martedì 25 lug
  • Ricostruiamo il nostro amor proprio

    Spesso accettiamo il degrado, perché non abbiamo l’intelligenza, l’ingegno, la fantasia di immaginare un mondo diverso da quello che ci troviamo attorno. Chi come me ama viaggiare sa che la differenza è solo nella volontà che le persone esprimono nei contesti nei quali vivono, trasformandoli ed adattandoli alla loro sensibilità.
    Città rase al suolo dalla seconda guerra mondiale: Rotterdam, Berlino, Lipsia, sono rinate con lo sforzo dei propri abitanti esattamente come la nostra Palermo mostra tutte le ferite della sua recente e drammatica storia, seconda guerra mondiale inclusa. Palermo oggi nasconde la sua bellezza sotto la coltre di cemento del sacco di Palermo, sotto l’immondizia che produciamo e non sappiamo gestire, sotto l’incuria, il traffico, la nostra diffusa mediocrità.
    Due architetti, Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, lanciano una proposta, che ad un osservatore superficiale potrebbe risultare anacronistica ed irragionevole. Ricostruire Villa Deliella, una villa che si affacciava su piazza Croci, e che fu distrutta in una notte del ’59 in pieno sacco di Palermo, per una speculazione talmente arrogante che neanche nella Palermo di quegli anni poté avere seguito.
    Perché ricostruire la Villa e non costruirvi un parcheggio? Già immagino l’obiezione dei pragmatici di turno.
    La distruzione di Villa Deliella fu una ferita talmente violenta che è parte del mio immaginario, seppure nato oltre dieci anni dopo, oggetto di narrazione nella mia infanzia, un modo come un altro usato per spiegarmi cosa fosse e come si rappresentasse la Mafia nella nostra città.
    Dietro questo scempio culturale prima ancora che urbanistico sono i nomi che avremmo imparato negli anni seguenti, hanno rappresentato la sintesi tra potere mafioso e politico a Palermo ed in Italia. Per dirla in una parola: feccia.
    Eppure quella feccia ha determinato l’assetto urbanistico di Palermo, che è oggi così perché così è stato deciso in quegli anni da quelle persone.
    Ricostruire Villa Deliella è un atto simbolico di grande importanza. Già l’idea che possa prendere la forma di una proposta così concreta è un atto importante in una città abituata a lasciarsi vivere. La ricostruzione potrebbe rappresentare la capacità della nostra città di rispondere ad un atto di violenza con un gesto non violento: ostinato e contrario. Sarebbe un simbolo, al centro della città, di una battaglia contro la cultura mafiosa, fatta di azione e non più di parole. Le parole dell’antimafia infatti, e io penso finalmente, sono state spente dallo schifo degli ultimi anni, fino al recente scandalo che riguarda la gestione dei beni confiscati. Il dato è chiaro: non possiamo più delegare le nostre battaglie di civiltà.
    Ricostruire Villa Deliella è un atto concreto, simbolico ma al contempo pratico, che può essere portato a compimento solo come determinazione di una comunità. È un sogno impossibile ed inutile. Solo riscoprendo lo stesso spirito che spinse i nostri avi a costruire un teatro inutile ed al di sopra delle loro possibilità (il Teatro Massimo), possiamo dare forma a questa idea così in controtendenza nella apatica città che siamo diventati. Alzarci oltre la mediocrità di questo cinquantennio fatto di proclami, sedicenti primavere e di salvatori della patria, di tram cool e geniali, necessita azioni al di sopra delle nostre possibilità. Come comunità abbiamo l’opportunità di andare oltre i nostri tanti limiti. Effettivamente avremmo bisogno di un parcheggio in centro città. Ma più ancora abbiamo bisogno di un gesto elegante che cancelli via la mediocrità nella quale viviamo e dalla quale siamo governati.
    La ricostruzione di Villa Deliella, ha molto il sapore della rivincita della città, la sensazione che possiamo determinare lo spazio urbano attorno a noi: il luogo dove viviamo racconta molto di quello che siamo. Sarebbe solo un gesto simbolico in una città devastata. E come tale ancora più prezioso. Perché potrebbe dare forma alla speranza che qualcosa si può ancora fare a Palermo e per Palermo. Sarebbe riscrivere un pezzo della nostra storia più amara, quella che ha segnato la fine dell’amore per il bello a Palermo.
    Sarebbe non un monumento al passato ma un monumento al futuro ed alla speranza. Sarebbe, se vogliamo, il monumento da indicare ogni qualvolta qualcuno pronuncia la fatidica domanda, dopo avere saputo che sei di Palermo, quella domanda che tutti ci siamo sentiti porre nella vita e che odiamo: Palermo? Mafioso?
    Sarebbe uno scatto di dignità e di orgoglio, sarebbe il gesto di una città nella quale mi piacerebbe vivere. Nel momento in cui un gesto simbolico verrà prima della contabilità quotidiana, del parcheggio di cui c’è indiscutibilmente bisogno, prima della auto-commiserazione e del compiacimento per il degrado e la desolazione, vorrà dire che avremo recuperato almeno un po’ del nostro amor proprio.
    Il modo in cui sapremo rispondere ad una proposta bella e visionaria dirà in futuro cosa siamo stati adesso. Possiamo decidere cosa indicheremo al centro città ai turisti ed anche ai nostri figli, in risposta alle loro legittime domande, se un parcheggio utile e comodo, o una inutile Villa ricostruita con determinazione ed amor proprio.

