mercoledì 28 set
  • Salvo Riina a Porta a Porta

    Riina jr e il fanatismo

    C’è stata la Grande Polemica sull’ospitata di Riina jr a Porta a Porta ed ecco che si è dispiegato il solito Inferno dei Social Network. L’artista o presunto tale che coglie la palla al balzo per autopromuoversi. Il militante politico-associativo che coglie la palla al balzo per riproporre le proprie grandi iniziative antimafia promosse in passato con partecipazione e passione. I commentatori nel loro complesso che colgono la palla al balzo per farsi vedere, apparire, ostentarsi, rivendicare la propria banale, scontatissima e vuota identità antimafiosa. Cogliere la palla al balzo, questa è la cosa che mi fa impressione. E il discorso dell’identità. Poi, proprio a pelle, il cartello «In questa libreria non si vende né si ordina il libro di Salvatore Riina» affisso dalla libreria “Vicolo Stretto” di Catania mi ha fatto tanto pensare a «Vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei». Pensiero assurdo, sbagliato, ingiusto, ma pensiero non-pensato, reazione di pancia, irriflessa. La stessa reazione l’ho avuta alla notizia che lo stesso cartello è stato affisso dalla libreria Modus Vivendi di Palermo, che è una libreria fantastica, davvero, una realtà vivace, attiva, luogo di eventi e iniziative sempre interessanti, forse l’unica a Palermo – a parte i giganti Mondadori e Feltrinelli – che riesce a ospitare grandi scrittori e grandi personalità. Però, ecco, il primo pensiero-non-pensiero che ho avuto quando ho saputo che anche loro hanno affisso il cartello, è stato: «Eccola la sfacciata operazione di marketing. E magari si staranno pure mangiando le mani perché non ci hanno pensato per primi, al cartello. Sai che pubblicità che si sarebbero fatti, in quel caso, e invece si devono accontentare di un po’ di visibilità a livello locale». Poi il cartello è stato affisso da tantissime altre librerie in tutte Italia, dando il via all’ennesimo fenomeno virale che in tantissimi si affrettano a cavalcare. E io che continuavo con le mie cattiverie di pancia, con i miei pensieri-non-pensieri assurdi, sbagliati, ingiusti. Però, che ci volete fare, è che ultimamente sono ossessionato da un’idea. L’idea che in certi campi tutto sta diventando insopportabilmente distorto, deforme, mostruoso. Perché il problema mi sembra sempre quello: quando la rivendicazione di identità è più forte del ragionamento c’è fanatismo, ottusità e violenza intellettuale, c’è la rimozione nevrotica di ogni passaggio logico, c’è l’idiozia disumana, degradante e pericolosa. Si coglie la palla al balzo e si parla di altro, ecco la mia impressione. Si sfrutta l’occasione della Grande Polemica senza ragionare veramente sulla questione – mi sembra che a nessuno gliene freghi niente della questione – ma solo per rivendicare la propria identità. Spiegazione flash, sociologica e pretenziosa. Siamo senza più identità collettive – è un fatto storico, proprio di tutto l’Occidente – e che facciamo? Ce le cerchiamo, ce le costruiamo, ma sono solo costruzioni posticce, fragili, raffazzonate, e noi reagiamo a questa loro intima debolezza (delle nostre identità posticce) con tutta la violenza di una personalità disorientata e soprattutto spaventata. Diventiamo fanatici e assoluti, non ragioniamo, non osserviamo, non ascoltiamo. Succede così per tante cose: antimafia, veganesimo, fede calcistica, stili di vita, passioni o presunte tali. Esseri antimafia. Essere artisti. Essere vegani. Essere scrittori. Essere buoni. Essere cattivi. Ogni cosa è buona per fare i fanatici.
    Vietare l’intervista “a prescindere” è la posizione più assurda che si possa pensare, eppure è la posizione della gran parte degli starnazzatori social. Il comandamento sembra essere: “Nel dubbio, sii estremo”. Criticare le modalità dell’intervista ha più senso, certo. Ho letto l’opinione di Claudio Fava e mi sembra sensata. Così come le cinque domande che Vespa non ha fatto, pubblicate da Meridionews. Anche se a me personalmente l’intervista di Vespa a Riina jr è risultata molto interessante, e sarei molto interessato pure a leggere il libro. Guardare in faccia Riina jr e sentirlo parlare è stato interessante. È stato interessante ascoltare le sue rimozioni, i suoi balbettii, la sua apparente incapacità di articolare un pensiero su alcune tematiche e la sua appassionata logorrea su altre tematiche. E’ stato interessante toccare con mano la sicilianissima mitologia della “famiglia” che Riina jr ha palesato. È interessante quello sguardo ambiguo, quasi robotico, totalmente enigmatico, che non si capisce se idiota ci è o ci fa. È stato interessante quanto è interessante rivedere – chessò – Luciano Liggio intervistato da Enzo Biagi oppure le deposizioni di Adolf Heichmann presso il tribunale di Israele. Sono cose interessanti sia per ciò che viene detto sia per ciò che non viene detto. Tutto comunica, tutto informa, tutto è utile. Che senso ha distogliere lo sguardo? Non voler sapere? Ascoltare sempre chi la pensa come noi? Stare sempre in mezzo ai nostri simili? Poi, certo, Bruno Vespa avrebbe potuto chiedergli qualcosa riguardo alla sua condanna per associazione mafiosa. Riguardo alle intercettazioni che lo riguardano e che dimostrano che non può non sapere, come ha rivelato Repubblica alcuni giorni dopo l’intervista. Questa critica mi sembra doverosa. Ma, se quelle domande non le ha fatte Vespa, meglio che ci sia un altro giornalista che lo intervisti di nuovo e quelle domande gliele faccia, e se vogliamo criticare Vespa, facciamolo pure, ma non ha senso volere silenzio, solo silenzio. E’ una posizione da fanatici. E il fanatismo – soprattutto in questo periodo storico in cui è tutto confuso, difficilissimo da capire – il fanatismo è probabilmente più pericoloso della mafia. E il boicottaggio del libro, ok, è una bella iniziativa identitaria, in questo modo tante librerie indipendenti comunicano il loro essere antimafia, ma, praticamente, a che serve? Ai tempi di Amazon, non serve a nulla. Chiunque può comprare online il libro di Riina jr. Io sinceramente, tra ascoltare di più Riina jr o non ascoltarlo affatto, preferirei sempre e comunque ascoltarlo di più. Tra leggere il suo libro e non leggerlo, o meglio non avere l’occasione di leggerlo (perchè lo boicottano), preferirei leggerlo. Mi sembra molto importante, per capire meglio la storia d’Italia, le personalità che l’hanno abitata, le dinamiche del potere che si sono dispiegate. Anche se queste cose non sembrano interessare ai più, perché i più sembrano impegnati in ben altro.

