domenica 28 mag
  • “Sant’Onofrio pilusu…”

    «Sant’Onofrio pilusu tuttu amabile e amurusu, pi li vostri santi pila fatimi truvari sti vinti euro ri cca a stasira», camminava avanti e indietro per il corridoio recitando la preghiera di Sant’Onfrio, «quella che fa trovare le cose perdute» diceva lei. «Ma unni ‘i misi?», la preghiera, che bisogna ripetere tre volte, era intervallata da questa domanda fatta a se stessa. Si passava le mani tra i capelli tutti bianchi, neanche la permanente si faceva più, e non si dava pace, lei, che aveva sempre la situazione sotto controllo, quando perdeva qualcosa il suo cervello deragliava dai binari e non c’erano altri pensieri se non: «Ma unni ‘i misi?«. Sarebbe potuta rimanere con questo pensiero per giorni. «Nonnì stai tranquilla, ora li troviamo», dicevo per tranquillizzarla, ma neanche mi ascoltava tanto era concentrata a ricostuire la scena dell’ultima volta che ricordava di averli avuti in mano quei soldi, la scena madre. «Va rispunni o telefono», mi disse con tono perentorio, ma c’è caldo e a me mi siddia da morire alzarmi e la guardo sfatta, «amunì ca sarà to’ matri, avrà finito di lavorare. Doveva fare una ceretta alla signora Amato». Scendo il piede dalla sedia con rassegnazione e cerco svogliatamente la tappina mentre provo l’ultima carta della lagnusia: «C’è caldo nonna, avrò la pressione bassissima», e la guardo con l’occhio piatuso, «Susiti ca aiu ‘i rulura e ‘un mi pozzu muoviri”». Rispondo: «Pronto». «Ale, la nonna vuole preso il pane?», dice mia madre dall’altro capo della cornetta, «nonna vuoi preso pane?» urlo a mia nonna. «Sì, un pizziato» risponde lei dalla cucina. «Sì, un pizziato» dico al telefono, «Ale vai al panificio e glielo vai a prendere tu prima che chiude, oggi è mercoledì e fanno mezz’orario e io sto finendo di fare una ceretta». Mi parte un embolo e divento paonazza, ma com’è possibile che alla fine ci vado sotto sempre io? «Lo sapevo io, – urlo a mia madre – la nonna prega i peli di Sant’Onofrio e tu li scippi i peli, per forza ci deve essere qualcosa che non va in questa famiglia!» e mi chiude il telefono in faccia.

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  • 2 commenti a ““Sant’Onofrio pilusu…””

    1. Sant’Onofrio ,è vero miracoloso

    2. Quando smarrisco qualche cosa é non mi riesce trovarla io mi affido a Santo Sofrio Piluso dicendo una razione per tre volte di sequito (di solito neanche la riesco a dirla per la terza vota perché già l’ho trovata).
      La razione é questa:
      SANTO NOFRIO PILUSO VUI CHI SITI VENTURUSU STA RAZIA MA VITI A FARE STA (penna, chiave, oggetto che sia) MA VITI A FARE TRUVARE.
      Se detta con devozione é l’ oggetto c’e nelle vicinanze state tranquilli che funziona.

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