    Palermo
  • 33 commenti a “Ricostruiamo il nostro amor proprio”

    1. caro giovanni, con grande riguardamento, ma: vogliamo il tram! per i nostri figli e neonati. per i nostri cuori caldi.

    2. Capisco il senso della proposta e in parte lo condivido. Di demolizioni oltraggiose, insensate, vergognose ad opera di politiche mafiose e belliche Palermo ne ha subite in quantità e si potrebbe ricostruire tutto (https://laguilla.wordpress.com/ville-non-piu-esitenti-di-via-liberta/), al centro come nelle periferie. Il presente, però, caratterizzato dall’involuzione sociale e dalla distruzione ambientale dovuta all’antropizzazione, ci chiama invece a scelte diverse, alla deantropizzazione, alla decostruzione, alla riqualificazione attraverso la restituzione alla natura di ciò che le abbiamo sottratto. E le abbiamo sottratto anche noi stessi. Ci siamo privati della nostra stessa essenza. Nel presente-futuro che immagino per Palermo ci sono spazi comuni, parchi, giardini, alberi ovunque, al posto degli orribili palazzi, al posto dei fiumi di asfalto, al posto delle tonnellate di asfissiante cemento e degli ingorghi di scatole di metallo. La cultura mafiosa, per quanto siano importanti, non si sconfigge coi simboli – la cui costruzione magari, per ironia della sorte o per mala politica, viene data in appalto proprio a ditte mafiose; e inoltre di simboli morenti e abbandonati la città è piena -, ma ricostruendo le relazioni sociali, ricostruendo un senso di comunità che solo la partecipazione attiva al bene del proprio territorio può restituire. Una partecipazione attiva che può mantenersi nel tempo solo se legata alla vita quotidiana, e cioè attraverso un confronto collettivo sui sentimenti comuni, sui sogni, i bisogni e le visioni di ognuno che diventano condivisi e quindi tradotti sul territorio e vissuti collettivamente. È necessario recuperare la conoscenza della nostra storia, spesso trasfigurata e dimenticata, soprattutto per quanto riguarda l’Unità d’Italia, perché lì c’è una ferita enorme, putrescente, che sta logorando la carne viva di quello che è stato un grande popolo con una grande cultura. Abbiamo bisogno di ricordare chi eravamo e decidere chi vogliamo essere. Poi potremo erigere simboli, o forse non ne avremo bisogno, perché le nostre vite saranno esse stesse simbolo di un popolo evoluto, e la città ne sarà espressione organica e vitale.

