lunedì 5 dic
  • Pa/Working

    Lettera aperta sul coworking pubblico

    Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta sul coworking pubblico indirizzata al sindaco Leoluca Orlando, all’assessore Giovanna Marano e altri/e assessori e aree amministrative palermitane interessate. La lettera è firmata dai proponenti e soggetti che, nel tempo, hanno sostenuto la proposta di coworking civico e pubblico per la città di Palermo: Salvatore Abruscato; Francesco Lambri; Associazione CaravanSerai Palermo; Associazione Cerchi di Vita; Associazione Città in rete; Associazione Ge. “G.Pitrè”; Associazione La Gatta Di Pezza; Associazione Miscelarti; Associazione Panagiotis; Comitato Bene Collettivo; Comitato Civico Cominciamo dal Quartiere; Compagnia dell’Artemisia; Movimento Idea e Azione; Urbrain.

    «Già nel dicembre 2013, come insieme di persone e organizzazioni territoriali, proponevamo a diverse aree amministrative di Palermo un incontro, per discutere sulla possibilità di utilizzare alcuni spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa come spazi di lavoro condiviso e accessibile a tutti, nel tentativo di accrescere le opportunità culturali, nonché lavorative, di questa città, soprattutto per chi ha deciso di restare e produrre nel proprio territorio, proponendo, dunque, il Coworking Civico e Pubblico come modalità di utilizzo. Un coworking dinamico e aperto a: qualsiasi persona, anche priva di un titolo di studio specifico, motivata e orientata a perseguire lo sviluppo delle proprie capacità e competenze e a rendere concrete le proprie aspirazioni lavorative; qualsiasi persona con disabilità; organizzazioni (associazioni; comitati; gruppi informali; etc.); ecc…

    Nel corso del 2014 ottenevamo diversi incontri per approfondire l’idea. Dapprima con l’Area della Cultura, la quale, nonostante l’apprezzamento mostrato per l’idea, ci informava dell’indisponibilità di poter concedere detti spazi. Appurato questo, rivolgevamo la richiesta in direzione di altri possibili spazi pubblici comunali. Nel frattempo ottenevamo un incontro con l’Area della Partecipazione, Decentramento, Servizi al Cittadino e Mobilità, la quale ci informava della volontà di orientare la proposta in direzione dell’Assessorato al Lavoro, Impresa e Sviluppo Economico e quindi verso l’Assessore Giovanna Marano, a cui inoltriamo la nostra proposta. Successivamente, sul finire del 2014, quest’ultimo assessorato indice la prima giornata del Pa/Working alla quale alcuni di noi parteciparono, continuando il dialogo con l’amministrazione e proponendo anche in quella sede il coworking civico e pubblico.

    Nel 2015, ottenevamo un incontro informale con l’Assessore Marano, in cui si valutava la possibilità di utilizzare da subito alcuni locali della città per dar vita a un coworking pubblico. Tuttavia, nel corso dello stesso anno si interrompono incomprensibilmente le notizie in tal senso, ad eccezione di una deliberazione comunale (n. 37 del 12/03/2015) la quale, però, non fa nessun cenno in relazione all’input che, nel tempo e in diverse occasioni, abbiamo dato a questa amministrazione in tema di coworking pubblico.

    Infine, nel 2016 il Comune di Palermo pubblica l’Avviso sul Coworking/laboratorio pubblico promosso dal medesimo Assessorato a cui fa capo l’Assessore Marano.

    Diversamente dalle nostre proposte avanzate nel tempo, l’Avviso comunale imposta il coworking pubblico come un luogo esclusivo per pochi e non più inclusivo per tanti (così come era stato inizialmente pensato dalle nostre proposte, in cui si prevedeva, in ogni caso, una opportuna regolamentazione e turnazione interna). È inaccettabile, inoltre, che i locali messi a disposizione dall’Avviso pubblico in questione non siano accessibili alle persone con disabilità (v. Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità).

    A nostro parere, appare inconsueto oltre che scorretto, il comportamento di una Pubblica Amministrazione che improvvisamente e senza dare alcuna motivazione, interrompa un dialogo virtuoso e costruttivo iniziato con una parte della propria cittadinanza su tematiche riguardanti, oltretutto, un servizio e bene comune, pur conseguendo come risultato finale quello di appropriarsi di idee, e gestire proposte, contributi, input, provenienti dal basso, per modificarne la forma, adattando i contenuti (senza interpellare gli stessi proponenti) a programmi e progetti che, seppur a indirizzo collettivo, snaturano e rendono vano i buoni propositi di chi ne aveva condiviso valori e obiettivi.

    Una Pubblica Amministrazione sorda anche rispetto a molte delle considerazioni e richieste di dialogo da parte dei gestori privati di vari Coworking palermitani (per quanto abbiamo potuto osservare nelle interazioni via web).

    Crediamo molto in questa città e nelle capacità dei propri abitanti e ci chiediamo il perchè di tanta fatica per poter partecipare attivamente allo sviluppo di essa; il perché di tanta fatica per ottenere un vero coworking pubblico.

    Si auspica che il governo di questa città, tra le molteplici attività in cui opera, possa avere anche la capacità di recuperare la fiducia e il dialogo con i propri cittadini, proteggendone e valorizzandone la volontà partecipativa e gli obiettivi, idee e proposte che dal basso e da più parti giungono».

    Palermo
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