presente in Sicilia.

      Questi ebbero un ruolo fondamentale anche nella formazione culturale e linguistica del popolo siciliano. 25 26

      Infatti, contrariamente alla visione romantica che vorrebbe i nuovi sovrani come magnanimi, il periodo di tolleranza tra cristiani e musulmani fu purtroppo breve ed effimero e dalla descrizione del viaggiatore di Valencia Ibn Jubayr come quella di Romualdo Guarna, emerge invece di una comunità musulmana oramai in crisi ed in declino demografico.

      Le comunità musulmane sopravvissute furono gradualmente isolate ed allontanate da quelle cristiane 27 e fin troppo spesso prese di mira con delle vere e proprie persecuzioni che sistematicamente si trasformarono in stermini di massa come quello effettuato già nel 1092 contro la comunità islamica di Pantalica 28, con la deportazione degli abitanti di Butera in Calabria rimpiazzati da coloni lombardi 29, da Matteo Bonello e Ruggero Sclavo che con i loro eserciti si diedero alla caccia di musulmani. 30

      Cosicché le comunità musulmane preferirono abbandonare le città e scegliere se emigrare in Al-Andalus, nel Maghreb o rifugiarsi sui monti. 31

      Come infatti ci ricorda Ferdinando Maurici, la presenza islamica in Sicilia dopo i tumulti durante il regno di Guglielmo I era ormai concentrata sul territorio montano alle spalle di Palermo scendendo verso Agrigento. 32

      Oramai erano un corpo estraneo in un’isola prettamente occidentalizzata, talmente latinizzata che la dimostrazione più tangibile la possiamo vedere attraverso l’istituzione della scuola siciliana, primo fulcro di cultura italiana.

      La Sicilia, quindi, nel giro di poche generazioni si trasformò da terra di greci ortodossi, islamici e latini in un paese che era diventato il corollario d’Italia, un’Italia che Federico II voleva unire.

      Tuttavia la comunità islamica sopravvisse in autonomia (coniò persino moneta propria), fino allo scoppio della ribellione nei primi anni di reggenza di Federico II approfittando della giovane età del re svevo, controllando i territori di Jato, Entella, Corleone, Cinisi ed altri luoghi della diocesi di Monreale.

      Pertanto nel 1221 Federico II decise di ristabilire l’ordine nel suo regno ma la guerra si protrarrà per diversi anni e fu sanguinosa, tanto che il maestro Francesco Renda (e tanti altri autori) la definì senza mezzi termini una pulizia etnica. 33 34

      Ed infatti l’imperatore porta l’inquisizione in Sicilia nel 1224 con la costituzione dell’”Inconsutilem tunicam” e si pone l’obiettivo di “extreminare de insula Saracenos”.

      Ma non travisate: exterminare per fortuna vuol dire espellere e non sterminare.

      Nel 1222 l’esercito di Federico II espugna Jato e cattura l’emiro e capo dei ribelli Ibn Abbad con i figli facendoli impiccare in piazza.

      Tra il 1223 e il 1225 molti degli insorti si arrendono, vengono espulsi dall’isola e deportati in luoghi isolati e distanti dal mare sulla parte continentale del regno di Sicilia quali Lucera, Girifalco, Acerenza, Castelsaraceno, Stornara, Casal Monte Saraceno e Nocera. 35 36

      La ribellione si riaccese nel 1243 fino al 1246 quando di nuovo Jato ed Entella furono i centri principali di questi focolai di rivolta.

      Assediati, affamati e sul punto di capitolare i saraceni si arresero, furono tutti deportati a Lucera 37 e rimpiazzati da altri coloni lombardi fatti affluire direttamente dall’imperatore svevo che donò le terre di Corleone, 38 Scopello e forse di Vicari ad Oddone de Camerana.