    3. @uwe, ma il tram c’è già 🙂

    4. Ricostruire l’amor proprio attraverso i feticci… gran cosa

    5. Coloro i quali volessero sperimentare l’inconsistenza delle ragioni di questa operazione può provare a sostituire “Villa deliella” con “bliblioteca pubblica” o “centro culturale” o “scuola di ballo latinoamericano” o quello che vi pare.
      Il testo funziona comunque.
      proviamo con una frase a caso
      “La costruzione del nuovo centro anziani (*ricostruzione di Villa Deliella), ha molto il sapore della rivincita della città, la sensazione che possiamo determinare lo spazio urbano attorno a noi: il luogo dove viviamo racconta molto di quello che siamo. Sarebbe solo un gesto simbolico in una città devastata.”
      riproviamo
      “La costruzione della nuova biblioteca (*Ricostruire Villa Deliella) è un atto concreto, simbolico ma al contempo pratico, che può essere portato a compimento solo come determinazione di una comunità.”
      proviamone una più estrema
      “Andare in giro in mutande (*Ricostruire Villa Deliella) è un atto simbolico di grande importanza. Già l’idea che possa prendere la forma di una proposta così concreta è un atto importante in una città abituata a lasciarsi vivere.”
      Provateci, è divertentissimo! Potrete usare queste frasi in qualsiasi vostro discorso e varranno comunque!
      un saluto

    6. @noemi, personalmente credo che l’apertura di un dibattito in città su temi diversi dallo stadio e dalle speranze del Palermo di andare in A sia già un risultato. se poi invece di villa deliella al posto del parcheggio si farà un parco tanto meglio. Non è quello il punto, il punto è dare per scontato e non sovvertibile il dato che vi sia uno squallido autolavaggio nel cuore della città dove prima aveva luogo uno stabile progettato dal più grande architetto della città.

    7. @g.f., il testo è scontato e banale, ma era un dito che indicava un problema, una ipotesi, un progetto. Forse anche questo banale. Non so perché amo confrontarmi sui temi. Il fatto che tu abbia visto il dito nella sua banalità e non sia stato in grado di esprimere un parere nel merito della questione (per quanto banale essa sia ai tuoi occhi) mi lascia comprendere una delle possibili ragioni per le quali possa esserci ancora questo scempio in città. Non dico che è colpa tua, ma certamente fai parte di quella cornice che in qualche modo occorre superare, se vogliamo a provare a vivere in una città migliore e diversa..
      Un saluto a te

    8. imho ce ne vorrebbero di più di iniziative del genere perchè a forza di dare segnali qualcosa si potrebbe pure smuovere e il tentativo non può che fare bene alla città.

    9. Ti sbagli caro Giovanni,
      Il confronto sussiste quando esistono almeno due idee, se ciò che si propone non è un idea, bensì la solita manfrina dei palermitani medi che chiedono riscatti, simboli e martiri, tutte scuse buone per procrastinare sulle faccende concrete.
      Personalmente ho ricercato e mi sono dibattuto sul tema specifico ben prima che fosse di moda farlo, prima di tutti questi hash tag. Ho pure seguito una tesi di progetto su quella lacuna. E prima di me ce ne sono stati altri.
      I motivi della stasi sono altri, e vanno ricercati proprio in chi aspetta simboli e martiri, a chi non ha il coraggio di perseguire una scelta matura.

