martedì 19 set
  • Google for President

    Quando i piloni delle strade statali e delle autostrade siciliane collassano con tanta frequenza e improbabili “passaggi a nord ovest” per quelle provinciali offrono buche, fango e smottamenti da terzo mondo mentre ti chiedi come mai ponti romani, arabi o normanni sono ancora lì in piedi dopo millenni come se si fosse andati indietro invece che avanti nelle tecniche di costruzione. Quando le infrastrutture informatiche regionali, con server collocati dai soci privati al sicuro in Val d’Aosta, vengono bloccati a motivo di un contenzioso con l’effetto di impedire dallo scambio di mail alle prenotazioni di visite ed esami medici. Quando nella lotta alla criminalità organizzata si viene a scoprire che si è sostituito un sistema di parassiti criminali con uno anche peggiore perché celato dietro la maschera dello Stato, capace di utilizzare senza pudore l’arma più micidiale escogitata dal legislatore, quella del sequestro e della confisca dei patrimoni, per conseguire vantaggi personali. Quando un’intera classe politica regionale, incurante di tutto questo e di tanto altro ancora, continua a pensare e agire esclusivamente secondo logiche di potere, non si può non pensare con sarcasmo che non era poi una battuta quella che diceva: quando Dio creò la Sicilia vide che era troppo bella e, nella sua infinita giustizia, fece i siciliani.

    Superata ancora una volta la rabbia e lo sconforto per quanto tutto ciò sia profondamente ingiusto, soprattutto per le giovani generazioni cui politici, uomini delle istituzioni, burocrati corrotti ecc. rubano ogni giorno il futuro nonostante il potenziale dell’Isola in termini di risorse umane, culturali, monumentali, archeologiche, paesaggistiche, naturali, agricole, gastronomiche, climatiche, marine, ecc. resti tuttora poco sfruttato, non si può, di fronte a contemporanei comportamenti di tutt’altro segno di operatori privati, non fare delle doverose considerazioni.

    Negli ultime due estati Google ha portato in Sicilia per un evento organizzato a proprie spese (The Camp) con grande efficienza e discrezione, la più invidiabile clientela che un operatore turistico potrebbe mai sognare di raccogliere mentre in questi giorni ha lanciato per la prima volta tramite il proprio sistema street view la visita virtuale (gratuita) del Museo Paolo Orsi di Siracusa, mostrando come promuovere l’enorme potenziale dei beni culturali siciliani rendendoli accessibili al mondo intero in modo virtuale.

    Se i manager di Google volessero candidarsi alle prossime regionali per gestire le deleghe al Turismo, ai Beni culturali, alle Infrastrutture informatiche, se non addirittura guidare la presidenza della Regione, avrebbero di certo il mio convinto sostegno per palese e storicamente documentata mancanza di migliori alternative.

    Sicilia
  • 8 commenti a “Google for President”

    1. “quando Dio creò la Sicilia vide che era troppo bella e, nella sua infinita giustizia, fece i siciliani”
      Frase ad effetto, interessante dal punto di vista della metafora ma che necessità di precisazione.
      Per chi analizza i fatti oggi, limitandosi agli effetti, ai risultati attuali, organizzazione sociale, cultura, economia (default), la conclusione sarebbe in linea con la frase sopra e con i contenuti del post di Didonna. Impossibile affermare il contrario.
      Addirittura io aggiungerei che vista da prospettive lontane molti siciliani, soprattutto gli improvvisati amministratori, hanno la particolarità di interpretare i fatti sociali “arriviaissa” .
      Ma se si analizza oltre gli effetti, ovvero le cause ed il percorso storico – disgraziato, nonostante le ricchezze monumentali lasciate da altri, e sembra un paradosso, vista tanta bellezza, definirlo disgraziato – , si trovano le ragioni della formazione del carattere e delle condizioni socio-culturali evidenziate ogni volta in questo tipo di analisi.
      Su tutte, l’ultima colonizzazione, quella in atto, dove la co-responsabilità di alcuni “notabili” e politici (?) funzionali al sistema del colonizzatore, in cambio di prebende, contro gli interessi della sicilia, da 155 anni alimentano un sistema di amministrazione parallela alla “normale amministrazione” fatto di stratagemmi e interpretazione della vita sociale, con ripercussioni su cultura ed economia, il cui risultato è incapacità, disinformazione, disconoscenza, di quelli che sono i parametri della norma!e amministrazione nel!e società evolute.
      Allora, per tanti secoli dominati e gestiti da altri, ora l’aggravante dei suddetti metodi dell’ultimo colonizzatore, ecco il risultato del carattere, del DNA, con le dovute eccezioni.
      In questo contesto, potrebbe essere altrettanto nociva l’indipendenza, viste le incapacità, disinformazione, discononoscenza, indicati sopra… Rivoluzione ? Cercare un colonizzatore migliore ?

    2. E quando Dio creo’ la Puglia si accorse che era troppo intelligente e, nella sua infinita giustizia, fece i Didonna.
      Per la precisione!

    3. :: ti invito a rimanere in tema. Grazie.

    4. UN’IDEA DELLA TRINACRIA
      Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e di costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.
      Vi è una Sicilia babba, cioè mite fino a sembrare stupida; una Sicilia sperta, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un acceso abbagliante delirio…
      Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a fare da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione.
      Soffre, la Sicilia, di un eccesso di identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del inondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.
      Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi e condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.
      Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto

    5. Mah! Io lascio analisi profonde e digressioni sui massimi sistemi a quelli più bravi di me, mi limito a pensare che Vecchioni aveva ragione.

    6. Signor Zelig, Vecchioni è cittadino della città più corrotta d’Europa per i noti scandali – sanità, mazzette ai politici, finanziari, tangentopoli – , ed in diversi quartieri invivibilità e inciviltà simili a Palermo. Perciò Vecchioni potrebbe innanzitutto denunciare i gravi problemi della sua città…
      È vero che a Palermo era ubriaco quando ha fatto il benpensante, fissandosi peraltro su due manifestazioni di maleducazione, eludendo problemi ben più gravi, che hanno origini non solo locali ma anche nelle condizioni di sottosviluppo conseguente al ruolo di utili-idioti assegnato ai siciliani dal similpaese Italia.
      Vecchioni… parafrasando De André: “si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”.
      Zelig, lei che è una persona molto intelligente potrebbe scegliere esempi migliori, di uno che al massimo grado della sua rivolta è stato capace solo di mettersi a fare il girotondino ridicolo.

    7. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/questa-zona-nostra-italiano-picchiato-dagli-immigrati-deve-v-1205848.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=“Questa+è+zona+nostra”.+Aggredito+da+immigrati+deve+vendere+il+negozio+-+IlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Interna

      Signor Zelig, queste cose succedono nella civilissima Bologna, succedono anche a Firenze, e pure in piazza duomo a Milano dove i turisti sono costantemente aggrediti e derubati, e come detto diversi quartieri di Milano sono invivibili. Vecchioni non vede…

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