      Si osservi che queste immigrazioni non finirono qui, ma la Sicilia fu oggetto successivamente di stanziamenti di pisani, 39 40 di ulteriori piccoli nuclei di lombardi a Palermo, 41 42 di mercanti catalani, di piccoli stanziamenti isolati di esuli greci e albanesi dopo la conquista ottomana dei Balcani e di zappatores provenienti dalla Liguria, dalla Calabria, dalla Spagna e da Malta. 43

      Oggigiorno anche le ricerche genetiche confermano che di puramente saraceno nei siciliani moderni non c’è pressoché nulla 44 e che gli abitanti dell’isola sono geneticamente una continuazione dell’Italia continentale e ben distinti dalle popolazioni del lato sud del Mediterraneo e dell’Arabia. 45 46 47

    12. Mi sembra di capire che quella di Hhh è una tesi, più che un commento; lo deduco soprattutto dalla precisione su fatti e date, e l’impostazione. O si tratta di uno studioso che usa uno pseudonimo ?
      Analisi storica lucida, precisa, obiettiva; esaustiva nonostante i limiti dello spazio consentito in un sito web.
      Interessante anche l’accenno finale all’estraneità genetica, che conferma l’assenza di legame nel corso dei millenni prima dell’invasione violenta degli arabi (abusivi), e soprattutto che non ci fu promiscuità, matrimoni misti, e che furono tutti cacciati nel 1246, per fortuna nostra…

    13. … nemmeno Rosalio esisterebbe 😀 se non fossero venuti i normanni e poi gli svevi; ancor meno tutte le belle fanciulle siciliani godrebbero del giusto sviluppo socio-culturale

    14. fanciulle siciliane

    15. È impresa ardua seguire la narrazione di Hhh.
      Aiuterebbe uno schema,con datazioni e legenda.Titoli e separazione dei periodi storici.Citazione delle fonti
      Così sfido a trovare uno che legge da cima a fondo .E ci capisce qualcosa.

    16. A prescindere dalla breve, ma precisa cronistoria di Gigi e Hhh, sentenziare la nostra appartenenza alla sfera saracena per trarne un filo conduttore con le attuali contraddizioni (alcune discutibili) è forzato, stentato.

    17. Annibale, premesso che apprezzo spesso i tuoi commenti, esaustivi anche se sintetici, ti chiedo, perché non mi è chiaro, di specificare: per trarne un filo conduttore con le attuali contraddizioni (alcune discutibili) è forzato, stentato… Chi lo trae ?
      Semplicemente vorrei essere certo che non fraintendo

    18. Parlo dell’autore. Quello che siamo oggi nulla ha a che fare con la Palermo saracena.

    19. Grazie per la risposta Annibale.
      In realtà è strano questo meccanismo. Negli ultimi 3 millenni tutti i popoli che sono stati in Sicilia hanno lasciato ricchezze ed eredità culturali, tranne la parentesi araba che a fronte di alcune novità (comunque nate altrove, per esempio gli agrumi India e Cina; i numeri India, i qanat Persia e diffusi fino in Cina, le spezie da ovunque) sterminarono la popolazione indigena, operarono distruzione, e quasi una sostituzione etnica, e tutte le malefatte scritte sopra, pertanto si tramanda ancora un luogo comune inventato, millantato.

    20. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Sicilia_islamica
      .
      Chi desidera inquadrare correttamente le varie dominazioni in Sicilia,visiti questo link.
      Dopodiché tutto sarà ben chiaro.

    21. KKK,
      è lodevole il tuo contributo, ma non ci dice NIENTE di nuovo, tranne che tu non legga attentamente quello che abbiamo scritto, altrimenti te ne saresti accorto.
      I link che hai postato, (wikipedia: volenterosi utenti, spesso) o ripetono le stesse cose che ha scritto Hhh, e in parte io, o ripetono i soliti LUOGHI COMUNI tramandati.
      i qanat, vero, ma sono di origine persiana e si erano diffusi fino in Cina. Gli agrumi India e Cina.
      La Sicilia bizantina era il granaio del mondo che allora commerciava. Era ricca in tante altre coltivazioni * . gli arabi cambiarono il metodo di irrigazione esistente, distrussero il paesaggio e molte coltivazioni esistenti (anche per portarsi il legno in nord Africa), insomma cambiarono a loro uso e consumo, ma l’agricoltura ESISTEVA.
      Urbanistica: la maggior parte delle volte eliminarono giardini, per esempio la Kalsa cittadella fortificata per isolarsi dai cristiani “impuri”, come gli altri quartieri che DELIMITARONO. Di arabo, costruzioni arabe, non c’è niente DETTO E RIPETUTO CENTO VOLTE. OK ?
      Tranne un bagno a Cefalà (preesistente, si presume dai tempi romani, da loro modificato), il castello della Zisa, ma che è un CAPRICCIO costruito dai normanni (che impiegarono architetti orientali).

