lunedì 5 dic
  • Criticità nelle reti ferroviarie in Sicilia, Federconsumatori chiede interventi

    Criticità nelle reti ferroviarie in Sicilia, Federconsumatori chiede interventi

    A pochi giorni dal disastro ferroviario in Puglia che ha causato 23 vittime la Federconsumatori Sicilia chiede interventi sulla rete ferroviaria siciliana. Tra ponti crollati, smottamenti, ma anche tratte ammodernate e non ancora riaperte, circa 300 dei 1379 chilometri dell’intera rete sono interrotti: oltre il 20% (senza contare i lavori in corso).

    Il presidente Alfio La Rosa ha dichiarato: «Abbiamo preferito tacere fino allo svolgimento dei funerali per l’enorme rispetto che abbiamo nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Tuttavia è arrivato il momento di prendere in mano la situazione e risolvere una volta per tutte le infinite criticità delle reti ferroviarie del sud Italia. Per quanto riguarda la Sicilia, ad esempio, la situazione è disarmante e, in molti tratti, pericolosissima».

    La rete delle ferrovie siciliane continua ad essere prevalentemente a binario unico. Solo poco più del 13% (190 Km) della rete ferroviaria ha il doppio binario; inoltre 578 chilometri sono su linee non elettrificate, producendo più lentezza e meno sicurezza. Il materiale rotabile è tra i più vetusti nel paese ed i treni in servizio tra i più vecchi per età media.

    Sono 791 Km di linee elettrificate ad essere dotate del meccanismo di sicurezza tra i più affidabili, il “Sistema Controllo Marcia Treno” (SCMT) che controlla la marcia dei treni, mentre 587 Km di linee sono dotate del “Sistema di Supporto alla Condotta” (SSC) per il supporto alla guida. Quei sistemi che avrebbero potuto evitare il disastro pugliese. Inoltre, 1276 Km di linee sono dotati di sistemi di telecomando della circolazione.

    Oltre ai rischi, ci sono i disagi: il ponte di contrada Angeli, in territorio di Niscemi, lungo la Caltagirone-Gela, è crollato cinque anni fa (maggio 2011) e ancora non si hanno notizie da Rfi (Rete ferroviaria italiana) sul ripristino. Per ricostruirlo e riaprire la strada ferrata servirebbero 50 milioni. Sono stati già quantificati in 100 milioni, invece, i lavori per consentire nuovamente il transito sulla linea, chiusa dal 2013 per smottamenti lungo il tragitto, Alcamo-Trapani, via Milo: siamo in attesa del finanziamento da parte del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

    Un ulteriore paradosso in Sicilia: la linea Canicattì-Gela–Comiso chiusa malgrado siano stati già completati dei lavori di ammodernamento. Un tracciato strategico perché attraversa la Sicilia sud orientale, collegando le province di Agrigento, Caltanissetta e Ragusa. Sono stati già spesi per i lavori 35 milioni per una linea che doveva rientrare in esercizio a fine 2015.

    L’interruzione della Canicattì-Gela-Comiso, tra l’altro, impedisce l’attivazione dei treni regionali veloci Ragusa-Palermo, via Caltanissetta. Al momento, tra Ragusa e Caltanissetta il servizio viene assicurato con pullman sostitutivi.

    Alla stazione centrale di Catania succede che i treni sono costretti a entrare e uscire uno per volta. Con l’apertura alla circolazione del previsto raddoppio della Catania-Ognina-Catania Centrale, inizialmente programmata a maggio del 2014, si produrrebbe l’effetto immediato di incrementare la velocità di transito dei convogli.

    (foto di Claus Pusch)

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