    Palermo, Sicilia
  • 27 commenti a “Riina jr e il fanatismo”

    1. Buongiorno,
      Le consiglio di guardare l’attenta analisi fatta ieri da Saviano a Cje tempo che fa. Vedrá e capirà perché permettere a un tale individuo un’intervista in cui tra l’altro negava ogni cosa è stato degradante.

    2. La penso esattamente come Nino.
      Mi sembra eccessiva tutta questa polemica. Non ascoltare non evita che esista il fenomeno mafioso.
      Mi sarei scandalizzato di più se avessero intervistato il padre. Ma un figlio rimane figlio

    3. Intervistare Riina jr. è giornalismo. Intervistarlo male è cattivo giornalismo. Non intervistarlo è censura e discriminazione giuridicamente.

    4. Fa bene a comprare il libro…..in questo modo finanzierà gli avvocati di questo”signore” che dovranno difenderlo dall’accusa di mafia…..mafia che per sua stessa ammissione lui non sa cosa sia.
      Convordo con V. vada a leggersi l’analisi di Saviano e forse troverà un’altra chiave di lettura dell’intervista.
      E poi vada a parlare un po con i parenti di tutte le vittime di mafia.

    5. Le domande, come in ogni trasmissione televisiva (e figurarsi in questo caso), sono precedentemente concordate e dunque Vespa poteva fare SOLO quelle domande. Quindi è bene discutere se Vespa poteva o meno rinunciare ai suoi ascolti per un po’ di dignità in più. Ma a questo punto non lo biasimo se ha accettato di fare SOLO quelle domande per avere Riina Jr al suo programma, perchè tanto la dignità non c’è l’ha mai avuta. Dunque perchè sprecare l’occasione?