    22. Per obiettività, i bizantini non furono solo gentili e amati. MA…
      “Da un punto di vista economico le colture principali erano il grano, la vite, l’olivo e i legumi. Si praticava l’allevamento di bovini, ovini, suini, cavalli, asini e animali da cortile. La presenza di boschi permise di utilizzare il legno per combustibile, materiali per costruire utensili, armi, case, navi da trasporto e da guerra. C’era anche una fiorente attività artigianale, soprattutto di gioielli e stoffe pregiate.

      Durante la dominazione bizantina la ricca Sicilia dovette comunque subire una pesante tassazione che impoverì la popolazione; Papa Gregorio Magno in una lettera del 595 destinata all’Imperatrice Costantina si lamenta proprio di questo.

      “La Sicilia, che aveva aiutato e accolto con favore i Bizantini, fu sottoposta ad un duro fiscalismo che portò a periodiche ribellioni. I cittadini si distinguevano in tre ordini: clero, honorati o possessores e plebe. Grande importanza amministrativa e politica ebbe la Chiesa, padrona di numerosi estesi latifondi, coltivati da uomini semiliberi o schiavi, fonte di cospicue rendite. Il quadro dei popoli, religioni e lingue era molto vario. Accanto agli antichi Siciliani troviamo i Latini, Bizantini, Greci ed Ebrei, nonché schiavi provenienti da molti luoghi”.
      Ieri e oggi, Sicilia. Storia cultura problemi, Giovanni Cucinotta, Luigi Pellegrini editore

    23. Premesso che nessuno di noi era presente negli anni della invasione islamica della Sicilia,
      ho dato 3 link se non altro per mostrare come vanno presentate determinate notizie per sperare che siano facilmente comprese dai lettori.Inoltre proprio in virtù della mia premessa e’ bene citare le fonti.
      Se la fonte e’ opera di uno che è vissuto secoli successivi al periodo storico preso in esame,e’ bene che anche costui citi le fonti da cui attinge la sua narrazione.In assenza di quanto sopra si può tentare di valutare una civiltà sulla base dei monumenti edificati ,ed altri elementi.A Palermo sono tanti i monumenti che risalgono al periodo della dominazione islamica.Ogni civiltà lascia il suo segno.Ma non riguarda solo i monumenti.Le donne siciliane ,di colorito olivastro,di statura medio bassa e con i fianchi possenti,nere di capelli,da dove provengono?
      In sostanza voglio dire che la Palermo di oggi ha tanti legami con il passato.Probabilmente anche nel lessico.
      Se si approfondisce il dialetto siciliano,si scopre che ci sono vocaboli di provenienza araba.
      Questo e il mio pensiero.

    24. premesso che non capisci un tubo quando leggi, perché nell’articolo di Hhh sono citate le fonti (v. link ) che a loro volta hanno fatto ricerche.
      Mi sembri colui che spara una caz…ata e se la gira per cadere aggritta.
      Ti affossi sempre più.
      Il castello di Cefalà non ha niente a che vedere con gli arabi, come le origini della stessa cittadina né il nome (greco). il bagno preesistente (epoca romana) è stato solo modificato dagli arabi.
      http://www.icastelli.it/castle-1234885878-castello_di_cefala-it.php (cliccare a “storia”)
      E’ stato scritto TANTE volte che gli arabi furono tutti cacciati nel 1246 e non si hanno notizie di matrimoni misti, non si mischiavano con gli indigeni, e anche se ne ne fosse stato qualcuno fuori dalle abitudini, furono tutti cacciati quindi non ci fu continuità, capisci o sei totalmente stualitu ?
      E’ stato anche ripetuto che i monumenti furono costruiti dai normanni, solo uno fuori di testa potrebbe affermare che furono costruiti durante la dominazione araba; il dominio arabo era finito, restavano arabi (circa la metà erano partiti altrove) ed erano servi, contadini, pochi privilegiati, finché non furono definitivamente cacciati (1246)
      Postare foto di donne arabe pretendendo legame genetico con le donne siciliane è SOLO DELIRIO.
      E’ vero che nella lingua siciliana ci sono 5% di parole di origine araba, ma perché sono rimasti nomi di luoghi o oggetti allora chiamati in quel modo (Kalsa per esempio) e non sono stati cambiati, ma questo non influisce per nessun motivo su genetica ed eredità, è un elemento secondario. Molto più presenti greco, francese, spagnolo.
      Ora mi hai stancato. Chiudo qui.

    25. Kkk l’articolo che ho postato ha citato diverse fonti e diversi libri, dovresti leggerlo bene nel link originale che trovi sopra.