    10. Mai vista questa villa. La fotografia rende un edificio bello e garbato che è appartenuto a qualcuno che lo abitava con continuità o saltuariamente.
      Ricostruirla come simbolo? Perché no? Ma andando sul pratico: per farne cosa? E soprattutto chi o quale ente potrebbe mettere i soldi per questa operazione? E una volta costruita chi la gestirebbe, chi ne curerebbe la manutenzione?
      A Palermo la situazione è tale che non si dovrebbe costruire più alcun edificio. Ci sono già molti più vani di quanti non servano ad una popolazione che invecchia, muore, non fa figli o che scappa. Oggi si dovrebbe solo abbattere e ripristinare a verde, non aiole con fiorellini ma piccoli boschi cittadini con costi di gestione molto contenuti, pochissima manutenzione e restauro perpetuo garantito da Madre Natura. Avete idea di quante catapecchie decandenti, ripugnanti e assolutamente vuote ci siano? Centro storico, periferia, lungomare…solo l’imbarazzo della scelta e nessuna famiglia da sfrattare dunque niente drammi.

    11. g.f. continuo a non capire quale è la tua posizione. non riconosci la dignità di proposta all’iniziativa dei due architetti, ma tu che proponi? a parte sbeffeggiare le proposte ed i punti di vista di altri?
      Qualche anno fa proprio su questo blog la proposta di aprire un parco in un’area abbandonata e sotto gli occhi di tutti. Avevano studiato e proposto la cosa in tanti, nessuno si era messo in AZIONE. Una parola così distante dal nostro DNA. Alcuni volenterosi diedero seguito a quella visione, che oggi dà alla città parco Uditore, che rende la città migliore di ieri, ma a ben guardare non era la priorità della città.
      A proposito qual’è la priorità della città dal tuo punto di vista non l’ho capito.
      Il mio spunto è nella direzione opposta ai martiri ed ai simboli, infatti ipotizzo il progetto come un progetto condiviso della collettività. Io parlo di AZIONE non di simboli e chiacchiere.
      I soldi per rispondere a Sandro ci sono questo è il tipico progetto da Po-fesr, considerando che quest’anno restituiremo 1,4 miliardi di euro, sai quante se ne ricostruivano di Ville Deliella al costo dei 5 milioni stimati? Ti aiuto 280 milioni. Comunque non sono soldi che andranno persi, serviranno a finaziare proposte ed iniziative di città Irlandesi e spagnole più operative della nostra.
      E comunque il tema è un altro, io mi schiero sempre a favore di chi propone qualosa all’immobilismo slavato che tuo malgrado e forse inconsapevolmente rappresenti, vogliamo parlare d’altro oltre il traffico e la munnizza? oppure sono solo questi i temi della maturità?

    12. La mia posizione rispetto a cosa fare dell’area l’ho argomentata in altri luoghi, e sarebbe fuoriluogo esporre altre proposte in calce a un alrticolo. Qua, a commento dell’iniziativa, posso dire che chi ha proposto l’orrore della ricostruzione ha argomenti che cavalcano solo l’onda della folla urlante, e anche tu, non acaso, ripeti “simbolo” innumerevoli volte, e in duemila battuta non hai scritto nulla se non frasi generiche che, come dimostrato, non cambiano di senso al variare dell’oggetto.
      I progetti si fanno in altro modo; si avanzano su territori solidi e concreti che non hanno a che fare con l’entusiamo dell’ultimo minuto consentito dai social network.
      Volete una soluzione? Fate come ai tempi di Basile.

    13. ho capito sei una specie di Paganini! se uno ha avuto la fortuna di leggerti da un’altra parte bene, altrimenti si accontenti dei tuoi insulti….
      neanche il link puoi postare? hai firmato qualche contratto capestro che ti impedisce di fare sapere quello che pensi?
      Insomma, non so chi sei e non so che pensi, discuto di niente e con nessuno… villa o non villa l’idiota sono io.
      buona notte

    14. Non se la prenda. Lei ha pubblicato e lei paga i suoi cinque minuti di fama come tutti gli altri, e come scrivovo, la sezione commenti di rosalio non è il luogo per esporre argomenti ma per commentare ciò che si è scritto.
      Mi dispiace che prende per insulti le considerazioni. D’altra parte se ne è reso conto anche lei di aver scritto il nulla.
      Comunque la sintesi dei miei pensieri l’ho già espressa: si deve fare ciò che si sarebbe fatto ai tempi di Basile (il quale, credo, sarebbe disgustato da una iniziativa che manco al museo delle cere)