    6. Va bene Saviano, va bene tutto. Va bene criticare Vespa, già detto. Il post prende spunto dalla polemica relativa al libro per cercare di delineare la figura del fanatico. Saviano ragiona, con tutte le critiche che gli si possono fare, ma ragiona. I fanatici non ragionano, e forse sono la maggioranza. E dove non si ragiona, sia tra i “buoni” che tra i “cattivi”, non c’è speranza di produrre nulla di “buono”.

    7. Penso che il sig. Fricano abbia ragione,non si può imporre a nessuno di non esprimersi,perché altrimenti non si può criticare chi non si esprime. Non sono d’accordo sul fatto che non si debba esprimere la propria identità,anche se simile a quelli di tanti,solo per non essere fanatico. Se ribadire di essere contro un sistema come quelli mafioso vuol dire essere fanatico,allora voglio essere fanatico. Per troppo tempo il girarsi dall’altra parte ha prodotto danni sociali irreparabili,allora perché non bisogna affermare di essere qualcosa,certo argomentando,prendendo posizione,ma affermarlo è il primo modo di essere qualcuno. Per tornare alla questione dell’intervista, io credo che se si vogliono capire le tematiche mafiose,quando si intervista un esponente di mafia bisogna essere diretti e prentendere risposte dirette,e se queste risposte sono fumose o nwgazioniste,allora la credibilità dell’intervistato viene a mancare, ma anche quella giornalista che pone le domande,perché se concordi le domande,non stai facendo informazione,ma comunicazione,ovvero scontatamente dai delle risposte che non aggiungono nulla di interessante utile.
      Sinceramente vostro……

    8. Giovanni Impastato:”Questo figlio che, a differenza di Peppino, di mia madre e di tutta la nostra famiglia, non rinnega un padre mafioso, anzi lo difende e nega ogni condanna pronunciata contro di lui. […] Ritengo inconcepibile che sia stato permesso di dare spazio a questa persona senza pensare alle conseguenze di un messaggio negativo e diseducativo soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.”
      da: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/04/10/news/impastato_alla_rai_sono_tentato_di_bloccare_il_film_su_mia_madre_-137293612/

      Anche Impastato è un fanatico?
      Anche Impastato ha una”scontatissima e vuota identità antimafiosa”?

      E poi non si può paragonare Vespa a Enzo Biagi due tecniche di intervista, due persone, due dignità lontane anni luce!

      Purtroppo in questo Paese si da spazio a “certe persone” e si eliminano altre!
      Vengono eliminate persone che non solo dovrebbero avere più spazio nelle comunicazioni, ma che anche potrebbero guidare la comunicazione stessa del Paese.

    9. l’«analisi» di Saviano? AHAHAHAHAHAH! Piuttosto non fate leggere a lui quella, ottima, di Nino Firicano… potrebbe prenderne più che uno spunto…

    10. Perché il ragionamento deve fermarsi davanti all'”ipse dixit”? Metti un link e via, metti un link e spegni il cervello. Nomina un martire della mafia o un parente di un martire della mafia per avvalore il tuo ragionamento e non pensarci più. E se qualcuno osa dire qualcosa contro un martire o un parente di un martire è BLASFEMIA.
      Siamo tornati al medioevo? Machiavelli, Galileo e Voltaire ce li siamo persi tra un tag e un like?
      Dire: “L’ha detto Giovanni Impastato”, di per sè, non significa nulla.
      Proviamo a ragionare?
      Non dico che il ragionamento debba per forza sfociare nelle conclusioni (provvisorie, ovviamente) a cui sono giunto nel post, ma chiedo almeno di ribattere ad un ragionamento con un altro ragionamento, NON con l’Ipse Dixit.
      Allora.
      Personalità che io rispetto e seguo come Nando Dalla Chiesa, Roberto Saviano, Giovanni Impastato e Manfredi Borsellino si sono espressi contro l’intervista “in sé”, contro il fatto stesso di averla fatta, di aver dato “spazio”, a Riina jr.
      E’ proprio questa idea che metto in discussione, questa indignazione per “l’intervista in sè”.
      Perché ho pensato che l’intervista – coi suoi vuoti e coi suoi pieni – può anche essere ascoltata, analizzata e criticata, accettata, rifiutata e discussa. Perché penso che lo spirito critico sia un obbligo, un diritto e un dovere in democrazia (questa l’ho sparata un po’ grossa, lo ammetto). Perché penso che la selezione a monte, il filtraggio preventivo dei contenuti, il dire a prescindere che “questa cosa non si puo’ fare” (non “sarebbe più opportuno non farla” ma proprio “non si puo’ fare”) è un atteggiamento pericoloso, anticamera consapevole o inconsapevole della censura.
      Potrei dire che il mio pensiero è questo: è legale? ok, allora si può fare. Poi critichiamola, stronchiamola, massacriamola se necessario. Ma dire non-si-deve-fare (anche se legale) significa solo una cosa: una voglia matta di mettere paletti.
      Poi, sui fanatici. No, Giovanni Impastato NON è un fanatico. Chi dice che non bisogna fare questa intervista NON è un fanatico, quest’opinione non è condizione necessaria e sufficiente per essere fanatico. Fanatico è un tipo ideale. Fanatico è chi non ragiona, e chi continua a non ragionare e intanto esprime opinioni e prende posizioni. Il suo atteggiamento mentale, lo ripeto, è pericoloso per tanti motivi.