    26. Ma si,chiudi che è meglio.
      Il post si propone in maniera formalmente confusa per sperare di essere seguito e capito.
      Mentre su Wikipedia la materia e’ trattata in modo organico,organizzato,che agevola la collocazione di fatti e situazioni di quel periodo storico.Non si può liquidare nelle poche righe di un blog il giudizio critico di un monumento.Pertanto il castello di Cefala Diana,portato solo come esempio di architettura arabo normanna,
      avrà pure una ragione per cui qualcuno lo definisce arabo normanno,
      Non arabo
      Non normanno
      Si arabo normanno ?
      Agli studiosi l’ardua sentenza.
      Comunque io a quei tempi non c’ero,
      quindi nenti sacciu!

    27. Caro Hhh
      quando parlo di post,parlo dell’Autore ,cioè di Barcellona.
      Il tuo commento e’ troppo prolisso per essere seguito.
      Saluti

    28. correggo… questo kkk mi ha infastidito e non ho scritto la frase completa… “nella toponomastica e in qualche alimento e una decina di cognomi”, si si legge in varie fonti di circa 50 parole ( % è un refuso da incazz…mento 😀 )

    29. lo chiamano arabo-normanno perché sono ignoranti come te… un castello costruito nel XIII sec.
      Come siete ignoranti a dire periodo arabo-normanno; è una menzogna storica, sono due periodi diversi, civiltà totalmente diverse.
      Una volta ho conosciuto un ignorantone come voi che dite arabo-normanno: ad ogni riferimento letterario, lui per non passare per ignorante, che si trattasse di Baudelaire, Victor Hugo, o Verlaine, interveniva esclamando “ah, c’est Molière !”; tutto era Molière per lui. Se non capisci fattelo spiegare…

    30. mi sto chiedendo se questo kkk se non è l’utente multinlck… l’amico del signor David da Londra

    31. Lo scritto sopra sarà pure prolisso ma tratta i temi con attenzione e citando/usando varie fonti.

    32. Hhh, questo buontempone che si firma con il nick Kkk, e ricorda un noto multinick
      non solo non capisce quello che legge, e ripete come un fesso tutte le corbellerie degli ignoranti, ma è pure bugiardo. Dice che si riferiva all’autore di questo npost, invece ha scritto il seguente commento:
      Kkk
      10 ottobre 2015 alle 19:31
      È impresa ardua seguire la narrazione di Hhh.
      Aiuterebbe uno schema,con datazioni e legenda.Titoli e separazione dei periodi storici.Citazione delle fonti
      Così sfido a trovare uno che legge da cima a fondo .E ci capisce qualcosa.

    33. Signor Gigi
      Lei ha ragione.Sia il post,sia quel commento,risultano astrusi da seguire.
      I suoi commenti di contro sono allineati,e…scoperti.

    34. Notte.Pace e quiete.

    35. Vi invito a essere rispettosi nei confronti degli altri commentatori. Grazie.

    36. L’articolo di Hhh è di facile comprensione, diciamo a partire dai ragazzini della terza media.
      Chi non lo capisce è di livello inferiore.
      Soluzione: evita di scrivere corbellerie e mostrarti ignorante e con difficoltà di comprendonio, invece di commentare questo tipo di post dovresti andare a commentare nelle pagine del grande fratello e simili.

    37. Mi capita ogni tanto di riflettere su cosa passa per la testa di un seme di zucca mentre sta racchiuso dentro una zucca integra,forse considererà universo quello costituito dai suoi consimili,gli altri semi della medesima zucca.Non osa e non può immaginare cosa c’è oltre la corteccia.

    38. Caro il mio seme di zucca
      Digiti monumenti arabi e google ti offre il castello di Cefala Diana
      Definito arabo normanno.
      Non ho elementi per metterlo in discussione,ne voglia.
      Io a quei tempi non c’ero,e quindi nenti sacciu.
      Confesso la mia ignoranza,su questo castello.
      Potrei parlare delle linee del Tram,che vedo avanzare sotto i miei occhi.
      Non so se ho reso l’idea.

    39. Rosalio quando il tuo intervento che invita a moderare i termini e chiarisce che non siamo in una chat?!?!?

    40. Zibibbo
      Lascia che i lettori rileggano e verifichino chi ha iniziato ad usare aggettivi offensivi.
      Il solito Gigi.