    15. È confortante in questa vicenda il fatto che si sia aperto un dibattito su un aspetto culturale, cosa che a Palermo è stato sempre meno presente negli ultimi decenni.
      Se la necessità di un centro studi o di un grande museo sul Liberty a Palermo sia ormai evidente, non ne condivido la modalità della ricostruzione. È un operazione architettonica che, come tutti i cosiddetti “falsi storici”, dovrebbe prendersi con le pinze e pone delle notevoli perplessità.
      Con quale tipologia costruttiva si realizzerebbe, con quali materiali e presi da dove, gli eventuali spazi della “fotocopia” di Villa Deliella sarebbero adatti ad un moderno centro studi o museo?
      Premesso che un dibattito sul come realizzare il nuovo edificio non può di certo risolversi in qualche scambio di opinioni, d’esempio possono essere le esperienze in altre città, diverse per modalità e significato.
      A Dresda e Varsavia si sono ricostruiti interi quartieri ed edifici dopo la distruzione della guerra, ma si può giustificare l’operazione pensando alla necessità di ricostruzione identitaria di un’intera città.
      A Barcellona, dopo decenni, si sta completando la Sagrada Familla riprendendo i disegni di Gaudì che, probabilmente, oggi non la completerebbe così.
      Il dilemma ora è quale sia la vera e profonda motivazione che può portare alla ricostruzione di Villa Deliella; se la spinta però è quella del riscatto verso gli anni bui del sacco e la definitiva presa di coscienza degli scempi che si sono fatti, allora ci si può seriamente pensare.
      Anche ingoiando e accettando amaramente nel 2015 il “falso storico” del vecchio edificio che, architettonicamente parlando, sarebbe come rimettere in produzione la Balilla o la Topolino.

    16. in una città in cui manca tutto, dignità compresa, credo che la ricostruzione di Villa Deliella possa serenamente aspettare.

    17. Ricostruire Villa Deliella!
      E perchè? Per fare un museo del liberty! Una biblioteca!

      Penso non sia necessario, abbiamo già un sito idoneo liberty progettato e costruito dallo stesso Basile, il Villino Florio, location più che adatta.
      Si otterrebbero alcuni vantaggi :
      1) togliere dal degrado il Villino Florio (a chi ed a cosa serve il Villino così come è gestito);
      2) dirottare quei fondi nel restaurare altri siti di interesse storico culturale del centro storico e sceglierne uno dove potere fare una biblioteca pubblica (ma poi mi chiedo perchè una biblioteca, forse Palermo non ne dispone? Io penso che manchino i lettori non le biblioteche).

      Inoltre la ricostruzione di Villa Deliella, a mio parere non avrebbe più senso, il contesto dove verrebbe riedificata è radicalmente modificato, il paesaggio non sarebbe più quello che si vede nelle foto dell’epoca (sullo sfondo si vede Montepellegrino).
      O dobbiamo abbattere i palazzi circostanti!

      L’urbanizzazione di Palermo ormai è questa, piaccia o non piaccia, sacco o non sacco, e senza andare a disturbare la filosofia, possiamo cercare di sistemare quello che c’è e renderlo fruibile (qualcuno sopra ha già cennato a ruderi catapecchie etc..).

      Cosa farne di quell’area?
      Ma certamente un parcheggio pubblico sotterraneo ed in superficie un grande giardino che vada ad integrarsi con l’adiacente giardino inglese e le piazza antistante.

      @ g.f. ma cosa si sarebbe fatto ai tempi del Basile? (non è una domanda polemica)

    18. Con tutto il rispetto al “grande architetto”
      questa villa e’ decisamente brutta,
      vista all’esterno.
      Certo non era un motivo per demolirla,
      ma è stata demolita
      ed e meglio ,
      semmai,
      dare una nuova destinazione a quel l’area,per esempio un giardinetto,o un locale aperto al pubblico
      caffè e tavolinetti,e musica dal vivo.
      L’auto lavaggio in una zona centrale e un lusso,per una città come Palermo.Inutile lusso.