      PS – E’ molto triste fare la guerra dei martiri, ma il post l’ho buttato già mentre stavo rileggendo “Cose di Cosa Nostra”, un libro-chiave che sottolinea che bisogna guardare alla mafia senza pregiudizi e senza distinzioni tra buoni e cattivi.

    11. Penso che il “fanatismo” di cui trattasi comprenda anche riportare le parole di Saviano e Impastato in quanto Saviano e Impastato e sostenere che se loro hanno detto così, ogni altro pensiero difforme è criminale, o comunque sbagliato. Della serie: dott. Fricano si ficchi quella pena nel taschino ché tanto le opinioni giuste ce le hanno già fatte fare.

    12. salve Fricano, mi presento: sono una fanatica.
      non tout court, sono fanatica secondo la sua definizione di fanatismo, ma me lo accollo, non c’è problema.
      vede , Fricano, il suo modo di interpretare la realtà sarebbe corretto, apprezzabile, però in un mondo ideale, diciamo utopico… non in questo mondo profondamente marcio in cui NIENTE succede per caso, in cui NIENTE è quello che parrebbe essere , in cui TUTTO serve a manipolare.
      in questo mondo tutto si interpreta, non ce ne sono verità, a parte quella della gente che esplode in pezzi, e in questo momento non sto pensando ne a Capaci ne a via D’ Amelio, che quelli entravano nel merito, no, in questo momento sto pensando ad una macchia in alto sulla parete di un muro, erano due gemelli che non c’entravano niente, avevano 6 anni.. strage di Pizzolungo… la pancia Fricano… la pancia, non l’intelletto… dunque, a me non interessa niente della Riina’s family life, proprio zero, ne per fanatismo ne per mancanza di curiosità intellettuale, a parte il fatto che mi dovrei accollare un titolo trendy… ( toco , insomma) che col personaggio non ci azzecca una mazza… il fatto è che proprio non me la sento di farmi prendere per il culo da un ominicchio del genere… ( sto citando dal Giorno della Civetta 😉 ) che ne so, Buscetta era un uomo, criminale, ma uomo, e lo stesso Badalamenti… ma Junior… e no… è una mezza calzetta… non so se rendo l’idea… l’unica cosa che proprio non reggo di tutta questa ” kermesse” sa qual’è? che Totò u curtu a fatto bingo! ammatula il 41 bis… lui è sempre sulla cresta dell’onda anche se per interposta persona.. e in questo momento in cui i fautori a vario titolo, e i detrattori a vario titolo, si scannano come i cani, lui si sta facendo i cianchi tanti!

    13. MI scuso dell citazione ma di CRETINI in giro ne abbiamo tanti (anche tra i “buoni”)……………….Spiega Dalla Chiesa, infatti, che il cretino «farà spontaneamente, spesso in buona fede, ciò di cui la mafia ha bisogno. Di più: lo farà gratis. E se ci sarà da omettere, ometterà. Più in generale: se ci sarà da capire, lui non capirà. Anzi, porterà a sostegno delle azioni o delle omissioni desiderate dai clan nuove e insospettabili argomentazioni. Talora con entusiasmo da neofita. Userà parole che i clan, o gli ambienti ad essi vicini, non avrebbero saputo inventare o rendere credibili.»