    41. Rimetto il link da Palermo today
      .
      https://www.facebook.com/PalermoToday/photos/a.146697965421953.33357.115632155195201/886287394796336/?type=3&theater
      .
      C’è’ scritto castello arabo normanno.
      .
      Quindi il seme si deve riposizionare,e rivolgersi ad altri.
      È con questo,chiudo.

    42. loro sono ignoranti e se tu condividi il loro link lo sei altrettanto, anzi peggio, perché se verifichi la data di costruzione capisci che è un falso.
      Come dovevi capire che hai scritto un falso quando hai affermato che i monumenti costruiti dai NORMANNI a partire dal 1131 lo furono nel periodo islamico che invece era finito 60 anni prima

    43. I link sono non affidabili?
      Lo stesso vale per le citazioni bibliografiche.
      Solo un seme ammuffito non lo capisce!

    44. Evidentemente non mi spiego. Ho rimosso diversi commenti che violavano la policy dei commenti e non tenevano conto del mio richiamo e altrettanto farò se continuerete a essere irrispettosi nei confronti degli altri commentatori e “chattanti”.

    45. INIZIA A PAGINA 5 del documento DA PAGINA 22 PER UNA VENTINA DI PAGINE I PEGGIORI ORRORI
      imposizioni da tarati, usurpatori, teste mozzate, per invadere un popolo che era per i fatti suoi e imporre la loro religione. Il loro grande vanto era una moschea che conteneva fino a 7000 persone; non era altro che l’attuale cattedrale di Palermo sottratta ai cristiani, come le altre moschee delle quali si vantavano (non vedo cambiamenti, ora dopo oltre mille anni)
      http://www.trapaninostra.it/libri/Alberto_Costantino/Gli_Arabi_in_Sicilia/Gli_Arabi_in_Sicilia.pdf
      NOTARE LE FONTI
      NON SONO BUONTEMPONI COME MOLTI COMMENTATORI NEL WEB

    46. INTERESSANTI INTERVISTE INCROCIATE tra storici (due) e …
      http://www.amiciziafraipopoli.org/repubblica-storiarenda.htm

    47. DEMISTIFICARE I LUOGHI COMUNI
      un dovere
      chi non lo capisce LO COMPATIAMO, i malevoli li ignoriamo (con disprezzo)
      http://www.siciliainformazioni.com/144323/la-sicilia-araba-tollerante-ecco-cosa-insegna-la-storia