    19. 55 anni fa questa villa e direi l’intera identità di una intera città vennero spazzate via nella totale noncuranza del panormita che per paura o semplicemente per ignoranza ha assistito muto e inerme alla deflagrazione della sua città. Il liberty che lasciava, suo malgrado, il posto ad asiatici condomini vespai di 14 piani con box e veranda abusiva. Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile, come il sacco di palermo si sia potuto perpetrare nell’assoluto silenzio assenso di un’intera città che vedeva i suoi più bei gioielli sbriciolarsi in una sola notte. E’ stato fatto quello che l’isis ha fatto ad hatra in iraq o a mosul!!
      so che adesso è tardi ed è inutile piangere sul latte versato, ma credo che il sacco di palermo sia stato uno dei danni più grandi e ingiustificati che la nostra città ha dovuto subire e con lei anche tutti i suoi cittadini. che però non se ne sono accorti.

    20. Abbandoniamo per un momento l’importanza che poteva avere la villa in quanto esempio del Liberty, ed esaminiamo il periodo in cui è stata demolita.
      E mi soffermo alle accuse rivolte ai palermitani dell’epoca.
      Io a volte dubito molto su chi scrive determinati commenti.
      Forse siete troppo giovani (anch’io non ero nato) e ignorate le condizioni dell’epoca.
      Ma i miei nonni e i miei genitori mi hanno sempre parlato delle difficoltà in si viveva a quell’epoca.
      Siamo nel 1959 e non nel 2000!
      Siamo in piena ricostruzione del tessuto sociale, la maggior parte dei palermitani e degli italiani sono da poco usciti da una guerra che ha portato devastazione oltre che nelle città anche nelle famiglie.
      Il lavoro era scarso e c’era fame. Molta fame!
      I palermitani “avevanu i scarpi spunnati e a panza vacanti”
      E chi aveva un lavoro doveva fare i conti con una famiglia spesso numerosa. Non c’era la TV ancora! O quanto mento erano pochissimi ad averla,
      Era il periodo in cui i panni si lavavano a mano e non in lavatrice.
      I ragazzini finite le elementari, andavano a lavorare per aiutare le famiglie a mettere sulla tavola un piatto di minestra. Non esisteva il telefono azzurro allora, anzi manco c’era il telefono nelle case.
      Oggi ci si lamenta dei ticket sanitari, ma allora non esisteva la sanità pubblica, intesa con medicine, esami e visite specialistiche a carico totale o parziale dello Stato.
      Per la stragrande maggioranza c’era l’ospedale punto.
      Se eri ricco (e i ricchi c’erano come ci sono sempre stati e sempre ci saranno), potevi curarti in caso contrario un posto al cimitero lo trovavi, la vita media era molto bassa e la mortalità infantile aveva un tasso altissimo.

      Per tutte queste cose e tantissime altre, si può pensare di criticare i palermitani di avere “permesso” che abbattessero una/dieci/cento/mille ville.
      Ma non avrebbero avuto niente da ridire nemmeno se avessero abbattuto Palazzo dei Normanni.
      Avevano ben altro di più importante per la testa!!!

      Ci si dimentica che in altre città, ben più importanti di Palermo, nel corso della storia, gli uomini hanno demolito opere ben più importanti di una villa progettata ed eretta dal Basile (che i più di allora forse manco sapevano chi fosse) e ricostruito al loro posto manufatti che non sempre superavano in bellezza i precedenti.
      Roma nei suoi tremila e passa anni forse ne è l’esempio più eclatante, e volendo estremizzare a nessuno è mai venuto in mente di demolire il Colosseo per far posto al preesistente lago, voluto da Nerone, che faceva da bellissima cornice alla sua Domus.