      Con il cretino al posto giusto, insomma, la mafia non dovrà fare nulla: non ci sarà bisogno di corromperlo, non servirà intimidirlo, né tanto meno dovrà attivare la propria rete di relazioni personali. Basterà guidarlo da lontano, senza intervenire direttamente. Detto ciò, questo non significa che il cretino, come precisa Dalla Chiesa, sia un individuo con un basso livello culturale e professionale, anzi: può benissimo trattarsi di un grande magistrato, di un buon politico, di un bravo giornalista. Semplicemente egli utilizza il termine cretino rifacendosi all’antica origine greca del termine, idiotes, l’inetto a partecipare alla vita pubblica, nella fattispecie in un tessuto sociale dominato o aggredito da una presenza mafiosa.

    14. N.Fricano:”Potrei dire che il mio pensiero è questo: è legale? ok, allora si può fare.”

      Grave errore di valutazione.
      Ciò che è legale, non solo, può essere immorale per alcuni, ma potrebbe anche essere molto ingiusto.
      Molte cose “legali” sono accadute in questo Paese portandolo alla miseria e alla morte.
      A parer mio è stato permesso legalmente a quella persona di candidarsi a nuovo “capo” della tribù. Gli è stato dato accesso al canale più importante dell’ente pubblico per lanciare i suoi messaggi. Spacciando il tutto per “intervista”.

      Proviamo a ragionare?
      Chi considera quella ancora un’intervista non sta ragionando.

      N.Fricano:”E’ proprio questa idea che metto in discussione, questa indignazione per “l’intervista in sè””

      Ma come? Finalmente qualcuno inizia a indignarsi, anche se ancora sui social e non per strada e nelle piazze, e non va bene?

    15. @Nino, che dire, lo so cadono le braccia ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire ed è inutile continuare a puntualizzare. Hanno nelle orecchie solo le parole di chi ritengono depositari della verità per difendere le loro certezze, deboli, tant’è che hanno paura delle parole del figlio (libero cittadino!) di un boss (VINTO!!!!) acchiappando qua e la citazioni di persone autorevoli per darsi autorevolezza, ma non si rendono conto di comportarsi come i mafiosi che tanto odiano in quanto vorrebbero essi decidere cosa è giusto e cosa no, ed imporlo agli altri, che gli piaccia o meno.

    16. @mais, lei scrive: “Ciò che è legale, non solo, può essere immorale per alcuni, ma potrebbe anche essere molto ingiusto” e “Finalmente qualcuno inizia a indignarsi, anche se ancora sui social e non per strada e nelle piazze, e non va bene?”
      Tre osservazioni:
      1) Se è “immorale per alcuni” allora si vieta? Dunque, a rigore, bisogna vietare tutto.
      2) Chi lo decide, poi, se qualcosa è “molto ingiusto”? Lei?
      3) Perché mai “indignarsi” deve essere per forza una cosa positiva? E questo “indignarsi”, poi, che valore ha? C’è coraggio in questo indignarsi? C’è assunzione del rischio? C’è spinta propositiva? Mah.

      Poi lei scrive: “A parer mio è stato permesso legalmente a quella persona di candidarsi a nuovo “capo” della tribù. Gli è stato dato accesso al canale più importante dell’ente pubblico per lanciare i suoi messaggi”.
      E’ il nocciolo del discorso di Saviano. A me sembra un po’ fantascientifica come ipotesi. Ma poi può essere che avete ragione voi. Può essere che gli storici, tra decenni, individueranno quest’intervista come una svolta nella storia della mafia (dico sul serio).

      @giusi, comprendo il fatto emotivo che lei pone all’attenzione. Emotivamente lo schifo, la repulsione, ci può stare. A lei può far schifo Riina jr, lei può non aver voglia di leggere il suo libro, vedere l’intervista etc etc. Ma queste cose fanno parte della sfera individuale. A livello politico non può essere tutto “di pancia”, è questo il punto. Lei mi dice che il mio ragionamento ha senso in un mondo ideale, utopico, e che – siccome questo mondo è marcio – allora…allora? Che si deve fare? Poiché il mondo è marcio si abbandona ogni limite e vincoli? Non si guarda più legge né niente e si vieta ai “mafiosi” ogni diritto, ogni possibilità data dal loro essere cittadini, dal loro vivere in questa società? E poi, che dobbiamo fare se questo mondo è marcio? Marchiamo a fuoco i mafiosi, rendiamoli riconoscibili? Oppure ammazziamoli tutti, così il male assoluto è debellato? La pancia conduce a queste derive, ecco. Il punto è lo stesso della mia risposta al commentatore @Mais: Chi decide cosa vietare o cosa non vietare se non la legge? Chi è l’autorità legittima in questo caso? Può la semplice indignazione morale, il fastidio e il disgusto, vietare una cosa legale? Chi lo decide?