    48. PER CHI NON HA LA CURIOSITÀ INTELLETTUALE DI INFORMARSI COPIO UNO DEI DOCUMENTI CHE HO LINKATO, dello storico Pasquale Hamel.
      Il signor Hamel qui (per questione di spazio, suppongo) non elenca tutti gli stermini compiuti dagli arabi (scrive di quello di Siracusa), non accenna alla distruzione del territorio che però dettaglia in altri suoi documenti… gli stermini commessi a Palermo e in altre città furono altrettanto atroci… per invadere e imporre, lo specifico…
      ” Da tempo, anche se con risultati non troppo esaltanti, tento di far fare opera di corretta informazione storica denunciando molti luoghi comuni, e sono proprio tanti, che continuano a circolare sulle vicende della nostra terra. Fra questi, forse uno di quelli più accreditati per una parvenza di alone di scientificità che un’Accademia (spesso faziosa) gli ha regalato, è sicuramente quello della persistenza di una Sicilia araba che, almeno come se ne parla, non è mai esistita. Sembra paradossale quanto affermo, ma se si fa mente locale al periodo di presenza degli arabi in Sicilia, il paradosso si ridimensiona vistosamente.
      E’ a conoscenza di tutti che gli islamici sbarcarono in Sicilia nell’827 d.c. e che conclusero la loro storia nell’Isola nel 1091 quando la città di Noto, ultimo loro baluardo fu conquistata dai Normanni. Dunque, all’apparenza, per circa 250 anni l’Isola, come scrivono molti, è stata sotto la dominazione araba. Duecentocinquant’anni, se fossero tali, costituiscono un periodo sufficientemente lungo per segnare in modo indelebile le culture, e avrebbero dunque ragione coloro che parlano di Sicilia araba. Ma facendo mente locale su questo lungo periodo ci si accorge che, in realtà, esso va notevolmente accorciato. Basterebbe ricordare che la la Sicilia viene totalmente sottomessa solo nel 961, quando cade Rometta, ultima roccaforte bizantina. È evidente allora che quei 250 anni debbono essere sforbiciati di almeno 100 anni. Se poi si riflette sul fatto che già nel 1038 i bizantini, al comando di Maniace, avevano riconquistato gran parte della Sicilia orientale e che, se non fossero intervenute lotte interne nella capitale dell’impero d’oriente, avrebbero certamente scacciato gli islamici dall’Isola, il radicamento arabo subisce un ulteriore indebolimento.
      Ma, al di là dell’arido calcolo matematico degli anni, la realtà vera è che la conquista araba non fu una passeggiata. Le popolazioni indigene, contrariamente alle vulgate correnti, non si sottomisero senza combattere e la resistenza, anche di carattere culturale, fu notevole. La Sicilia orientale – nonostante i massacri di cui si resero responsabili i conquistatori, basti per tutti ricordare la conquista di Siracusa il cui esito doloroso fu lo sterminio di cinquemila persone, bambini compresi, e la riduzione in schiavitù di migliaia di uomini e donne – oppose resistenza ai violenti processi di acculturazione messi in atto dai nuovi padroni, tanto che in quelle terre l’Islam non solo non attecchì ma, addirittura, ci fu una vera e propria reazione al proselitismo favorito dalle disposizioni dei governanti. Per questa ragione si può affermare che sia il Val Demone che in gran parte il Val di Noto rimasero culturalmente bizantini. A favore della resistenza giocò la quasi contiguità territoriale con i territori su cui si estendeva la sovranità dell’impero d’Oriente da dove arrivavano aiuti materiali e sostegni morali per le popolazioni cristiane.
      Diversa la situazione del Val di Mazara, a cominciare dalla sua capitale Balarm, che subì un forte processo di acculturazione imposto dai nuovi padroni e consolidato dalle forti correnti migratorie provenienti dal Nord Africa. Il proselitismo religioso, peraltro, trovò uno strumento prezioso nell’applicazione dell’ del califfo Omar, che prescriveva forti restrizioni alla pratica dei culti non islamici, che imponeva una pesante tassa di capitazione per i non musulmani e che dettava pesanti discriminazioni a carico di coloro che, pur “gente del libro”, non avevano abiurato la fede cristiana o giudaica per accogliere quella coranica. Tali costrizioni furono decisive perché moltissimi cristiani del Vallo abbracciassero l’islamismo (nella foto sopra, il castello araba di Salemi).
      Inutile dire poi che quella Sicilia araba, di cui abbiamo detto, fu ben presto spazzata via prima dalla latinizzazione soft che avviarono i Normanni e poi da quella violenta, si può a buon diritto parlare di pulizia etnica, che attuarono gli Svevi e Federico II in modo particolare. Ma allora in che termini si parla ancora di Sicilia araba?
      La domanda meriterebbe una risposta articolata che implicherebbe la opportunità di un approfondito saggio; qui invece ne diamo una breve pennellata. Anche se non lungo, indubbiamente il passaggio di questa cultura ci fu e lasciò qualche eredità, anche se questa eredità bisognerebbe ridenominarla, utilizzando il termine orientale piuttosto che quello divulgato di araba. Tracce notevoli si riscontrano nell’onomastica ed in certe tradizioni culturali. Tracce, anche se non molto rilevante, vi sono in evidenze architettoniche. Ma tutto questo non va esagerato come appunto è stato fatto a spese, ad esempio, di una Sicilia bizantina che ha lasciato nella cultura, nel paesaggio agrario e nelle tradizioni segni ben più profondi. Fa specie, ad esempio, vedere indicare come espressioni della cultura araba evidenze bizantine o sentire qualcuno richiamare, senza alcun fondamento, fra le etnie originarie dei siciliani quelle arabe.
      Quella dominazione araba, che ripeto sarebbe meglio chiamarla orientale, possiamo considerarla, a nostro avviso, una parentesi, importante sì, ma certamente non decisiva e, soprattutto, sicuramente meno importante di attenzione rispetto ad altri momenti della storia culturale siciliana “.

    49. Ognuno dica la sua, a me il revisionismo storico orientato politicamente a denigrare il mondo dell’Islam compresi i periodi belli e le cose buone non mi piace. Per non parlare degli storici menzogneri, di quelli che si accorgono e ci spiegano le cose accadute duemila anni fa e non riescono a vedere ciò che gli capita sotto il naso ora. Ognuno dica la sua dicevo.

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