      Basta col dire, con quel tono di scarsa superiorità, che i palermitani erano ignoranti.
      Perchè essere ignoranti non è una colpa, ma una condizione voluta dalle necessità dell’epoca.
      Prima di scrivere commenti del genere informatevi con i vostri familiari, e se qualcuno o tutti scriverete che nelle vostre famiglie le condizioni, da me esposte, erano nettamente superiori e che il livello culturale era sicuramente più alto, allora non mi resta che dire che la colpa, che attribuite ai palermitani ignoranti, è dei vostri familiari che avevano i mezzi e non hanno fatto nulla per impedirlo.
      Quindi date la colpa ai vostri padri ed ai vostri nonni!
      Del resto palermitani pure loro sono.

      @Sfincione paragonare la demolizione di alcune ville con la distruzione che l’ISIS ha perpetrato su antiche vestigia millenarie in Siria ed Iraq non è solo azzardato ma anche puerile. L’ISIS non distrugge per ricostruire, fosse anche delle fatiscenti opere, ma distrugge per annientare un modo di vivere tutto occidentale, libero da condizionamenti politico/religiosi, che giusto o sbagliato che sia, noi ci siamo guadagnato con anni di evoluzione sociale scientifica e tecnologica,

    21. Aggiungo un’ultima cosa, questa villa a ben guardarla (in foto) è brutta.
      Ma forse è solo il mio personale diverso senso di bellezza architettonica!

    22. La villa e’ decisamente brutta,e questo l’avevo già scritto.Ogni stile ha i suoi capolavori,ma anche i suoi obbrobri.
      Condivisibile l’analisi di full sulle condizioni sociali del dopoguerra.

    23. @Full, il dopoguerra si è vissuto in tutta Italia, ma in poche città come a Palermo si è avuta la distruzione di molte cose di valore per mera speculazione. Le diecimila licenze edilizie rilasciate da Ciancimino in una sola notte ti dicono niente?
      Informatevi prima di parlare delle condizioni sociali ed economiche, che erano scarse ovunque e non solo a Palermo; e non fate finta di non conoscere i veri motivi di questo crimine, che non fu solo l’abbattimento di gioielli liberty, ma la distruzione della Conca d’Oro con l’edificazione di orrendi quartieri in cui oggi viviamo.
      Anche la deportazione forzata di centomila persone dal centro storico per “precarie condizioni igieniche”, per giustificare la creazione di questi casermoni in periferia, fu a causa della “pancia vuota” della maggior parte degli abitanti? O ci sono motivi ben conosciuti che non si vuole nominare?
      Oggi il centro storico è cadente grazie a questa deportazione che ha permesso l’abbandono di migliaia di abitazioni, che naturalmente oggi sono in pessime condizioni. La logica dell’abbattimento di Villa Deliella (la ricostruzione della quale non condivido, troppo tardi) è la stessa dell’abbandono forzato del centro.
      Studiatevi la storia di questa città dal dopoguerra ad oggi, forse vi siete persi qualcosa.

    24. 1.le diecimila (?) licenze furono rilasciate perché i politici di allora diedero 3 mesi di tempo per riportare a verde agricolo ,densità 0,03,le aree su cui si consentiva la densità 0,20.
      Si sarebbe potuto far entrare in vigore istantaneamente il nuovo regolamento edilizio,ma si optò per quella
      soluzione.
      2.quando si blocca l’edilizia si ferma l’economia.Palermo ne è la prova.
      3.Niente è nessuno avrebbe potuto fermare la richiesta di abitazioni nuove progettate e realizzate con i nuovi canoni di funzionalita.Le abitazioni nel Centro Storico sono il risultato ,secoli dopo secoli,di costruzioni nate in assenza di spazi adeguati,di regole edilizie,costruite con materiali inadeguati alle possibilità tecnologiche dei tempi moderni.La ristrutturazione di vecchi caseggiati non consentiva di potere soddisfare le richieste del mercato,ne in termini economici ne in termini qualitativi.
      4.in questo contesto si sarebbe potuto espandere la Città senza andare a toccare le ville di via Libertà.
      ma costruttori prepotenti ed acquirenti senza scrupoli fecero man bassa ,dando luogo al famoso sacco di Palermo.Un appartamento in via Libertà si poteva vendere ad un prezzo almeno doppio di uno analogo realizzato in periferia.
      5.Non è che tutto quello che si è realizzato in stile Liberty ,e c’è Liberty e Liberty

