domenica 24 set
  • Arancina vs. arancino, interviene l’Accademia della Crusca

    Venerdì scorso la prestigiosa Accademia della Crusca è intervenuta sullo spinoso tema del sesso dell’arancina che contrappone la Sicilia occidentale (dove è femminile) a quella orientale (dove è maschile).

    All’inizio l’articolo l’autrice Stefania Iannizzotto sembra concedere ad arancina ma poi viene spiegato perché le forme sono entrambe presenti.

    L’articolo conclude così:

    Ai nostri amici possiamo quindi rispondere che il nome delle crocchette siciliane ha sia la forma femminile sia la forma maschile, determinata dall’uso diatopicamente differenziato.

    Palermo, Sicilia
  • 12 commenti a “Arancina vs. arancino, interviene l’Accademia della Crusca”

    1. Mah… unni s’ha dittu mai la crusca ‘ntall’arancina?

    2. “..uso diatopicamente differenziato..”
      Pero’! Esprimere le cose semplici con paroloni difficili le fa sempre sembrare piu’ importanti.

    3. All’ Accademia della Crusca si sono ubriacati? Arancia-frutto
      Arancio-albero
      L’ arancina somiglia al frutto, non all’ albero.
      Diatopicamente vostra…!

    4. …di contro il catanese obietterà che arancino viene da “arancinu” e quindi è la forma dialettale italianizzata. Chiudiamola con un 1 a 1 e manciamunne ‘n’arancinA va.

    5. “Crocchette siciliane” sua sorella… (ma dove l’hanno presa questa?)
      Crusca incompetente in materia.

    6. ARANCINA forever. Il termine al femminile viene palesemente dalla somiglianza con l’arancia sferica e dorata. Aeancina, come un’arancia piccola!

    7. Arancina. come un’arancia piccola.

    8. Arancinu, come n’aranciu picciddu. A “u” d’u sicilianu divinta “o” n’u talianu. L’arancinu nasciù quannu in Sicilia si parlava sicilianu, u talianu arrivò doppu purtatu da li culunizzatura piemuntisi. Cu è sicilianu veru, dici ARANCINU e ARANCINO.

    9. Quanti problemi inutili, la solita italia provinciale.

    10. Considerando più in generale il problema di questa diafasia, sovviene valutare il principio dell’uso che forma la lingua e non viceversa.
      La normalità nell’utilizzo della regola grammaticale, consente di affermare che in italiano, l’unica forma corretta sia arancinA mentre arancino, è e resta dialettalmente legato alla terra etnea.
      Una storpiatura inoltre. perchè nessuno dei nostri nonni avrebbe “attunniato” la U in una O.

      Perchè non ammettere semplicemente, l’unA è italiano e l’altrO è dialetto?
      Cosa spinge a volere storpiare tutto?
      Sarà forse l’invidia del Kiwi, anch’esso frutto tondeggiante, così diffuso oggigiorno nella terra dei Cachi!?!?!?
      Solo Elio e le storie tese potranno dirimere veramente questo problema!!!

    11. Veramente i dizionari dicono che la forma corretta in italiano è ARANCINO, dato che la singolare storpiatura femminile in voga a Palermo non è registrata in nessun dizionario. Quindi, semmai è l’orribile “arancina” ad essere dialetto, usato peraltro solo a Palermo ed immediate vicinanze. Dek resto, noi messinesi siamo più signorili ed abituati a parlare italiano, per i nostri storici contatti con il Continente e con il resto del Mediterraneo, mentre Palermo, da questo punto di vista è più “viddana” (o “zaudda” se preferita). In ogni caso, Sabatini, presidente della Crusca, ha messo la pietra tombale sula questione, chiarendo che si dice ARANCINO.

    12. Riguardo l’arancino ( che per me col prefisso maschile o femminile non cambia nulla, sempre buoni sono) tengo a dire che l’invasione araba come é stata a Palermo è stata pure a Catania e che quindi l’invenzione del piatto non si deve ad una precisa provincia Siciliana, ma all’influenza orientale che ha contagiato ” TUTTA LA SICILIA”. Quindi non è strano che questa “tradizione” sarebbe stata comune per tutta l’isola, anche se c’è differenza tra il ripieno dell’arancina palermitana e l’arancini catanese dove quest’ultimo oltre al semplice ragú prevede pezzi di Manzo presenti nel ragú tipico del posto (l’uovo non esiste) . Si deve precisare che nella provincia di Catania la sua forma è nata per la facile presa come cono gelato onde evitare che il contenuto strabordi nel mangiarlo (si era notata la casuale somiglianza con l’Etna, data la punta che faceva uscire il ragú color magma) e questi tipi di forma stile “cono” la si puó vedere in svariati piatti indiani, pakistani etc. rigorosamente a base di riso conteneti carne, verdure e formaggio. Si potrebbe fare polemica anche sulla coxinha portoghese, ma si ci aspetta da chi fa una critica sulle origini di un piatto che sia informato attentamente sulle sue origini e dalle varie influenze. Pertanto in “Sicilia” come si potrebbe rivendicare le origini palermitane infondate delle stigghiola come usanza e street food appartenente solo al capoluogo che da tempi immemori le si preparavano anche nelle province di Enna, nota per la pastorizia già da prima che ci fosse l’invasione araba (parliamo dei greci), come prime parti dell’animale da consumare? Quindi usanze o meno sarebbe ignorante e stupido attribuire il monopolio di piatti semplici e radicati nel tempo originati dalle modifiche apportate alle tradizioni di altre influenze da parte dei coloni della Sicilia. Resto sempre dell’idea che in entrambi i luoghi sono fantastici “se fatti bene”. Si deve dire a chi si crede di fare sentenze che non ci si è inventato un cazzo di nuovo e che siamo frutto dell’invasione di popoli che già mille anni prima cucinavano street food nei loro posti. Ognuno puó chiamarlo come vuole ma resta il fatto che in italiano resta rigorosamente con la “O” (per chi parlasse italiano).
      My 2 cent
      By un Siciliano per metà Catanese e metà Palermitano che vuole sfottere post inutili di giornalisti poco informati.

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