    17. @Fricano, su un suo post scrive: “Su sta cosa di #petaloso c’è lo schifo. Come al solito. Perché nessuno dovrebbe permettersi di intervistare un bambino di 8 anni. Nemmeno se ci sono due rincoglionite come la madre e la maestra che fremono per apparire in televisione.”
      in: http://ninofricano.blogspot.it/2016/02/petaloso-e-la-fine-di-tutto.html

      Cioè su un bambino si indigna fino all’inverosimile, “nessuno dovrebbe permettersi di intervistare” dov’è tutta la “legalità” che difende?

      Il desiderio di apparire in tv del mafioso non l’ha colto mentre lo nota in una maestra e in una mamma.
      Ma veda di finirla.

    18. matri matri matri… Fricano lei mi mette in bocca ( diciamo…) cose che non mi passano manco lontanamente per l’anticamera… marchiare a fuoco … mi viene da sorridere 🙂 no Fricano, siamo seri… ho scritto che da Junior mi sento presa per il culo, e francamente non mi va, non mi va da un personaggio che personalmente ( e quindi opinabilissimamente) giudico un ominicchio di sciasciana memoria, e comunque avrei preferito che lei mi contestasse quell’accenno che facevo ( e che mi preoccupa assai) circa l’immensa soddispazione di Totò u curtu che ,diversamente da come sostiene @pietro, non è VINTO per niente, almeno non in questo momento di ” gloria” mediatica che a ben pensarci ha provocato qualcosa di molto simile a un’esplosione di tritolo ( che dice esagero? boh, forse …)
      libertè, fraternitè e … cordialitè 😉
      ps… grazie per avermi fatto notare che i mafiosi sono cittadini , quindi come me, mi scusi, non mi era mai passato per la testa che anche loro fanno il 730…

    19. Non so trattenermi dal rilevare così, di pancia, lo squallore di @Mais che si trasforma in stalker andando sul blog di Fricano per continuare a contrastarlo buttandoci dentro un altro argomento, nato e sviluppatosi – come fenomeno mediatico – in un contesto diverso. Davvero, lei ha molto tempo libero, @Mais!

    20. Vi invito a essere rispettosi nei vostri commenti. Grazie.

    21. Hahahah! Incredibile, lei marco che fa l’esageratOre dice a me di avere tanto tempo libero. Non solo lei va fuori contesto criticando personalmente un commentatore che critica l’autore di un post, costringendomi a difendermi ed ad uscire ora si dall’argomento indicato dall’autore.
      Poi usa parole a sproposito, dimostrando di non conoscerne così il significato. Utilizzare scritti di un blogger per analizzarne il pensiero non è da stalker. Lei stesso è un blogger. Cosa scrive a fare su internet se poi non vuole che nessuno la legga e commenti???

    22. @giusi, io ho solo estremizzato il suo ragionamento. Portare le cose alle estreme conseguenze a volte serve per chiarire (e a volte no, può essere che stavolta non è così, che la mia estremizzazione logica del suo ragionamento non chiarisca un bel niente, mi critichi su questo). Sulle considerazioni riguardo le persone di Riina e Riina jr, non mi sembra questo il luogo, in quanto il post non parla di questo.
      @Mais, sono emozionato, siamo già al dossieraggio! Che è poi soltanto un’altra forma dell’Ipse Dixit e della sua apparente incapacità di sviluppare una argomentazione. Beeeh, siamo veramente al top.

    23. @Nino io sarai stato molto più esplicito, premetto che questa crociata nazimoralistia, è davvero infima, ma dove erano tutti questi antimafiosi quando il padre dettava legge a Palermo? Loro e loro librerie radical chic? Io voglio il libro di Riina lo voglio sul comodino di casa, alla faccia di tutte ste stregacce della morale, mafiose per antonomasia diceva René Guénon :”Nessuno è meno tollerante, in pratica, di chi sente il bisogno di predicare tolleranza e fraternità”.