    25. Segue punto 5
      sia meritevole di conservazione.Molte costruzioni costruite in epoca Liberty sono a dir poco orripilanti.
      Scomode e poco funzionali.Nonostante ciò se fossero state conservate le ville di via Libertà,la stessa consentirebbe una vivibilità migliore.Minore volumetria,migliore qualità di vita.Invece via Libertà si ritrova una ininterrotta sequenza di enormi fabbricati.

    26. @full allora visto che a palermo non c’era la televisione e la gente andava in giro con le scarpe sfondate è stato giusto cancellare il liberty dalla nostra città e in più il paragone con l’isis è puerile perché loro non ricostruiscono noi al posto delle ville liberty abbiamo ricostruito degli ecomostri di 14 piani tutti uguali.
      Full ma ti rendi conto delle cose che scrivi? le rileggi prima di postarle?
      ti giustifico soltanto se di cognome fai ciancimino…

    27. Due parole solamente per dire che alla fine degli anni 50, inizio 60 si era in pieno boom economico.
      Per Palermo si vedevano ex carrettieri girare in jaguar, le pance erano più piene di adesso perchè il peggio era abbondantemente passato. I palermitani si compravano le case con modesti anticipo e tassi dei mutui irrisori.
      Confesso che eravamo per la maggior parte piuttosto provinciali., il sottoscritto, neo patentato, aspirava all’ agognata giulietta spyder e la costruzione degli orribili casermoni a più piani ci faceva tanto “america”. Che posso dire? : me ne vergogno.

    28. @Federico condivido in pieno quello che hai scritto.

      @sfincione, io rileggo quello che ho scritto, e mi convinco che tu non abbia letto attentamente. Io non ho giustificato l’abbattimento delle ville, ho solo tentato di analizzare il periodo, giacchè tutti , compreso te, imputavate all’ignoranza dei palermitani lo scempio delle demolizioni.
      Per il resto confermo quanto ho scritto sopra.
      P.S. Di cognome non faccio Ciancimino, e non voglio essere giustificato da nessuno, fino a prova contraria siamo in un Paese democratico ed ognuno è libero di dire la propria.

      @Pablo, non ho scritto che le scarse condizioni economiche e sociali del dopoguerra erano una prerogativa di Palermo, come non ho avvallato alcun crimine,
      In quale parte del mio commento lo hai letto?

      @Zelig, mi pare di capire dal tuo commento che anagraficamente a quel tempo eri in una età per opporti a quanto stavano facendo a Palermo, perchè non hai fatto nulla
      Forse eri troppo impegnato con i tuoi sogni di spyder?
      Oppure secondo la logica dei commentatori precedenti eri un palermitano ignorante!

      Ma scusate ma leggete? (foìrse ho toccato qualche nervo scoperto)
      Ma poi sempre ad attaccare i palermitani in toto.
      Devo pensare che i palermitani, colti, onesti, civili, rispettosi delle Leggi e del bene altrui e pubblico circolano solo su questo blog?
      Guardate negli armadi che di scheletri sicuramente uno lo trovate, e se non è vostro è sicuramente di un vostro congiunto.

    29. https://laguilla.wordpress.com/ville-non-piu-esitenti-di-via-liberta/
      .
      Qui villa Delella e fotografata da una prospettiva diversa ed appare più interessante dal punto di vista architettonico.

    30. @full è strano come tutti abbiano “frainteso” il tuo post.

    31. Tutti!
      Non mi pare.

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