    24. @Fricano, è inutile che lei continui a vantarsi di essere l’unico che argomenta, l’unico che ragiona, l’unico che ha le capacità…
      Io ho argomentato e molto. se lei poi vuole pure decidere come e cosa devono scrivere i vari commentatori allora lo dica chiaramente.
      Non siamo al “dossieraggio”, almeno sa cosa si intende con questo termine?
      Cliccando sul suo nome si arriva al suo profilo ed al suo blog, quindi è lei stesso che permette di accedere ai suoi scritti. Dato che lo permette, perché poi deve accusare di dossieraggio?
      Lei, dall’alto della sua supponenza, invita tanto a ragionare ma non fa altro che contraddirsi. Come già dimostrato precedentemente.

    25. @mais, se non fosse off topic, cercherai di farle capire come le due questioni (petaloso e riina jr) non c’entrano niente. O meglio: non sono in contraddizione. Perché sul fatto di petaloso io criticavo l’intervista al bambino fatta dal Tg5, criticavo la visibilità data al bambino e l’aver gettato il bambino al centro di un circuito social-mediatico difficile da affrontare per gli adulti e quindi figuriamoci per un bambino. Non è un discorso in contraddizione con quello su Riina jr, e le spiego perché. Tutta la deontologia giornalistica, dagli inizi anni ’90, dice di tutelare i minori, sempre e comunque. Dalla Carta di Treviso in poi il minore non dovrebbe essere né intervistato e nemmeno citato, il suo nome non dovrebbe essere pubblicato e addirittura si dovrebbe eliminare ogni elemento che renda riconoscibile l’identità del minore coinvolto in un fatto che va a finire sul giornale e in tv. La deontologia dice così ma invece succede spessissimo che di questa tutela i giornalisti se ne freghino, pur di fare audience. La deontologia è come la legge, quindi quel mio vecchio discorso è coerente con questo discorso di Riina jr, che è una faccenda tra cittadini maggiorenni (intervistato, intervistatore) che può essere criticabile e criticata ma, se non c’è una legge che la vieta, non può essere vietata per altri motivi extra-legali.
      Per il resto, non dico che io sono il solo a ragionare, dico semplicemente che – in questi commenti – io cerco di ragionare mentre lei no: lei fin dal suo secondo commento non fa altro che cercare appigli per attaccare, probabilmente perché io le ho subito risposto male e lei si è offeso e quindi ora si sta cercando di vendicare. E’ perfettamente comprensibile la sua reazione, e per me sarebbe pure molto divertente continuare ma – ripeto – siamo off topic. Le auguro dunque una buona serata, visto che il nostro dibattito, per colpa sua, è diventato inutile e sterile.

    26. io credo che la questione sia semplice semplice, Sig. Fricano , Sig.ra Giusi, Sig. Mais e tutti gli altri commentatori, volevo dire che è inutile cercare di convincere l’uno delle ragioni dell’altro, sarebbe come imporre il proprio volere, e questo è quello che il Sig. Fricano cercava di evidenziare, non si può imporre la libertà di espressione di ogni persona, mafiosa o no. si può però criticare la scelta della televisione nazionale, pagata dai cittadini, di aver intervistato uno che fa parte (perché ne fa parte) della mafia e aver permesso a lui e al suo ufficio stampa, di concordare le domande, e per questo passare per persona per bene, cosa che a mio parere non è, per il sol fatto che nega la mafia in quanto tale.Quindi le critiche Sig. Fricano non sono sul perché viene intervistato, ma su come viene intervistato, non stiamo mica il figlio di un operaio che scrive un libro sulla sua famiglia, stiamo intervistando il figlio dell’incarnazione dell’illegalità, il figlio di uno che ha distrutto la nostra idea di futuro( i quarantenni). Quindi Sig. Fricano le sue prese di posizione sulla libertà di parola e di espressione sono legittime, ma consenta anche a tutti di indignarsi su come questa libertà si manifesta, anche se molti non hanno la sua padronanza dello scrivere e usano parole di altri, sono i sentimenti che valgono.
      Sinceramente sempre in prima fila…..

    27. evidentemente nessuno ha ascoltato le registrazione delle intercettazioni di “salvuccio” bastavano quelle per capire che non era “degno”di essere ascoltato… poi …se proprio non se ne poteva fare a meno..si sarebbe dovuto incalzare con domande appropriate…infine è certo che farlo parlare ha dato la possibilità a tanti di dire la loro…e purtroppo come ho già detto citando Dalla Chiesa di “cretini”in giro ne abbiamo tanti..tutti funzionali allo scopo…

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